Paul Picot
| Paul Picot | |
|---|---|
| Stato | |
| Fondazione | 1976 |
| Fondata da | Mario Boiocchi e Roberto Boiocchi |
| Sede principale | Le Noirmont |
| Persone chiave | Famiglia Boiocchi:
Mario Boiocchi e Roberto Boiocchi (fondatori) Franco Boiocchi |
| Settore | Manifatturero |
| Prodotti | Orologi da polso |
| Slogan | «Noblesse du detail» |
| Sito web | www.paul-picot.com/ |
Paul Picot è un'azienda orologiera svizzera, fondata nel 1976 a Le Noirmont.
Storia
I primi anni (1976-1980)

Già negli anni Cinquanta Mario Boiocchi si appassiona al mondo dell'orologeria lavorando come riparatore in un negozio dello zio[1] a Valenza, ma è solo nel 1976 che Mario, con il fratello Roberto, decide di creare una realtà orologiera artigianale, con ispirazione ai canoni classici, in pieno contrasto con lo sviluppo dell'orologeria al quarzo a basso costo, soprattutto proveniente dal Giappone. Si decise di aggiungere il nome Paul al cognome svizzero-francese Picot (cognome ricorrente nell'orologeria antica): così nacque Paul Picot. In origine Paul Picot era solamente il nome di una collezione del marchio Levrette, del quale la famiglia Boiocchi era concessionaria per il tramite della società BRM fondata dai fratelli Mario e Roberto: il successo riscontrato da questa collezione, meccanica, fa propendere per la nascita di un marchio a sé stante agli inizi degli anni Ottanta.
I fratelli Boiocchi, italiani, avevano la sede produttiva in Svizzera, a Le Noirmont, mentre in Italia, a Valenza, si trovava la sede centrale della distribuzione degli orologi[2].
Nonostante la diffusione dell'orologeria al quarzo, che garantiva precisione, economicità dei movimenti (soprattutto col passare dei decenni) e costi di gestione decisamente contenuti, Mario e Roberto Boiocchi vollero proseguire la tradizione orologiera elvetica tradizionale, incassando nei suoi segnatempo movimenti meccanici (automatici o a carica manuale di varie case, da Venus a ETA) e, per molti di essi, utilizzare raffinate e pregiate tecniche per realizzarne i quadranti, come la pittura a smalto o il guillochage. Un altro criterio dell'azienda orologiera è quello di realizzare segnatempo proporzionati ed eleganti, come ad esempio traspare dal cronografo ref. 4888 (il cui modello crono base è alimentato da Lemania 1873), proposto anche con la complicazione del calendario e del lunario (movimento Lemania 1883), che presenta le anse fisse "a maniglione" (proposto in versione più sobria con la ref. 4889).
Gli anni d'oro (1985-2000)

Nel 1985 vennero lanciati i nuovi cronografi automatici U-BOOT, caratterizzato da un peculiare "cavaliere" utile a segnare con precisione il punto preciso sulla ghiera, impermeabile fino a 100 metri e mosso dal Lemania 5100, un movimento contenente anche materiali plastici che consente anche la visualizzazione delle 24 ore del giorno. L'U-BOOT inoltre è stato anche scelto dall'esercito tedesco per equipaggiare alcune sue divisioni per via della robustezza del movimento.



I primi anni '80 vedono la nascita del Grand Complication, un cronografo dotato di calendario e fasi lunari, mosso dallo storico movimento Valjoux 88[3]. A fianco di questo orologio, si sono poi diffusi i segnatempo al quarzo, come il Kudos, e l'O Aristos (dal greco "il migliore") dotato di calendario completo. Cavalcando l'onda del successo degli orologi in acciaio con bracciale integrato come l'Audemars Piguet Royal Oak e il Patek Philippe Nautilus, Paul Picot realizza il Mediterraneé, con un design che richiama il Cartier Santos.
Nel 1987 è il turno del primo diver della casa, il Plongeur N. 1[4] (noto anche come A-Type), poi realizzato in numerose varianti. Nel 1989 nasce il Plongeur B-Type, il quale è dotato di ghiera unidirezionale in zaffiro. Questi modelli si distinguono dalla concorrenza per un design pulito e piuttosto minimale. Il Plongeur fu uno dei primi esempi di collaborazione tra la casa orologiera e il designer francese Hugo Berger.
Inoltre nel decennio degli anni '80 la Maison è stata sponsor del campionato Offshore.


