Odoardo Plinio Masini

Odoardo Plinio Masini

Odoardo Plinio Masini (Padova, 27 novembre 1893 – Padova, 24 settembre 1972) è stato un antifascista, politico e editore italiano, nel secondo dopoguerra, ricoprì il ruolo di vice console d'Italia. Fu anche un bibliofilo e raccolse una biblioteca specializzata nella storia del Risorgimento, del repubblicanesimo e dell’antifascismo.[1.1]

Biografia

Giovinezza e formazione politica

Masini nacque a Padova il 27 novembre 1893, in una famiglia di origine toscana attiva nel commercio. Si avvicinò in giovane età al Partito Repubblicano Italiano, riconoscendosi nella tradizione politica risorgimentale rappresentata da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Cattaneo e Giuseppe Garibaldi. In particolare, il pensiero mazziniano costituì uno dei principali riferimenti della sua formazione politica, fondata sull’ideale di una repubblica democratica, sull’educazione civile e sulla concezione etica dell’impegno pubblico.[2.1]

Nel 1910 fu arrestato per aver affisso manifesti inneggianti all’irredentista Guglielmo Oberdan. L’episodio si collocava nel clima politico dell’Italia dei primi anni del Novecento, caratterizzato dalla diffusione dei movimenti irredentisti e dall’aspirazione al completamento dell’unità nazionale attraverso l’annessione dei territori ancora appartenenti all’Impero austro-ungarico. Nel 1914 aderì alla massoneria, entrando nella loggia Darwin di Padova, ambiente nel quale ritrovò principi di solidarietà, fratellanza e progresso civile affini alla propria formazione repubblicana.[3.1]

Prima guerra mondiale e opposizione al fascismo

Allo scoppio della prima guerra mondiale Masini si arruolò volontario nell’esercito italiano e combatté con il grado di sottotenente sul fronte del Cadore. La partecipazione al conflitto fu coerente con le sue posizioni interventiste e irredentiste, condivise da una parte del movimento repubblicano e democratico italiano.[3.2]

Nel dopoguerra aderì alla sezione padovana di Italia Libera, associazione antifascista costituita da ex combattenti e oppositori del nascente regime.[1.2] A Padova collaborò con personalità come Egidio Meneghetti e partecipò alla diffusione clandestina del foglio antifascista Non mollare.[1.3] Il 10 giugno 1925, nel primo anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, copie del giornale furono distribuite nelle abitazioni cittadine come forma di protesta contro il consolidamento della dittatura.[2.2]

Nel 1926 il nome di Masini comparve in un bando dello squadrismo fascista affisso al Caffè Pedrocchi di Padova, nel quale veniva indicata nei suoi confronti una condanna al confino e a quattro anni di domicilio coatto.[2.3] Per sottrarsi alla persecuzione lasciò clandestinamente l’Italia, aiutato dall’antifascista Gigino Battisti e dalla guida alpina Tita Piaz, e raggiunse la Svizzera.[1.4]

Esilio e attività antifascista in Svizzera

Stabilitosi a Lugano, Masini avviò un’attività commerciale che divenne anche un luogo di incontro e di assistenza per gli esuli italiani. Il retrobottega del suo esercizio fu frequentato da oppositori del fascismo appartenenti a differenti orientamenti politici.[4]

Masini contribuì materialmente all’accoglienza dei rifugiati, procurando loro alloggi, indumenti e opportunità di lavoro.[5] Questa attività assistenziale, che gli valse il soprannome di «Buon Samaritano»,[1.5] si inseriva nella rete di solidarietà costruita dagli esuli italiani in Svizzera durante gli anni del regime. Tra le personalità con le quali entrò in contatto figuravano Carlo Sforza, Carlo e Nello Rosselli, Filippo Turati, Pietro Nenni, Egidio Reale, Ignazio Silone, Concetto Marchesi e Guglielmo Ferrero.[2.4]

Collaborò inoltre alle attività antifasciste condotte tra l’Italia settentrionale e la Svizzera. Partecipò al sostegno organizzativo del volo su Milano compiuto nel 1930 da Giovanni Bassanesi,[3.3] durante il quale furono lanciati manifestini contro il regime, e contribuì successivamente all’assistenza destinata alla Repubblica partigiana dell’Ossola, facendo da collegamento tra il territorio italiano e quello elvetico.[6]

