Pietro Fenoglio


Pietro Fenoglio (Torino, 3 maggio 1865 – Corio, 22 agosto 1927) è stato un architetto, ingegnere e banchiere italiano, considerato uno dei più importanti interpreti del liberty in Italia.
Vita e opere principali
Pietro Fenoglio nacque nel 1865 a Torino, il padre Giovanni laureato in giurisprudenza era un amministratore di stabili, la madre Giacina Guillot era figlia dell'ex prefetto di Chambery che si era traferito in Piemonte dopo il passaggio della Savoia alla Francia. Era il primogenito di sette fratelli[1] e apparteneva a una famiglia agiata. Frequentò la Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino, diplomandosi in Ingegneria Civile nel 1886[2]. Per dodici anni insegnò al Regio Istituto Tecnico Germano Sommelier di Torino[3]. Contemporaneamente si dedicò anche alla progettazione, e a partire dal 1889 realizzò alcuni primi progetti di edifici neogotici.
Intuendo la moda del tempo, successivamente il suo stile si orientò verso la cosiddetta «arte nuova» facendone presto il maggiore protagonista del liberty torinese; l'attività del suo studio di via XX Settembre 60[4] si rivelò quanto mai prolifica e consegnò a Torino alcuni dei maggiori esempi italiani di questo nuovo stile. Egli si dedicò per circa ventidue anni[5] alla realizzazione di oltre 180 progetti[6] tra ville, palazzi, ma anche fabbriche, in Torino e in Piemonte. Alcuni di essi concentrati nell'area di corso Francia e vie adiacenti in Torino. L'opera di Fenoglio si rese sempre più riconoscibile dal sapiente utilizzo dei colori pastello, dalle decorazioni che alternano soggetti floreali a elementi geometrici circolari e dal largo uso di cornici in litocemento, accostato all'eleganza decorativa, talvolta ardita, del ferro e del vetro, facendone materiali privilegiati.[7]
Fenoglio fu inoltre tra gli organizzatori delle edizioni dell'Esposizione Internazionale del 1902 e del 1911 ma fu attivo anche nel campo dell'editoria figurando tra i fondatori e tra i più importanti collaboratori della rivista L'architettura italiana moderna. Contemporaneamente all'intensa attività architettonica egli entrò anche a far parte dell'emergente borghesia industriale e finanziaria torinese, arricchendo le sue competenze e intensificando la sua influenza nel settore edìle; Fenoglio, infatti, ricoprì la carica di vicepresidente della Società Porcheddu dalla sua fondazione nel 1906[8], di presidente della Società Anonima Cementi del Monferrato,[9] sempre fondata da Giovanni Antonio Porcheddu, di membro della Società torinese per abitazioni popolari (STAP) che costruì le prime "case popolari" alla Crocetta[10], nonché quella di socio dell'Accomandita Ceirano & C., di amministratore delegato della nascente Banca Commerciale Italiana [11] e di membro di consigli d'amministrazione [cda] e di collegi sindacali di imprese di svariati settori (cotonifici, cartiere, costruzioni, pellami)[10]. In veste di incaricato del Comune di Torino fu consigliere della Cassa di Risparmio di Torino dal 1902 al 1912 ricoprendo tra gli altri il ruolo di incaricato dei fabbricati[10].

