Odontotiranno


L'odontotiranno (dal greco antico ὀδοντοτύραννος, odontotýrannos, "dente tiranno"; odontotyrannus in latino), chiamato anche dentetiranno o dentiranno[2], è una creatura leggendaria di cui si trova traccia nel III libro del Romanzo di Alessandro e nella tradizione testuale ad esso riferita (come il De gentibus Indiae et bragmanibus attribuito allo Pseudo-Palladio).
È detto essere un animale anfibio che vive nel Gange; di dimensioni spropositate, è capace di ingoiare un elefante intero in un boccone, al contrario la creatura si allontana nei quaranta giorni in cui i cosiddetti gimnosofisti ("sapienti nudi" indiani) attraversano il fiume per unirsi alle loro mogli, una sola volta nella vita. Le descrizioni dell'ibrido animale variano da autore ad autore; taluni gli attribuiscono un corpo simile a quello di un elefante o di un cavallo, la testa nera e tre corna sul capo.
Riferimenti storici
Una prima descrizione ne viene data nel III libro del Romanzo di Alessandro e nel De gentibus Indiae et Bragmanibus (Περὶ τῶν τῆς Ἰνδίας ἐθνῶν καὶ τῶν βραγμάνων) attribuito allo pseudo-Palladio:
«E questa è la norma di vita dei Bramini. Si dice che sia pericolosissimo attraversare il Gange a causa dell'essere immane che viene chiamato odontotiranno. È un animale realmente gigantesco, che vive una vita anfibia nel fiume ed è capace d’ingoiare un elefante tutt’intero in un boccone; ma, quando i bramini attraversano il fiume per raggiungere le loro donne, in quei luoghi non se ne vede traccia. Nei fiumi di laggiù ci sono anche draghi lunghi fino a settanta cubiti [30 metri], dei quali ho visto coi miei occhi una pelle larga due piedi [60 centimetri]. Le formiche in quella terra sono lunghe quasi un palmo [10 centimetri], gli scorpioni un cubito [60 centimetri], onde è molto difficoltoso attraversare quei posti. Purtuttavia non in tutto il paese si trovano fiere così mostruose o animali velenosi, bensí solo nelle zone desertiche; [...]»
«I, 14 Questo è il modo di vivere dei brahmani. Affermano che il fiume è difficile da superare a causa del cosiddetto odontotiranno: si tratta di un animale straordinariamente grande, un anfibio che dimora nel fiume in grado di mandar giù un elefante intero. Eppure, nel momento della traversata dei brahmani verso le loro donne, non si fa vedere nei paraggi. Vi sono anche in quei corsi d'acqua serpenti giganti, grandi fino a settanta cubiti, tanto che io stesso vidi una sola pelle larga due piedi. Le formiche del luogo sono lunghe un palmo, gli scorpioni un cubito. Perciò quelle zone sono difficili da attraversare. Non ogni parte del territorio presenta i medesimi animali, o le stesse bestie velenose, ma soltanto la parte disabitata. Molti sono i branchi di elefanti»
Il fatto è ripreso da altri autori medievali, quali Michele Glica nei suoi Annales e Giorgio Monaco nel suo Chronicon.
Una nuova descrizione dell'odontotiranno viene da Giulio Valerio, nella sua biografia di Alessandro Magno. La creatura viene qui detta essere simile a un elefante; la sua dimensione è tale che per smuoverne il cadavere servono trecento uomini:
«Tuttavia, prima che tale celebre ferocia delle fiere si ritirasse del tutto, sopravvenne un altro animale, che si dice sia la più possente tra queste bestie; la chiamano con il nome di odontotiranno. Questa creatura ha l'aspetto di un elefante, benché sovrasti di molto la dimensione di questo animale, né abbia minore ferocia degli uomini che sommamente si infuriano. Per cui, dopo essersi scagliata contro di noi e avendo ucciso all'incirca ventisei degli uomini che le si erano opposti, fu infine circondata con fuochi e atterrata dalla restante moltitudine. Ad ogni modo, quando l'odontotiranno ferito fuggì da quel luogo per gettarsi nelle acque fluenti e poi spirare, fu necessaria la forza di un manipolo di trecento soldati per estrarlo dal fiume.»
