Ottavio Viviani

Ottavio Viviani (Brescia, 31 luglio 1594 – Brescia, tra il 1º e il 4 novembre 1647) è stato un pittore italiano.
Biografia
Formazione
Nato a Brescia da Alessandro Viviani e Giulia Bonini, fu battezzato il 31 luglio 1594 nella chiesa di Sant'Alessandro.[1] La famiglia Viviani era attiva nell'ambiente artistico bresciano fin dalla generazione del padre Alessandro e dei suoi fratelli, documentati come apprendisti pittori nel 1568.[2] Le ricerche più recenti hanno inoltre chiarito alcuni equivoci storiografici che avevano interessato la figura dell'artista: il 1579, spesso indicato come anno della sua nascita, appartiene infatti al pittore Viviano Viviani, mentre Stefano Viviani, tradizionalmente ritenuto suo fratello, era in realtà suo cugino.[1] È stata inoltre definitivamente esclusa l'identificazione con il quadraturista bergamasco Viviano Codazzi.[3][4]
Cresciuto nell'ambiente della parrocchia di Sant'Alessandro, entrò in contatto con l'architetto e pittore Agostino Avanzo e si formò nella bottega di Tommaso Sandrino, il principale interprete della quadratura a Brescia nei primi decenni del XVII secolo.[5][6] Al fianco del maestro apprese le tecniche dell'architettura dipinta, assimilando il repertorio decorativo e le tipologie prospettiche caratteristiche della sua bottega.[7][8] È probabile che già nel corso del terzo decennio del Seicento collaborasse ai principali cantieri diretti da Sandrino, tra cui quelli della chiesa di Santa Maria del Carmine e della chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Brescia.[4][9][10]
L'attività a Brescia
Alla morte di Tommaso Sandrino, avvenuta nel 1630, Viviani fu chiamato a completare alcuni dei cantieri rimasti incompiuti dal maestro. Tra questi figurava la perduta decorazione della volta della chiesa di San Francesco di Brescia, eseguita insieme a Pietro Ricchi, detto il Lucchese, per le figure, e con la collaborazione di Gian Giacomo Barbelli.[4][11][12][13]
Al quarto decennio del Seicento risalgono anche altre importanti decorazioni oggi perdute, tra cui quelle del Broletto e della chiesa di Santa Caterina di Brescia. Le fonti seicentesche ricordano che, in quest'ultimo edificio, Viviani realizzò le quadrature seguendo i disegni lasciati dal Sandrino, a testimonianza della continuità stilistica tra maestro e allievo.[4][14][15]
Tra il febbraio del 1636 e il luglio del 1637 lavorò alla decorazione del «volto della chiesa sopra le doi capelle et del coro» della chiesa di San Giorgio di Bagolino. L'apparato prospettico fu eseguito da Viviani, mentre la parte figurativa venne affidata a Pietro Ricchi e ad Andrea Terzi. L'intervento, sebbene in parte alterato da ridipinture successive, costituisce una delle principali testimonianze superstiti della sua attività bresciana.[4][16][17]
Il cantiere di Sassuolo
L'episodio più significativo della carriera di Viviani fu la partecipazione, tra il 1640 e il 1641, alla decorazione del Palazzo Ducale di Sassuolo, residenza di Francesco I d'Este.[18] La sua chiamata fu favorita da Gherardo Martinengo Colleoni, che ne sostenne la candidatura presso la corte estense approfittando dell'assenza dei più celebri quadraturisti Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli. Secondo le fonti, per consentirgli di prendere parte all'impresa il pittore venne temporaneamente liberato dal carcere di Brescia nel quale era detenuto.[4][19]
