Piazzale Tecchio
| Piazzale Tecchio | |
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| Nomi precedenti | Piazzale del Littorio |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Napoli |
| Circoscrizione | Municipalità X |
| Quartiere | Fuorigrotta |
| Codice postale | 80125 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | piazzale |
| Intitolazione | Vincenzo Tecchio |
| Progettista | Marcello Canino |
| Costruzione | anni 1930 |
| Collegamenti | |
| Intersezioni | Via Claudio, viale Augusto, via Giulio Cesare |
| Luoghi d'interesse |
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| Mappa | |
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Piazzale Tecchio è un piazzale di Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta. Si apre davanti all'ingresso principale della Mostra d'Oltremare e allo stadio Diego Armando Maradona, ed è delimitato dalla sede storica di Ingegneria dell'Università Federico II e dall'Istituto Motori del CNR. Costituisce inoltre uno dei principali nodi di scambio del trasporto pubblico della zona occidentale della città.
Toponimia
Alla sua realizzazione, durante il ventennio fascista, la piazza fu denominata piazzale del Littorio.[2] Negli anni cinquanta, durante l'amministrazione di Achille Lauro, fu intitolata a Vincenzo Tecchio, avvocato e dirigente del Partito Nazionale Fascista che dal 1937 fu commissario generale governativo della prima Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare.[3]
Nel gennaio 2018 il sindaco Luigi de Magistris annunciò l'intenzione di dedicare il piazzale a Giorgio Ascarelli, fondatore e primo presidente della squadra di calcio cittadina; nel marzo 2026 il consiglio comunale ha approvato una mozione che impegna l'amministrazione a procedere nella stessa direzione.[4]
Storia
La piazza della Mostra
Il piazzale nacque alla fine degli anni trenta come porta di accesso alla zona flegrea nel quadro dell'espansione urbana legata alla costruzione della Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare, il cui progetto complessivo fu affidato all'architetto Marcello Canino. L'operazione comportò la demolizione di gran parte del rione Castellana e il trasferimento forzato di una parte consistente dei suoi abitanti.[3][5] La Mostra fu inaugurata il 9 maggio 1940 e chiuse un mese dopo per l'entrata in guerra dell'Italia.[3]
La sede di Ingegneria
Il progetto di trasferire a Fuorigrotta la facoltà di Ingegneria, fino ad allora ospitata negli edifici di via Mezzocannone, maturò proprio nel clima della costruzione della Mostra, si interruppe con la guerra e trovò le risorse necessarie solo negli anni cinquanta; l'edificio fu inaugurato negli anni sessanta. Progettista principale fu Luigi Cosenza, che lavorò però insieme a un gruppo di docenti della facoltà, tra i quali Marcello Picone per la parte architettonica e Girolamo Ippolito per gli impianti idraulici.[6]
L'edificio ospita opere d'arte pubblica coeve alla costruzione: due pannelli in piastrelle di ceramica di Paolo Ricci sulle facciate, un mosaico di circa 230 metri quadrati di Domenico Spinosa nel chiostro e una scultura di Eugenio Carmi presso l'aula magna.[6]
Il rifacimento per i Mondiali del 1990
In vista del campionato mondiale di calcio 1990 l'area fu ridisegnata dallo studio Pica Ciamarra Associati, nel biennio 1988-1990, contestualmente ai lavori sullo stadio San Paolo. L'intervento comprese il tunnel di via Claudio, i parcheggi interrati dello stadio e soprattutto una vasta area pedonale che collega il settore ospiti dell'impianto all'ingresso della Mostra d'Oltremare, saldando in un unico percorso la facoltà di Ingegneria, l'Istituto Motori e il polo fieristico.[5][7]
Le tre torri
L'area pedonale ha la forma di un triangolo equilatero e ai suoi vertici sono collocate tre torri-obelisco alte quaranta metri, ciascuna realizzata con un materiale diverso e portatrice di un significato distinto. L'idea dei progettisti richiamava le macchine da festa della tradizione barocca napoletana, con le tre strutture destinate a dialogare per mezzo di raggi laser e giochi di luce.[5][7]
- La torre del Tempo e dei Fluidi, in legno, rappresenta l'elemento naturalistico; la scala che la percorre allude allo scorrere del tempo, mentre una vela rigida e un congegno sonoro avrebbero dovuto rispettivamente ricevere le proiezioni luminose e produrre suoni azionati dal vento.
- La torre della Memoria, in pietra e ferro, ha l'aspetto di un grande periscopio: un sistema di specchi avrebbe dovuto consentire ai passanti di vedere, sostando alla base, il mare di Bagnoli e il centro storico.
- La torre dell'Informazione, in alluminio, con antenne paraboliche e schermi rivolti verso la piazza, rappresenta la dimensione tecnologica e informativa.[5][7]
Al vertice settentrionale si trova un quarto elemento, oggi poco riconoscibile: una gradonata in mattoni rossi disposti in piani inclinati, concepita come fontana perché l'acqua, scomponendosi tra i filari aggettanti, riproducesse il suono di una cascata.[5]
Note
- ↑ Le Tre Torri di Piazzale Tecchio: il significato delle costruzioni di Fuorigrotta, su blog.leonardoimmobiliare.info.
- ↑ Vincenzo Tecchio, l'avvocato senza scrupoli che costruì la Mostra d'Oltremare, su storienapoli.it, Storie di Napoli. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 Tecchio, Vincenzo, in Dizionario biografico degli italiani, Treccani. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Naples moves to replace fascist-era street names, su ilmattino.it, Il Mattino, 25 marzo 2026. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 Marco Ciotola, Le torri (e la fontana) di piazzale Tecchio: storia di un'utopia urbanistica, su vesuviolive.it, Vesuvio Live, 12 luglio 2019. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 Carol Simeoli, Piazzale Tecchio: la Fabbrica degli Ingegneri, su ateneapoli.it, Ateneapoli. URL consultato il 30 luglio 2026.
- 1 2 3 Federico Quagliuolo, Il significato delle tre torri di Piazzale Tecchio, davanti alla Mostra d'Oltremare, su storienapoli.it, Storie di Napoli, 24 novembre 2020. URL consultato il 30 luglio 2026.
Bibliografia
- Sergio Stenti (a cura di), Napoli guida e dintorni. Itinerari di architettura moderna, Napoli, Clean, 2010.
- Francesco Viola, La Fabbrica degli Ingegneri, Napoli, Clean.