Durante l’esilio conobbe Hildegard Schulze Wellinghausen, cittadina tedesca che in seguito sposò e dalla quale ebbe due figlie.[2.5]

Uno dei libri editi dalla casa editrice "Le Nuove Edizioni di Capolago"

Le Nuove Edizioni di Capolago

Nel 1936 Masini partecipò, insieme ad altri esuli antifascisti, alla fondazione delle Nuove Edizioni di Capolago. L’iniziativa si richiamava idealmente alla Tipografia e Libreria Elvetica di Capolago, che nel XIX secolo aveva pubblicato e diffuso opere politiche legate al Risorgimento italiano.[2.6]

Alla casa editrice collaborarono, tra gli altri, Egidio Reale, Gina Lombroso, Guglielmo Ferrero, Leo Ferrero e Ignazio Silone. Il progetto editoriale aveva lo scopo di offrire uno spazio di espressione agli intellettuali italiani costretti all’esilio e di contrastare la censura e il controllo culturale esercitati dal fascismo. Le autorità di polizia svizzere considerarono l’iniziativa un’attività di carattere sovversivo.

Le Nuove Edizioni di Capolago pubblicarono per la prima volta in lingua italiana Pane e vino di Ignazio Silone e successivamente Il seme sotto la neve. Il rapporto tra Silone e Masini non fu soltanto editoriale, ma si inserì nella più ampia rete di relazioni politiche e intellettuali costruita dagli esuli italiani nella Confederazione elvetica.

Attività consolare

Nel 1952 il governo italiano nominò Odoardo Plinio Masini viceconsole d'Italia in Svizzera. Svolse inizialmente il proprio incarico a Briga e successivamente a Sion, nel Canton Vallese. La sua attività fu rivolta in particolare all’assistenza degli emigrati e dei lavoratori italiani, la cui presenza in Svizzera era notevolmente aumentata nel corso del secondo dopoguerra.[1.6]

Masini operò dunque in una fase nella quale l’emigrazione italiana verso la Confederazione elvetica costituiva un fenomeno di grandi dimensioni, segnato da difficoltà lavorative, abitative e sociali. Il suo impegno in favore degli emigrati gli valse gli appellativi di «papà Masini» e di «Console dell’Italia libera presso gli uomini liberi».[7]

Il 30 agosto 1965, in occasione della catastrofe di Mattmark, durante la quale una frana travolse il cantiere di una diga causando la morte di numerosi operai, molti dei quali italiani, Masini partecipò alle prime attività di assistenza e soccorso rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie.[2.7] Per la sua opera ricevette riconoscimenti come il Premio Cuor d’oro e la Targa della Bontà.[1.7]

Ritorno in Italia e morte

Nonostante la lunga permanenza in Svizzera, Masini conservò rapporti costanti con Padova e con gli ambienti culturali e politici della città. Durante i suoi soggiorni italiani frequentava la libreria Draghi di Pietro Randi, luogo di incontro per intellettuali e antifascisti padovani.[8]

Conclusa la carriera consolare, si stabilì a Battaglia Terme, nella villa che gli era stata lasciata dal fratello Giuseppe Mario. Morì all'ospedale di Padova il 24 settembre 1972.[3.4]

Note

  1. Riccardo Bacchi, Beppino Disertori e Libero Marzetto (a cura di), Omaggio a Odoardo Plinio Masini, Trento, Temi, 1978.
    1. ↑ pp. 22, 23.
    2. ↑ p. 30.
    3. ↑ p. 31.
    4. ↑ pp. 21,22.
    5. ↑ p. 10.
    6. ↑ p. 45.
    7. ↑ p. 12.
  2. Terra e storia. Rivista di storia e cultura, n. 9, V, ISBN 978-88-8314-871-2.
    1. ↑ pp. 123, 124, 125.
    2. ↑ pp. 90, 91, 92.
    3. ↑ pp. 94,95.
    4. ↑ p. 99.
    5. ↑ pp. 97, 102.
    6. ↑ pp. 160-168.
    7. ↑ p. 109.
  3. Odoardo Plinio Masini. Profilo biografico di un repubblicano, Battaglia Terme, Centro per la Ricerca e la Documentazione sulla Storia Locale di Battaglia Terme, 2025.
    1. ↑ p. 54.
    2. ↑ p. 7.
    3. ↑ p. 18.
    4. ↑ pp. 26-28.
  4. ↑ Un rifugiato ringrazia la Svizzera. "Esilio" di Gustavo Sarfatti, in Azione, settimana dal 22 al 28 maggio 1958, p. 3.
  5. ↑ Salvatore Lumine, Masini è il "papà" di ventimila italiani, in Gazzettino Sera, 4-5 novembre 1957.
  6. ↑ Dario Robbiani, Cuore d'oro se ne va, in L'Eco.
  7. ↑ Salvatore Lumine, A Briga tutti conoscono "papà" Masini. Il console italiano amico dell'infanzia, in Il Giornale di Vicenza, 4 agosto 1957, p. 3.
  8. ↑ Pietro Randi, Padova deve onorare la memoria di Masini, in Il Gazzettino, 2 febbraio 1984, p. 4.

