Palazzo Elmi Pandolfi

Palazzo Elmi Pandolfi
Altri nomiPalazzo Bolognini, Palazzo Elmi
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneUmbria
LocalitàFoligno
IndirizzoVia Cesare Agostini, 21
Coordinate42°57′17.2″N 12°42′15.2″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV-XVI secolo
Realizzazione
ProprietarioFamiglia Pandolfi Elmi

Palazzo Elmi Pandolfi, conosciuto anche come Palazzo Bolognini e successivamente come Palazzo Elmi, è una dimora storica situata nel centro di Foligno, in Umbria, al numero 21 di via Cesare Agostini, anticamente denominata via Morlupo.

Il complesso, di impianto prevalentemente rinascimentale e in parte ristrutturato nel XVII secolo, fu costruito sopra preesistenze medievali nel rione cittadino di Contrastanga. Originariamente appartenuto alla famiglia Bolognini, passò alla famiglia Elmi alla fine del XVIII secolo e, nel 1865, a Guglielmo Pandolfi, con l'obbligo testamentario di conservare il nome e lo stemma degli Elmi.

Il palazzo conserva ambienti decorati, pavimenti in maiolica, arredi storici, opere pittoriche, stemmi delle famiglie che ne furono proprietarie, una cappella privata e un archivio comprendente documentazione delle famiglie Elmi, Pandolfi Elmi e Jacobilli.[1]

Storia

Ingresso del Palazzo Pandolfi Elmi

Le preesistenze medievali

Il palazzo sorge su strutture più antiche rispetto all'edificio rinascimentale oggi visibile. Una parte delle murature interne, in particolare il muro posto sul lato opposto rispetto all'ingresso principale, è costituita da blocchi di pietra calcarea del Subasio appena sbozzati e viene ricondotta alle preesistenze medievali del complesso.[1]

L'edificio si trova nell'antico rione di Contrastanga, lungo la strada un tempo chiamata via Morlupo e oggi intitolata a Cesare Agostini.

La famiglia Bolognini

La costruzione del palazzo rinascimentale è collegata alla famiglia Bolognini, casato folignate tradizionalmente fatto risalire a un Bolognino vissuto nel 1280. La famiglia risulta tra quelle che godettero del grado consiliare cittadino almeno dal 1460.[1]

Secondo un manoscritto di Alessandro Barnabò, Matteo Angelo di Silvestro Bolognini, morto nel 1493, era indicato come appartenente alla «Compagnia della Contrastanga». Tale informazione ha fatto ipotizzare che la famiglia risiedesse nell'area del palazzo già alla fine del XV secolo.[2]

Alla fase dei Bolognini appartengono alcuni degli elementi decorativi più antichi conservati nel palazzo, tra cui lo stemma familiare posto sulla volta di uno dei saloni e, probabilmente, l'affresco quattrocentesco della Madonna con il Bambino.

Il casato Bolognini si estinse nel 1785. L'ultimo esponente, Giovanfrancesco Bolognini, figlio di Giovanni Battista Bolognini e di Ersilia Foschi da Rieti, morì il 1º agosto di quell'anno.[1]

Il passaggio agli Elmi

Alla morte di Giovanfrancesco Bolognini il patrimonio familiare, compreso il palazzo, passò ai figli di Girolamo Elmi. Quest'ultimo era figlio di Maria Bolognini, zia paterna di Giovanfrancesco, e di Filippo Elmi.[1]

Gli Elmi avevano precedentemente risieduto in un palazzo del rione di Piazza della Spada, nell'area anticamente denominata rione Feldenghi, corrispondente all'odierna via Santa Margherita. Gli eredi della famiglia risultano stabiliti nel già Palazzo Bolognini almeno dal 1811.[3]

L'Associazione Dimore Storiche Italiane descrive il palazzo come una costruzione cinquecentesca edificata dai Bolognini e successivamente ereditata dai conti Elmi.[4]

La successione Pandolfi Elmi

Nel 1865 Severino di Girolamo Elmi dispose per testamento il passaggio dell'immobile al nipote Guglielmo, figlio di Caterina Elmi e Ferdinando Pandolfi. La successione prevedeva l'obbligo di mantenere il nome e lo stemma degli Elmi.[1]

