Palazzo Capodilista
| Palazzo Capodilista | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Località | Padova |
| Indirizzo | Via Umberto I, 82 - 35121 Padova |
| Coordinate | 45°24′04.96″N 11°52′32.6″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | XII secolo-XIII secolo-XVIII secolo |
| Uso | abitazione - spazio commerciale |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giambattista Novello |
| Proprietario | famiglie Capodilista, Emo-Capodilista, Tabacchi (attuale) |
| Committente | famiglia Capodilista |
Palazzo Capodilista è un edificio storico di Padova, che si trova nei pressi di Prato della Valle, in via Umberto I.
Oltre a essere uno dei più grandi palazzi di Padova, è uno dei più antichi edifici residenziali di età medievale ancora ben conservati. Si colloca di fronte alla chiesa di San Daniele e presso l'antica porta delle Torricelle[1]. Fabbricato all'inizio del Duecento intorno alla già preesistente torre difensiva (XI-XII secolo), conserva gran parte delle memorie storiche dell'antichissima famiglia Capodilista (dal 1785 Emo Capodilista), i cui discendenti hanno posseduto il palazzo sino ai primi anni del 2000.
Storia

Tra le prime testimonianze della presenza di Palazzo Capodilista abbiamo la Cronica VIII, 13 di Rolandino, che in occasione di uno scontro militare svoltosi a Padova nel XIII secolo, parla di una fortificazione privata nei pressi della porta delle Torricelle, che l’autore definisce castellata domo lapidea.[2]
Origine della famiglia
Secondo le fonti la famiglia Capodilista ha origine con due fratelli chiamati Giovanni e Carlotto, scesi dalla Francia con Carlo Magno nel 775 per combattere il re longobardo Desiderio, facendolo poi prigioniero. Per ringraziarli Carlo Magno donò loro delle proprietà, tra le quali le contee di Mandria, Piove di Sacco e un castello a Montemerlo.[3]
Questi fratelli furono soprannominati Transalgardi, nome che nella storia resta collegato soprattutto a Carlotto e alla sua stirpe; mentre Giovanni, a seguito di una contesa con i Tadi (detti anche Ta o Te) nella quale vinse, fu soprannominato Sforzatè o Forzatè, da “Scorza i Te”, e così anche la sua discendenza.[3]
A uno dei nipoti di Giovanni Forzatè venne dato un ulteriore soprannome: dopo che i Tadi vennero cacciati dalla città, la contesa con la famiglia non si fermò. Riuscirono a formare un’armata di seguaci e le occasioni di combattere per rientrare in città non mancarono, ma il nipote di Giovanni riuscì a respingerli nuovamente. Da qui fu detto Capodilista, perché a capo della lista dei faziosi.[3]
Tuttavia, nel manoscritto “De viris illustribus familiae Transalgardorum, Forzatè et Capitis Listae”, detto anche Codice Capodilista, scritto da Giovan Francesco Capodilista durante il suo soggiorno a Basilea tra 1434 e 1435, l'origine del cognome viene attribuita fin da subito ai due fratelli Carlotto e Giovanni, e assegnata specificatamente al fratello Carlotto per essere stato a capo di uno degli eserciti di Carlo Magno[3].
Si tramanda che la discendenza dei Transalgardi terminò con Carlotto che non ebbe figli; i Forzatè si estinsero nel XVII secolo con l’abadessa Ippolita di San Benedetto; mentre i Capodilista si unirono alla famiglia Emo, con il matrimonio tra Beatrice Capodilista e Leonardo Emo avvenuto nel XVIII secolo, che diede origine alla famiglia Emo-Capodilista.[3]
Un personaggio molto importante di questa famiglia nella storia di Padova è stato il vescovo Gauslino, noto come Gauslino Transalgardi, divenuto vescovo nel 964 per mano dell'imperatore Ottone. Le sue origini non sono ben note, ma il cognome fa pensare a un'associazione con la famiglia Transalgardi e magari con l'edificio. Durante il suo episcopato fece erigere fortificazioni e torri per difendere la città dalle incursioni ungare del X secolo e fece delle donazioni alla Basilica di Santa Giustina dopo che fu distrutta dalle invasioni.[4]
Fasi di costruzione

Il palazzo è interessato da cinque fasi di costruzione.
Alla prima fase di XI secolo appartengono la torre e l’edificio rettangolare che vi si appoggia. Mentre il portico viene aggiunto nella seconda fase, così come il bardellone a “dente di sega” degli archi e le bifore, risalenti tra la metà del XIII e il XIV secolo. Nella terza fase, a metà XV secolo, Giovanni Francesco Capodilista volle un ingrandimento nella parte destra dell’edificio, con significativi cambiamenti nella realizzazione del paramento murario e l’apertura delle finestre esagonali e dell’entrata principale.[5]
Le modifiche maggiormente note sono quelle svolte dal già citato architetto Novello a metà XVIII secolo, che rappresentano la quarta fase. Infine, la quinta fase risalente al secolo scorso vede ad opera dell’architetto Domenico Rupolo un restauro ai fini di esaltare le caratteristiche medievali dell’edificio e vi aggiunge la merlatura guelfa oggi visibile, mentre il più recente restauro è quello dell’architetto Loris Fontana risalente al 1998.[5]
Cavallo ligneo

