Palazzo Manzi

Palazzo Manzi
Facciata sulla Piazza Paracchini.
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLombardia
LocalitàDongo
IndirizzoPiazza Paracchini, 6
Coordinate46°07′22.41″N 9°16′39.32″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzionec. 1830
Stileneoclassico
Usomuseo
Realizzazione
ArchitettoPietro Gilardoni
Committentefamiglia Polti-Petazzi

Palazzo Manzi si trova nella piazza principale, affacciata sul lago e sul vecchio molo, di Dongo, sul lago di Como.

Storia

Sede municipale dal 1937, il palazzo era la dimora della nobile famiglia Polti-Petazzi, che lo fece costruire tra gli anni Venti e Trenta dell'Ottocento, su progetto di Pietro Gilardoni.[1]

Sulla piazza antistante il palazzo, il 28 aprile 1945 vennero fucilati alcuni gerarchi fascisti che erano stati catturati assieme a Mussolini.[1]

Dal 2014 il palazzo ospita il Museo della Fine della Guerra[2],[3] già Museo della Resistenza Comasca[4].

Descrizione

L'esterno è sobrio e semplice, e corrisponde perfettamente ai dettami dello stile neoclassico,[5] in voga al tempo della costruzione dell'edificio.[1] La facciata è divisa in quattro piani, con al piano nobile una balconata centrale e due balconcini laterali. Al centro, il portale d'ingresso con un arco a tutto sesto.

Entrando dal portone (su cui ancora si vedono i battenti con incisa una P, iniziale della famiglia Polti-Petazzi), si vedono sulla sinistra una lapide che ricorda Giuseppina Manzi, l'ultima proprietaria del palazzo, che nel 1937 donò l'edificio alla comunità, e sulla destra un'altra lapide, posta a memoria della fine del Fascismo. Al piano superiore, oltre agli uffici comunali, trovano posto una cappella dedicata all'Immacolata, una biblioteca contenente oltre 4000 libri antichi e la cosiddetta Sala d'Oro.[1]

Sala d'Oro

Chiamata in questo modo per le dorature su stucchi e fregi al suo interno, la Sala d'Oro era il salone d'onore del palazzo.[6] È caratterizzata dallo stile neoclassico: la pianta è rettangolare, il soffitto a volta, e lungo il perimetro della sala corre un elegante ballatoio con ringhiera in ferro battuto e decori dorati.[1]

La volta e le pareti sono affrescate con diversi episodi mitologici, quasi tutti ispirati al tema dell'azione civilizzatrice delle arti, soprattutto la musica.

Al centro della volta, un grande affresco raffigurante il Parnaso,[6] monte sacro alle Muse, dipinto da Giuseppe Lavelli (allievo di Andrea Appiani[6]): vi si vede Apollo che suona la cetra, circondato dalle Nove Muse, a fianco della sorgente dispensatrice di ispirazione poetica; sullo sfondo si scorge il cavallo alato Pegaso.

Note

  1. 1 2 3 4 5 Trabella, cap. 32.
  2. ↑ Museo della fine della guerra Dongo, su www.museofineguerradongo.it. URL consultato il 23 luglio 2026.
  3. ↑ Dongo, inaugurato il Museo Grandi assenti i partigiani, su www.laprovinciadicomo.it, 13 aprile 2014. URL consultato il 23 luglio 2026.
  4. ↑ Storia, su Museo della Fine della Guerra Dongo. URL consultato il 23 luglio 2026.
  5. ↑ Suffia, p. 65
  6. 1 2 3 Belloni et al., p. 247.

Bibliografia

  • Luigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991.
  • Giusi Suffia, Patrizia Guerra ed Enrico Romanetto (a cura di), Dongo, in Como, i laghi e le valli, collana Le guide d'Italia, n. 237, Torino, Europea Editoriale C.O.M. s.r.l., 2019.
  • Francesca Trabella, 50 Ville del Lago di Como, Lipomo, Dominioni Editore, 2020, ISBN 978-88-87867-38-1.

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