Ninšar

Ninšar (in sumero 𒀭𒊩𒌆𒊬, dNIN.SAR), o anche Nin-nisig, è la dea mesopotamica delle piante e della carne.

Moglie di Erragal, era venerata soprattutto a Nippur e nell'insediamento AB.NAGAR. Faceva parte dei Šassūrātu come "macellaia divina".

Etimologia del nome

Il nome NIN.SAR viene di solito tradotto come "Signora della vegetazione"[1] o "Signora del verde".[2] Un inno dedicato al dio Nuska potrebbe contenere un gioco di parole sul nome unito a SI12, che è il colore verde.[1] Antoine Cavigneaux e Manfred Krebernik hanno notato che il significato del nome non ha alcuna connessione con le sue funzioni attestate.[3]

La lettura del teonimo, scritto in cuneiforme come NIN.SAR, è incerta.[2] Wilfred G. Lambert ha considerato Ninšar come la lettura corretta.[4] Questa opzione è accettata anche da Andrew R. George.[5] Antoine Cavigneaux e Manfred Krebernik invece hanno sostenuto che la lettura corretta potrebbe essere Nin-nisig.[3] Sono state proposte anche Ninmu e Ninezenna.[1] Secondo la lista An = Anum, il nome potrebbe essere rappresentato anche come i logogrammi dMUḪALDIM ("cucinare") o dGÍRI ("coltello").[3] Una compitazione sillabica, Nin-nì-si, potrebbe essere presenta nella lista di divinità di Mari, ma sia la ricostruzione che la sua identificazione con Ninšar rimangono incerte.[3]

Ninšar non deve essere confusa con Ninšár ("Signora di tutti") che, assieme alla controparte maschile Enšár, appare in una enumerazione degli antenati di Enlil in fonti come An = Anum e la serie di incantesimi Šurpu.[6]

Caratterizzazione

Ninšar è associata alla carne ed è spesso descritta come la "macellaia di Ekur" in fonti risalenti al regno di Shulgi.[7] Un testo più antico di Lagash risalente al regno di Urukagina la chiama la "macellaia di Ninĝirsu".[7] È spesso riferita con l'epiteto "colei che cucina buon cibo".[3] È attestata anche nel ruolo di domestica divina.[8] Un testo del periodo protodinastico la descrive come artigiana o carpentiera (nagar).[9] In diverse fonti, come An = Anum e Lista Canonica dei Templi, appare nella corte di Enlil, in sequenza: Ninimma, Ennugi, Kusu, Ninšar, Ninkasi e Ninmada.[5]

Suo marito era Erragal, anche lui associato con i coltelli.[10] È scarsamente attestato e, sebbene fosse probabilmente distinto dal più noto Erra, non è possibile determinare con certezza molto altro su di lui sulla base dei documenti disponibili.[11] Potrebbe essere associato con la distruzione causata da tempeste.[11]

Culto

Nel periodo protodinastico Ninšar veniva venerata in diverse città,[2] come Nippur[7] e Šuruppak.[12] Gli Inni Zami affermano che il suo culto centrale si trovava a AB.NAGAR.[2] Aveva anche un tempio nello stato di Lagash costruito da Uruinimgina, probabilmente a Girsu.[13]

Prove del culto di Ninšar si trovano anche a Umma intorno alla terza dinastia di Ur.[7] Nello stesso periodo Shulgi ha costruito un tempio dedicato a lei a Ur.[13]

Nell'età medio-babilonese[14] esisteva un tempio di Ninšar a Nippur ed è possibile che sia identificabile con E-šuluhhatumma, "la casa degna del rituale di purificazione", che è assegnato a lei nella Lista Canonica dei Templi senza una locazione specifica.[15]

Il nome teoforico Ur-Ninšar era comune nelle fonti nel periodo protodinastico e nella terza dinastia di Ur.[7] Altri nomi che invocano la dea sono conosciuti e appaiono nelle fonti dell'età paleo-babilonese.[7]

Ninšar nella mitologia

Nel mito Enki e Ninmah, Ninšar appare come una delle sette assistenti di Ninmah, le altre sono: Ninimma, Šuzianna, Ninmug, Ninmada, Mumudu e Ninniginna.[16] Non appaiono assieme in nessun altro testo.[4] Tuttavia, nel mito sono descritte come Šassūrātu, un termine usato per riferirsi alle aiutanti di Ninmah.[17]

In Enki e Ninḫursaĝ, lei è la figlia delle suddette divinità e diventa la madre di Ninkurra.[10]

In un testo conosciuto come Il primo mattone, che aveva la funzione di una formula recitata durante la ristrutturazione dei templi,[18] Ninšar è elencata assieme alle divinità create da Ea (Enki) dall'argilla per fornire beni agli esseri umani che, a loro volta, avrebbero offerto successivamente alle divinità.[19]

Un frammento di un mito trovato ad Abu Salabikh menziona Ninšar che stava macellando bovini e pecore nel mentre che Ninkasi produceva birra.[7]

Nella cultura di massa moderna

A Ninšar è stato dedicato un cratere sulla superficie di Cerere.[20]

Note

  1. 1 2 3 Simons 2017, p. 90.
  2. 1 2 3 4 Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 55.
  3. 1 2 3 4 5 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 484.
  4. 1 2 Lambert 2013, p. 506.
  5. 1 2 George 1993, p. 24.
  6. ↑ (DE) Antoine Cavigneaux e Manfred Krebernik, dNin-šár, in Reallexikon der Assyriologie, 1998. URL consultato il 22 novembre 2025.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 485.
  8. ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 56.
  9. ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, pp. 55–56.
  10. 1 2 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 486.
  11. 1 2 Simons 2017, p. 89.
  12. ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 58.
  13. 1 2 George 1993, p. 169.
  14. ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 101.
  15. ↑ George 1993, p. 167.
  16. ↑ Lambert 2013, p. 337.
  17. ↑ (EN) Marten Stol, Birth in Babylonia and the Bible: Its Mediterranean Setting, 2000, pp. 80–82, ISBN 978-90-72371-89-8. URL consultato il 22 novembre 2025.
  18. ↑ Lambert 2013, p. 376.
  19. ↑ Lambert 2013, p. 381.
  20. ↑ (EN) Ninsar, su Planetary Names, 9 febbraio 2016. URL consultato il 22 dicembre 2025.

Bibliografia