Palazzo Porto
| Palazzo Porto Palazzo Porto Festa | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Località | Vicenza |
| Indirizzo | Contrà Porti, 21 |
| Coordinate | 45°32′58.62″N 11°32′43.13″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1546-1552 |
| Stile | rinascimentale |
| Uso | privato |
| Piani | 3 |
| Realizzazione | |
| Architetto | Andrea Palladio |
| Committente | Iseppo da Porto |
| Città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto | |
|---|---|
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| Tipo | Architettonico |
| Criterio | C (i) (ii) |
| Pericolo | Nessuna indicazione |
| Riconosciuto dal | 1994 |
| Scheda UNESCO | (EN) City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto (FR) Scheda |
Palazzo Porto, opera dell'architetto Andrea Palladio, è sito a Vicenza in Contrà Porti. È uno dei due palazzi progettati in città da Palladio per la famiglia dei Porto (l'altro è Palazzo Porto in piazza Castello); commissionato dal nobile Iseppo da Porto intorno al 1546,[1] l'edificio vede una fase piuttosto lunga di progettazione ed ancor più lunga - e travagliata - nella sua realizzazione, rimasta in parte incompiuta.
Assieme alle altre architetture palladiane di Vicenza, è inserito dal 1994 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Storia


È molto probabile che Iseppo da Porto intraprenda la costruzione di un grande palazzo nella contrada dei Porti spinto dall'emulazione nei confronti di quanto i suoi cognati Adriano e Marcantonio Thiene avevano cominciato a realizzare a poche decine di metri di distanza, nel 1542.[1] È possibile che proprio il matrimonio di Iseppo con Livia Thiene, nella prima metà degli anni quaranta, sia l'occasione concreta che determina la chiamata di Andrea Palladio.[1]
Alleati ai Thiene, i Porto erano una famiglia ricca e potente in città, e i palazzi dei diversi rami della famiglia si attestavano lungo la contrada che ancora porta il loro nome.[1] Iseppo fu personaggio influente, con diverse responsabilità nell'amministrazione pubblica della città, che più di una volta si intrecciarono con incarichi affidati a Palladio.[1] Molto probabilmente fra i due i rapporti dovevano essere più stretti che fra committente e architetto, se si considera che trent'anni dopo il progetto per il palazzo di città, Palladio progetta e inizia a realizzare una grande villa per Iseppo a Molina di Malo, mai completata. I due amici muoiono nello stesso anno, il 1580.[1]
Il palazzo era abitabile nel dicembre del 1549, a meno di metà della facciata, conclusa tre anni più tardi, nel 1552.[1] Numerosi disegni autografi palladiani testimoniano un iter progettuale complesso, che prevedeva sin dall'inizio l'idea di due blocchi residenziali distinti, il primo lungo la strada e un secondo attestato sulla parete di fondo del cortile.[1] Nei Quattro libri dell'architettura i due blocchi edilizi sono collegati fra loro da un maestoso cortile con enormi colonne composite: si tratta chiaramente di una rielaborazione di quell'idea originaria ai fini della pubblicazione.[1]
Progetto di Palladio

Confrontato con palazzo Civena, precedente appena di qualche anno, palazzo Porto restituisce appieno la misura dell'evoluzione palladiana successiva al viaggio a Roma del 1541 e al contatto con l'architettura antica e contemporanea.[1] Il modello bramantesco di palazzo Caprini viene qui reinterpretato tenendo conto dell'abitudine vicentina di abitare il piano terreno, che quindi risulta più alto.[1] Lo splendido atrio a quattro colonne è una reinterpretazione palladiana di spazi vitruviani, dove sopravvive anche il ricordo di tipologie tradizionali vicentine.[1]
Le soluzioni devono far fronte ad un'esigenza, la creazione di un palazzo e foresteria per gli ospiti illustri, e una circostanza, un lotto allungato, stretto tra due vie. Il progetto dunque lavora su due vettori: il verticale della facciata e l'orizzontale della distribuzione planimetrica.
Il "dialogo" tra progettista e committente avviene tramite numerosi disegni, varianti, ripensamenti e correzioni in itinere, di cui possiamo ricostruire le fasi grazie a cinque disegni conservati presso il Royal Institute of British Architects (RIBA) di Londra.

La genialità dell'architetto giunge dunque nella combinazione di due problemi in una soluzione unica e di maggior spessore. La disposizione della foresteria e del corpo principale non crea due ali distinte - come nei primi progetti - ma viene combinata in un cortile/peristilio colonnato, la facciata abbandona il corinzio (ora passato al prospetto interno) lasciando spazio al più contestuale ionico (abbinato al bugnato della base). I due elementi vengono collegati da un'elegante soluzione ad atrio/cerniera in ordine dorico.
Dopo una brillante - ma lunga - fase di progettazione il progetto vede la realizzazione del corpo principale con alcune sostanziali modifiche distributive e della - seppur semplificata - foresteria. Oggetto di svariate ristrutturazioni ed ampliamenti, l'edificio mantiene intatta solamente la sua faccia "pubblica".
Sezione (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1776)
Prospetto principale secondo le indicazioni de I quattro libri dell'architettura di Andrea Palladio.
Decorazione
Le due sale a sinistra dell'atrio furono affrescate da Paolo Veronese e Domenico Brusasorzi,[1] mentre gli stucchi sono del Ridolfi. Sull'attico del palazzo, le statue di Iseppo e suo figlio Leonida, vestiti come antichi romani, sorvegliano l'ingresso dei visitatori alla loro casa.[1]
- Interno
L'atrio
Parte della volta affrescata nel salone con la Caduta dei giganti da Domenico Brusasorzi
Sinopia di un medaglione nel soffitto
- Modello (ricostruzione in 3D)
Ricostruzione secondo i disegni xilografici de I quattro libri dell'architettura
Ricostruzione della facciata
Spaccato prospettico
Note
Bibliografia
- Fonti
- Palazzo Iseppo da Porto Festa, Vicenza, in Mediateca, Palladio Museum (fonte utilizzata per la stesura di parte della voce).
- E. Forssman, Palazzo di Porto Festa a Vicenza, CISA Palladio, Vicenza 1973.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Palazzo Iseppo Porto, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Palazzo Porto, su archINFORM.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 234789528 |
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