L'opera di Fenoglio è caratterizzata dal sapiente utilizzo delle tonalità pastello, dalle decorazioni parietali che alternano soggetti floreali a elementi geometrici circolari e dal largo uso di cornici in litocemento accostato all'eleganza decorativa, talvolta ardita, del ferro e del vetro, eleggendoli materiali privilegiati. Tra le sue opere più note si possono citare: il Villino Raby (1901),[N 1] la celebre Villa Scott (1902),[N 2] trionfo di logge, torrette, vetrate, bovindi e, soprattutto, la sua opera più nota e apprezzata: Casa Fenoglio-Lafleur (1902),[N 3] considerata «il più significativo esempio di stile liberty in Italia.»[12][13][14][15]
Altri edifici degni di nota che ripropongono elementi decorativi derivanti dal successo di Casa Fenoglio-Lafleur sono la Casa Galateri, una delle tante del medesimo committente riconoscibile per il notevole bow-window affacciato su via Cibrario e la non meno apprezzabile Casa Rossi-Galateri di via Passalacqua. L'opera di Fenoglio risultò relativamente breve ma proficua e si possono citare ancora numerosi edifici analoghi, altre «case da pigione» a uso abitativo: Casa Rossi Galateri (1903), Palazzina Dellachà (1904), Casa Rey (1904), Casa Boffa/Costa (1904), Casa Macciotta (1904), Casa Balbis (1905), Casa Ina[N 4] (1906), Casa Guelpa (1907), le case STAP di via Marco Polo (1904) realizzate in collaborazione con gli architetti Vicary e Molli, fino a spingersi fuori del Piemonte, con la realizzazione della villa dell'on. Magno Magni a Canzo, presso Como.
Dopo il 1906 la sua attività di progettista ebbe come committente anche il nascente mondo dell'industria, che trovava a Torino un luogo favorevole per stabilire la sede di nuovi insediamenti. Tra i più noti si possono citare: la Conceria Fiorio (1900), lo Stabilimento Boero (1905), le Fonderie Ballada (1906), la Fabbrica di Carta da Parati già Barone e Figli in Aurora, lo stabilimento automobilistico delle Officine Diatto (1907) e il grande edificio del primo birrificio italiano[16] Bosio&Caratsch, con l'annessa villa padronale (1907). Grazie all'acquisita esperienza in ambito di progettazione di stabilimenti industriali, Fenoglio si occupò del vasto progetto del Villaggio Leumann, il quartiere operaio nella vicina Collegno dove realizzò, oltre al Cotonificio Leumann, alle abitazioni e alla scuola, anche la chiesa di Santa Elisabetta: una delle pochissime in Italia, forse l'unica, realizzate in stile liberty.[N 5] [17] Nel Monferrato realizzò, insieme all'ing. Giovanni Antonio Porcheddu, il primo stabilimento della Eternit di Borgo Ronzone (1906).[18]
Tuttavia il suo contributo non fu soltanto quello di uno stimato professionista, egli fu chiamato anche a intervenire a livello politico, ricoprendo cariche di consigliere comunale e consulente per lo studio del nuovo piano regolatore conclusosi nel 1908.[7] Fenoglio fu inoltre tra gli organizzatori e i maggiori promotori delle edizioni dell'Esposizione Internazionale del 1902 e del Esposizione Internazionale del 1911 ma fu attivo anche nel campo dell'editoria figurando tra i fondatori e tra i più importanti collaboratori della rivista L'architettura italiana moderna.
Dal 1912 Fenoglio però si dedicò al mondo dell'alta finanza lasciando l'attività progettuale; lo studio passò all'ingegnere Giulio Marinari, che già lavorava con lui eche portò avanti alcuni dei suoi progetti[19]. Trasferitosi infatti a Milano dal 1911 poiché inserito nella staff della Banca Commerciale Italiana, nel 1912 entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione della stessa[10] e nel 1915, l'allora amministratore delegato dell'istituto Otto Joel venne allontanato dai vertici della banca per via delle sue origini tedesche incompatibili con il clima nazionalistico conseguente alla partecipazione italiana al primo conflitto mondiale e sostituito da Fenoglio stesso,[20][21] insieme a Giuseppe Toeplitz,[22] che nel 1917 vennero eletti entrambi amministratori delegati.[14][23] Uomo di punta dell'Istituto bancario, ne curò fino alla morte i rapporti con il mondo industriale italiano, presiedendo in numerosissimi consigli di amministrazione di società legate alla BCI, divenendo amministratore delegato fino al 1920 e dallo stesso anno vicepresidente della Banca. Nel 1920 si trasferì a Roma[10].Egli continuò a promuovere l'architettura di qualità partecipando attivamente ai processi decisionali volti alla realizzazione delle relative sedi e filiali, fino alla costruzione della nuova sede centrale in piazza Colonna a Roma, per cui nominò come direttore dei lavori il giovane Marcello Piacentini,[14] che divenne presto il protagonista dell'architettura razionalista che caratterizzò il ventennio successivo.
