Pietro Mottino
Pietro Luigi Mottino, detto Motin e "il Bersagliere" (Candia Canavese, 9 maggio 1827 – Torino, 12 dicembre 1854), è stato un brigante italiano.
Biografia
Pietro Mottino nacque a Candia Canavese nel 1827.[1] Nel 1849, dopo essere divenuto bersagliere della Regia Armata Sarda, prese forse parte alla battaglia di Novara e ai moti di Genova e venne messo sotto processo per diserzione il giugno dello stesso anno.[1] Qualche anno dopo fornirà due versioni diverse dell'accaduto: la prima inerente a delle punizioni da parte dei superiori inerente a saccheggi di negozi e abitazioni durante la repressione di Genova, la seconda di aver avuto degli attriti amorosi con il capitano per una donna.[1][2]
Sempre nel 1849, dopo aver raccolto alcuni rapinatori nel Basso Canavese e aver commesso alcuni furti di minore entità, Mottino assaltò con loro la cascina Gardina di Bianzè; il colpo portò alla morte di un contadino e gravissimi danni alla struttura.[1][2] Mottino sfuggì alle indagini, nascondendosi tra osterie e fattorie e vivendo in località del Canavese, del Vercellese e del Monferrato come Cavagnolo, Cereseto, Cerrina e Borgo Revel di Verolengo.[1]
I documenti dell'epoca riportano che Mottino fosse educato, generoso, rispettoso verso i suoi nemici e che amoreggiasse con le figlie e le mogli di coloro che lo ospitavano.[1] Nel corso delle sue rapine ai viandanti, cercava di essere cortese, risparmiando la vita alle sue vittime e rimproverava i complici qualora fossero sgarbati con le sue vittime; se queste gli erano simpatiche, restituiva loro la refurtiva.[1] Si dice che un notaio sarebbe stato così colpito dalla buona educazione di Mottino che avrebbe dovuto insistere per dargli alcune monete.[1]
Mottino venne catturato il 7 aprile 1852 a Calliano e trasferito dapprima nel carcere di Vercelli e poi in quello di Torino.[1] Mottino collaborò con gli inquirenti, confessando numerosi reati e asserendo di agire così per scagionare gli innocenti arrestati come suoi complici.[1] Mottino riuscì a fuggire dal carcere di Torino dopo aver corrotto una guardia e si nascose a Crevacuore; venne nuovamente arrestato il 7 maggio 1853.[1][2]
Nel corso del processo che seguì, l'estate del 1854, Mottino affermò di non aver mai ucciso e di aver collaborato con le autorità.[1] Ciononostante, il re Vittorio Emanuele II non gli concesse la grazia fu condannato a morte e gli vennero imputati 50 capi per grassazione.[1][2]
Mottino venne giustiziato a Torino il 12 dicembre 1854, all'età di 27 anni, per mano del noto boia Pietro Pantoni.[1][3] Stando a quanto si dice, in tale circostanza gli sarebbe stata concessa la possibilità di fare un giro intorno alla forca e avrebbe detto al giustiziere: «E adesso facciamo due salti all'inglese».[1]
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Centro studi dolciniani, Pietro Mottino - il bersagliere di Candia Canavese, in Banditi e ribelli dimenticati storie di irriducibili al futuro che viene, Lampi di stampa, 2006.
- 1 2 3 4 Il “Robin Hood del canavese”: Pietro Mottino, un brigante in Piemonte, su lagazzettatorinese.it. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ Storie di briganti in Piemonte, su crpiemonte.medium.com. URL consultato il 5 agosto 2026.
Bibliografia
- Mario Reviglio, Briganti e Brigantesse in Piemonte, Il Punto, 2012.