Pedicularis kerneri

Pedicolare di Kerner
Pedicularis kerneri
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superasteridi
(clade)Asteridi
(clade)Euasteridi
(clade)Lamiidi
OrdineLamiales
FamigliaOrobanchaceae
TribùPedicularideae
GenerePedicularis
SpecieP. kerneri
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
SottoregnoTracheobionta
SuperdivisioneSpermatophyta
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
SottoclasseAsteridae
OrdineScrophulariales
FamigliaScrophulariaceae
SottofamigliaOrobanchoideae
GenerePedicularis
SpecieP. kerneri
Nomenclatura binomiale
Pedicularis kerneri
Dalla Torre, 1882
Nomi comuni

(DE) Kerners Läusekraut
(FR) Pédiculaire de Kerner

La pedicolare di Kerner (Pedicularis kerneri Dalla Torre, 1882) è una pianta parassita appartenente alla famiglia Orobanchaceae.[1]

Etimologia

Il nome generico (Pedicularis) deriva da un termine latino che significa "pidocchio" e si riferisce alla convinzione che queste piante infestino di pidocchi il bestiame al pascolo; altri giustificano l'etimologia del nome del genere all'opposto, ossia in quanto si pensa che queste piante liberino la testa dai pidocchi.[2][3][4] L'epiteto specifico (kerneri) è stato dato in ricordo del professore di botanico a Innsbruck Kerner A. von Marilaun (1831 - 1898).[5]

Il binomio scientifico di questa pianta è stato proposto per la prima volta dal biologo austriaco Karl Wilhelm von Dalla Torre (1850 - 1928) nella pubblicazione "Anleit. Beob. Alpenfl.: 176." del 1882.[6]

Descrizione

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Queste piante sono alte da 3 a 12 cm. La forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e hanno le foglie disposte a formare una rosetta basale. Sono inoltre piante parassite: le radici mostrano organi specifici per nutrirsi della linfa di altre piante.[2][5][7][8]

Radici

Le radici, spesso fusiforme o fascicolate, grosse e carnose, si distribuiscono a raggiera cercando di raggiungere le radici di altre piante per succhiarne la linfa.

Fusto

La parte aerea del fusto è prostrato; la superficie è pubescente.

Foglie

Le foglie hanno un contorno lanceolato a forma due volte pennatosetta con segmenti più o meno profondamente dentati; la superficie è glabra e colorata di purpureo scuro; il rachide è alato. Dimensione delle foglie: larghezza 1 – 2 cm; lunghezza 6 – 9 cm.

Infiorescenza

Le infiorescenze sono povere di fiori (2 - 3 o al massimo 6 fiori) raggruppati in una breve spiga capitata; i peduncoli dei fiori sono lunghi 2 – 5 mm. Le brattee dell'infiorescenza sono simili alle foglie cauline ma più brevi.

Fiore

I fiori

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (del tipo bilabiato), tetrameri, ossia con quattro verticilli (calice – corolla - androceo – gineceo) e pentameri (la corolla e il calice sono a 5 parti). Lunghezza del fiore: 16 – 20 mm.

X, K (5), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula[7]
  • Il calice è gamosepalo con cinque denti diseguali di tipo crenato-lobato lunghi la metà della parte tubulosa (la base del calice è un tubo campanulato); la superficie è glabra o pubescente uniformemente. Lunghezza del calice: 8 – 9 mm.
  • La corolla, a forma più o meno cilindrica, è gamopetala bilabiata a fauci aperte. Il tubo della corolla supera appena il calice. Delle due labbra, quello superiore è colorato più intensamente (purpureo), è falcato e termina in un becco allungato; quello inferiore è formato da tre lobi con superficie glabra. Il colore della corolla è roseo. Lunghezza della corolla: 16 – 18 mm. Lunghezza del becco: 3 – 5 mm.
  • L'androceo possiede quattro stami didinami (due grandi e due piccoli - quelli inferiori hanno i filamenti allungati). I filamenti sono inseriti più o meno alla base della corolla e quelli degli stami anteriori sono densamente pubescenti. Le antere, dissimulate sotto il cappuccio del labbro superiore sono strettamente unite da una fitta peluria. La maturazione del polline è contemporanea allo stigma.[9]
  • Gineceo: l'ovario è supero formato da due carpelli ed è biloculare. Lo stilo inserito all'apice dell'ovario è del tipo filiforme; lo stigma è semplice ed è protruso brevemente oltre il cappuccio della corolla in modo da evitare l'auto-impollinazione.[9]
  • Fioritura: da luglio a agosto.

Frutti

Il frutto è una capsula loculicida bivalve a fusiforme, appuntita (a maturità è lunga il doppio del calice). I semi sono pochi a forma angolosa.

Biologia

Parassitismo

É una specie emiparassita che pur essendo in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana ricava l'acqua e le sostanze nutritive dalle radici della pianta ospite, alle quali si connette tramite austori.[10]

Riproduzione

Questa specie si riproduce per impollinazione tramite insetti (impollinazione entomogama).

La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria).

