Plunderphonics
| Plunderphonics | |
|---|---|
| Origini stilistiche | Montaggio sonoro Musica elettronica Hip-hop Turntablism Musica per sonorizzazioni Spoken word Radiodiffusione pubblica Musica concreta |
| Origini culturali | Europa e Stati Uniti d'America |
| Strumenti tipici | Campionatore, Registratore a nastro |
| Generi derivati | |
| hauntology - vaporwave | |
Il plunderphonics è un genere musicale[1] in cui i brani vengono composti brani assemblando tra loro campionamenti tratti da brani o altri media preesistenti e riconoscibili.[2][3] Diversamente da ciò che accade nel montaggio sonoro dell'hip hop, che attinge a più fonti sonore, il plunderphonics è frutto della rielaborazione di un singolo brano.[3] Secondo le parole del suo inventore John Oswald, il plunderphonics sarebbe «una pratica referenziale e autocosciente che affronta il tema dell'originalità e dell'identità»[4] e una «elettro-citazione» (electro-quoting);[5][6] il plunderphonics ha pertanto delle correlazioni con il remix[7] e il mash-up.[5]
Etimologia e storia

Plunderphonics è una parola macedonia composta dai termini (to) plunder (lett. "saccheggiare") e phonics (lett. "(-)fonia"), coniata nel 1985 dal compositore e artista canadese John Oswald nel suo saggio Plunderphonics, or Audio Piracy as a Compositional Prerogative.[2][8][9] All'interno dello scritto, Oswald descrive il genere di sua invenzione, difende l'utilizzo del campionatore al fine di comporre tracce servendosi di musica pre-registrata e si chiede se la musica debba essere protetta dal diritto d'autore; giustifica inoltre la tecnica di sua invenzione in quanto, a sua detta, per anni i musicisti avrebbero adottato strumenti non di loro invenzione e preso ispirazione da musica altrui.[2] Ciononostante, Oswald decise di distribuire gratuitamente la sua musica, in quanto avrebbe subito delle ripercussioni per violazione di copyright se avesse deciso di vendere della musica costruita su fonti esterne.[2]
L'artista concretizzò le sue teorie dapprima nell'EP Plunderphonics del 1988 e, l'anno seguente, nell'album omonimo. Considerato un classico della musica underground, questo disco stravolge con l'aiuto della tecnologia digitale brani di molti artisti diversi, tra cui i Metallica, Bing Crosby, Igor Stravinskij, Dolly Parton e Michael Jackson.[2][3][10] Tuttavia, a causa di pressioni legali da parte della Canadian Recording Industry Association, che agì per conto della CBS, e della società di management dello stesso Jackson, molte copie dell'album vennero distrutte.[10][5] Oswald approfondì il discorso del plunderphonics anche su Plexure, del 1993, e su Grayfolded, dell'anno seguente, ottenuto rielaborando molte versioni dal vivo di Dark Star dei Grateful Dead in collaborazione con essi;[5] molti dei suoi esperimenti plunderphonics sono raccolti in Plunderphonics 69/96, pubblicato nel 2001 con l'aiuto dei Negativland.[2]
Oltre a Oswald e i Negativland,[2] gli altri artisti elettronici e sperimentali che si sono cimentati nel plunderphonics comprendono DJ Shadow,[2] The Avalanches,[2] Girl Talk,[2] Oneohtrix Point Never,[2] Pogo,[11] DJ Sabrina the Teenage DJ[12], Mimideath[2] e DJ Rozwell.[1]
Note
- 1 2 (EN) DJ Rozwell, su scaruffi.com. URL consultato il 13 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (EN) Musical Crime or Musical Collage: A Sample of Plunderphonics, su tastemakersmag.com. URL consultato il 17 aprile 2026.
- 1 2 3 John Oswald, su aaa-angelica.com. URL consultato il 9 novembre 2020.
- ↑ (EN) Simon Reynolds, JOHN OSWALD / GRAYFOLDED, in The Wire, 1995.
- 1 2 3 4 (EN) Why a Canadian Composer’s Controversial 80s Work is Still Ahead of Today's Copyright Laws, su vice.com. URL consultato il 9 novembre 2020.
- ↑ Simon Reynolds, JOHN OSWALD / GRAYFOLDED, in The Wire, 1995.
- ↑ (EN) John Oswald, su scaruffi.com. URL consultato il 9 novembre 2020.
- ↑ John Oswald, Plunderphonics, or Audio Piracy as a Compositional Prerogative, su plunderphonics.com, 1985. URL consultato il 15 Apr 2019.
- ↑ (EN) "Plunderphonics, or Audio Piracy as a Compositional Prerogative", su plunderphonics.com. URL consultato il 9 novembre 2020.
- 1 2 (EN) NA NA, Sampling and Society: Intellectual Infringement and Digital Folk Music in John Oswald's 'Plunderphonics', in The Arts, Community and Cultural Democracy, Palgrave Macmillan UK, 2016.
- ↑ (EN) Pogo, su allmusic.com. URL consultato il 17 aprile 2026.
- ↑ (EN) DJ Sabrina The Teenage DJ - Charmed, su ondarock.it. URL consultato il 17 aprile 2026.
Bibliografia
- (EN) Andrew Jones, Plunderphonics, 'pataphysics & Pop Mechanics: An Introduction to Musique Actuelle, SAF, 1995.
- (EN) Matthew Blackwell, Plunderphonics, Bloomsbury Publishing, 2025.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- (EN) Plunderphonics, su AllMusic, All Media Network.