Palazzo Zabarella
| Palazzo Zabarella | |
|---|---|
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Località | Padova |
| Indirizzo | via S. Francesco, 27 |
| Coordinate | 45°24′21.56″N 11°52′45.16″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
Palazzo Zabarella è un palazzo medievale ubicato nel centro storico di Padova. Si trova all'angolo tra via Zabarella e via San Francesco, in un'area che era compresa tra la parrocchia di San Lorenzo e la contrada di Santa Margherita, vicino all'antica porta di San Lorenzo e non lontano dalla cinta muraria duecentesca.[1] Il Palazzo fece parte delle proprietà della famiglia dei Da Carrara fino al termine del XIV secolo, quando passò alla famiglia Zabarella, che ne mantenne il possesso per più di quattro secoli.
L'edificio appartiene al comune di Padova e viene utilizzato, dagli anni novanta, per eventi di carattere culturale e mostre di importanza internazionale.[2]
Storia
L’analisi stratigrafica delle murature ha permesso di distinguere diverse fasi di sviluppo del complesso. A una prima fase costruttiva segue un ampliamento verso est, caratterizzato da murature in laterizio più regolari e dall’apertura di nuovi accessi. Una successiva fase comporta la riorganizzazione dei piani superiori con l’inserimento di elementi architettonici in pietra, come finestre e portali, che segnano il passaggio da una funzione prevalentemente difensiva a una residenziale e rappresentativa. Interventi minori e restauri completano la sequenza in età moderna e contemporanea[1].
Periodo preromano e romano
Le prime testimonianze di occupazione di quest’area furono rinvenute durante gli scavi archeologici condotti tra il 1995 e il 1996 nell’area di Palazzo Zabarella, e consistono in un cippo con decussis (pietra con incisione a X) datato tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., interpretato come evidenza della pianificazione urbana dell’antico insediamento[3]. Ulteriori ritrovamenti comprendono blocchi di trachite e lastre di calcare utilizzati nelle fondazioni, oltre a materiali legati ad attività metallurgiche, tra cui un forno per la lavorazione del bronzo e resti di carbone[4]. Tra la fine del II sec. a.C. e l’inizio del I sec. a.C. il complesso si amplia con materiali più durevoli, segno di attività artigianali in crescita e maggiore benessere, come indicano intonaci affrescati e pavimenti musivi appartenenti ad una residenza o domus romana. Il suo sviluppo segue quello urbano ed economico di Padova fino alla fine dell’età romana[5].
Medioevo
La costruzione originaria, realizzata su esistenti strutture di epoca romana, si data all’XI secolo. L'edificio complessivo raggiunge la sua attuale fisionomia durante il medioevo, quando, tra XII e inizio XIII secolo, venne edificata la torre con palazzo da famiglia ignota.[1.1] La tecnica edilizia combina una base in blocchi di trachite e calcare di reimpiego (spolia) e un alzato in laterizi romani di riuso, soluzione tipica adottata nel campo dell'edilizia padovana precedente al Duecento. L’uso sistematico di materiali antichi suggerisce non solo disponibilità di risorse, ma anche un valore simbolico legato al prestigio della committenza. La presenza di cesure murarie (discontinuità tra parti dell’edificio) indica che torre e palazzo furono realizzati in fasi costruttive distinte, pur risultando funzionalmente connessi[1].
Tamponamento porta riconducibile ad un ampliamento di Palazzo Zabarella
Base di Palazzo Zabarella in blocchi lapidei di reimpiego (spolia) con segni visibili di riuso
Dettaglio di finestre tamponate caratterizzate da un bardellone disposto con motivo a "dente di sega", visibile a Palazzo Zabarella
Tra 1388 e 1405 il palazzo venne venduto dai Da Carrara agli Zabarella[6]. Durante il Medioevo il palazzo aveva funzioni residenziali e parzialmente militari. All'interno era possibile trovare un cortile di servizio, le stalle, le armerie e un unico accesso esterno che indica un edificio chiuso e difendibile, pur destinato alla vita quotidiana della nobiltà locale (residenza principale, ricevimento di ospiti, amministrazione dei beni familiari)[7]. La famiglia mantenne il possesso del complesso per circa quattro secoli, come testimonia il documento notarile del 1732 del notaio Zonca, che descrive armi e stemmi nobiliari sulla facciata a indicarne il prestigio[8].

