Palazzo Rivera
| Palazzo Rivera | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Abruzzo |
| Località | L'Aquila |
| Indirizzo | Piazza Santa Maria di Roio, 9 |
| Coordinate | 42°20′58.62″N 13°23′41.76″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | Inagibile |
| Costruzione | XVI secolo |
| Ricostruzione | XVIII secolo |
| Stile | barocco, rococò (facciata) |
| Realizzazione | |
| Architetto | Luigi Filippi |
| Proprietario | famiglia Rivera |
| Committente | famiglia Rivera |
Storia
La storia del palazzo si intreccia con quella della famiglia Rivera, originatasi dalla stirpe dei Conti dei Marsi e stabilitasi in città sin dalla sua fondazione. A differenza di altri casati locali impegnati nel commercio della lana e dello zafferano, i Rivera acquisirono potere e prestigio – soprattutto a partire dal Cinquecento – grazie all'acquisizione di beni immobili, ossia i palazzi cittadini e i ricchi pascoli circostanti[2].
Il casato si insediò nel locale di Roio già nel XVI secolo e vi dimorò anche in seguito al terremoto dell'Aquila del 1703, almeno fino al 1712, prima della realizzazione del contemporaneo palazzo[3]. Gli storici sono discordi sull'esatta datazione dell'edificio; alcune fonti lo fanno risalire al 1746, quando cioè la famiglia certamente vi abitava, tuttavia è possibile che i lavori siano continuati anche nei decenni successivi, sino al 1769-1778[4]. Con ogni probabilità, il preesistente palazzo cinquecentesco non fu demolito, bensì inglobato nella nuova struttura, così come già avvenuto nell'adiacente Palazzo Antonelli Dragonetti de Torres[3]. Il progetto viene attribuito a Luigi Filippi, autore anche del Palazzo Arcivescovile[5].
In seguito al terremoto dell'Aquila del 2009, il palazzo ha subito ingenti danni alle strutture[5].
Descrizione
Il palazzo occupa una porzione d'isolato tra la piazza Santa Maria di Roio, via Roio e via Monteluco, nel cuore del quarto di San Giovanni. Il complesso ed ampio isolato è completato ad est, verso la piazza del Duomo dal più noto Palazzo Antonelli Dragonetti de Torres. Si pone frontalmente alla chiesa di Santa Maria di Roio ed a lato di Palazzo Persichetti.
Il palazzo si configura come un ammodernamento della preesistente struttura cinquecentesca, soprattutto mediante la realizzazione della nuova testata che si delinea come elemento riunificatore del complesso; quest'ultima, databile alla seconda metà del XVIII secolo, è caratterizzata da un barocco neoclassicista con influenze rococò per quanto riguarda le decorazioni delle finestre[6]. In alzato, presenta tre ordini con attico – similarmente al vicino Palazzo Persichetti e ai concittadini palazzi Ardinghelli, Antinori, Manieri e Rustici – sebbene la vistosa fascia marcapiano evidenzi soprattutto due ordini, di cui l'inferiore di notevole altezza[3]. Al marcapiano si collegano le finestre, in numero di 7 di cui 5 assemblate nella parte centrale, secondo uno schema che ricorda quello di Palazzo Fibbioni[3]. Il portale è inquadrato da due colonne a base quadrangolare e sormontato da un balconcino; la finestra sovrastante reca nel timpano lo stemma di famiglia. Gli angoli sono risolti con coppie di vistose lesene a spigolo aperto poggiate sui cantonali[6].
L'impianto è assai complesso e si presenta articolato intorno a tre corti di varie dimensioni, di formazione rinascimentale, collegate rispettivamente a tre ingressi – uno per ogni prospetto – e distribuito da tre scale[4]. La complessità della struttura, particolarmente disomogenea nell'ala su via Roio, testimonia le diverse fasi costruttive del palazzo, sviluppatesi nell'arco di oltre due secoli[3]. All'interno, il palazzo ospita saloni dipinti e decorati con stucchi[5].
Note
- ↑ Catalogo.beniculturali.it; Cultura.regione.abruzzo.it.
- ↑ Clementi e Piroddi (1986), p. 68; Mantini (2009), p. 68.
- 1 2 3 4 5 Moretti e Dander (1974), p. 315.
- 1 2 Centofanti e Brusaporci (2011), pp. 151-187; Moretti e Dander (1974), p. 315.
- 1 2 3 Cultura.regione.abruzzo.it.
- 1 2 Centofanti e Brusaporci (2011), pp. 151-187.
Bibliografia
- Riferimenti
- Mario Centofanti e Stefano Brusaporci, Il disegno della città e le sue trasformazioni (PDF), in Città e Storia, vol. 6, n. 1, Roma, Università degli Studi Roma Tre – Centro Ricerche per Roma, 2011, ISSN 1828-6364 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2026).
- Alessandro Clementi e Elio Piroddi, L'Aquila, Bari, Laterza, 1986, ISBN 88-420-2799-5.
- Silvia Mantini, L'Aquila spagnola (PDF), 2ª ed., Roma, Aracne, 2009, ISBN 978-88-548-3042-4 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2016).
- Mario Moretti e Marilena Dander, Architettura civile aquilana dal XIV al XIX secolo: catalogazione e schedatura degli edifici di rilevante interesse storico-artistico nella città de L'Aquila, L'Aquila, Leandro Ugo Japadre Editore, 1974, SBN CFI0458311.
- Approfondimenti
- Raffaele Colapietra, Carla Bartolomucci, Mario Centofanti e Tiziana Amedoro, L'Aquila: i palazzi, L'Aquila, Ediarte, 1997, SBN BVE0144334.
- (EN) Claudia Conforti e al., L'Aquila: una città d'arte da salvare · saving an art city, traduzione di Angela Arnone, Pescara, Carsa Edizioni, 2009, ISBN 978-88-501-0109-2.
- Touring Club Italiano, L'Italia. Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005, SBN TO01431499.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Palazzo Rivera, su catalogo.beniculturali.it, Ministero della cultura.
- Regione Abruzzo, Palazzo Rivera (PDF), su cultura.regione.abruzzo.it. URL consultato il 7 gennaio 2019.
| Controllo di autorità | GND (DE) 7631379-7 |
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