Morì improvvisamente nella sua villa di Corio nel canavese[10].
Principali edifici realizzati a Torino
Zona Centro
- Palazzina Rossi Galateri (1903), via Passalacqua 14
- Casa Balbis (1905), via Balbis 1
- Casa Rey (1906), corso G. Ferraris, 16/18
- Casa Florio (1907), via Monte di Pietà 26
- Palazzina Camillo Dellachà, via Bricherasio
- Palazzina Giuseppe Dellachà, Corso Giovanni Lanza 55
- Palazzina Liberty (1904), corso Matteotti 24
Zona Francia (Cit Turin e San Donato)
- Conceria Fiorio (1900), via Durandi, angolo via San Donato[24],
- Villino Raby (1901), corso Francia 8[25]
- Casa Fenoglio-Lafleur (1902), corso Francia 12, angolo Via Principi d'Acaja
- Casa Pecco (1902), via Cibrario 12
- Birrificio Metzger (1903), via San Donato 68, angolo via Bogetto[26]
- Casa Macciotta (1904), corso Francia 32
- Casa Ina (1906), via Principi d'Acaja 20
- Casa Masino (1906), via Piffetti 7 bis
- Stabilimento Birrificio Bosio & Caratsch e annessa villa padronale (1907), corso Regina Margherita 165, angolo via Bonzanigo[27]
- Casa Padrini (1900), Via L. Cibrario 9
- Casa Girardi (1906), Via L. Cibrario 54
Zona Crocetta
- Casa Guelpa (1903), via Colli 2
- Casa Boffa-Costa (1905), via De Sonnaz 16
- Casa Besozzi (1896), via Papacino, angolo via Revel
- Casa Buzzani (1897), via Pastrengo 26
- Casa Perino (1899), Via San Secondo 19
- Casa Debernardi (1903), via Colli 12, angolo via Vela
- Casa Boffa-Costa (1901), via Sacchi 28, angolo via Legnano
- Casa Boffa-Costa (1903), via Papacino 6, angolo via Revel
- Casa Bellia (1904), via Papacino 2, angolo corso Matteotti
- Casa Debernardi (1904), via Magenta 55, angolo via Morosini
- Casa Perino (1904), via San Secondo 70
- Casa Boffa-Costa-Magnani (1905), via De Sonnaz 16, angolo via Papacino
- Case popolari STAP - Società Torinese Abitazioni Popolari (1907), isolato via Marco Polo - via Pigafetta - Via Da Verrazzano - via Dego[28]
- Casa di abitazione (1904), Via Sacchi 40 e 42
- Via San Secondo 11
Zona San Paolo
- Stabilimento Società Anonima Diatto - A. Clément (1905), via Frejus 21[29]
Zona Vanchiglia e Vanchiglietta
- Stabilimento ditta di confetti e caramelle Silvano Venchi & C. (1905), corso Regina Margherita 16[30] divenuto poi Opificio Militare
- Stabilimento Società Automobili Elettriche Krieger (1906), corso Regina Margherita 46[31], divenuto poi sede della società automobilista STAE, ora demolito
Zona Aurora e Borgo Rossini
- Casa Noro e Borione (1909), corso Verona 20[32]
- Casa Trabbia (1901), corso Brescia 5[33]
- Officine Meccaniche Michele Ansaldi (1899), via Luigi Damiano[34][35] divenuto poi Officine Grandi Motori ampliato da G. Mattè Trucco
- Fabbrica nazionale Carte da Parati già Barone Ambrogio e figlio (1906-1908), corso Vigevano 33[36][37]
- Fonderie Ballada (1906), via Foggia 21[38]
- Stabilimento Gilardini (1907), corso Giulio Cesare/Via Aosta[31][39]
- Stabilimento cinematografico Ambrosio (1907-1912), via Mantova 38[40][41]
Zona Barriera di Milano
Zona Madonna di Campagna e Borgata Vittoria