Guglielmo e i suoi discendenti assunsero pertanto il cognome Pandolfi Elmi. Il palazzo è rimasto nella disponibilità dei discendenti di Guglielmo Pandolfi, che ne hanno conservato l'assetto architettonico, gli arredi e parte delle raccolte storiche.[1]

Il Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche censisce la famiglia con la denominazione «Pandolfi Elmi» e documenta la formazione del ramo familiare attraverso l'unione delle famiglie Pandolfi ed Elmi.[5]

I restauri dopo il terremoto del 1997

Il palazzo fu interessato dagli interventi di consolidamento e restauro resi necessari dal terremoto che colpì Umbria e Marche nel 1997. I lavori compresero il recupero di diversi ambienti del piano nobile e il ripristino di una camera con struttura ad alcova di gusto settecentesco.[1]

Architettura

Facciata

Portale con l'iscrizione Aeternam inquire domum

La facciata principale è scandita orizzontalmente da due cornici marcapiano. Il piano terreno presenta un grande portale rinascimentale, affiancato da finestre munite di inferriate inginocchiate. Sotto le finestre si aprono aperture più piccole corrispondenti agli ambienti delle cantine.[1]

L'architrave del portale, sostenuta lateralmente da volute, è decorata con motivi a ovuli e dentelli e reca l'iscrizione latina:

AETERNAM INQUIRE DOMUM

traducibile come «ricerca la casa eterna».

Al centro, sopra l'architrave, è collocato un piccolo rilievo con il trigramma bernardiniano. La presenza di simboli religiosi sopra i portali, in alternativa agli stemmi familiari, è stata rilevata dallo storico dell'arte Jörg Garms come una caratteristica ricorrente nell'architettura civile folignate.[6]

Il piano nobile è caratterizzato da alte finestre con architravi sostenute da volute. Al centro di ciascun architrave è presente una piccola maschera scolpita. Al livello superiore si aprono le finestre del mezzanino.

Atrio e cortile

Cortile interno e doppio loggiato

Il portale introduce in un atrio con pavimento in laterizio e copertura a botte. Nella volta sono visibili due riquadri e un tondo leggermente incassati, probabilmente destinati in origine ad accogliere decorazioni pittoriche.[1]

In fondo all'atrio si apre il cortile interno, caratterizzato da un doppio loggiato. Le arcate sono a tutto sesto, realizzate in laterizio, mentre i soffitti sono coperti da volte a crociera. Al di sopra del loggiato si trova una fila di finestre ad arco corrispondenti al sottotetto.

Sulla destra dell'atrio si aprono due passaggi. Il primo, coperto da una volta a botte, conduce verso gli scantinati attraverso un percorso inclinato simile a una mulattiera. Il secondo permette di raggiungere i piani superiori e il livello superiore del loggiato.

L'accesso alle sale avviene attraverso una struttura lignea con cimasa traforata, avvicinata da Cecconelli a soluzioni settecentesche presenti nel loggiato della chiesa di San Bartolomeo di Marano.[1]

Cantine e strutture sotterranee

Gli ambienti sotterranei sono costituiti da ampi vani e cantine raggiungibili direttamente dall'atrio. Le aperture poste nella parte inferiore della facciata assicurano l'illuminazione e l'aerazione dei locali.

Le cantine e le grotte sono state aperte al pubblico in occasione di alcune giornate promosse dall'Associazione Dimore Storiche Italiane.[7]

Ambienti interni

La cucina

La cucina è situata nell'ala più antica del palazzo. Una parete conserva due nicchie ad arco ribassato, collocate una sopra l'altra. Dalla nicchia superiore proviene un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e due angeli reggicortina.[1]

L'opera fu staccata intorno al 1930 e restaurata in quell'occasione da Giuseppe Colarieti Tosti, autore anche di altri interventi sulle decorazioni del palazzo.

