Palazzo Borbonese
| Palazzo Borbonese | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Torino |
| Indirizzo | Via Barbaroux 20, quartiere Centro |
| Coordinate | 45°04′18.88″N 7°40′51.35″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | attivo |
| Costruzione | 1796 |
| Stile | Barocco |
| Uso | residenziale privato |
| Altezza |
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| Realizzazione | |
| Appaltatore | famiglia Borbonese |
| Proprietario | privati |
Palazzo Borbonese (già Palazzo Giriodi di Panissera) è un palazzo costruito a Torino nell'isola (isolato) di San Secondo, su commessa della famiglia Borbonese su manufatti preesistenti del XIV secolo. E' tutelato dalla Soprintendenza alle Belle Arti [1] ed è noto per essere stato il luogo dove Silvio Pellico nel 1832 scrisse il romanzo Le mie prigioni, come testimonia una lapide sulla sua facciata.
Storia

L'edificio iniziale risale al Secolo XIV. Fu appoggio, nel Seicento e nel Settecento, della famiglia Giriodi di Panissera, conti di Bardassano, che ne compirono una prima imponente ristrutturazione [2] prima di trasferirsi nel più prestigioso palazzo di Piazza San Carlo [3].
La famiglia Borbonese si trasferì per commerciare a Torino da Puy de Dome all'inizio del Seicento; il capostipite, Marcel, venne soprannominato dai cittadini “Le Bourbonnais”. L'attività commerciale venne proseguita da figli e nipoti, i pronipoti si dedicarono invece agli affari fondando una banca all'inizio del '700 [4]. Un ramo di questi ultimi acquistò e fece riplasmare nel 1796, per residenza e per affitto, il palazzo in via Barbaroux [5]. L'ultimo discendente della famiglia, Gaetano Angelo, fu sindaco di Torino nel 1842-1843, [6], barone nel 1842 e ufficiale dell'ordine Mauriziano nel 1864[7].
Lo scrittore Silvio Pellico, dopo essere stato rilasciato dal regime asburgico nel 1830, fece ritorno nel palazzo, dove i suoi genitori avevano un appartamento, e lì tra il 1831 e il 1832 scrisse il romanzo Le mie prigioni, come testimonia una lapide posta nel 1932, in occasione del centenario della pubblicazione del libro, dal Comune di Torino, su iniziativa del Comitato Piemontese della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento. Le parole dell'epigrafe furono composte dal senatore Vittorio Cian [8]. In seguito, a causa della popolarità del romanzo, per sottrarsi alla notorietà lo scrittore accettò il ruolo di bibliotecario offertogli dai marchesi di Barolo Carlo Tancredi Falletti e Giulia Colbert e si trasferì nel loro palazzo a pochi metri di distanza [9].
Descrizione
Di forma quadrata e con schema a corte, ha facciata in stile barocco piemontese senza intonaco. Dal XVIII secolo si sono susseguite sopraelevazioni e ristrutturazioni per adeguarlo alla nuova destinazione di edificio a reddito. Ne è testimonianza il complicato impianto distributivo che si è dovuto adeguare, nelle non omogenee superfetazioni delle quattro ali, alla persistenza continua degli affittuari. Nota curiosa sul massimo sfruttamento dello spazio verticale, i soppalchi creati all’interno di una sola fila di alloggi con altezza minima indispensabile e conseguente apertura in facciata di un’anomala sequenza di finestre.
L'edificio presenta un singolare loggiato sul lato interno del cortile, di fronte all'attuale ingresso.
Note
- ↑ https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0100022509
- ↑ https://sigecweb.beniculturali.it/sigec/item/print/ICCD14217485
- ↑ https://www.sancarlosuitetorino.it/boutique-hotel-piazza-san-carlo-torino
- ↑ https://www.museotorino.it/view/s/7acf2fdafc124fcc9c5a7765e1cd970e
- ↑ https://www.museotorino.it/view/s/ccfb4a11e5a64416adfe6d73b53e4490
- ↑ Borbonese, Gaetano Angelo, su vivant.it. URL consultato il 13 giugno 2017.
- ↑ Elenco alfabetico dei decorati dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro negli anni 1870-71-72, Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Stamperia Reale, 1870
- ↑ https://www.museotorino.it/view/s/a1d1cf1c90ff424790d917ba13231d21
- ↑ https://www.corriere.it/la-lettura/contenuti-del-giorno/2023/11/28/torino-silvio-pellico-d4438a80-8e13-11ee-80d7-6428e39ac8b7.shtml
Bibliografia
- Ercole Moggi, Dove Silvio Pellico scrisse "Le mie prigioni", in «Torino, rassegna mensile della città», maggio, 1942, pp. 12-13