La fine degli anni Ottanta e i Novanta coincidono con il periodo di maggior successo dell'azienda, la quale produceva oltre ventimila orologi l'anno[5]. Nei primi anni del decennio viene presentato sul mercato anche un solotempo extrapiatto, presentato in versione manuale (movimento Lemania 1200 derivato da Lassale[6]) o automatica. In questi anni viene proposto anche il modello Carré Galbé con cassa rettangolare.

Nel 1991 viene presentato il Le Chronographe, un crono modulare con massa oscillante personalizzata in oro 21 carati e decorata a mano e dotato di pulsanti cronografici a vite (uno dei pochi ad offrirli all'epoca, insieme al Rolex Daytona), ed il Telemeter, con scala telemetrica. In questo periodo si affermano i primi modelli della casa ad essere certificati Cronometro. Per ampliare la fascia di clientela, l'azienda presenta anche il Minichron, un cronografo integrato con cassa da 36 mm che potesse essere indossato anche da un pubblico femminile. Il modello non perdeva le qualità per le quali Paul Picot si era fatto apprezzare, vale a dire il grado di finitura, la robustezza e l'impressione di qualità al polso. Anche il Minichron montava, come il Le Chronographe, il calibro automatico solotempo ETA 2892-A2 con l'aggiunta del modulo cronografico Dubois-Dépraz. Il fondello era però chiuso e l'impermeabilità testata a 50 metri.
Sempre negli anni Novanta Paul Picot acquisisce la storica casa orologiera Levrette[7], fondata nel 1832, in una situazione di crisi a seguito del successo dell'orologeria al quarzo. Neanche nella collezione Maxi Sport Paul Picot perde il suo classico aplomb di eleganza e stile: l'orologio, impermeabile fino a 100 metri e dotato di cassa da 40mm serrata al fondello con nove viti, mantiene i canoni estetici del marchio come il quadrante bianco e molto pulito e i numeri romani.
In questo decennio alcuni orologi Paul Picot ottengono la certificazione Cronometro dal COSC in virtù della loro precisione e affidabilità. Nel frattempo vengono realizzate diverse complicazioni, come i secondi continui retrogradi, i cronografi con funzione rattrapante, gli orologi regolatori e altre. In questo periodo tuttavia non vengono proposti soltanto orologi complicati, ma anche segnatempo dall'estetica minimale: è il caso, ad esempio, degli extrapiatti realizzati con movimento ETA ultrasottile spesso meno di 1 millimetro, che consente ai segnatempo di fermarsi ai 3 millimetri di spessore.
Nel 1993 viene presentato il Paul Picot Technicum[8], il primo orologio sul mercato a offrire movimento automatico cronografico rattrapante, con datario, giorno della settimana e riserva di carica. Inoltre il Technicum è il primo rattrapante automatico con funzioni crono e tempo al centro (prima i rattrapanti automatici avevano ore e minuti decentrati al 3 come nel caso del Longines Francillon e dell'Ulysse Nardin Berlin). Il movimento automatico impiegato era il Valjoux 7750 massicciamente elaborato e migliorato in tre anni di riprogettazione, rinominato dall'azienda PP 8888 e certificato cronometro.
Risale al 1994 il Firshire Tonneau certificato cronometro con riserva di carica, dotato di vetro zaffiro asimmetrico (un'altra peculiarità che non si era mai vista a livello stilistico).
Nel 1995 alla Fiera di Basilea debutta la ripetizione ore, quarti e minuti della collezione di punta Atelier: il modello, realizzato in edizione limitata e numerata, presentava lunetta godronata, quadrante in argento massiccio lavorato a guilloché e movimento a carica manuale PP 818 interamente decorato secondo elevati standard[9]. All'epoca, quest'opera costava oltre 170.000 franchi svizzeri. Lo stesso anno, la linea Atelier si arricchisce anche del modello tipo regolatore (con lettura separata di ore, minuti e secondi), dotato di riserva di carica e datario. Il movimento (PP 1100).
L'azienda si lega al mondo delle corse: a fine anni Novanta ha premiato chi ha realizzato la pole position sul circuito di Monza nel Gran Premio omonimo di F1 (il Chrono Monza era un Le Chronographe leggermente modificato nell'aspetto), e nel 2013 realizza un cronografo dedicato appositamente a Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi, coppia di driver che vinsero nel 1927 la prima edizione della Mille Miglia al volante di una OM 665 "Superba".