Ottocento e Novecento
Nell'Ottocento Giacomo Zabarella, ultimo discendente della famiglia, fa decorare gli interni da Giuseppe Borsato, Giovanni Carlo Bevilacqua e Francesco Hayez. Morendo senza eredi nel 1846, Giacomo zabarella segnò l'estinzione del suo ramo dinastico, ma non del cognome. Per qualche decennio il palazzo rimase la residenza della moglie Anna e dei suoi discendenti, poi venne venduto ma rimase comunque dimora privata, fino a quando, nel 1920, il Credito Veneto lo acquistò per farne la propria prestigiosa sede centrale. Inizialmente non vennero operati sostanziali interventi, ma già dal 1925 si resero necessari lavori di ampliamento e venne realizzato un ampio emiciclo a due piani, rispecchiante l'atmosfera neoclassica[9].
Dopo il secondo conflitto mondiale, l'edificio divenne sede della Società del Casino Pedrocchi e luogo di ritrovo di colti cittadini padovani[9].
La società ne lasciò poi la sede nel 1988 ed il palazzo, dopo quasi dieci anni di attento restauro e scavi archeologici, riprese vita nel 1996 ricoprendo nuovamente le funzioni che lo contraddistinguevano in epoca medievale, ovvero luogo di rappresentanza il palazzo e sedi di attività commerciali le adiacenze[9].
Fondazione Bano

Palazzo Zabarella è, dagli anni novanta, sede della Fondazione Bano, che ha l'intento di promuovere e valorizzare beni d'interesse storico e artistico e, più in generale, di promuovere nel territorio mostre d'arte di livello internazionale[10]. Nata nel 1996 su iniziativa dell'imprenditore padovano Federico Bano, il primo intervento promosso dalla Fondazione riguarda il restauro del Palazzo Zabarella, intrapreso intorno al 1990 e con la finalità di creare uno spazio pubblico dedicato ad esposizioni ed eventi culturali. Nel corso della sua attività, l'ente culturale ha curato mostre d'arte basate su ricerche e studi scientifici, che hanno permesso la valorizzazione di artisti italiani del XIX e XX secolo. La Fondazione è sostenuta da soprintendenze scientifiche, ha rapporti con oltre 200 musei a livello internazionale e si inserisce anche nel collezionismo privato. Collabora con le università, offrendo stage rivolti a studenti e ricercatori, sostiene attività di ricerca nel campo della cultura figurativa tra Ottocento e Novecento, e partecipa al recupero dell'Archivio Jole Veneziani.[11]
Descrizione
Esterno
Il Palazzo presenta una imponente torre quadrangolare (6,54 x 6,54 m) situata nel punto a ovest, tra via San Francesco e via Zabarella. La torre presenta una base costituita da sei corsi di grandi blocchi di trachite e calcare di reimpiego, per un’altezza di circa 3,5 m, mentre la parte superiore è realizzata in laterizio fino a circa 4 m. Le ridotte dimensioni della porta situata all’estremità orientale della facciata indicano un successivo rialzamento delle quote d’uso; in origine, l’edificio risultava quindi più elevato. Questo ribassamento dell'edificio potrebbe quindi essere ricollegato al terremoto del 1117.
Il prospetto meridionale della torre è caratterizzato da quattro aperture: due finestre e una porta-finestra rettangolari in pietra di Nanto con architrave aggettante, oltre a una piccola finestra con architrave in trachite, posta a quota superiore e in posizione eccentrica[1].
Il palazzo si sviluppa su due piani ed è coronato da una cornice ad archetti e merlatura. Nella parte centrale si aprono un ampio portale in pietra e cinque finestre rettangolari in pietra di Nanto, distribuite tra i prospetti ovest ed est. Al piano terra sono inoltre presenti due aperture tamponate: una, in prossimità della torre, con arco in mattoni e luce di circa 4,70 m; l’altra, sul lato orientale, anch’essa in mattoni, con luce di circa 1,55 m[1].
