Pietro Sterbini

Pietro Sterbini

Deputato dello Stato Pontificio
Legislaturaunica
Collegiocollegio di Anagni

Deputato dell'Assemblea costituente della Repubblica Romana
Legislaturaunica
Collegiocollegio di Frosinone

Ministro dei Lavori pubblici, Industria e Commercio dello Stato pontificio
Durata mandato20 novembre 1848 –
29 dicembre 1848
Capo del governoCarlo Emanuele Muzzarelli

Dati generali
Professionegiornalista

Pietro Sterbini (Sgurgola, 25 gennaio 1793[1] – Napoli, 30 settembre 1863[1]) è stato un politico e giornalista italiano. Fu Ministro dei Lavori pubblici, Industria e Commercio nei governi di Carlo Emanuele Muzzarelli e un attivo esponente della Carboneria.[2]

Biografia

Dalla nascita al 1850

Vissuto fra Vico nel Lazio e Roma,[3] studiò al Seminario Vescovile di Veroli e all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", laureandosi in medicina e chirurgia.

Nel 1821 fu a capo della sommossa intesa ad allacciarsi alla rivoluzione che era in atto nelle Marche, in Romagna e in Umbria. Durante i moti del 1830-1831 si recò a Terni, insieme all'amico Michele Accursi, per cercare di convincere il generale Giuseppe Sercognani a organizzare una marcia su Roma.

Dopo la fine dei moti rimase per qualche tempo nascosto e in seguito riuscì a ottenere un passaporto; nel dicembre del 1833 fu esiliato in Corsica, dove rimase fino al 1835. Nell'isola si rapportò con Pasquale Berghini, Pietro Giannone e con altri esponenti mazziniani.[4]

Nel 1835 si trasferì a Marsiglia, dove proseguì la propria attività politica e partecipò attivamente alla lotta contro il colera, esercitando nel contempo la professione medica. Nel 1846, con l'ascesa al soglio pontificio di Pio IX, decise di tornare in Italia approfittando dei suoi provvedimenti in favore dei prigionieri politici.[4]

Dal 1847 collaborò con il quotidiano d'ispirazione liberale Il Contemporaneo. Nel 1848 si candidò al Consiglio dei Deputati dello Stato Pontificio, venendo eletto nel collegio di Anagni.[1] Dopo l'armistizio di Salasco (9 agosto 1848), cercò di incitare le folle:

«O popoli, armatevi, senza domandare permesso ad alcuno. L'uomo assalito da un assassino domanda forse a un altro assassino il permesso di difendere la propria vita, se ha i mezzi per farlo? [...] Voi non avete bisogno né di governi che dichiarino la guerra né di ministri che vi diano le armi. Dichiarate la guerra col fatto, cercate le armi e le avrete.»

Sterbini criticò duramente Pellegrino Rossi, all'epoca ministro dell'Interno nel gabinetto costituzionale pontificio, definendolo come l'inimico d'Italia. L'assassinio di Rossi, avvenuto il 15 novembre 1848, gli venne in seguito attribuito per via dei suoi discorsi istigatori tenuti il giorno precedente («Non ci fosse in Roma un braccio ardito capace di troncare di un colpo la vita del tiranno!»[5]).

Dopo la fuga di Pio IX fu eletto tra i deputati dell'Assemblea costituente della Repubblica Romana nel collegio provinciale di Frosinone.[1] Nel novembre del 1848 fu nominato Lavori pubblici, Industria e Commercio nel governo Muzzarelli-Galletti (20 novembre - 29 dicembre 1848).[6] Riuscì ad ottenere fondi per 7 850 scudi con cui diede lavoro a molte persone come operai; in quello stesso periodo, in riferimento alla sua azione politica accentratrice, si venne a coniare il termine «dittatura sterbiniana».[7]

In seguito, Sterbini fu imputato nelle aule del Tribunale supremo della Sacra Consulta nel processo per l'omicidio di Pellegrino Rossi, alle volte indicato come uno dei presunti mandanti.

Gli ultimi anni

Dopo il ritorno di Pio IX a Roma fuggì in Svizzera e, nel 1851, a seguito all'espulsione da parte del governo elvetico, si spostò prima nel Regno di Sardegna e successivamente, dal 1852, a Parigi. In Francia aderì alla linea politica di Cavour a favore della monarchia sabauda.

Nel 1860 si trasferì a Napoli, dove insieme a Diodato Lioy fondò il quotidiano Roma (22 agosto 1862),[2] con l'intento di segnare un accordo della democrazia con la monarchia e della libertà con la religione. Rimase a Napoli fino alla morte, avvenuta nel 1863.

Opere

  • La vestale (1827)[4]
  • Saggio di poesie (Roma 1829)[4]
  • Lo schiavo italiano in Algeri nel luglio dell'anno 1830[8]
  • Poesie di Pietro Sterbini (1835)[9]
  • Ultimi avvenimenti di Roma (1847)[10]
  • Il vessillo offerto dai bolognesi ai romani (1847), ode musicata dal maestro Gaetano Magazzari[11]
  • Tauride (1855), a favore dell'impegno piemontese in Crimea

Note

  1. 1 2 3 4 DBI.
  2. 1 2 La Scuola per i 150 anni dell'Unità d'Italia - I personaggi secondari - Pietro Sterbini, su www.150anni.it. URL consultato il 3 luglio 2026.
  3. ↑ Minocci, p. 90.
  4. 1 2 3 4 STERBINI, Pietro - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 3 luglio 2026.
  5. ↑ Minocci, p. 92.
  6. ↑ Agostino Chigi, Diario del principe Agostino Chigi Albani, p. 55.
  7. ↑ Minocci, p. 93.
  8. ↑ Pietro Sterbini, Lo schiavo Italiano in Algieri nel luglio dell'anno 1830. Idilio di Pietro Sterbini, tipografia Boulzaler, 1830. URL consultato il 3 luglio 2026.
  9. ↑ National Central Library of Rome, Poesie di Pietro Sterbini, Tip. Fabiani, 1835. URL consultato il 3 luglio 2026.
  10. ↑ Pietro STERBINI, Ultimi avvenimenti di Roma, 1847. URL consultato il 3 luglio 2026.
  11. ↑ National Library of Naples, Il vessillo offerto dai bolognesi ai romani parole del dottor Pietro Sterbini romano poste in musica dal maestro Magazzari bolognese, tip. Government alla Volpe, 1847. URL consultato il 3 luglio 2026.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 64779737 · ISNI (EN) 0000 0000 1044 7667 · SBN LO1V131224 · BAV 495/362567 · CERL cnp01085546 · GND (DE) 117273473