Nel 1998 viene presentato il modello La Rattrapante Atelier 310 (il movimento, PP 310, era un Venus 179[10] d'epoca mai utilizzato): un cronografo rattrapante dotato di calendario completo, in edizione limitata e numerata[11]. A fine anni Novanta nasce la collezione American Bridge, che propone un segnatempo dalla cassa rettangolare.
Il Nuovo Millennio (2000- oggi)
Risale al 2000 il nuovo Plongeur C-Type, che cambia significativamente l'estetica dei primi due modelli, e che viene affiancato nel 2003 dalla versione cronografica. Nel 2000 il modello American Bridge debutta nella variante crono.
Nel 2005 nasce il Technograph, un cronografo dal design iconico, realizzato e personalizzato in numerosissime varianti, tra cui anche in una versione celebrativa del centenario della fondazione dell'Inter. La peculiarità di questo cronografo è il quadrante multilivello con differente lettura, rispetto alla concorrenza, dei tempi cronografici. I quadranti secondari, infatti, vengono percorsi dalla parte più lunga o più corta delle lancette[12], risultando così particolarmente scenografici.
Nel 2006 viene proposta la nuova collezione Atelier, la quale si afferma come la nuova linea classica di Paul Picot, declinata in numerose varianti di colori, materiali (anche pietre dure come occhio di tigre e lapislazzuli) e complicazioni.
Risale al 2012 il brevetto del Megarotor, una massa oscillante realizzata in tungsteno montata sugli ETA 2892-2 che riduceva del 20% il tempo di ricarica dell'orologio, grazie in particolare alle sue dimensioni maggiorate (come si evince dal nome). Il suo diametro faceva sì che andasse a coprire anche la ciambella di fissaggio del movimento alla cassa.
Nel 2014 Paul Picot ha legato il suo nome anche al mondo dell'aviazione presentando il Savoia Marchetti S.55, un cronografo automatico dedicato all'idrovolante omonimo.
L'azienda non rinuncia, tutt'oggi, a realizzare quadranti raffinati con materiali pregiati, come l'occhio di tigre, smalti vari, eccetera.
Nel 2018 viene presentato lo Yachtman Club, un modello sportivo e impermeabile all'acqua, proposto in varie versioni e colorazioni. Il marchio, dopo lungo tempo, è tornato a sponsorizzare competizioni sportive, legandosi al mondo velico[13].
Ai giorni nostri l'azienda realizza all'incirca 4000 orologi l'anno.
Note
- ↑ Mario Boiocchi e lo «spirito della vera orologeria», su ilGiornale.it, 29 novembre 2010. URL consultato il 17 febbraio 2023.
- ↑ Davide Passoni, L’orologio è Svizzero ma l’anima è italiana, su Economy Magazine, 24 dicembre 2020. URL consultato il 17 febbraio 2023.
- ↑ bidfun-db Archive: Watch Movements: Valjoux 88, su www.ranfft.de. URL consultato il 24 gennaio 2023 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2023).
- ↑ (EN) Higlights, su Paul Picot. URL consultato il 17 novembre 2022 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2022).
- ↑ Giampiero Negretti, Paul Picot: tradizione, qualità, innovazione, in Orologi, n. 52, Maggio 1992.
- ↑ Histoire, su www.collectionjeanlassale.ch. URL consultato il 24 gennaio 2023.
- ↑ Levrette 1832, su www.levrette1832.com. URL consultato il 17 novembre 2022.
- ↑ (VI) Review đồng hồ Paul Picot Atelier Technicum Chronograph Rattrapante, su Gia Bảo. URL consultato il 3 dicembre 2025 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2025).
- ↑ Paul Picot Ripetizione Minuti, su www.orologista.com. URL consultato il 15 dicembre 2025.
- ↑ (EN) Venus caliber 179 » WatchBase, su WatchBase.com. URL consultato il 24 gennaio 2023.
- ↑ Paul Picot Rattrappante, su www.orologista.com. URL consultato il 15 dicembre 2025.
- ↑ (EN) MasterHorologer, Paul Picot TECHNOGRAPH, su MasterHorologer, 12 novembre 2008. URL consultato il 3 dicembre 2025.
- ↑ Tullio Belluschi Ha Detto, Paul Picot torna sul mare, su soloPolso, 27 luglio 2013. URL consultato il 24 gennaio 2023.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Paul Picot
Collegamenti esterni
- Sito ufficiale, su paul-picot.com.