Out the Blue
| Out the Blue | |
|---|---|
| Artista | John Lennon |
| Autore/i | John Lennon |
| Genere | Pop rock |
| Pubblicazione originale | |
| Incisione | Mind Games |
| Data | 29 ottobre 1973 |
| Etichetta | Apple Records |
| Durata | 3:23 |
Out the Blue è un brano scritto ed interpretato da John Lennon, pubblicato nel suo album Mind Games del 1973.
Il brano
Si tratta di una delle molte canzoni di Mind Games dedicate a Yoko Ono.[1] Fu registrata in un periodo in cui Lennon e Ono erano separati e riflette la conseguente insicurezza di Lennon.[2][3] Esprime la gratitudine di Lennon per Ono che è apparsa nella sua vita "all'improvviso" (Out the Blue) e gli ha fornito "l'energia vitale".[1] Secondo gli autori Ben Urish e Ken Bielen, la tematica centrale della canzone è "lo stupore di avere trovato il vero amore inaspettatamente".[4]
Il critico musicale Johnny Rogan trova "raccapriccianti" alcune delle metafore inserite nel testo del brano, come: «All my life's been a long, slow knife» ("Tutta la mia vita è stata un lungo e lento coltello"), o per lo meno "stravaganti", per esempio: «Like a UFO you came to me and blew away life's misery» ("Come un UFO sei venuta da me e hai spazzato via la miseria della vita").[5] Lo storico della musica popolare Robert Rodriguez considera la strofa sull'UFO anche abbastanza "idiosincratica".[6] Andrew Grant Jackson, tuttavia, trova la metafora dell'UFO adattarsi bene a Ono, poiché al momento in cui Ono entrò nella vita di Lennon, lei era per lui un interesse amoroso sorprendente come chiunque altro potesse esserlo.[3] Inoltre, il riferimento all'UFO potrebbe anche essere associato a May Pang poiché lei e Lennon videro insieme un presunto disco volante quando vivevano insieme nel corso della loro relazione. Urish e Bielen elogiarono l'immagine del "coltello lungo e lento", una delle più poetiche angosce emotive di Lennon.[4] La frase del titolo ha molteplici significati nel corso della canzone; Ono si è rivolta a lui "all'improvviso" e ha anche scacciato "all'improvviso" la malinconia di Lennon.[3]
Out the Blue si muove attraverso diversi generi musicali, iniziando con una dolce e malinconica chitarra acustica e proseguendo con parti di gospel, country e musica corale.[4][5][6] Il suono cresce man mano che la canzone procede, mentre la voce di Lennon diventa più sicura, passando dalla sua originale moderazione a un'espressione di "gioiosa felicità".[4] Dopo la chitarra acustica iniziale, entrano il pianoforte, la pedal steel guitar, il basso e la batteria, e infine si aggiunge un "coro celestiale".[1][3] Lo scrittore John Blaney descrisse il motivo al pianoforte della canzone come "maestoso" e paragonò la linea di basso a quelle dell'ex compagno di band di Lennon, Paul McCartney.[2] Rodriguez elogiò il modo in cui la voce di Lennon riesce a "rimanere in cima alle onde" del suono e a proiettare sia gratitudine che tenerezza.[6] Keith Spore di The Milwaukee Sentinel la descrisse come in possesso di una "melodia inquietante in tonalità minore nella migliore tradizione dei Beatles".[7] David Fricke di Rolling Stone lodò la produzione della traccia, definendola "affascinante e commovente", paragonandola alla produzione di The Long and Winding Road dei Beatles da parte di Phil Spector ma "con maggiore enfasi sulla commozione".[8]
La parte strumentale di accompagnamento per la versione finale pubblicata è stata tagliata dalla registrazione originale, eliminando il secondo break e tutta (tranne la coda finale) della ripresa del ritornello.[9] La parte strumentale registrata completa, con una voce guida, è stata pubblicata come parte di The Lost Lennon Tapes e su vari album bootleg.[9]
Accoglienza
