Pietro Cociancich

Pietro Cociancich

Pietro Cociancich (italianizzato in Pietro Canziani; Umago, 7 marzo 1884 – Castelfranco Emilia, 17 settembre 1944) è stato un anarchico italiano.

Biografia

Cociancich nacque a Umago, città istriana appartenente all'epoca all'impero austriaco, figlio di Antonio e Maria Vouk.[1] Falegname di professione, si avvicinò al movimento anarchico da giovane e si unì ai movimenti triestini, ben sorvegliati dai poliziotti asburgici.[1] Servì nella Grande Guerra, dove fu marinaio nella Marina austriaca.[2]

Quando il Litorale passa al Regno d'Italia si ritrova a lottare contro i fascisti, ad esempio difendendo la Camera del Lavoro di Trieste: per questo motivo le squadracce bruceranno casa sua.[1]

Nel settembre del 1925 trovarono un pezzo di granata a casa sua e lo denunciarono[3], e l'anno seguente fu arrestato a Oneglia, mentre cercava di lasciare il paese illegalmente.[1] Nel 1928 fu arrestato a Fiume, dove cercava lavoro o dove era fuggito, per possesso di denaro contraffatto.[1] Sempre nello stesso anno la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Torino lo definisce l'anarchico più attivo di Trieste.[1]

Nel 1930 lasciò l'Italia per lavorare in Francia, lasciando la moglie e il figlio a Trieste.[1] Lì iniziò la lotta armata contro le strutture fasciste: il 14 gennaio 1932, dopo essersi assicurato che non ci fosse nessuno dentro, fece saltare in aria insieme a Dante Fornasari la Casa degli Italiani ad Aubagne, dove avevano sede le associazioni degli ex combattenti, utilizzate dal regime per spiare gli esuli antifascisti.[1] La bomba esplode troppo presto e Fornasari viene rapidamente arrestato dalla polizia, mentre Cociancich viene catturato poco dopo.[4]

Processato nel tribunale di Aix-en-Provence, dove si assume la piena responsabilità morale e politica di quanto è accaduto, viene condannato a cinque anni di carcere. Al suo processo, che diventerà quasi un processo al fascismo, testimonieranno Giobbe Giopp, Emilio Lussu, Mario Angeloni e Luigi Campolonghi.

Una volta scontata la pena andò a Barcellona il 17 giugno 1937 e si unì alle forze libertarie che combattevano contro Francisco Franco: grazie alla sua esperienza di marinaio fu inserito nella colonna Tierra y Libertad ma, con la sconfitta dei repubblicani, tornò in Francia, dove venne detenuto in un campo di detenzione per i fuggiaschi dalla guerra in Spagna, dove rischiò l'estradizione in Italia.[1][4]

Fuggì quindi dal campo per il Belgio, dove nel novembre del 1940 fu arrestato e imprigionato con l'accusa di possesso di un passaporto falso.[1][2] Quando i nazisti occupano il Belgio, la Gestapo lo rimandò in Italia e il governo lo inviò al confino a Ventotene: vi rimarrà poco, infatti poco dopo verrà portato nel carcere romano di Regina Coeli, accusato di aver preso parte all'attentato del 1928 a Vittorio Emanuele III in Piazza Giulio Cesare che aveva lasciato 20 morti.[1]

Dopo essere stato interrogato sulla sua relazione con Giobbe Giopp ed Emilio Lussu, fu portato al carcere di Castelfranco Emilia, dove incontrò Claudio Pavone e morì in un bombardamento.[1][2][3]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (CA) Nord-Estl Libertari, Pietro Cociancich, su Notícies anarquistes de més de 50 col·lectius catalans 🏴 Anarquia.cat, 7 marzo 2021. URL consultato il 16 marzo 2026.
  2. 1 2 3 (HR) FWD grupa d.o.o, Cociancich, Pietro, su Istrapedia. URL consultato il 16 marzo 2026.
  3. 1 2 COCIANCICH (CANZIANI), Pietro, su www.bfscollezionidigitali.org. URL consultato il 16 marzo 2026.
  4. 1 2 (FR) CANZIANI ou COCIANCICH Pietro [dit Il Triestino] [Dictionnaire des anarchistes] – Maitron, su maitron.fr. URL consultato il 16 marzo 2026.