Per Frine

Per Frine
Titolo originaleὙπὲρ Φρύνης
Altri titoliPer Frine
AutoreIperide
1ª ed. originaleAnni 340 a.C. o poco dopo, vedi ipotesi
Genereorazione
Lingua originalegreco antico
AmbientazioneAtene
ProtagonistiFrine
AntagonistiEutia
SerieOrazioni di Iperide

Per Frine è un'orazione di Iperide da lui pronunciata ad Atene in un anno imprecisato degli anni 340 a.C. o poco tempo dopo.

Struttura

Questa orazione nell'antichità fu considerata una delle migliori di Iperide, apprezzato secondo Gianfranco Bartolini per "spregiudicatezza, ironia e sottigliezza".[1] Essa fu tradotta in lingua latina da Valerio Messala[2] e anche il Trattato del Sublime espresse parole di apprezzamento (a suo parere Demostene non sarebbe stato capace di scrivere su un caso del genere un discorso simile), pur considerando il processo di Frine come un caso di minore importanza[3].

Divenne esempio dell'eccezionale notorietà del processo di Frine, dovuta soprattutto all'aneddoto (ritenuto falso da alcuni studiosi) secondo il quale Iperide avrebbe scoperto il seno dell'etera per farla assolvere dai giudici (o, secondo un'altra versione, sarebbe stata l'etera stessa a denudarsi), anche se Ateneo di Naucrati[4] conosce una diversa versione, che ci illumina anche su parte del contenuto di essa:

«Iperide, parlando in difesa di Frine, poiché con le parole non otteneva nulla e sembrava ormai probabile che i giudici l'avrebbero condannata, avendola condotta in pubblico [al centro del tribunale] ed essendole concitatamente accorso per strapparle le tuniche, denudandone il petto, pronunciò l'epilogo patetico basandosi sulla vista di lei; fece così nascere nei giudici un timore religioso, al punto che essi, cedendo alla pietà, decisero di non condannare a morte la ministra e sacerdotessa di Afrodite.»

Tuttavia la famosa orazione di Frine è andata perduta, eccetto 10 frammenti conservati per tradizione indiretta[5].

Nel 2013 Peter O'Connell ha proposto come probabile frammento della Per Frine una sezione dell’Onomastikon[6] di Giulio Polluce riguardante i misteri eleusini.[7]

Note

  1. ↑ Bartolini, p. 118.
  2. ↑ Quintiliano, X, 5, 2.
  3. ↑ Del Sublime, 34, 3-4.
  4. ↑ XIII, 590E.
  5. ↑ Frr. 171-180 Jensen.Bartolini, pp. 117-119.
  6. ↑ VIII, 123-124.
  7. ↑ O'Connell.

Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie

Collegamenti esterni