Sala da pranzo

La cucina comunica con la sala da pranzo, nella quale si conserva un camino seicentesco decorato in stucco. La composizione è caratterizzata da ampie volute e da un ovale centrale nel quale era originariamente inserito uno stemma familiare.[1]

Il pavimento è composto da piastrelle quadrangolari in maiolica policroma con motivi decorativi di derivazione moresca. Il rivestimento viene ricondotto alla fase originaria di costruzione del palazzo.

La volta a padiglione presenta piccole decorazioni a tempera raffiguranti vasi, cesti e nature morte.

Salone dello stemma Bolognini

Uno dei saloni principali presenta sulla volta lo stemma policromo e dorato della famiglia Bolognini.

Lo stemma viene descritto con campo rosso, fascia d'oro e tre monete d'argento recanti la lettera «A», due poste sopra la fascia e una sotto. Sopra lo scudo è raffigurato un mezzo leone d'oro che sostiene un'ulteriore moneta d'argento.[1]

Negli angoli superiori del soffitto compaiono i nomi latini delle quattro virtù cardinali:

  • Fortitudo;
  • Iustitia;
  • Prudentia;
  • Temperantia.

Camera con alcova

Tra gli ambienti recuperati dopo il terremoto del 1997 si trova una camera con struttura ad alcova, realizzata secondo il gusto settecentesco. La soluzione è stata paragonata agli ambienti privati del governatore pontificio conservati a Palazzo Trinci.[1]

Sala dei paesaggi

Una stanza del piano nobile presenta quattro riquadri dipinti sui lati della volta, raffiguranti paesaggi naturali. Le composizioni, caratterizzate da tonalità chiare e luminose, sono ricondotte alla fase tardo-settecentesca e al gusto neoclassico.

Gli angoli delle pareti sono ornati da piccoli specchi, anch'essi riconducibili alle trasformazioni decorative della fine del XVIII secolo.[1]

Sala verde

La cosiddetta «sala verde» è decorata con motivi vegetali intrecciati a scene di caccia. La denominazione deriva dalla tonalità predominante dell'apparato ornamentale.

Sala dei veli

Nella «sala dei veli» le pareti sono dipinte con finti tendaggi, decorati con motivi floreali e bordi che imitano il merletto.

La soluzione decorativa è stata confrontata con quella di altri palazzi folignati rinnovati alla fine del XVIII secolo, tra cui Palazzo Alleori Ubaldi.[1]

Sala dello stemma Elmi

Stemma della famiglia Elmi

Un'altra stanza conserva sul soffitto una raffigurazione dello stemma tradizionale della famiglia Elmi.

Lo stemma presenta un campo d'oro, indicato invece come argento in alcuni stemmari, attraversato diagonalmente da un'onda rossa. Al di sopra dello scudo compare un braccio disposto verticalmente, ornato da tre corone d'oro e con un elmo di ferro nella mano. Sotto l'arma è dipinto un cartiglio con l'iscrizione «ELMUS».[1]

Opere d'arte

Madonna con il Bambino e due angeli

L'opera pittorica più antica descritta nel palazzo è l'affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e due angeli reggicortina, originariamente collocato in una nicchia della cucina.

Il dipinto è attribuito a un pittore folignate vicino ai modelli di Niccolò Alunno e Pierantonio Mezzastris. È stato proposto, in via ipotetica, il nome di Cristoforo di Jacopo.[1]

L'affresco è datato tra gli anni Settanta e Novanta del XV secolo. La commissione potrebbe pertanto essere collegata a Matteo Angelo di Silvestro Bolognini, morto nel 1493, oppure al fratello Arcangelo di Silvestro Bolognini, documentato come priore nel 1468.

Decorazioni pittoriche

Le sale del piano nobile presentano decorazioni realizzate in epoche differenti, dal Seicento alla fine del Settecento. Tra i soggetti figurano:

  • nature morte;
  • paesaggi;
  • scene di caccia;
  • motivi floreali;
  • finti tendaggi;
  • emblemi e stemmi familiari;
  • personificazioni e richiami alle virtù cardinali.

Arredi e raccolte

Secondo il Comune di Foligno, il palazzo conserva arredi storici, dipinti e testimonianze documentarie, tra cui manoscritti e una biblioteca di formazione seicentesca.[8]

La scheda comunale segnala inoltre la presenza delle cosiddette «casse Trinci», manufatti tradizionalmente collegati alla storia della signoria dei Trinci.