Zona collinare (Borgo Po)
- Villa Scott (1902), corso G. Lanza 57
Zona San Salvario e Nizza Millefonti
- Casa Via Saluzzo 98
- Officine carrozzerie Locati e Torretta (1905), via Nizza 154[31] ora demolite
- Stabilimento Società Torinese Automobili Rapid (1906), via Nizza 148[31][46], dal 1925 sede della RIV, poi demolito ora ospita gli uffici della banca Unicredit
- Villa Porcheddu (1909), corso Massimo D'Azeglio, ristrutturazione di villa di pregio su commissione di Giovanni Antonio Porcheddu, ora demolita
Principali edifici realizzati in Piemonte
Provincia di Alessandria
- Fabbrica Eternit (1906), Casale Monferrato
- Teleferica per Società Anonima Cementi del Monferrato[47] (1908), Morano sul Po
- Ricreatorio parrocchiale (1908), Morano sul Po
Provincia di Asti
- Vetreria ex Way-assauto (1906), Asti
Provincia di Cuneo
- Stabilimento Cinzano (1906), Santa Vittoria d'Alba - ampliamenti
Provincia di Torino
- Fabbrica Remmert (1900), Ciriè via A. D'Oria 14 - fabbrica costuita per la famiglia di industriali cotonieri tedeschi Remmert
- Villaggio Leumann, (dal 1901 circa al 1907), Collegno corso Francia 313- vari progetti: case operaie, bagni pubblici, chiesa di Santa Elisabetta, servizi comuni per il villaggio, stazione della tramvia Torino - Rivoli[48]
- Manifattura Leumann (1902), Mathi - fabbrica ed edifici di servizio per la tessitura e filatura del cotone su commissione di Napoleone Leumann
- Villa Leumann (1902), Mathi - villa padronale a fianco dello stabilimento su commissione di Napoleone Leumann
- Villa Remmert (1902-1906), Ciriè via Rosmini 3 - ristrutturazione della villa per la famiglia Remmert
- Villa Leumann (1903), Pianezza Piazza Leumann,1 - villa padronale per la famiglia Leumann su commissione di Napoleone Leumann[49]
- Villaggio Leumann (dal 1904), Mathi - case operaie, case per impiegati, asilo Giuglielmo Marconi, scuola Bernardo Vittone
- Fontana in piazza IV Novembre (1904), Collegno - commissionata dal comune di Collegno
- Villa Lydia (1906), Pianezza Piazza Rossi 1 - villa costruita su commissione di Ernesto Rossi, marito di Lydia Leumann[50]
- Villa Balzari (1908), Corio Canavese via Ospedale 20 - ristrutturazione di proprietà di famiglia
- Manifattura di Pont e Annecy (1909), Pont Canavese - ampliamenti e ristrutturazioni
Principali edifici realizzati in Italia
- Villa Magni (1903-1906), Canzo (CO) via Verna 23 - villa residenziale su commissione di Magno Magni
- Ospizio Marino Piemontese (1909), Loano (SV), su commissione di Napoleone Leumann[1]
Note
- 1 2 Maurizio Ternavasio, PIetro Fenoglio vita di un architetto, Boves, Araba Fenice, 2014.
- ↑ Annuario della R. scuola d'applicazione per gli ingegneri in Torino complementare per l'anno scolastico 1885-1886 e pel primo periodo dell'anno 1886-1887, Torino, Tipografia Editrice G. Candeletti, 1886, p. 74. URL consultato il 13/07/2026.
- ↑ Le nuove candidature costituzionali, in La Gazzetta del Popolo, Torino, 31 maggio 1902, p. 3.
- ↑ B. Coda N., R. Fraternali, C. L. Ostorero, 2017, p. 151.
