In matematica, il permanente di una matrice quadrata
di ordine
, di elementi
è definito come

dove
rappresenta una permutazione, ossia un elemento del gruppo simmetrico
, quindi ci sono n! addendi, ciascuno dei quali è un
-prodotto di elementi della matrice. La definizione ricorda quella molto simile di determinante: ci sono gli stessi addendi, ma con l'unica differenza che nel determinante sono alcuni col segno più e altri col segno meno che dipendono dal segno della permutazione fissata nell'
-prodotto, nel permanente sono tutti col segno più. Infatti si ha:

Di fatto, come quest'ultimo, il permanente è un caso particolare di immanente, una più generale operazione su matrici di ordine
. Al contrario del determinante, il permanente non ha una semplice interpretazione geometrica. Esso è usato principalmente in combinatoria e nello studio dei bosoni.
Proprietà
Considerando il permanente come una funzione i cui argomenti sono
vettori, esso è una applicazione multilineare ed è simmetrica.
Sia
una matrice quadrata di ordine
si ha:
è invariante rispetto a permutazioni arbitrarie di righe o colonne di
;
- moltiplicando una riga o una colonna di
per uno scalare
anche il permanente viene moltiplicato per
;
è invariante rispetto alla trasposizione, cioè
.
Se
e
sono matrici quadrate di ordine
, allora

dove
e
sono sottoinsiemi di
che hanno la stessa cardinalità e
e
sono i rispettivi complementari in tale insieme.
D'altra parte la proprietà moltiplicativa del determinante non è soddisfatta dal permanente. Ad esempio:

Per il calcolo del permanente è valida una formula simile allo sviluppo di Laplace del determinante, in cui tutti i segni dei minori sono positivi. Per esempio, sviluppando lungo la prima colonna la seguente matrice si ha

mentre sviluppando rispetto all'ultima riga si ha

Matrici rettangolari
La funzione permanente si generalizza per il calcolo di matrici non quadrate. In certi testi, molti autori danno la definizione generale e considerano come caso particolare le matrici quadrate.[1] Sia data una matrice
in notazione:

con
a cui possiamo associare due insiemi:

denominati l'insieme degli indici colonna della matrice
e i sottoinsiemi degli indici colonna di
Fatta questa premessa si definisce il permanente di una matrice rettangolare la relazione

dove
è l'insieme di tutte le
-permutazioni dell'
-insieme
[2] I sottoinsiemi
di
sono pari alle combinazioni degli elementi presi a
a
cioè la famiglia di sottoinsiemi:

fissato un sottoinsieme
, occorre considerare gli elementi del gruppo simmetrico
ottenendo
addendi, cioè:

nelle due notazioni comuni (1-linea e 2-linea). Usiamo la notazione
per indicare le permutazioni di un particolare sottoinsieme di
. Quindi ci sono esattamente
addendi nello sviluppo del permanente di una matrice rettangolare. Quindi

Ad esempio se consideriamo una generica matrice
si ha:

fissato
occorre considerare le due permutazioni
degli indici colonna, ottenendo:

idem per gli altri due sottoinsiemi. Ottenendo lo sviluppo:

con
addendi della sommatoria.
Il risultato del matematico statunitense Ryser per il permanente è il calcolo più ottimizzato per matrici generiche. Sia
una matrice
con
riprendiamo i due insiemi visti all'inizio con il secondo che dipende da un indice
:

cioè l'insieme degli indici colonna della matrice
e gli
-sottoinsiemi degli indici colonna. Vediamo di soffermarci sul significato di questi sottinsiemi, definendo la famiglia di sottinsiemi simile a quanto visto prima:

quindi al variare di
otteniamo
-famiglie di sottoinsiemi. Vogliamo far notare, rispetto alla definizione data all'inizio, che non si hanno permutazioni degli indici fissato un
-sottoinsieme.
Definiamo la sottomatrice rettangolare i cui elementi hanno l'indice riga
e l'indice colonna
con

e facciamo le seguenti operazioni su tale sottomatrice: consideriamo le
-somme definite dalla seguente relazione:

esplicitando si ottengono
-somme

Infine facciamo il loro prodotto definendo il seguente numero intero (simbolo
-weight) cioè assegniamo un peso alla sottomatrice:

Fatte queste premesse, allora il permanente si ottiene con la relazione[3]

In particolare per
si ottiene la formuna di Ryser per una matrice quadrata
essendo

si ottiene

Ritornando all'esempio si ha la formula di Ryser:

con i seguenti insiemi

per cui possiamo calcolare le due sommatorie

e sostituendoli nella formula di Ryser si ottiene:

Sistemi di rappresentanti distinti (SDR)
La generalizzazione della definizione di una matrice permanente a matrici non quadrate consente di utilizzare il concetto in modo più naturale in alcune applicazioni. Ad esempio:
Consideriamo
-sottoinsiemi

(non necessariamente distinti) di un
-insieme con
La matrice delle incidenze di questa famiglia di sottoinsiemi è una
-matrice
Allora il numero SDR di questa famiglia è proprio
.[4]