Distribuzione e habitat

  • Distribuzione: il tipo corologico (area di origine) è Orofita / Alpico-Pirenaico.
    Distribuzione della specie in Italia
    (Distribuzione regionale[11] – Distribuzione alpina[12])

    In Italia è una specie rara e si trova solamente nelle Alpi (è meno presente nella parte orientale). Fuori dall'Italia, sempre nelle Alpi, questa specie si trova in Francia, Svizzera e Austria (parte occidentale). Sugli altri rilievi europei collegati alle Alpi si trova nei Pirenei.[12]
  • Habitat: l'habitat tipico per questo fiore sono i pascoli alpini, i curvuleti e le pietraie. Il substrato preferito è siliceo con pH acido, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.[12]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 2100 fino a 2800 m s.l.m. (massimo 3050 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: alpino e in parte quello nivale e quello subalpino.

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico Pedicularis kerneri appartiene alla seguente comunità vegetale:[12]

Formazione: delle comunità delle praterie rase dei piani subalpino e alpino con dominanza di emicriptofite
Classe: Juncetea trifidi
Ordine: Caricetalia curvulae

Tassonomia

La classificazione tradizionale (Sistema Cronquist, 1981[13]) assegnava il genere Pedicularis alla famiglia Scrophulariaceae, mentre la moderna classificazione filogenetica (classificazione APG IV[14]) lo assegna alla famiglia Orobanchaceae.

Le Orobanchaceae sono una famiglia abbastanza numerosa, suddivisa in 7 tribù, 100 generi e circa 2000 specie[15][16] distribuite in tutti i continenti. Il genere Pedicularis appartiene alla tribù Pedicularideae e comprende oltre 600 specie (è il genere più numeroso della famiglia), delle quali quasi due dozzine sono presenti nella flora spontanea italiana e una quarantina circa nel resto dell'Europa.[5]

Le tre sezioni del genere

La classificazione del genere è difficile in quanto la forma del fiore è molto simile tra specie e specie; inoltre il colore della corolla nel secco è indistinguibile. Pignatti nella "Flora d'Italia" divide le specie spontanee della flora italiana in tre gruppi in base alla forma del labbro superiore (vedi il disegno):[5]

  • Sez. Anodontae: l'apice del labbro superiore della corolla è arrotondato (né rostrato e né dentato).
  • Sez. Rhyncholophae: il labbro superiore della corolla è più o meno falcato e termina in un becco allungato.
  • Sez. Pedicularis: il labbro superiore della corolla è provvisto di due dentini sotto la parte falcata.

La specie P. kerneri appartiene alla sez. Rhyncholophae.

Filogenesi

Secondo una recente ricerca di tipo filogenetico la famiglia Orobanchaceae è composta da 6 cladi principali nidificati uno all'interno dell'altro. Il genere Pedicularis si trova nel quarto clade (relativo alla tribù Pedicularideae). All'interno della tribù il genere è in posizione "gruppo fratello" al resto dei generi della tribù.[17]

Sinonimi

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Pedicularis caespitosa (Sieber ex Rchb.) Steininger
  • Pedicularis letourneuxii Personnat
  • Pedicularis rhaetica A.Kern.
  • Pedicularis rostrata L. subsp. rostrata
  • Pedicularis rostrata L. var. caespitosa Sieber ex Rchb.

Note

  1. ↑ (EN) Pedicularis kerneri, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 23 novembre 2025.
  2. 1 2 Motta 1960, Vol. 3 - pag. 236.
  3. ↑ David Gledhill 2008, pag.294.
  4. ↑ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 21 giugno 2015.
  5. 1 2 3 4 Pignatti 2017, pag. 363.
  6. ↑ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 15 luglio 2015.
  7. 1 2 Judd 2007, pag. 496.
  8. ↑ Strasburger 2007, pag. 852.
  9. 1 2 Motta 1960, Vol. 3 - pag. 237.
  10. ↑ (EN) Richard H. Ree, Phylogeny and the evolution of floral diversity in Pedicularis (Orobanchaceae) (PDF), in Int. J. Plant Sci., vol. 166, n. 4, 2005, pp. 595-613.
  11. ↑ Conti et al. 2005, pag. 140.
  12. 1 2 3 4 Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 268.
  13. ↑ (EN) Cronquist A., An integrated system of classification of flowering plants, New York, Columbia University Press, 1981, ISBN 9780231038805.
  14. ↑ (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1–20.
  15. ↑ (EN) Orobanchaceae, su Angiosperm Phylogeny Website. URL consultato il 20 ottobre 2014.
  16. ↑ (EN) Accepted genera of Orobanchaceae, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 22 ottobre 2025.
  17. ↑ (EN) Joel R. McNeal, Jonathan R. Bennett, Andrea D. Wolfe e Sarah Mathews, Phylogeny and origins of holoparasitism in Orobanchaceae, in American Journal of Botany, vol. 100, n. 5, 2013, pp. 971-983.

Bibliografia

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 3, 1960, p. 236.
  • David Gledhill, The name of plants (PDF), Cambridge, Cambridge University Press, 2008. URL consultato il 15 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 268.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 137, ISBN 88-7621-458-5.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Pignatti S., Orobanchaceae, in Flora d'Italia Vol. III, Milano, Edagricole, 2017, ISBN 9788850652440.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica, vol. 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.

Voci correlate

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