Bibliografia

Studi su Odoardo Plinio Masini

  • Riccardo Bacchi, Beppino Disertori e Libero Marzetto (a cura di), Omaggio a Odoardo Plinio Masini, Trento, Temi, 1978.
  • Terra e storia. Rivista di storia e cultura, n. 9, Sommacampagna, Cierre, 2016, ISBN 978-88-8314-871-2.
  • Odoardo Plinio Masini. Biografia di un repubblicano, Battaglia Terme, Centro per la Ricerca e la Documentazione sulla storia locale di Battaglia Terme, 2025.

Studi storici e opere di contesto

  • Renata Broggini, Terra d’asilo. I rifugiati italiani in Svizzera 1943-1945, Bologna, Il Mulino, 1993, ISBN 978-88-1504-125-8.
  • Rinaldo Caddeo, La Tipografia elvetica di Capolago: uomini, vicende, tempi, con documenti pubblici, privati e lettere inedite di Giuseppe Mazzini e altri, Milano, Alpes, 1931.
  • Luigi Gasparotto, La tipografia degli esuli a Capolago, Como, Riccardo Gagliardi, 1911.
  • Santi Fedele, La massoneria italiana nell’esilio e nella clandestinità, 1927-1939, Milano, Franco Angeli, 2005, ISBN 978-88-4646-526-9.
  • Filippo Frassati (a cura di), La Repubblica dell’Ossola. Settembre - ottobre 1944, Domodossola, Comune di Domodossola, 1984.

Articoli e contributi in periodici

  • Salvatore Lumine, A Briga tutti conoscono “papà Masini”, il console italiano amico dell’infanzia, in Il Giornale di Vicenza, 4 agosto 1957, p. 3.
  • Salvatore Lumine, Masini è il “papà” di ventimila italiani, in Gazzettino Sera, 4-5 novembre 1957, p. 3.
  • Il console di Briga dott. Masini ha parlato agli emigranti di Lamon, in Il Gazzettino, 3 febbraio 1959, p. 6.
  • Ad un benemerito concittadino una medaglia di riconoscenza, in Il Gazzettino, 22 gennaio 1964.
  • Il ritorno di P. O. Masini, in Padova e la sua provincia, 1970, p. 44.
  • Plinio Odoardo Masini, in Padova e la sua provincia, luglio 1970, p. 34-35.
  • Giovanni Lugaresi, I ricordi del “console”, in Il Gazzettino, 27 aprile 1972, p. 3.
  • Giovanni Lugaresi, Morto a Padova il console Masini, in Il Gazzettino, 25 settembre 1972, p. 3.
  • Dario Robbiani, Cuore d'oro se ne va, in L'Eco.
  • Mario Razzini, Un democratico moderno nella battaglia per la libertà, in La Voce Repubblicana, 31 ottobre-1º novembre 1972, p. 5.
  • Plinio Odoardo Masini, in Padova e la sua provincia, novembre-dicembre 1972, pp. 41-43.
  • Franco Sandon, Il Console patriarca, in Il Mattino di Padova, 23 gennaio 1979, p. 14.
  • Pietro Randi, Padova deve onorare la memoria di Masini, in Il Gazzettino, 2 febbraio 1984, p. 4.
  • Giovanni Lugaresi, Una strada al Console. Porterà il nome di Plinio Odoardo Masini, in Il Gazzettino, 8 marzo 1989, p. IX.
  • Francesco Jori, Masini, lo studioso che credeva nell’utopia Europa, in Il Mattino di Padova, 21 luglio 2017.

Voci correlate

Collegamenti esterni