Le quadrature realizzate a Sassuolo rappresentano l'episodio più noto della sua produzione artistica e testimoniano la piena assimilazione della lezione di Tommaso Sandrino. L'impianto illusionistico, fondato su prospettive centrali, colonne tortili, loggiati, telamoni, mensole, cartelle e festoni, dialoga con le figure dipinte da Jean Boulanger, pur rivelando una personale interpretazione dei modelli del maestro.[18] Sebbene alcune soluzioni prospettiche risultino meno rigorose rispetto a quelle di Sandrino, l'apparato decorativo fu apprezzato per la ricchezza e la qualità dell'ornamentazione[4]
Gli ultimi anni e l'eredità artistica
Negli anni Quaranta del Seicento Viviani rinnovò la collaborazione con Pietro Ricchi, realizzando per la famiglia Martinengo Colleoni la decorazione della facciata del palazzo di Sant'Alessandro a Brescia e partecipando ai cicli decorativi delle chiese parrocchiali di Bienno e Pontoglio, quest'ultima eseguita tra il 1643 e il 1645.[20][21] Nel 1646 risultava iscritto al sindacato dei pittori, vendicolori e battioro di Brescia insieme ad altri specialisti della quadratura, quali Giovanni Battista Gattusi e Giovanni Pietro Sorisene, oltre che a pittori come Pietro Ricchi e Bernardino Gandino.[4][22]
Tra le sue ultime imprese figurano gli affreschi prospettici del presbiterio della basilica di Santa Maria in Valvendra di Lovere, realizzati con la collaborazione di Bernardino Gandino per le figure e firmati con un'iscrizione datata 1646.[23][24] Nello stesso periodo decorò il presbiterio della basilica di Santa Maria Assunta di Gandino e partecipò, insieme a Gian Giacomo Barbelli, alla decorazione della cappella Lollio nella basilica loverese, mentre gli è attribuita almeno l'ideazione dell'impianto decorativo della cappella di San Diego.[4][25][26][27]
Le fonti ricordano inoltre alcune opere oggi perdute, tra cui le quadrature eseguite attorno all'arca di sant'Apollonio eseguite al tempo della sua temporanea collocazione nel Duomo vecchio e quelle della cappella del Santissimo Sacramento nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia.[4][28]
Viviani morì tra il 1 e il 4 novembre 1647. La sua bottega passò probabilmente al figlio Pietro Viviani, documentato negli anni successivi in diversi cantieri insieme a Ottavio Amigoni.[29][30] La sua attività contribuì in modo determinante alla diffusione della pittura di quadratura tra Brescia, Bergamo e Crema nella seconda metà del Seicento, influenzando artisti quali Giovanni Battista Lambranzi, Giovanni Battista Azzola e Domenico Ghislandi.[4][31][32]
Stile

L'attività di Ottavio Viviani si sviluppò quasi esclusivamente nel campo della quadratura, genere nel quale fu tra i principali interpreti della scuola bresciana della prima metà del XVII secolo.[6] Formatosi nella bottega di Tommaso Sandrino, ne assimilò il repertorio decorativo e le tipologie prospettiche, fondando le proprie composizioni su architetture illusionistiche scandite da prospettive centrali, loggiati, colonne tortili e articolati apparati ornamentali.[4][7][8]
Pur muovendosi nel solco della tradizione del maestro, Viviani sviluppò un linguaggio personale, caratterizzato da un impianto decorativo particolarmente ricco, nel quale trovano largo impiego telamoni, mensole aggettanti, cartelle pendenti, festoni e altri elementi architettonici di gusto scenografico.[18] Le sue quadrature, pur risultando talvolta meno rigorose sotto il profilo prospettico rispetto a quelle del Sandrino, si distinguono per la qualità esecutiva e per la capacità di integrarsi con le scene figurate affidate ad altri pittori, come dimostrano i cicli realizzati con Pietro Ricchi, Jean Boulanger, Gian Giacomo Barbelli e Bernardino Gandino.[4][33][18]
