Oratorio Pininfarina
| Oratorio Pininfarina | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Località | Cortanze |
| Indirizzo | Piazza Guglielmo Marconi |
| Coordinate | 45°00′53.86″N 8°05′22.38″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1965-1967 |
| Uso | oratorio |
| Realizzazione | |
| Architetto | Aimaro Isola, Roberto Gabetti, Giorgio Raineri e Luciano Re |
| Ingegnere | Giuseppe Raineri |
| Committente | Battista Farina |
L'Oratorio Pininfarina è un oratorio situato a Cortanze, in provincia di Asti, progettato da Roberto Gabetti e Aimaro Isola con la collaborazione di Giorgio Raineri tra il 1964 e il 1967 per conto dell'industriale Giovan Battista Pininfarina.
Storia
L'edificio venne commissionato agli architetti Gabetti e Isola nel 1964 dall'industriale Giovan Battista Pininfarina, che desiderava realizzare un centro ricreativo ed educativo a Cortanze, paese d'origine suo e della sua famiglia, da intitolare ai genitori Giuseppe e Giacinta. La fase progettuale, nella quale i due architetti si avvalsero della collaborazione del collega Giorgio Raineri, si concluse nell'agosto dello stesso anno, mentre i calcoli delle strutture in cemento armato vennero affidati all'ingegnere Giuseppe Raineri. La prima pietra venne posata il 20 settembre 1964, anche se il cantiere prese effettivamente avvio nei primi mesi del 1965 e si concluse nel 1966. I lavori di rifinitura dell'ufficio postale posto al piano inferiore dello stabile ne ritardarono tuttavia l'effettiva apertura al 1967.[1]
Al 2019 l'opera aveva mantenuto la propria destinazione d'uso originaria e si conservava in ottimo stato.[2]
Descrizione
L'edificio sorge nel centro storico di Cortanze, su un terreno particolarmente declive che richiese di colmare un dislivello di oltre 8 metri tra la sottostante piazza Marconi e il sagrato della sovrastante chiesa dei Santi Pietro e Giovanni. La problematica venne risolta appoggiando l'edificio alle preesistenti muraglie di contrafforte in laterizio che cingono le scoscese pendici del paese.[1] Questa soluzione pose il progetto dell'oratorio in continuità con quello del convitto vescovile di Mondovì, sempre di Gabetti e Isola, caratterizzato da difficoltà edilizie simili.[3]
L'oratorio si sviluppa su due piani fuori terra, sormontati da una copertura a terrazza leggermente inclinata che funge da prosecuzione dello spazio pubblico superiore e da cortile da gioco. L'impianto interno comprende due sale sovrapposte, lunghe 16,50 metri: quella inferiore, profonda 6,5 metri, è adibita a sala giochi, mentre quella superiore, profonda 10,5 metri, è dedicata a spettacoli e proiezioni cinematografiche. Entrambe le sale, affacciate a sud, si aprono su ampie balconate e sono collegate internamente tramite una scala ricavata all'interno di una torre preesistente, ristrutturata allo scopo.[1]
L'ossatura portante dell'edificio è costituita da un telaio in cemento armato a vista, con campate di 3 metri, travi aggettanti a sostegno dei terrazzi e tamponamenti esterni e interni in mattoni paramano a vista.[1] Dal punto di vista estetico, il fabbricato si adegua agli stilemi dell'architettura rurale povera,[3] accentuati dalle robuste travature sporgenti e dall'uso di ringhiere e balconate in profilati di ferro,[4] queste ultime impiegate con un dichiarato intento estetico.[1]
Le aperture esterne sono suddivise, in ciascuna campata, in due finestre quadrate affiancate, che concorrono a creare un'ambiguità dimensionale nel prospetto, confondendo la reale altezza dell'edificio e la percezione degli spazi interni.[3]
Note
Bibliografia
- Francesco Cellini, La complessità dell'essenziale: riflessioni sugli ultimi lavori di Gabetti e Isola, in Controspazio, IX, n. 4-5, ottobre-novembre 1977.
- Paolo Zermani (a cura di), Gabetti e Isola, Bologna, Zanichelli, 1989, ISBN 978-8808152503.
- Andrea Guerra e Manuela Morresi, Gabetti e Isola: Opere di architettura, Milano, Electa, 1996, ISBN 9788843552634.