Un esponente dell'illustre famiglia Capodilista è stato Annibale, noto per la sua passione per la cultura e per il fasto cortese, che viene ricordato per aver commissionato un grande cavallo ligneo senza testa, in relazione ad alcuni tornei che si svolsero in città nel 1466, e che fu conservato nel palazzo per secoli; per questo motivo la famiglia fu soprannominata Capodilista del Cavallo. Successivamente il cavallo venne donato alla città e gli venne aggiunta la testa sul modello del destriero montato dal Gattamelata. Il grande destriero ligneo venne esposto in mostra nel Salone del Palazzo della Ragione, dove ancora si trova.[6]
Memorie e ampliamenti architettonici

Nel giardino del palazzo sopravvive l'antichissimo corniolo, che secondo una leggenda botanica nacque dal bastone del Beato Giordano Forzatè, antico religioso componente della famiglia, vissuto tra il XII e il XIII secolo. La pianta, con i suoi 800 e più anni, venne trasportata nel giardino dal chiostro della chiesa di San Benedetto Vecchio, dove era stata originariamente piantata. Anticamente era considerata tanto portentosa che i suoi frutti erano dispensati ai febbricitanti, e quando doveva morire una delle monache o un componente della casa Capodilista (discendenti dal beato fondatore) un ramo di questa si seccava.[7]
Dal XIV secolo, ma soprattutto nel XV secolo con Giovanni Francesco Capodilista, la famiglia è legata all'Università di Padova per gli studi giuridici. Nel Codice Capodilista sono riportati i membri della famiglia che ottennero un dottorato presso l'università.[5]
Nel 1781 Giordano Capodilista commissionò a Giambattista Novello il Casino da giuoco, ossia un edificio a due piani davanti alla facciata del palazzo di famiglia, al di là della strada pubblica, preceduto da un breve giardino, così da ottenere un complesso di ampio respiro e una visuale raffinata[8].
Descrizione

Il nucleo principale del palazzo, il più antico palazzo-fortezza, è quello di tre piani caratterizzato dalla merlatura e dalla torre. A seguito dei lavori di restauro eseguiti nel XVIII secolo dall’architetto Giambattista Novello, attorno al 1780, l'edificio oggi presenta una facciata porticata in laterizio le cui 13 arcate, di dimensioni variabili, poggiano su pilastri di trachite e calcarenite. Talvolta, gli archi sono decorati da un bardellone a “dente di sega” e il sottoportico ha una volta a crociera. Il grande arco centrale caratterizzato da ghiera e bardellone semplice dà su un androne sopra il quale è stato realizzato un terrazzo, a cui si accedeva tramite tre porte finestre ad arco a tutto sesto realizzate in pietra e laterizi.[1]
Al primo piano si trova il salone di rappresentanza illuminato da tre aperture esagonali.
L’edificio presenta nella sua porzione sinistra quattro arcate con ghiera e bardellone semplice, mentre in quella destra quattro non omogenee, su una delle quali vi è collocato un balcone lapideo.[1]
Le finestre che si trovano al piano superiore sono rettangolari contornate da pietra calcarea; tuttavia, in alcuni punti è possibile percepire la presenza di una bifora e una monofora tamponate.[1]
Altro elemento caratteristico del palazzo è la cappella decorata tra il XIV e il XV secolo, con affreschi coevi, ciborio e ancona di gusto lombardesco. Mentre la decorazione stellata delle volte del portico è gotica; più tardo e in stile di transizione risulta il portone d'ingresso.
Torre

Elemento caratteristico di questa costruzione è la torre di 36 m d’altezza e 5,70 m di lato, che sorge a nord del corpo centrale, realizzata con blocchi di trachite alla base e laterizi romani in alzato. Attualmente la torre si presenta interrata rispetto al piano d'uso originale. La torre è caratterizzata da feritoie realizzate durante la fase costruttiva, molte di queste sono ad oggi tamponate ma rintracciabili nei paramenti interni.[2] Alla torre sembra essere associato un altro edificio con varie arcate d’accesso, che successivamente sono state modificate in aperture di forma rettangolare.[2]
Palazzo Capodilista, Venere e Marte sorpresi da una rete di Costantino Cedini
Volta stellata all'entrata del Palazzo Capodilista
Dettaglio delle finestre del salone di palazzo Capodilista
Note
- 1 2 3 4 Chavarria Arnau, Franceschini, p. 228.
- 1 2 3 Chavarria Arnau, Franceschini, p. 229.
- 1 2 3 4 5 Grotto dell'Ero, 1842, pp. 1-2.
- ↑ Grotto dell'Ero, 1842, p. 3.
- 1 2 3 Chavarria Arnau, Franceschini, p. 230.
- ↑ Grotto dell'Ero, 1842, p. 22.
- ↑ Grotto dell'Ero, 1842, p. 8.
- ↑ Puppi e Zuliani, 1997, p. 208.
Bibliografia
- A. Chavarria Arnau e F. Franceschini, Palazzo Emo-Capodilista, in Padova: architetture medievali: progetto ARMEP (2007 - 2010), collana Progetti di archeologia, SAP Società Archeologica, 2011, ISBN 9788887115710.
- Luigi Ignazio Grotto dell'Ero, Cenni storici sulle famiglie di Padova e sui monumenti dell'università, premesso un breve trattato sull'arte araldica con tavole, Padova, Tipi della Minerva, 1842.
- Lionello Puppi e Fulvio Zuliani, Padova: Case e Palazzi, collana Città e Monumenti, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1997.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Palazzo Capodilista, su centrobossaglia.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
- Via Umberto I, su comune.padova.it. URL consultato il 9 maggio 2026.