Ost-Bataillon

Amin el Husseini il Grand Mufti di Gerusalemme parla ai volontari della Legione azera.

Gli Ost-Bataillon (in tedesco: Battaglioni dell'Est) erano truppe della Wehrmacht create dai tedeschi con l'arruolamento dei prigionieri di guerra o disertori dell'Armata Rossa, o con i volontari delle minoranze dell'Unione Sovietica provenienti dai territori occupati dalla Germania durante la seconda guerra mondiale.[1][2]

Storia

Volontari armeni, 1941

Inizialmente formati per compiti di sorveglianza e sicurezza nelle retrovie del fronte orientale, i battaglioni orientali vennero gradualmente integrati nelle divisioni tedesche. Sebbene la propaganda nazista li definisse spesso come "volontari", la loro genesi era legata alle drammatiche condizioni di prigionia dei soldati sovietici, che vedevano nell'arruolamento l'unica alternativa alla morte per inedia nei campi di concentramento. La creazione degli Ost-Bataillon era data dalla mancanza di uomini da utilizzare per la difesa delle postazioni fisse nel fronte occidentale dalla prevista invasione alleata.[3] Il loro livello di addestramento era talmente basso che l'esercito tedesco aveva deciso di far combattere queste truppe soltanto su posizioni già preparate.

Gli uomini di queste unità provenivano principalmente da Russia, Georgia, Polonia, Ucraina e dalle repubbliche musulmane dell'Unione Sovietica, ma anche da altre etnie non slave.[4][5] Soltanto i comandanti erano tedeschi, e avevano anche la possibilità di fare fuoco sui propri uomini nel caso tentassero la fuga. La maggior parte dei sopravvissuti, rimpatriati in Unione Sovietica, venne accusata di collaborazionismo e finì quindi per essere giustiziata o condannata ai lavori forzati.

Nel 1944, a causa dell'inaffidabilità dimostrata su alcuni fronti e del timore di defezioni di massa, molti di questi reparti furono trasferiti dal fronte orientale al Vallo Atlantico e in Italia.[6] Furono la parte principale della difesa tedesca contro gli alleati in Francia, poiché le vere e proprie truppe di fanteria mobile tedesca non erano ancora state dislocate in Normandia. Essendo i membri di questi reparti provenienti da paesi extra-tedeschi, le Ostruppen venivano disprezzate dal resto dell'esercito. Il loro contributo in Normandia fu modesto, sempre che non si ammutinassero.

Presenza in Italia

Sul territorio italiano, diversi Ost-Bataillon (in particolare quelli composti da azerbaigiani, georgiani e turcomanni) furono impiegati sia in compiti di difesa costiera sia in operazioni di contrasto alla resistenza italiana.[7] Da queste formazioni provennero i numerosi partigiani dell'est operanti in Italia; molti di loro infatti si ammutinarono, unendosi alla Resistenza locale.[8] Si calcola che furono oltre 5 000 a livello nazionale, di cui 700 solo in Piemonte.[9][10]

Struttura e organizzazione

I battaglioni erano solitamente inquadrati da ufficiali e sottufficiali tedeschi (il cosiddetto Rahmenpersonal). L'armamento era spesso eterogeneo, includendo sia materiale tedesco sia armi sovietiche.[11]

I battaglioni erano inquadrati nelle divisioni statiche 709, 243 e 716[12] e organizzati in sei legioni:[12][13]

Note

  1. ↑ Elizabeth M.F. Grasmeder, Leaning on Legionnaires: Why Modern States Recruit Foreign Soldiers, in International Security. URL consultato il 30 luglio 2021.
  2. ↑ Tessin, p. 154.
  3. ↑ Hoffmann, pp. 32-35.
  4. ↑ Matthias Strohn, An Absolutely Harrowing Organisation (PDF), in The British Army Review, n. 175, pp. 10-15.
  5. ↑ (EN) Forgotten Fights: Operation Dragoon and the Decline of the Anglo-American Alliance, su The National WWII Museum | New Orleans, 17 agosto 2020. URL consultato l'11 maggio 2026.
  6. ↑ Littlejohn, p. 112.
  7. ↑ Talalay, p. 45.
  8. ↑ Storchi, pp. 210-212.
  9. ↑ Massimiliano Ferraro, I partigiani sovietici tra Piemonte e Friuli Archiviato il 14 agosto 2013 in Internet Archive., ilgiornaledelfriuli.net
  10. ↑ Documentario, "Rukà ob Ruku - Fianco a Fianco", di Marcello Varaldi, Russkij Mir
  11. ↑ Tessin, p. 158.
  12. 1 2 (EN) bluealloy, Osttruppen (2): Kommando der Ostlegionen in Polen, su World War 2 from 1939/09/01 to 1945/05/08, 28 settembre 2018. URL consultato l'11 maggio 2026.
  13. ↑ (DE) Ostlegionen in der deutschen Wehrmacht, su www.balsi.de. URL consultato l'11 maggio 2026.

Bibliografia

  • (EN) Christopher J. Anderson, Germanic Volunteers of the Waffen-SS, Mechanicsburg, Stackpole Books, 2015.
  • (DE) Joachim Hoffmann, Die Ostlegionen 1941–1943. Turkotataren, Kaukasier und Wolgatataren im deutschen Heer, Freiburg, Rombach, 1976, ISBN 3-7930-0178-4.
  • (EN) David Littlejohn, Foreign Legions of the Third Reich, Vol. 4, San Jose, R. James Bender Publishing, 1987.
  • (DE) Rolf-Dieter Müller, An der Seite der Wehrmacht. Hitlers ausländische Helfer beim "Kreuzzug gegen den Bolschewismus" 1941-1945, Berlino, Christoph Links Verlag, 2007, ISBN 978-3-86153-448-8.
  • Massimo Storchi, Anche contro donne e bambini. Stragi naziste e fasciste in terra reggiana, Imola, Grafiche Galeati, 2016.
  • Mikhail Talalay, Dal Caucaso agli Appennini. Gli azerbaigiani nella Resistenza italiana, Roma, Edizioni Sandro Teti, 2013.
  • (DE) Georg Tessin, Verbände und Truppen der deutschen Wehrmacht und Waffen-SS im Zweiten Weltkrieg 1939–1945, Vol. 14, Osnabrück, Biblio-Verlag, 1980.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni