Palazzo Wedekind
| Palazzo Wedekind | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Lazio |
| Località | Roma |
| Coordinate | 41°54′03.1″N 12°28′46.12″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1838 |
| Stile | neoclassico |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giovanni Battista Giovenale e Pietro Camporese il Giovane |
| Proprietario | INPS |
| Committente | Karl Wedekind |
Palazzo Wedekind è un edificio storico nel centro di Roma. Affacciato su Piazza Colonna, nell'omonimo rione, fu edificato nella seconda metà del XVIII secolo; completamente ricostruito nel secolo successivo, dal primo dopoguerra divenuto di proprietà dell'INPS, ospita anche la sede della casa editrice del quotidiano romano il Tempo.
Storia
Il nucleo originario del palazzo, che risale alla seconda metà del XVII secolo, insiste sul sito su cui, in epoca romana, sorgeva il Tempio di Marco Aurelio,
Nel 1838 fu fatto completamente ricostruire da papa Gregorio XVI su disegni di Pietro Camporese il Giovane, che lo dotò di un porticato realizzato con sedici colonne, undici delle quali, antichissime e appartenenti all'ordine ionico, provengono dagli scavi archeologici della città etrusca di Veio, come ricorda l'iscrizione latina sul fregio[1] che recita: GREGORIUS XVI PONTIF(ex) MAXIM(us) ANNO MDCCCXXXVIII FRONTEM AEDIFICII EXORNANDUM PORTICUM VEIORUM COLUMNIS INSIGNEM ADSTRUENDAM CURAVIT (Gregorio XVI Pontefice massimo nel 1838 fece decorare la facciata dell’edificio aggiungendovi il portico di Veio, famoso per le sue colonne).
In seguito a questi lavori, da sede del vicegerente del vicariato di Roma, l'edificio diventò sede dell'Ufficio di Stato delle Poste del Papa; fu, poi, per qualche anno dopo il 1871, sede del ministero dell'Educazione del Regno d'Italia.
Nel 1879 il ricco banchiere tedesco Karl Wedekind lo acquistò per ristrutturarlo sulla base di un progetto di Giovanni Battista Giovenale. Nel 1918 fu acquisito dalla società editrice del quotidiano Il Tempo (periodico che uscì dal 1917 al 1922).
Tra il 1937 e il 1940 divenne poi sede della Galleria di Roma e, a giugno del 1937, l’allora governatore fascista, Giuseppe Bottai, inaugurò al suo interno un'importante mostra dedicata ad artisti di grande fama come Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Amedeo Modigliani, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Gino Severini e Mario Sironi.
Dal 1938 al 1943 il palazzo ospitò la redazione del periodico La difesa della razza, rivista dai forti toni antisemiti andata in stampa nel clima politico di persecuzione razziale instaurato sotto il regime fascista[2].
Dopo essere stato, per breve tempo, dal settembre del 1943 fino alla liberazione di Roma, sede ufficiale del Partito Fascista Repubblicano, dal 1945 divenne la sede dell'attuale quotidiano Il Tempo e poi tornò nella disponibilità dell’INPS.
All’interno del palazzo si trovano due imponenti saloni: la Sala Angiolillo e la Sala Montecitorio. La sala Angiolillo, situata al primo piano del palazzo, offre allo sguardo le meraviglie del soffitto e i preziosi mosaici del pavimento, concepito dall'architetto G. B. Giovenale e datato 1881. I mosaici raffigurano Apollo con la cetra (una rappresentazione del canto). una giovane donna che danza, un attore che recita leggendo le note su una pergamena, come nelle rappresentazioni classiche dell’antica Grecia. Gli strumenti musicali di pregevole fattura tratteggiati sul pavimento, e le altre raffigurazioni evocano, nello stile e nella eleganza, i preziosi mosaici che adornavano i pavimenti delle ville nobiliari dell’antica Roma e della civiltà ellenica. Volgendo l’attenzione al soffitto, si osservano rappresentazioni di danza, come sfondo ai telamoni che sembrano reggere il particolare soffitto. L’intero ambiente richiama i saloni rinascimentali che proprio Wedekind volle che fossero ricreati e che, per eleganza e stile, si ispiravano anch’essi agli ambienti classici.
La Sala Montecitorio ospita un arazzo gigante del 1600/1650 circa, appartenente alla Collezione Sciarra, e un quadro risalente ai secoli XVII o XVIII, attribuito a un artista ignoto, raffigurante una donazione all'interno di una chiesa spagnola [3].
Il palazzo ospita un’importante collezione di opere d’arte del ‘900, di proprietà dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale[4].
Note
- ↑ GREGORIUS XVI PONTIF. MAXIM. ANNO MDCCCXXXVIII FRONTEM AEDIFICII EXORNANDAM PORTICUM VEIORUM COLUMNIS INSIGNEM ADSTRUENDAM CURAVIT.
- ↑ Ufficio Stampa - RAI3: LA DIFESA DELLA RAZZA, su ufficiostampa.rai.it, RAI.it. URL consultato il 29 giugno 2018.
- ↑ PALAZZO WEDEKIND E LA SUA STORIA (PDF), su inps.it.
- ↑ GIORNATE FAI DI AUTUNNO 2021 LA PINACOTECA (PDF), su inps.it.
Bibliografia
- Giorgio Carpaneto, I palazzi di Roma, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-541-0207-5.
Altri progetti
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