- ↑ Il primo progetto documentato presso l'Archivio Storico della Città di Torino è del 1889; Fenoglio si ritira dalla attività di progettista nel 1912
- ↑ In assenza dell'archivio, disperso, il numero dei progetti è la somma delle pratiche edilizie presentate ai vari uffici comunali, in massima parte alla Città di Torino
- 1 2 B. Coda N., R. Fraternali, C. L. Ostorero, 2017, pp. 151-152.
- ↑ La società Anonima Porcheddu Ing. G. A., fondata dall'ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, fu una delle più grandi società di costruzioni in calcestruzzo armato con brevetto Hennebique. A Giovanni Antonio Porcheddu, che operò dal 1895 come progettista e costruttore, si deve la sostanziale diffusione di tale tecnologia in Italia
- ↑ Gian Mario Rossino, La Società Anonima Cementi del Monferrato: gli Ingegneri Pietro Fenoglio, Giovanni Antonio Porcheddu e il sistema Hennebique, in Oltre l’archeologia industriale: incubatore per l’innovazione a Casale Monferrato, Torino, Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, 2005, pp. 192-215.
- 1 2 3 4 5 6 Enciclopedia Treccani, Dizionario Biografico, voce Pietro Fenoglio, su treccani.it.
- ↑ Coda N., pp. 152-153.
- ↑ Mila Leva Pistoi, 1969, pp. 176-180.
- ↑ Riccardo Nelva, Bruno Signorelli, 1979, pp. 207-208.
- 1 2 3 B. Coda N., R. Fraternali, C. L. Ostorero, 2017, pp. 152-153.
- ↑ Sito sull'architettura Liberty www.1902.info www.1902.info (consultato il 16 dicembre 2009)
- ↑ B. Coda N. pp. 151-152
- ↑ B. Coda N., R. Fraternali, C. L. Ostorero, 2017, p. 155.
- ↑ Clara Bertolini Cestari, Manuel Fernando Ramello e Gian Mario Rossino, Metodi e strumenti per la conoscenza di un patrimonio industriale: il caso di Morano Sul Po (PDF), Terni, Roma, XIII Congresso TICCIH, 2006, p. 4. URL consultato il 18 marzo 2022.
- ↑ Mila Leva Pistoi, Torino tra eclettismo e Liberty. 1865-1915, Torino, Daniela Piazza Editore, 2000.
- ↑ pagina 154 del libro di Roberta Garruccio "Minoranze in affari - La formazione di un banchiere: Otto Joel", Rubbettino Editore, Catanzaro, 2002.
- ↑ Archivio Corriere.it: "la tedesca di Milano e le magiche rotelle" - 18 luglio 1994, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 28 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
- ↑ pagina 179 del libro di Roberta Garruccio "Minoranze in affari - La formazione di un banchiere: Otto Joel", Rubbettino Editore, Catanzaro, 2002
- ↑ Voce nell'archivio Intesa SanPaolo: «Segreteria dell'Amministratore Delegato Giuseppe Toeplitz», su gea.bancaintesa.it. URL consultato il 28 novembre 2010.
- ↑ Ristrutturato, ora sede dell'ente formativo Piazza dei Mestieri
- ↑ Ristrutturato, dal 2012 sede istituzionale dell'Ordine dei Medici- Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Torino
- ↑ Recentemente restaurato, è sede di un supermercato.
- ↑ Recentemente restaurato, è sede della società autostradale SATAP.
- ↑ Scheda Case della Società torinese per abitazioni popolari (STAP), su museotorino.it.
- ↑ Ex Diatto Automobili ed ex SNIA, su museotorino.it.
- ↑ Ex stabilimento Venchi, poi Opificio Militare, su museotorino.it.
- 1 2 3 4 Riccardo Nelva e Bruno Signorelli, Avvento ed evoluzione del calcestruzzo armato in Italia: il sistema Hennebique, Milano, Edizioni di Scienza e Tecnica, 1990, ISBN 88-7028-012-8.
- ↑ Palazzine Liberty Corso Verona, 20-22, su museotorino.it.
- ↑ Casa Trabbia, su museotorino.it.
- ↑ Ex stabilimento Fiat Grandi Motori, già Ansaldi, su museotorino.it.