Il giudizio espresso da Luigi Lanzi alla fine del Settecento rimane tra i più condivisi sulla sua produzione: lo storico dell'arte osservò come Viviani manifestasse «un gusto men sodo e più affollato che il maestro»[34] La sua attività contribuì in maniera significativa allo sviluppo della pittura di quadratura tra Brescia, Bergamo e Crema nella metà del Seicento, esercitando un'influenza sulla generazione successiva di quadraturisti lombardi.[4][35]
Opere
- Chiesa di Santa Maria del Carmine, Brescia, primo terzo del XVII secolo. Quadrature realizzate durante la collaborazione con Tommaso Sandrino.[9]
- Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, Brescia, primo terzo del XVII secolo. Quadrature della navata destra eseguite nell'ambito della bottega di Tommaso Sandrino.[10][36]
- Chiesa di San Francesco, Brescia, dopo il 1630. Completamento delle quadrature della volta, rimaste incompiute alla morte di Tommaso Sandrino, con le figure di Pietro Ricchi e Gian Giacomo Barbelli. Opera perduta.[11][12]
- Chiesa di Santa Caterina, Brescia, anni 1630. Quadrature delle pareti superiori eseguite su disegno di Tommaso Sandrino. Opera perduta.[14]
- Broletto, Brescia, anni 1630. Decorazioni ad affresco di alcune sale. Opera perduta.[15]
- Chiesa di San Giorgio, Bagolino, 1636-1637. Quadrature della volta, delle due cappelle e del coro, con le figure di Pietro Ricchi e Andrea Terzi.[16][37]
- Palazzo Ducale, Sassuolo, 1640-1641. Quadrature di alcune sale della residenza ducale, eseguite in collaborazione con Jean Boulanger per la parte figurativa.[18][19]
- Palazzo Martinengo Colleoni, Brescia, anni 1640. Decorazione della facciata, in collaborazione con Pietro Ricchi.[20]
- Chiesa parrocchiale, Bienno, anni 1640. Decorazione delle volte in collaborazione con Pietro Ricchi.[21]
- Chiesa parrocchiale, Pontoglio, 1643-1645. Decorazione delle volte in collaborazione con Pietro Ricchi.[21]
- Basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere, 1645-1646. Affreschi prospettici delle volte del presbiterio, con le figure di Bernardino Gandino.[23][24]
- Cappella Lollio, basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere, 1647. Decorazione della cappella in collaborazione con Gian Giacomo Barbelli.[25]
- Cappella di San Diego, basilica di Santa Maria in Valvendra, Lovere, metà XVII secolo. Ideazione dell'impianto decorativo.[26]
- Basilica di Santa Maria Assunta, Gandino, entro il 1647. Decorazione prospettica del presbiterio.[27]
Note
- 1 2 Guzzo, pp. 264-266.
- ↑ Guzzo, pp. 241-266.
- ↑ Scavizzi.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Filippo Piazza, VIVIANI, Ottavio, su Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2020. URL consultato il 28 giugno 2026.
- ↑ Piazza 2008, pp. 65-79.
- 1 2 Piazza 2017.
- 1 2 Piazza 2019, pp. 3-16.
- 1 2 Piazza 2020, pp. 185-194.
- 1 2 Volta, p. 116.
- 1 2 Fisogni, pp. 356-358.
- 1 2 Dal Poggetto, pp. 400-402.
- 1 2 Passamani, pp. 17-28.
- ↑ Marubbi, pp. 332-333.
- 1 2 Faino, p. 120.
- 1 2 Paglia, pp. 88-89.
- 1 2 Formenti, pp. 190-194.
- ↑ Dal Poggetto, pp. 226-229, 398-399.
- 1 2 3 4 5 Mazza, pp. 57-76.
- 1 2 Ghelfi, pp. 28-29.
- 1 2 Dal Poggetto, p. 402.
- 1 2 3 Fusari, pp. 94-118.
- ↑ Dal Poggetto, pp. 356, 360.
- 1 2 Fusari, p. 23.
- 1 2 Scalzi, pp. 241-242.
- 1 2 Marubbi, pp. 251-252.
- 1 2 Scalzi, pp. 118-119.
- 1 2 Nezosi.
- ↑ Faino, pp. 18, 24.
- ↑ Frisoni, pp. 22, 25.
- ↑ Marubbi-Maina, p. 52.
- ↑ Noris, pp. 205-219.
- ↑ Noris, pp. 273-288.
- ↑ Dal Poggetto, pp. 398-402.
- ↑ Lanzi, p. 199.
- ↑ Pontoglio, pp. 285-303.
- ↑ Begni Redona, p. 106.
- ↑ Dal Poggetto, pp. 226-229.
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