Il primo piano è scandito da sette aperture rettangolari (cinque finestre e due porte-finestre), tutte in pietra di Nanto. Nella zona centrale del prospetto sono visibili tracce di aperture originarie, probabilmente due bifore con bardellone decorato.[1]
Interno
Gli interni di Palazzo Zabarella assumono la loro configurazione principale all’inizio dell’Ottocento, quando Giacomo Zabarella promuove un rinnovamento degli ambienti. Le sale vengono ridecorate tra il 1818 e il 1819 da Giuseppe Borsato, Giovanni Carlo Bevilacqua e Francesco Hayez, secondo il gusto neoclassico. Nel corso del Novecento gli interni subiscono ulteriori modifiche: l’intervento di Antonio Zanivan introduce un emiciclo su due livelli, successivamente adattato anche a sala da ballo, alterando in parte l’organizzazione originaria degli spazi[9].
Dopo il restauro degli anni Novanta, il palazzo è stato trasformato in sede espositiva: gli ambienti interni sono organizzati come spazi museali per mostre temporanee, mantenendo però alcune decorazioni storiche, soprattutto ottocentesche.[9]
Note
- 1 2 3 4 5 6 Francesca Benetti, Il Progetto di Valorizzazione: gli itinerari tematici in Padova: architetture medievali (Progetto Armep 2007 - 2010)., a cura di Alexandra Chavarria Arnau, Mantova, società archeologica, 2011, p. 270.
- ↑ Pagina 29
- ↑ Comune di Padova, su www.comune.padova.it. URL consultato il 10 aprile 2026.
- ↑ Pirazzini C., La città invisibile. Padova preromana. Trent'anni di scavi e ricerche., De Min, M., Gamba, M., Gambacurta, G., & Ruta Serafini, A., 2005, pp. 99-102.
- ↑ Michelini P., L’organizzazione della produzione artigianale presso i Veneti Antichi: il caso di studio di Padova. Tesi di Dotto rato, Università degli Studi di Padova (tutor: M. Vidale)., 2016, pp. 246-250.
- ↑ Luisa Giornate di studio Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina, II secolo a.C.-I secolo d.C., Padova, fra tradizione e innovazione, in Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina: II secolo a.C. - I secolo d.C. atti delle giornate di studio, Torino, 4-6 maggio 2006, All'insegna del giglio, 2007, p. 67, ISBN 978-88-7814-482-8.
- ↑ Giovanni Cagnoni, Aurora di Mauro, Marco Maffei, Angela Ruta Serafini, Paolo Michelini, Palazzo Zabarella.
- ↑ Palazzo Zabarella, collana Musei diffusi, Esedra, 1996, p. 45, ISBN 978-88-86413-13-8.
- ↑ Giovanni Battista Zonca, ASPd, Notarile, b. 6595, c. 336 r – 354 v.
- 1 2 3 4 5 Palazzo Zabarella, su Palazzo Zabarella. URL consultato il 15 aprile 2026.
- ↑ Le mostre, su zabarella.it. URL consultato il 29.03.2011 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2011).
- ↑ Fondazione Bano Onlus, su siusa-archivi.cultura.gov.it.
Bibliografia
- Francesca Benetti, Il Progetto di Valorizzazione: gli itinerari tematici in Padova: architetture medievali (Progetto Armep 2007 -2010), a cura di Alexandra Chavarria Arnau, Mantova, Società archeologica, 2011, ISBN 9788887115710.
- Luisa Brecciaroli Taborelli. "Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina: II secolo aC-I secolo dC: atti delle Giornate di studio: Torino, 4-6 maggio 2006." Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina (2007), ISBN 978-88-7814-482-8.
- Giovanni Cagnoni, Aurora Di Mauro, Marco Maffei, Angela Ruta Serafini e Paolo Michelini, Palazzo Zabarella, Padova, Esedra, 2009, ISBN 8886413130.
- Maurizia De Min, Mariolina Gamba e Giovanna Gambacurta, La città invisibile. Padova preromana. Trent'anni di scavi e ricerche, Angela Ruta Serafini, Bologna, Edizioni Tipo arte Bologna - Banca Antonveneta, 2005.
- Paolo Michelini, L'organizzazione della Produzione Artigianale presso i Veneti Antichi: Il caso studio di Padova (Tesi di dottorato in Storia, critica e conservazione dei beni culturali, XXVIII ciclo, Dipartimento dei Beni Culturali: Archeologia, Storia dell’Arte, del Cinema e della Musica, Università degli Studi di Padova), Supervisore: Prof. Massimo Vidale. Direttore della Scuola: Prof.ssa Francesca Ghedini., Università di Padova, 2016.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Palazzo Zabarella, su palazzozabarella.it.
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