Peter Hujar

Peter Hujar (Trenton, 11 ottobre 1934 – New York, 26 novembre 1987) è stato un fotografo statunitense. Noto soprattutto per i suoi ritratti in bianco e nero, Hujar ottenne poco successo in vita,[1] ma la sua opera fu poi riscoperta da pubblico e critica, tanto da essere considerato uno dei maggiori fotografi statunitensi degli anni Settanta e Ottanta.[2][3][4][5]

Biografia

Nato in New Jersey in una famiglia di origini ucraine,[6] si trasferì a New York con la madre e il secondo marito della donna. Dopo essere fuggito di casa a sedici anni, nel 1953 fu ammesso alla School of Industrial Art, dove cominciò a studiare fotografia, perfezionando poi gli studi grazie a master class di Richard Avedon.

Nel 1958 seguì l'artista Joseph Raffael in Italia, dove tornò nel 1963 dopo aver vinto una Fulbright scholarship. Qui realizzò fotografie nella Catacombe dei Cappuccini, poi pubblicate in Portraits in Life and Death.[7] Dopo il ritorno in patria, conobbe Andy Warhol e posò per lui in quattro dei suoi Screen Tests.[8] Dopo aver lasciato il mondo della fotografia commerciale, Hujar si dedicò all'attività freelance. Nel 1969, insieme al compagno Jim Fouratt, immortalò i moti di Stonewall e poi la prima marcia del Gay Liberation Front. Nel 1975 realizzò ritratti fotografici di Susan Sontag, Fran Lebowitz, John Waters, Divine e William S. Burroughs.[9] Le foto furono pubblicate insieme a quelle scattate nelle Catacombe dei Cappuccini nel libro Portraits in Life and Death, pubblicato con un'introduzione di Sontag. Nel 1981 conobbe David Wojnarowicz, di cui fu amante e poi mentore per il resto della sua vita.

Nel gennaio 1987 gli fu diagnosticata l'AIDS che lo portò alla morte nel novembre dello stesso anno.[10]

Note

  1. ↑ (EN) Simon Bowcock, Peter Hujar: the photographer who defined downtown New York, in The Guardian, 14 ottobre 2016. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  2. ↑ (EN) Holland Cotter, He Made Them Glow: A Maverick's Portraits Live On, in The New York Times, 15 dicembre 2019. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  3. ↑ (EN) Peter Schjeldahl, The Bohemian Rhapsody of Peter Hujar, in The New Yorker, 29 gennaio 2018. URL consultato l'11 gennaio 2025.
  4. ↑ (EN) Alexandria Symonds, "The Most Exacting Photographer in Downtown '70s New York", in The New York Times, 20 ottobre 2019. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  5. ↑ Francesca Faccani, Le fotografie di Peter Hujar sono senza tempo, per questo continuano a parlarci, su Vogue Italia, 15 dicembre 2024. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  6. ↑ (EN) Sofie Behluli, Art in Contemporary Anglo-American Fiction: The Ekphrastic Novel, Oxford University Press, 2025, p. 139, ISBN 978-0-19-895449-1.
  7. ↑ Hujar, il bianco e nero delle solitudini, su il manifesto, 8 marzo 2025. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  8. ↑ (EN) Gerard Malanga e Andy Warhol, Screen Tests/a Diary, Waverly Press, 2025, ISBN 978-1-62628-045-8.
  9. ↑ (EN) Alex Needham, ‘He was a born member of the underground’: how Peter Hujar captured the New York demimonde, in The Guardian, 15 aprile 2024. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  10. ↑ (EN) Peter Hujar Dies at 53; Made Photo Portraits, in The New York Times, 28 novembre 1987. URL consultato l'11 gennaio 2026.

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Collegamenti esterni

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