Il critico musicale Stephen Thomas Erlewine di AllMusic considera Out the Blue una "bella ballata", mentre Blaney la descrive come "una ballata squisita".[2][10] Blaney prosegue dicendo che "rivela più di un semplice scorcio del genio di Lennon".[2] Mandinger e Easter la definiscono una "vera e propria bellissima canzone d'amore" e ritengono che meriti più attenzione di quella che ha ricevuto, e che avrebbe potuto essere un buon singolo successivo a Mind Games.[9] Sostengono inoltre come ciò dimostri che Lennon non aveva perso la capacità di esprimere "le emozioni più semplici nel modo più toccante possibile".[9] Jackson la considera la migliore tra le "canzoni di perdono e scuse" rivolte a Yoko Ono.[3] Egli lodò particolarmente l'arrangiamento, che mantiene l'interesse costruendo gradualmente la strumentazione.[3] Urish e Bielen ritengono che abbia "un impatto emotivo più soddisfacente di quanto si possa supporre".[4] Il biografo di Lennon John Borack definì Out the Blue uno dei punti forti dell'album Mind Games.[11] Robert Hilburn del Los Angeles Times la definisce "uno dei momenti salienti indiscussi" di Mind Games, definendola una "bella canzone" e lodandone il "testo tenero ed efficace".[12] PopMatters ritiene che dovrebbe essere inclusa nella compilation dei più grandi successi di Lennon.[13] Il musicologo Robert Rodriguez la considera una delle "migliori canzoni poco conosciute di John Lennon", una delle "migliori interpretazioni" di Lennon e una delle sue migliori "ballate degne di uno standard".[6] Il critico di Ultimate Classic Rock Nick DeRiso definì Out the Blue la più sottovalutata delle canzoni di Mind Games, descrivendola come "una storia di amanti un tempo devoti, ora separati, che in qualche modo sembrano destinati a tornare l'uno dall'altra" e affermando che rivela quanto profonda sia stata la perdita di Ono per Lennon, prefigurando al contempo la loro imminente riconciliazione.[14]
Formazione
- John Lennon – voce, chitarra acustica, clavinet, tamburello
- David Spinozza – chitarra acustica
- Pete Kleinow – pedal steel guitar
- Ken Ascher – piano, organo
- Gordon Edwards – basso
- Jim Keltner – batteria
- Something Different (Christine Wiltshire, Jocelyn Brown, Kathy Mull, Angel Coakley) – cori
Note
- 1 2 3 du Noyer, P., John Lennon: Whatever Gets You Through the Night, Thunder's Mouth Press, 1999, p. 77, ISBN 1560252103.
- 1 2 3 4 Blaney, J., Lennon and McCartney: Together Alone – A critical discography of their solo work, Jawbone Press, 2007, pp. 82–83, ISBN 9781906002022.
- 1 2 3 4 5 6 Jackson, A.G., Still the Greatest: The Essential Solo Beatles Songs, Scarecrow Press, 2012, pp. 105–106, ISBN 9780810882225.
- 1 2 3 4 5 Urish, B. e Bielen, K., The Words and Music of John Lennon, Praeger, 2007, p. 52, ISBN 978-0-275-99180-7.
- 1 2 Rogan, J., The Complete Guide to the Music of John Lennon, Omnius Press, 1997, p. 82, ISBN 0711955999.
- 1 2 3 4 Rodriguez, R., Fab Four FAQ 2.0: The Beatles' Solo Years 1970–1980, Hal Leonard, 2010, pp. 348–350, ISBN 978-0-87930-968-8.
- ↑ Spore, K., Beatles Reflected in Lennon Genius, in The Milwaukee Sentinel, 7 dicembre 1973, p. 25. URL consultato il 20 dicembre 2012.
- ↑ Fricke, David, 20 Underappreciated John Lennon Solo Songs, su rollingstone.com, Rolling Stone, 10 dicembre 2010. URL consultato il 10 ottobre 2019.
- 1 2 3 4 Madinger, C. e Easter, M., Eight Arms to Hold You, 44.1 Productions, 2000, p. 89, ISBN 0-615-11724-4.
- ↑ Erlewine, S.T., Mind Games, su allmusic.com, Allmusic. URL consultato il 18 dicembre 2012.
- ↑ Borack, J., John Lennon: Music, Memories, and Memorabilia, Krause Publications, 2010, ISBN 9781440216480.
- ↑ Hilburn, R., New Albums Boost Ex-Beatles, in The Evening News, 24 dicembre 1973, p. 1B. URL consultato il 21 dicembre 2012.
- ↑ John Lennon 101 – Day 4: The Lost Weekend (1972–1973), su popmatters.com. URL consultato il 7 gennaio 2013.
- ↑ DeRiso, Nick, Underrated John Lennon: The Most Overlooked Song from Each LP, su ultimateclassicrock.com, Ultimate Classic Rock, 5 giugno 2021. URL consultato il 3 gennaio 2023.
Collegamenti esterni
- (EN) Out the Blue, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.