Philip Johnson-Laird
Philip Johnson-Laird (Leeds, 12 ottobre 1936) è uno psicologo britannico.
Biografia
Cresciuto in un contesto privo di tradizione accademica, lasciò la scuola all’età di 15 anni e svolse diversi lavori, tra cui quello di geometra, portantino ospedaliero, bibliotecario e panettiere. In questo periodo si interessò anche alla musica, esibendosi come pianista jazz e collaborando con la BBC. Parallelamente, fu attivo politicamente nel movimento per il disarmo nucleare e partecipò a iniziative di disobbedienza civile legate al Committee of 100, fondato da Bertrand Russell[1].
In età adulta decise di intraprendere studi universitari presso l’University College London, dove conseguì il dottorato sotto la supervisione dello psicologo cognitivo Peter Wason, con ricerche in psicolinguistica. In seguito ha ricoperto incarichi accademici presso diverse istituzioni, tra cui l’Università del Sussex, l’Università di Cambridge e l’Università di Princeton, dove è stato nominato Stuart Professor of Psychology. Nel 2008 ha ricevuto una laurea honoris causa in Scienze del linguaggio dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è stato eletto membro della National Academy of Sciences[1].
Attività scientifica
I contributi di Johnson-Laird alla psicologia cognitiva riguardano principalmente il ragionamento, il linguaggio, la musica e le emozioni. Le sue ricerche hanno messo in discussione l’idea che il pensiero umano si fondi su regole logiche formali esplicite, mostrando invece come il ragionamento sia fortemente influenzato dal contenuto delle informazioni, dal contesto e dai limiti della memoria di lavoro[2][3].
Studi sperimentali condotti con Peter Wason hanno evidenziato che le prestazioni inferenziali migliorano quando i problemi riguardano contenuti concreti e familiari, mentre risultano più difficili in presenza di materiale astratto, suggerendo che il ragionamento umano dipenda in modo significativo dai contenuti trattati e non solo dalla forma logica[4].
Johnson-Laird ha inoltre sottolineato che, all’aumentare della complessità delle informazioni da elaborare, cresce il carico sulla memoria di lavoro, rendendo più difficile trarre inferenze affidabili. In contesti complessi, come quelli tecnologici, questo sovraccarico cognitivo può contribuire a errori decisionali anche da parte di esperti[5].
Teoria dei modelli mentali
JJohnson-Laird è noto per aver sviluppato la teoria dei modelli mentali, formulata a partire dagli anni Ottanta. Secondo questa teoria, la comprensione del linguaggio e il ragionamento avvengono attraverso la costruzione di rappresentazioni mentali delle situazioni descritte, piuttosto che mediante l’applicazione diretta di regole logiche astratte[6].
I modelli mentali sono simulazioni interne che rappresentano possibilità e integrano informazioni linguistiche, conoscenze pregresse e capacità inferenziali. Un’inferenza è considerata valida se la conclusione risulta vera in tutti i modelli costruiti a partire dalle premesse; è probabile se è vera nella maggior parte dei modelli, e possibile se è vera in almeno uno[6].
La teoria implica che la razionalità umana consista nella capacità di individuare controesempi: un’inferenza viene rifiutata quando è possibile concepire una situazione in cui le premesse sono vere ma la conclusione è falsa. Tuttavia, nella pratica, gli individui spesso falliscono nel generare o considerare tali controesempi, dando luogo a errori sistematici[6].
Limiti del ragionamento e illusioni inferenziali
Un aspetto centrale della teoria dei modelli mentali riguarda i limiti cognitivi del ragionamento umano. Poiché la costruzione e la gestione di più modelli mentali richiedono risorse cognitive, gli individui tendono a rappresentare solo una parte delle possibilità, privilegiando quelle coerenti con ciò che è vero[7].
Questo principio, noto come principio di verità, consente di ridurre il carico cognitivo ma può portare a errori, definiti illusioni inferenziali. Tali errori derivano dalla mancata rappresentazione esplicita delle alternative false o meno salienti[6].
