Otto Lasch
| Bernhard Otto Lasch | |
|---|---|
| Nascita | Pleß , 25 giugno 1883 |
| Morte | Bad Godesberg, 28 aprile 1971 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Arma | |
| Anni di servizio | 1913-1945 |
| Grado | General der Infanterie |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna di Polonia Fronte occidentale (1939-1945) Fronte orientale (1941-1945) |
| Battaglie | Battaglia di Francia Operazione Barbarossa Battaglia di Königsberg |
| Decorazioni | vedi qui |
| Pubblicazioni | vedi qui |
| dati tratti da Die Generale des Heeres 1921–1945. Band 7: Knabe-Luz[1] | |
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Bernhard Otto Lasch (Pleß, 25 giugno 1883 – Bad Godesberg, 28 aprile 1971) è stato un generale tedesco, insignito delle due classi della Croce di Ferro nella prima guerra mondiale, e della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con foglie di quercia nel corso della seconda guerra mondiale. Citato tre volte nel Wehrmachtbericht, il 1 luglio 1941, 2 luglio 1942 e il 12 aprile 1945[2][3][4][5].
Biografia
Nacque a Pleß , Alta Slesia, Regno di Prussia, il 25 giugno 1883, figlio di Otto, capo del servizio forestale del principe di Pleß.[6] Dopo aver conseguito l'abitur il 27 marzo 1913 si arruolò nell'esercito imperiale tedesco assegnato allo Jäger Battalion "Prince Bismarck" (Pomeranian) No. 2 a Kulm come cadetto ufficiale.[2] Fu promosso alfiere il 17 febbraio 1914.[5] Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale combatté con il suo reparto, venendo promosso sottotenente il 7 agosto 1914, e tenente il 28 marzo 1918.[5][6] Durante la fasi finali della Grande Guerra prestò servizio come osservatore dall'aeroplano.[2][6]
Dopo la fine del conflitto prestò servizio nel Freikorps Himburg nella città di Lyck, nella Prussia orientale (dove suo fratello Karl Lasch era consigliere comunale e, dal 15 luglio 1916, primo sindaco) come parte della Protezione del confine orientale (Grenzschutz Ost).[7] Trasferito alla Sicherheitspolizei con il grado di tenente il 1 gennaio 1920, divenne capitano il 20 luglio 1921 e maggiore con decorrenza 1° gennaio 1934.[8] Prestò servizio a Magdeburg, Sensburg e Breslau, e il 1 maggio 1933 si iscrisse al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.[8] Con il grado di maggiore, il 15 ottobre 1935 fu trasferito in servizio nella Wehrmacht, venendo promosso tenente colonnello il 1 gennaio 1937.[2] Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, il 1 settembre 1939, comandò il III Battaglione dell'Infanterieregiment 3, e nominato comandante dell'Infanterieregiment 43 il 25 ottobre fu promosso colonnello il 30 novembre.[5]
Dopo aver comandato un battaglione fu, con cui, durante l'Operazione Barbarossa,svolse un ruolo fondamentale nella cattura di Riga all'inizio di luglio 1941.[9] Il 15 luglio 1942 fu promosso generalmajor, e il 27 settembre fu nominato comandante della 217. Infanterie-Division. In seguito alla riorganizzazione della 217. Infanterie-Division nella 349. Infanterie-Division, la comandò fino al settembre 1944.[5] In seguito, fino al novembre 1944, comandò brevemente il LXIV Armeekorps, parte della 19. Armee.[5] Questo corpo d'armata fu schierato, tra le altre località, in Alsazia. Promosso generalleutnant il 20 aprile 1943, fu elevato al rango di General der Infanterie il 15 novembre 1944.[7]
Successivamente divenne comandante del Distretto Militare I (Königsberg).[5] Dopo che Königsberg fu quasi circondata dall'Armata Rossa, fu nominato comandante della città, che era stata dichiarata fortezza, il 27 gennaio del 1945.[7] Con tre malconce divisioni, gli fu affidato il compito di difenderla da 36 divisioni nemiche.[5] Il 31 gennaio 1945, l'Armata Rossa circondò completamente Königsberg.[5] Egli fece ripetutamente pressione su Erich Koch, Gauleiter del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP), Commissario alla Difesa del Reich e capo del Volkssturm (Tempesta Popolare) nella Prussia orientale, che era anche Reichsstatthalter e Alto Presidente della provincia della Prussia orientale, affinché consegnasse la devastata città alle truppe sovietiche. Koch rifiutò costantemente, sostenendo che Lasch era un soldato e doveva combattere (Non ci si arrende così facilmente! Arrendersi è una questione d'onore!). Il 6 aprile 1945 iniziò la battaglia di Königsberg, e la sera del 9 aprile i soldati sovietici si presentarono davanti al suo bunker di comando, il cosiddetto Bunker Lasch, sulla piazza d'armi.[7] Per questo, fu degradato e condannato a morte in contumacia da Hitler per codardia di fronte al nemico.[7] L'innesco di questa procedura sarebbe stato un telegramma di Koch, che recitava: Il comandante di Königsberg, Lasch, ha approfittato di un momento della mia assenza dalla fortezza per arrendersi codardamente. Continuo a combattere a Samland e sulla penisola di Neringa.[10]
La moglie e le due figlie del generale furono arrestate rispettivamente in Danimarca e a Berlino e prese in custodia secondo la pratica nazista della punizione collettiva; furono rilasciate dopo la fine della guerra.[11][12] Fatto prigioniero di guerra dai sovietici e internato in numerosi Gulag in Siberia.[7] Nel 1948 fu condannato a 25 anni di lavori forzati e inviato a Vorkuta.[13] Alla fine di ottobre del 1955, tornò nella Germania Ovest con il cosiddetto trasporto di amnistia.[13] Nel suo libro sulla caduta di Königsberg, basò il suo lavoro sui documenti di Kurt Dieckert. Si spense a Bad Godesberg il 28 aprile 1971.[2]
Onorificenze
Pubblicazioni
- So fiel Königsberg. Kampf und Untergang von Ostpreußens Hauptstadt, Gräfe und Unzer Verlag. München 1958.[7]
- Zuckerbrot und Peitsche, Ilmgau Verlag. Pfaffenhofen/Ilm, 1965.