Cappella di Ersilia Foschi

La cappella privata del palazzo si apre sul loggiato del piano nobile ed è dedicata a Ersilia Foschi.

Ersilia Foschi, vissuta tra il 1690 e il 1735, sposò Giovanni Battista Bolognini. Dopo la morte di una figlia intraprese la vita religiosa con il nome di suor Maria Maddalena del Crocifisso e si ritirò in una cella eremitica realizzata presso la villa che i Bolognini possedevano a Serrone.[1]

All'interno della cappella si conserva una tela del pittore folignate Sergio Marini.

Archivio storico

Nel palazzo è conservato un archivio familiare costituito principalmente da documentazione prodotta dagli Elmi e, successivamente, dai Pandolfi Elmi.

Una parte consistente delle carte dei secoli XVI e XVII proviene dalla famiglia Jacobilli, casato folignate al quale appartenne Lodovico Jacobilli, storico, bibliofilo e bibliografo del XVII secolo.[9]

Il complesso documentario comprende, secondo le descrizioni disponibili:

  • pergamene;
  • documenti con sigilli;
  • registri amministrativi e patrimoniali;
  • corrispondenza;
  • manoscritti;
  • carte genealogiche;
  • documentazione relativa alla gestione delle proprietà;
  • studi e appunti prodotti da componenti della famiglia;
  • documenti provenienti dalla famiglia Jacobilli.

L'archivio è censito nei sistemi informativi del Ministero della cultura ed è stato oggetto di provvedimenti di tutela da parte della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Umbria.[10]

Biblioteca

Il palazzo conserva una biblioteca storica, indicata dalle fonti comunali come una raccolta di formazione seicentesca. Il patrimonio librario è legato alle vicende delle famiglie che abitarono la dimora e ai fondi documentari confluiti nel complesso.[11]

La presenza di materiali provenienti dai Jacobilli collega la raccolta alla figura di Lodovico Jacobilli, autore di numerosi studi sulla storia religiosa e civile di Foligno e dell'Umbria.

Aperture al pubblico e iniziative culturali

Palazzo Elmi Pandolfi è una dimora privata, ma alcuni suoi ambienti vengono occasionalmente aperti al pubblico durante iniziative culturali.

La dimora ha partecipato alle Giornate nazionali dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, durante le quali sono state organizzate visite alle sale, alle cantine, alle grotte e all'archivio.[12]

Nel palazzo si sono svolte anche manifestazioni dedicate al rapporto tra agricoltura, patrimonio culturale e dimore storiche.

Denominazioni

Nel corso della sua storia l'edificio è stato indicato con denominazioni differenti:

  • Palazzo Bolognini, dal nome della famiglia che lo edificò;
  • Palazzo Elmi, dopo il passaggio del 1785;
  • Palazzo Elmi Pandolfi;
  • Palazzo Pandolfi Elmi.

La forma «Palazzo Elmi Pandolfi» è utilizzata dal Comune di Foligno e nello studio di Emanuela Cecconelli. L'Associazione Dimore Storiche Italiane utilizza anche la variante «Palazzo Pandolfi Elmi».