Secondo Johnson-Laird, il ragionamento umano non distingue in modo netto tra deduzione, induzione e abduzione, ma sfrutta in modo flessibile le conoscenze disponibili, adattandosi alle esigenze del contesto. In questo senso, la logica formale non rappresenta un meccanismo innato del pensiero, bensì uno strumento culturale[7].
Ricerche su emozioni e musica
Oltre al ragionamento, Johnson-Laird ha studiato il ruolo delle emozioni nei processi cognitivi, mostrando come esse possano influenzare, e in alcuni casi migliorare, le prestazioni inferenziali. In collaborazione con Keith Oatley, ha proposto modelli teorici sulle emozioni e ha contribuito allo sviluppo di ipotesi sul loro ruolo nei disturbi psicologici[8].
Parallelamente, ha coltivato interessi nel campo della musica, sia come esecutore sia come ricercatore, sviluppando modelli computazionali per la generazione di strutture musicali[9].
Esempi di applicazione
Un esempio tipico utilizzato per illustrare la teoria dei modelli mentali riguarda il ragionamento su enunciati condizionali e le difficoltà nel considerare tutte le possibilità logicamente rilevanti.
Si consideri un caso in cui un soggetto afferma che una sola tra due proposizioni condizionali è vera e l’altra è falsa:
- Ho in mano due carte. Se una delle due è un Fante, allora l’altra è una Regina.
- Ho in mano due carte. Se una delle due è un Dieci, allora l’altra è una Regina.
Quindi, o è vera la prima affermazione (e falsa la seconda) oppure è vera la seconda (e falsa la prima). Stando così le cose, è più probabile che il soggetto abbia in mano una Regina che un Fante o viceversa? Intuitivamente siamo portati a ritenere più probabile che il soggetto abbia in mano una Regina.
Ipotizziamo vera la prima e falsa la seconda.
- Se il soggetto ha un Fante in mano, allora ha una Regina in mano (modello mentale esplicito).
- Se il soggetto ha un Dieci in mano, allora NON ha una Regina in mano (modello mentale implicito).
Negare il conseguente è l’unico modo per falsificare una proposizione del tipo se P allora Q. Tale negazione è un modello mentale implicito.
Se P allora Q falsificata diventa se P allora non Q, che è una condizione che deve essere necessariamente tenuta in considerazione per la risoluzione del problema, sebbene in forma implicita.
Le combinazioni possibili del problema sono pertanto:
- Fante + Regina, in relazione alla prima affermazione (modello mentale esplicito);
- Regina, in relazione alla prima affermazione (modello mentale esplicito);
- Dieci + no Regina (Dieci senza Regina), in relazione alla seconda affermazione (modello mentale implicito);
- no Regina, in relazione alla seconda affermazione (modello mentale implicito).
Una attenta analisi suggerisce che 2. non è possibile in quanto contraddirebbe 4.
Anche 1. contraddirebbe 4. e pertanto l’unica possibile rimane 3, alla quale arriviamo grazie al modello mentale implicito.
Quando ad essere vera è la prima asserzione, l’unica combinazione possibile è Dieci.
Ipotizziamo falsa la prima e vera la seconda
- Se il soggetto ha un Fante in mano, allora NON ha una regina in mano (modello mentale implicito).
- Se il soggetto ha un Dieci in mano, allora ha una Regina in mano (modello mentale esplicito).
Le combinazioni possibili sono pertanto:
- Fante + no Regina (Fante senza Regina), in relazione alla prima affermazione (modello mentale implicito);
- no Regina, in relazione alla prima affermazione (modello mentale implicito);
- Dieci + Regina, in relazione alla seconda affermazione (modello mentale esplicito);
- Regina, in relazione alla seconda affermazione (modello mentale esplicito).
Una attenta analisi suggerisce che 4. non è possibile in quanto contraddirebbe 2.
Anche 3. contraddirebbe 2. e pertanto l’unica possibile rimane 1, alla quale arriviamo grazie al modello mentale implicito.
