Parigi ci appartiene

Parigi ci appartiene
Betty Schneider e Giani Esposito in una scena del film
Titolo originaleParis nous appartient
Lingua originalefrancese, inglese
Paese di produzioneFrancia
Anno1961
Durata140 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generedrammatico
RegiaJacques Rivette
SceneggiaturaJacques Rivette e Jean Gruault
ProduttoreRoland Nonin, Claude Chabrol (co-produttore)
Casa di produzioneAjym Films, Les Films du Carrosse
Distribuzione in italianoPFA Films
FotografiaCharles L. Bitsch
MontaggioDenise de Casabianca
MusichePhilippe Arthuys
Interpreti e personaggi

Parigi ci appartiene (Paris nous appartient) è un film del 1961 diretto da Jacques Rivette.

Trama

Su una lunga carrellata da un treno verso Parigi scorrono i titoli di testa del film che chiudono con «Parigi non appartiene a nessuno», citazione da Peguy. Giugno 1957, l'inquadratura dal basso penetra dentro un appartamento dove Anna sta studiando una poesia, si trova a Parigi per frequentare l'Università. Viene coinvolta in un party di artisti e intellettuali tipico di quegli anni e di quella città, l'Esistenzialismo era nel pieno del suo fulgore. Ma il film ci immette in una dimensione affatto differente, si direbbe fantapolitica, da una parte il misterioso suicidio di Juan, dall'altra una teoria del complotto declamata apertamente da Philip, che in una delle prime scene schiaffeggia Terry come fosse lei la responsabile della morte di Juan. La situazione che si viene a creare è quindi messa in scena, nei dialoghi e nei comportamenti, su una base irreale dove in ogni caso emergono ruoli definiti, dall'ingenuità, propria di Anna, alla malizia che compromette la fiducia, come nel caso di Terry. Quest'ultima a bordo della sua spider collega i luoghi e i personaggi componendo come una tela di un ragno. Anna entra in contatto con gli attori diretti dall'amico regista Gerard, viene coinvolta direttamente nella rappresentazione di un'opera di Shakespeare, Pericle, ma il suo pensiero dominante è quello di collegare la morte di Juan con un complotto che diventa sempre più credibile in quanto storicizzato, nominato, che sia il fascismo, il mcartismo o legionari, qualcosa che in ogni caso vuole un mondo sottomesso totalmente a pochi potenti. Philip è sicuro si tratti di una potente rete di spionaggio internazionale i cui responsabili si ritrovano ovunque e inaspettatamente. Intanto anche Gerard viene ritrovato morto. Il gruppo scappa dalla città diventata, o almeno si crede, una trappola e si ritrova in fuga verso un posto isolato. Jean Marc, anche lui sotto minaccia, chiede aiuto ad Anne per andare via da Parigi, a sua volta Anne chiede aiuto a Terry e con la spider vanno insieme a prelevarlo. La spider ha solo due posti, Anne quindi cede il suo posto e prende um taxi. Nella casa in campagna Terry arriverà da sola, dice di aver fatto scendere Jean Marc su sua richiesta. Poi se ne va portando con sé Philip, senza una meta precisa. Nell'oscurità più totale Anne non sa cosa rispondere alla proposta della troupe teatrale superstite di continuare il Pericle e la sua risposta, che chiude il film, è «... per fare cosa»?

Accoglienza

Il film, riferisce Georges Sadoul, richiese due anni per la sua realizzazione, dal 1958 al 1960 «e fu proiettato per la prima volta in una Parigi in cui risuonavamo gli scoppi degli attentati dinamitardi dell'O.A.S.». «Chissà», scrive ancora Sadoul nel 1965, «che non si debba dire domani che questo fu tra i più bei film della Nouvelle Vague, rigoroso, duro, allusivo, direttamente influenzato dallo stile di Fritz Lang»[1] del quale, peraltro, vi è una citazione, ovvero l'inserimento della Torre di Babele di Metropolis.[2]

Critica

Sandro Toni scrive che Paris nous appartient «dà l'esatta misura del suo talento. Partendo dalla fusione dei modelli del cinema poliziesco americano con il neorealismo rosselliniano, Rivette costruisce la storia di un'idea che si nega continuamente finché non rimarrà che il nulla».[3]

Note

  1. ↑ Georges Sadoul, Paris nous appartient, in Enciclopedie pratiche, Vol.3-I film N-Z/Aggiornamento, n. 19, Firenze, G.C.Sansoni Editore Nuova S.p.A., marzo 1981, p. 371.
  2. ↑ Giulia Lavarone, Parigi ci appartiene? Sguardi inquieti sulla città negli anni della Nouvelle vague (PDF), Padova University Press, 2022. URL consultato il 30 gennaio 2026.
  3. ↑ Sandro Toni, Rivette, Jacques, in Oscar Studio, Alfonso Canziani (a cura di), Cinema di tutto il mondo i registi e le loro opere, n. 65, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., novembre 1978, p. 385.

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