- ↑ Alice Pozzati, Spazi per l’industria: Pietro Fenoglio a Torino, in ATTI E RASSEGNA TECNICA DELLA SOCIETÀ DEGLI INGEGNERI E DEGLI ARCHITETTI IN TORINO, n. 2, Torino, Settembre 2019.
- ↑ Stabilimento ex Fabbrica nazionale Carte da Parati già Barone Ambrogio e figlio, museo Torino.
- ↑ Ora sede di varie attività sportive, associative e religione
- ↑ Ex fonderie e smalterie Ballada, museo Torino.
- ↑ Edificio residenziale, già fabbrica Gilardini poi Tobler, su museotorino.it. URL consultato il 19 agosto 2025.
- ↑ ex Stabilimento Cinematografico Ambrosio, su museotorino.it.
- ↑ Ex Ambrosio Film, su museotorino.it.
- ↑ Casa di abitazione via Pont 12-14, su museotorino.it.
- ↑ Casa di abitazione corso Venezia 4, su museotorino.it.
- ↑ Scheda ENAIP, già manifattura Boero, su museotorino.it.
- ↑ Ex stabilimento CIR, su museotorino.it.
- ↑ Ex fabbrica STAR – Società Torinese Automobili Rapid, su museotorino.it. URL consultato il 19 agosto 2025.
- ↑ Nel 1906 la società dell'ing. Giovanni Antonio Porcheddu contribuisce a fondare questa società per la produzione di cementi; Fenoglio, già vicepresidente della Porcheddu, ne verrà nominato direttore
- ↑ Villaggio Leumann, su villaggioleumann.info. URL consultato il 25 luglio 2026.
- ↑ Villa Leumann, su comune.pianezza.to.it. URL consultato il 25 luglio 2026.
- ↑ Lydia era una delle figlie di Napoleone Leumann
- ↑ Situato in corso Francia 8 e realizzato in collaborazione con l'architetto Gottardo Gussoni.
- ↑ Situata in zona collinare, è stata scelta dal regista Dario Argento come set per il celebre film Profondo rosso.
- ↑ Fu realizzata da Fenoglio come «casa-studio», consuetudine piuttosto diffusa al tempo: fece così anche l'architetto Bonelli, Vandone di Cortemilia e, prima di loro, lo stesso Antonelli. Successivamente Casa Fenoglio fu venduta a un agiato francese di nome Lafleur e da allora divenne Casa Fenoglio-Lafleur.
- ↑ Esempio di «casa da pigione» realizzata per la compagnia assicuratrice Ina-Assitalia.
- ↑ Il liberty era considerato uno stile inopportuno per la realizzazione di architettura sacra poiché ostentava forme troppo frivole, talvolta sensuali e spesso evocative di uno stereotipo di femminilità considerato decadente e lascivo.
Bibliografia
- Guido Montanari, Pietro Fenoglio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 46, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1996. URL consultato il 22 novembre 2011.
- Riccardo Nelva e Bruno Signorelli, Le opere di Pietro Fenoglio nel clima dell'art nouveau internazionale, Bari, Dedalo Libri, 1979.
- Alice Pozzati, Spazi per l'Industria: Pietro Fenoglio a Torino, in Atti e rassegna tecnica della società degli Architetti e degli Ingegneri in Torino, anno 151, n. 2, settembre 2019
- Mila Leva Pistoi, Torino tra eclettismo e Liberty 1865- 1915, Torino, Daniela Piazza Editore, 2000
- Archivio Storico della Città di Torino, Progetti Edilizi 1780-1928, l'inventario è online a questa pagina http://www.comune.torino.it/archiviostorico/cons_online/progedil.html
- Clara Bertolini Cestari, Manuel Fernando Ramello, Gian Mario Rossino, Metodi e strumenti per la conoscenza di un patrimonio industriale: il caso di Morano Sul Po (PDF), in XIII Congresso TICCIH, 2006. URL consultato il 3 dicembre 2021.
- Maurizio Ternavasio, Pietro Fenoglio vita di un architetto, Boves, Araba Fenice, 2014
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