Una descrizione ancora diversa dell'odontotiranno, sempre nel racconto di questo episodio, è data nei Nobili fatti di Alessandro Magno, una delle numerose versioni del romanzo di Alessandro. Qui la creatura (in questa traduzione chiamata odottirante) perde del tutto il suo carattere anfibio e viene detta essere simile a un cavallo dalla testa nera, con tre lunghe corna. La bestia si avvicina all'acqua per bere e poi attacca le schiere di Alessandro, facendo molti morti prima di essere abbattuta:
Lo stesso episodio è nuovamente riferito con qualche variazione in una lettera attribuita allo stesso Alessandro, indirizzata ad Aristotele:
Tentativi di identificazione



In tempi più moderni, nel 1817, viene avanzata di sfuggita l'ipotesi che si possa identificare l'odontotiranno con il mastodonte[8]; a questo risponde nel 1835 Giovanni Battista Pianciani, che rifiuta recisamente l'ipotesi e ne vaglia poi altre (l'ippopotamo, il gaviale), tutte insoddisfacenti:
Influenza culturale
- L'odontotiranno compare nel novero degli animali, reali e leggendari, che formano la cornice del portale della chiesa ne Il nome della rosa, romanzo di Umberto Eco[10].
- L'odontotiranno compare nel videogioco Final Fantasy XI, ove è sia un mostro PNG[11] che un oggetto[12].
- Odontotyrannos: Ionesco e il fantasma del rinoceronte è un libro di Giovanni Rotiroti su Eugène Ionesco e il teatro dell'assurdo[13].
Note
- ↑ SIMONE CECCHETTO, L'odontotiranno, "drago" dell'India: un'ipotesi interpretativa, in Percorsi in Civiltà dell’Asia e dell’Africa Quaderni di studi dottorali alla Sapienza, II, Roma, Sapienza Università Editrice, 2023, pp. 21-45, DOI:10.13133/9788893772600.
- ↑ • Piero Boitani (a cura di), Alessandro nel Medioevo occidentale, Fondazione Lorenzo Valla, 1997, ISBN 978-88-04-42543-4.
• Francesco Maspero, Aldo Granata, Bestiario medievale, Piemme, 1999. - ↑ (GRC, LA) La pagina in questione da un'edizione londinese del 1668 di testi antichi sull'India.
- ↑ Berghoff W., Palladius. De Gentibus Indiae et Bragmanibus, Beiträge zur Klassischen Philologie, 24, Meisenheim am Glan, 1967.
- ↑ (LA) La pagina in questione su Archive.net.
- ↑ La pagina in questione su Archive.net.
- ↑ La pagina in questione su Archive.net.
- ↑ Biblioteca italiana o sia giornale di letteratura scienze ed arti compilato da vari letterati, tomo VII, anno secondo, luglio-agosto-settembre, 1817, pag. 398.
- ↑ La pagina in questione su Google libri.
- ↑ «[...] chimere, cenoperi dal muso di cane che lanciavano fuoco dalle narici, dentetiranni, policaudati, serpenti pelosi, salamandre, [...]». Umberto Eco, Il nome della rosa, Milano, Bompiani (collana Tascabili Bompiani), 2007 (ed. originale 1980), pag. 52, "Primo giorno - Sesta. Dove Adso ammira il portale della chiesa e Guglielmo ritrova Ubertino da Casale". ISBN 978-88-452-4634-0.
- ↑ (EN) La pagina Odontotyrannus su FFXIclopedia.
- ↑ (EN) La pagina Odontotyrannus (Item) su FFXIclopedia.
- ↑ Giovanni Rotiroti, Odontotyrannos: Ionesco e il fantasma del rinoceronte, Gruppo Albatros Il filo, 2009.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Uomini e beste - 8. Prospezioni dell'immaginario. L'odontotiranno.
- L'odontotiranno su Il crepuscolo degli dei.
Fonti primarie
- (GRC, LA) Palladius - De Gentibus Indiæ et Bragmanibus, unitamente ad altri testi sullo stesso argomento.
- (LA) Giulio Valerio, Res gestae Alexandri Magni translatae ex Aesopo greco.
- I nobili fatti di Alessandro Magno. Romanzo storico tradotto dal francese a cura di Giusto Grion.