Pietro Camaiani
| Pietro Camaiani vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti |
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| Nascita | 1º giugno 1519 ad Arezzo |
| Nomina a vescovo | 12 febbraio 1552 da papa Giulio III |
| Consacrazione a vescovo | in data sconosciuta |
| Morte | 27 luglio 1579 (60 anni) ad Ascoli Piceno |
Pietro Camaiani (Arezzo, 1º giugno 1519 – Ascoli Piceno, 27 luglio 1579) è stato un vescovo cattolico e diplomatico italiano.
Biografia
Nacque ad Arezzo il 1º giugno 1519, figlio di Giovanni Francesco Camaiani[1], esponente di una nobile famiglia locale.
Nel corso del 1539 entrò a servizio del duca di Firenze Cosimo I de' Medici, ottenendo nel 1545 la carica di segretario del consiglio di Stato, in stretta relazione con il segretario del duca Cristiano Pagni.
Nel 1545 Cosimo I lo inviò a Trento, con l'incarico di riferirgli degli eventi del Concilio. Allacciati i rapporti con il segretario del Concilio, Angelo Massarelli, nel 1547 lo seguì a Bologna, dove conobbe il cardinale Giovanni Maria Ciocchi del Monte, futuro papa Giulio III[2]. Nel 1549 fu richiamato in patria dal duca, che nel corso dello stesso anno lo inviò per qualche tempo a Venezia.
Con l'elezione al soglio pontificio di Giulio III gli vennero da questi affidati vari incarichi, in gran parte collegati al conflitto con il duca di Parma Ottavio Farnese. Nel corso del 1551 fu inviato dal papa a Siena, dove incontrò l'oratore imperiale Diego de Mendoza, quindi a Bologna e ad Urbino; inoltre, fu plenipotenziario pontificio, stringendo un accordo con Ferrante Gonzaga, comandante delle truppe imperiali, finalizzato a coordinare le azioni contro Parma. Il 25 agosto dello stesso anno divenne cameriere segreto di Sua Santità e ricevette benefici ecclesiastici a Firenze, Fiesole e Arezzo. Inoltre, fu inviato come nunzio straordinario presso Enrico II di Francia. Le missioni diplomatiche affidategli, ad ogni modo, si risolsero in uno scarso successo.
Inviato presso la corte imperiale sul finire del 1551, il 12 febbraio dell'anno seguente Giulio III lo nominò nunzio presso l'imperatore e vescovo di Fiesole. In quel periodo si attirò le antipatie degli altri diplomatici presenti e anche dello stesso imperatore. In seguito, seguì la corte imperiale durante i suoi spostamenti verso la Lorena, dovuti al conflitto di Carlo V d'Asburgo con la Francia, e si vide respingere dall'imperatore la proposta del pontefice di concludere una pace con il re Enrico II. Nel corso del 1553, a seguito della nomina del cardinale Girolamo Dandino a legato presso l'imperatore, chiese il suo richiamo a Roma.
Il 12 ottobre 1554 fu nominato nunzio apostolico nel Regno di Napoli, dove si limitò ad alcuni ruoli di rappresentanza, mentre con la morte di Giulio III, nel 1555, si allontanò dagli ambienti diplomatici.
Il 6 ottobre 1561 tornò a Trento, per prendere parte alle fasi finali del Concilio. Da lì tenne informato Cosimo I, divenuto granduca di Toscana, intervenendo inoltre in varie discussioni conciliari: in particolare, si espresse a favore delle visite pastorali, della regolarità dei sinodi diocesani, nonché della residenza dei vescovi. In seguito si scontrò con il granduca e con il vescovo di Montepulciano Spinello Benci per via delle posizioni di vicinanza con quelle del cardinale Carlo di Lorena.
Al termine del concilio si recò a Fiesole, dove tenne la visita pastorale.
Il 4 ottobre 1566 papa Pio V lo nominò nunzio straordinario presso il re di Spagna Filippo II, mentre tre giorni dopo lo trasferì alla sede episcopale di Ascoli Piceno. Nella missione spagnola ottenne l'impegno a consegnare l'arcivescovo di Toledo Bartolomé Carranza, imprigionato dall'Inquisizione spagnola.
Richiamato a Roma il 12 febbraio 1567, poco dopo prese possesso della sua diocesi, dove si dedicò all'attuazione dei decreti conciliari; tra il luglio del 1567 e l'anno successivo svolse la prima visita pastorale alla sua diocesi, al termine della quale tenne il sinodo diocesano (altri furono svolti nel 1571 e nel 1572). Quest'impegno convinse Pio V e il successore Gregorio XIII ad affidargli, tra il 1571 e il 1574, l'incarico di visitatore apostolico in varie diocesi: visitò così le diocesi di Assisi[3], Nocera Umbra[4], Foligno[5], Rieti[6], Todi, Terni[7] e Amelia[8].
Nel 1575 effettuò nuovamente la visita pastorale alla diocesi ascolana; inoltre, nel 1571 aveva anche provveduto alla fondazione del seminario diocesano.
Morì ad Ascoli Piceno il 27 luglio 1579, venendo sepolto nella chiesa di San Biagio, che aveva provveduto a far rimaneggiare.
Note
- ↑ Pietro di Giovan Francesco Camaiani suo testamento Descrizione del Fascicolo, su www.archivistorici.com. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ Ileana Tozzi, Mons. Camaiani e il battistero di San Giovanni in Fonte, su Frontiera Rieti, 15 ottobre 2014. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ SIUSA | Umbria - Confraternita di Santo Stefano di Assisi, su siusa-archivi.cultura.gov.it. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ Monastero di Santa Croce della Ficarella - Nocera Umbra (PG), su I luoghi del silenzio, 20 settembre 2015. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ SIUSA | Umbria - Curia vescovile di Foligno, su siusa-archivi.cultura.gov.it. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ 1574 - Visita di monsignor Pietro Camaiani, su S.ANATOLIA. URL consultato il 3 agosto 2026 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2026).
- ↑ Le CHIESE delle Diocesi ITALIANE Chiesa di Santa Maria del Colle - Piediluco - Terni - Terni - Narni - Amelia - elenco censimento chiese, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 3 agosto 2026.
- ↑ Mario Tosti, Pratiche religiose e rituali sociali nel periodo post-tridentino. La diocesi di Amelia dal 1574 al 1595, in Itinerari di ricerca storica, vol. 0, n. 2, 13 marzo 2017, pp. 169-180, DOI:10.1285/i11211156a30n2p169. URL consultato il 3 agosto 2026.
Collegamenti esterni
- Gerhard Rill, CAMAIANI, Pietro, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 17, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1974.
- (EN) David M. Cheney, Pietro Camaiani, in Catholic-Hierarchy.org.
- (EN) Pietro Camaiani, in GCatholic.org.