Cronologia

  • Medioevo – Nell'area sono presenti strutture successivamente inglobate nel palazzo.
  • XV secolo – La famiglia Bolognini è documentata nel rione Contrastanga e viene edificato il nucleo originario della dimora.
  • Fine XV – XVI secolo – Costruzione e ampliamento del palazzo rinascimentale.
  • XVII secolo – Ristrutturazione degli interni e realizzazione di nuovi apparati decorativi.
  • 1º agosto 1785 – Muore Giovanfrancesco Bolognini, ultimo rappresentante della famiglia.
  • 1785 – Il palazzo passa alla famiglia Elmi.
  • 1811 – Gli Elmi risultano residenti nel palazzo.
  • 1865 – Severino Elmi lascia il palazzo al nipote Guglielmo Pandolfi con l'obbligo di mantenere il cognome e lo stemma Elmi.
  • Circa 1930 – L'affresco della Madonna con il Bambino viene staccato e restaurato.
  • 1997 – Il terremoto Umbria-Marche provoca danni all'edificio.
  • Anni successivi – Restauro e consolidamento strutturale.
  • XXI secolo – Aperture al pubblico e partecipazione alle iniziative dell'Associazione Dimore Storiche Italiane.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Emanuela Cecconelli, Palazzo Elmi Pandolfi, Foligno, Comune di Foligno.
  2. ↑ Alessandro Barnabò, Famiglie nobili di Fuligno.
  3. ↑ Giovanni Metelli, Gli Elmi del Rione Feldenghi, in Bollettino storico della città di Foligno, XI, 1987, pp. 151-162.
  4. ↑ Palazzo Elmi Pandolfi, su Associazione Dimore Storiche Italiane. URL consultato il 12 luglio 2026.
  5. ↑ Pandolfi Elmi, famiglia, su SIUSA – Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche, Ministero della cultura. URL consultato il 12 luglio 2026.
  6. ↑ Jörg Garms, Architettura folignate tra barocco e neoclassico, in Piermarini e il suo tempo, Foligno, 1983, pp. 83-91; 200-211.
  7. ↑ Giornata nazionale ADSI – Palazzo Elmi Pandolfi, su Associazione Dimore Storiche Italiane. URL consultato il 12 luglio 2026.
  8. ↑ Palazzo Elmi – Pandolfi, su Comune di Foligno, 11 febbraio 2026. URL consultato il 12 luglio 2026.
  9. ↑ Palazzo Pandolfi Elmi – Archivio, su Associazione Dimore Storiche Italiane. URL consultato il 12 luglio 2026.
  10. ↑ Provvedimento relativo al patrimonio Pandolfi (PDF), su Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Umbria, Ministero della cultura. URL consultato il 12 luglio 2026.
  11. ↑ Palazzo Elmi – Pandolfi, su Comune di Foligno. URL consultato il 12 luglio 2026.
  12. ↑ Giornata nazionale – Palazzo Elmi Pandolfi, su Associazione Dimore Storiche Italiane. URL consultato il 12 luglio 2026.

Bibliografia

  • Alessandro Barnabò, Famiglie nobili di Fuligno, Biblioteca comunale di Foligno, ms. F-54-5-86, cc. 50 e 155-163.
  • Alessandro Barnabò, Araldica Fulginatensis, Biblioteca comunale di Foligno, ms. F-54-4-92, cc. 37r e 147r.
  • Francesca Bettoni e Stefano Sturm, «Foligno Barocca: i palazzi nobili e dei mercanti», in Marcello Fagiolo (diretto da), Atlante tematico del Barocco in Italia. Residenze nobiliari. Stato Pontificio e Granducato di Toscana, a cura di Mario Bevilacqua e Maria Luisa Madonna, Roma, 2003, p. 189.
  • Emanuela Cecconelli, «Pierantonio Mezzastris pittore di edicole sacre», in Giordana Benazzi ed Elvio Lunghi (a cura di), Pierantonio Mezzastris pittore a Foligno nel Quattrocento, Foligno, 2006, pp. 219-237, in particolare pp. 226-227.
  • Emanuela Cecconelli, Palazzo Elmi Pandolfi, Comune di Foligno.
  • Jörg Garms, «Architettura folignate tra barocco e neoclassico», in Piermarini e il suo tempo, Foligno, 1983, pp. 83-91 e 200-211.
  • L'Ordine dei Minimi nella luce dei santi, a cura della Postulazione generale, Roma, 1927.
  • Antonio Mancinelli, Stemmi cittadini di Foligno, Biblioteca comunale di Foligno, ms. A-12-2-100, cc. 71-72.
  • Roberto Marini, «Palazzo Bolognini, poi Elmi, Elmi Pandolfi», in Residenze folignati. Calendario della Cassa di Risparmio di Foligno, Foligno, 1997.
  • Giovanni Metelli, «Gli Elmi del Rione Feldenghi», in Bollettino storico della città di Foligno, XI, 1987, pp. 151-162.

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