Note
- ↑ Bradley 2004, p. 395-396.
- 1 2 3 4 5 Munzinger.
- ↑ Lexikon der Wehrmacht.
- ↑ Ritterkreuztraeger.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Traces of War.
- 1 2 3 4 Willems 2021, p. 144.
- 1 2 3 4 5 6 7 Wieck 2003, p. 274.
- 1 2 Willems 2021, p. 145.
- ↑ Angrick, Klein 2012, p. 62.
- ↑ Ralf Meindl, Ostpreußens Gauleiter, Erich Koch - eine politische Biografie, fibre Verlag, Osnabrück 2007.
- ↑ Loeffel 2012, p. 88.
- ↑ Allworldwars.
- 1 2 Angrick, Klein 2012, p. 450.
- 1 2 Scherzer 2007, p. 495.
- 1 2 3 4 Thomas 1998, p. 13.
Bibliografia
- (EN) Andrej Angrick e Peter Klein, The 'Final Solution' in Riga: Exploitation and Annihilation, 1941–1944, London, Berghahn Books, 2012, ISBN 978-0-85745-601-4.
- (EN) Dermot Bradley, Die Generale des Heeres 1921–1945. Band 7: Knabe-Luz, Bissendorf, Biblio Verlag, 2004, pp. 395–396, ISBN 3-7648-2902-8.
- (EN) Kevin Brazier, The Complete Knight's Cross The Years of Defeat 1944-1945, Fonthill Media, 2002.
- (DE) Walther-Peer Fellgiebel, Die Träger des Ritterkreuzes des Eisernen Kreuzes 1939–1945 — Die Inhaber der höchsten Auszeichnung des Zweiten Weltkrieges aller Wehrmachtteile, Friedberg, Podzun-Pallas, 2000, ISBN 978-3-7909-0284-6.
- (EN) Robert Loeffel, Family Punishment in Nazi Germany: Sippenhaft, Terror and Myth, New York, Springer, 2012, ISBN 978-1-137-02183-0.
- (DE) Ralf Meindl, Ostpreußens Gauleiter, Erich Koch - eine politische Biografie, Osnabrück, fibre Verlag, 2007, ISBN 978-3-938400-19-7.
- (DE) Veit Scherzer, Die Ritterkreuzträger 1939–1945 Die Inhaber des Ritterkreuzes des Eisernen Kreuzes 1939 von Heer, Luftwaffe, Kriegsmarine, Waffen-SS, Volkssturm sowie mit Deutschland verbündeter Streitkräfte nach den Unterlagen des Bundesarchives, Jena, Scherzers Militaer Verlag, 2007, ISBN 978-3-938845-17-2.
- (DE) Franz Thomas, Die Eichenlaubträger 1939–1945 Band 2: L–Z, Osnabrück,, Biblio-Verlag, 1998, ISBN 978-3-7648-2300-9.
- (EN) Michael Wieck, A Childhood Under Hitler and Stalin: Memoirs of a "certified" Jew, Madison, University of Wisconsin Press, 2003, ISBN 978-0-299-18544-2.
- (EN) Bastiaan Willems, Violence in Defeat: The Wehrmacht on German Soil, 1944–1945, Cambridge, Cambridge University Press, 2021, ISBN 978-1-137-02183-0.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Lasch, Otto, su tracesofwar.com. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (DE) Otto Lasch, su munzinger.de. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (EN) Lasch, Otto, su generals.dk. URL consultato il 16 gennaio 2026.
- (EN) Wilhelm Willemer, The German Defence of Berlin, 1945, su allworldwars.com. URL consultato il 16 gennaio 2026.
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