Quando ad essere vera è la seconda asserzione, l’unica combinazione possibile è Fante.
Nella mano pertanto, prescindendo da quale asserzione sia vera, non ci sarà mai la Regina, che è un'affermazione apparentemente controintuitiva se non consideriamo i modelli mentali impliciti[10].
Opere
- Psicologia del ragionamento (1972, con Peter Cathcart Wason)
- Linguaggio e percezione (1976, con George Armitage Miller)
- Modelli mentali (1983)
- La mente e il computer. Introduzion alla scienza cognitiva (1988).
- Deduzione induzione creatività. Pensiero umano e pensiero meccanico (1994)
- Pensiero e ragionamento (2008)
Note
- 1 2 (EN) Farooq Ahmed, Profile of Philip N. Johnson-Laird, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 108, n. 50, 13 dicembre 2011, pp. 19862–19864, DOI:10.1073/pnas.1117174108. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ George A. Miller e Philip N. Johnson-Laird, Language and Perception, Harvard University Press, 31 dicembre 1976, ISBN 978-0-674-42127-1. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ Roy Harris, George A. Miller & Philip N. Johnson-Laird Language and perception. Cambridge: Cambridge University Press, 1976. Pp. viii + 760., in Journal of Linguistics, vol. 14, n. 2, 1978-09, pp. 342–347, DOI:10.1017/s0022226700006010. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ (EN) P Johnsonlaird, A theoretical analysis of insight into a reasoning task, in Cognitive Psychology, vol. 1, n. 2, 1970-05, pp. 134–148, DOI:10.1016/0010-0285(70)90009-5. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ Eve V. Clark, A Procedural Approach to Word Meaning: Language and Perception. George A. Miller and Philip N. Johnson-Laird. Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1976. xii, 760 pp. $20., in Science, vol. 195, n. 4273, 7 gennaio 1977, pp. 57–58, DOI:10.1126/science.195.4273.57. URL consultato il 23 marzo 2026.
- 1 2 3 4 Marilyn Ford, Mental models: Towards a cognitive science of language, inference, and consciousness. By Philip N. Johnson-Laird (Cognitive science series, 6.) Cambridge, MA: Harvard University Press, 1983. Pp. 528. $25.00., in Language, vol. 61, n. 4, 1985-12, pp. 897–903, DOI:10.2307/414498. URL consultato il 23 marzo 2026.
- 1 2 (EN) Philip N. Johnson-Laird, Mental models and human reasoning, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 107, n. 43, 26 ottobre 2010, pp. 18243–18250, DOI:10.1073/pnas.1012933107. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ Philip N. Johnson-Laird e Keith Oatley, How poetry evokes emotions, in Acta Psychologica, vol. 224, 2022-04, pp. 103506, DOI:10.1016/j.actpsy.2022.103506. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ P. N. Johnson-Laird, How Jazz Musicians Improvise, in Music Perception, vol. 19, n. 3, 2002, pp. 415–442, DOI:10.1525/mp.2002.19.3.415. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ Emanuele Fazio, La probabilità relativa: come ragionano le persone?, su Blog di Psicologia del Benessere e della Crescita Personale.
Bibliografia
- Umberto Galimberti, Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, 2009.
- P. Tabossi, Johnson-Laird. La vita, il percorso intellettuale, i temi, le opere, Franco Angeli, 1998.
Collegamenti esterni
- Johnson-Laird, Philip Nicholas, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Mauro La Forgia, JOHNSON-LAIRD, Philip Nicholas, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.
- (EN) Philip Johnson-Laird, su royalsociety.org, Royal Society.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 97935460 · ISNI (EN) 0000 0001 0859 4964 · SBN CFIV045259 · ORCID (EN) 0000-0003-4461-1324 · LCCN (EN) n50039821 · GND (DE) 12408902X · BNE (ES) XX1099135 (data) · BNF (FR) cb11930078d (data) · J9U (EN, HE) 987007290344505171 · NSK (HR) 981005724873109366 · NDL (EN, JA) 00469058 · CONOR.SI (SL) 128173923 |
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