Palazzo Carafa di Chiusano

Palazzo Carafa di Chiusano
Il palazzo su via dei Tribunali
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
LocalitàNapoli
Indirizzovia dei Tribunali n.181-183
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVI secolo (?)
Usoresidenziale
Realizzazione
Committentefamiglia Carafa (?)

Il Palazzo Carafa di Chiusano è un edificio di valore storico e architettonico di Napoli, ubicato in via dei Tribunali.

Storia

L'edificio consiste nell'assemblamento di due palazzi contigui entro un'unica facciata avvenuto probabilmente nel XVI secolo.

Già nel 1606 risultava appartenente ai Carafa. Fu la residenza di Tiberio Carafa, principe di Chiusano, conosciuto per essere stato tra gli organizzatori della Congiura di Macchia.

Tra il 1717 e il 1727 il principe Tiberio commissionò lavori di ampliamento a un gruppo di maestranze guidato da Ferdinando Sanfelice e Bartolomeo Granucci, oltre ad arricchirne gli interni con un gran numero di mobili e quadri preziosi.

La proprietà passò poco dopo ai Carafa, del ramo dei principi di Castel San Lorenzo, nella persona di Giacomo Alvaro Carafa (1666-1745), il quale morì senza eredi. A succedergli per fedecommesso fu il nipote Pier Nicola Alvaro della Quadra Carafa (1730-1786), figlio del fratello Domenico (1670-1730).

Già nel 1732 Pier Nicola fu designato come erede dei beni della famiglia, ma, essendo minorenne, ne fu amministratrice la madre Maria Beatrice Muscettola. Nel 1749 Pier Nicola sposò Serafina Caracciolo di Torchiarolo, cosa testimoniata dallo stemma dei Caracciolo sulla fontana presente nel cortile al civico 181.

Tra il 1755 e il 1759 si ebbero ulteriori lavori di rinnovamento sul doppio edificio.

Certamente vi abitò la coppia composta da Giulia della Quadra Carafa (1758-1813), figlia del sopramenzionato Pier Nicola, e Filippo Caravita, duca di Toritto, cosa testimoniata dalla presenza dello stemma in stucco del casato dei Caravita sul dorsale della scala al civico 181.

Descrizione

Il palazzo al civico 181, che si innalza per tre piani, presenta un androne che precede il cortile a pianta rettangolare chiuso sulla parete di fondo da una peculiare scala aperta dalle due arcate a tutto sesto asimmetriche per piano. Dall'arco più piccolo si accede alla scala, mentre l'altro corrisponde a un sottopasso che conduce al secondo cortile, dotato di altre due scale e un tempo porticato su tutti e quattro i lati. L'arco in basso a destra è parzialmente ostruito da una parete sulla quale è poggiata una fontana similare a un calice di marmo sopra la quale vi è il sopracitato stemma dei Caracciolo. Altro elemento scultoreo di interesse è un pozzo marmoreo con lo stemma dei Carafa posizionato sulla parete destra del cortile.

Il palazzo al civico 183, che presenta un piano ammezzato (che manca nel palazzo al civico 181) oltre ai tre superiori, si caratterizza per una sequenza perfettamente in asse composta dall'androne voltato a botte, dal cortile a pianta rettangolare (con ai lati due ampie arcate ribassate che menavano a quelle che erano le stalle), e dalla scala aperta che occupa l'intera parete di fondo. Quest'ultima possiede tre arcate a tutto sesto per piano, con i pianerottoli voltati a crociera, con la particolarità che quelle al primo piano sono molto più alte rispetto a quelle del secondo piano; mentre quelle del terzo piano sono chiuse, presentando un finestrone al centro e due aperture ovali ai lati.

Danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è adibito ad abitazioni private.

Altre immagini

Bibliografia

  • Italo Ferraro, Napoli atlante della città storica vol. I: Il centro antico, Napoli, CLEAN edizioni, 2002
  • Nicola della Monica, Palazzi e Giardini di Napoli, Newton Compton Editori, Napoli, 2016, ISBN 978-88-541-9889-0

Voci correlate

Altri progetti