Porta Calcinaia
| Porta Calcinaia Mura di Melfi | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Stato attuale | |
| Regione | Basilicata |
| Città | Melfi |
| Coordinate | 40°59′45.5″N 15°39′07.01″E |
| Informazioni generali | |
| Costruzione | 1018-2021 |
| Condizione attuale | Ricostruita |
| Visitabile | Si |
| voci di architetture militari presenti su Wikipedia | |
La porta Calcinaia è una delle cinque porte d'accesso alla città di Melfi. Situata lungo il settore occidentale della cinta muraria, la sua struttura attuale non risulta essere quella originaria, in quanto l'ingresso fu soggetto a numerose ricostruzioni, rese necessarie soprattutto dai frequenti eventi sismici che hanno colpito l'area del Vulture.
Storia
Dai bizantini agli aragonesi
La costruzione della porta risale all'XI secolo, più precisamente al 1018, anno in cui il catapano bizantino Basilio Boioannes fortificò Melfi con l'obiettivo di ricreare, attraverso la fondazione di nuove città e il miglioramento di quelle già esistenti, una catena di fortezze presidiate in funzione anti-longobarda.[1]
In quanto inserita lungo la prima cintura difensiva, che circondava il nucleo urbano originario, risultava esserne l'accesso principale, nonché unico, titolo che mantenne per circa un trentennio, fino a quando quest'ultimo non fu attribuito alla porta Balnea, edificata nel corso di una notevole espansione urbana voluta dai Normanni e che riguardò la città quanto le mura.[2]
Il loro avvento non fu dunque positivo per la porta, che dal 1041 (anno che simbolicamente è utilizzato per indicare l'occupazione della città) perse progressivamente l'importanza strategica e urbanistica che invece ricopriva in epoca bizantina. L'espansione della città e la conseguente edificazione di ben tre nuovi ingressi più facilmente raggiungibili (porta Balnea, porta Venosina e porta Sant'Antolino) la resero infatti sempre più marginale e poco utilizzata, in quanto dei quattro era l'unico arroccato lungo la cresta della collina su cui tuttora sorge Melfi.
Nel corso del XV secolo, durante la dominazione aragonese, la città conobbe un'ulteriore espansione, con le mura che furono dotate di un quinto ingresso (porta Troiana).[3] Intorno al 1460, per volere di Giovanni II Caracciolo, vennero inoltre aggiunti bastioni rastremati verso l'esterno e riempiti di terra, con lo scopo di garantire una migliore resistenza alle cannonate.[4] L'unico settore che non fu protagonista di questo intervento fu proprio quello bizantino (di cui la porta Calcinaia fa parte), ritenuto praticamente invalicabile grazie alla sua posizione. Poco a destra della porta venne tuttavia edificato un rivellino, ovvero una torre fortificata, atto a garantire una migliore difesa contro eventuali attacchi.[5]
Dai Doria fino ad oggi
Il passaggio del feudo di Melfi nelle mani dei Doria e le politiche attuate, riguardanti per gran parte la gestione dei commerci e delle finanze pubbliche, sancirono l'inizio di un'epoca buia per la cinta muraria e la stessa porta Calcinaia, che rimasero pressoché abbandonate a loro stesse, senza che venissero effettuati validi interventi manutentivi, atti a garantirne un'adeguata stabilità strutturale.[6]

Malgrado lo scarso interesse mostrato dai nuovi feudatari, la porta rimase pressoché intatta a seguito del terremoto del 1694, che per contro danneggiò gravemente il resto della città.[7] La sua struttura interna fu tuttavia indebolita e non riuscì a resistere al sisma del 1851, durante il quale crollò assieme al suo rivellino e alle mura bizantine.[8] Nel consiglio edilizio istituito per la ricostruzione, tenutosi a Melfi lo stesso anno, si decise dunque di riedificarla, questa volta però in posizione trasversale, conferendole l'aspetto che si osserva ancora oggi. Occorre infatti ricordare che la porta, fino al 1851, risultò parallela alla cinta muraria, come dimostrato in tutte le illustrazioni preesistenti, tra cui i disegni di Edward Lear (1847), la mappa del Canevaro dell’archivio Doria (1695) e l’incisione di Giò Pacichelli (1600). La porta continuò tuttavia a non essere protagonista di alcun intervento manutentivo rilevante e, quasi ottant'anni dopo, venne parzialmente distrutta dal terremoto del 1930, che la privò della sua componente architettonica superiore per quasi un secolo.[9]
Nel 2018, infatti, in occasione del Millenario di fondazione della città, l'amministrazione comunale promosse un intervento di ricostruzione e valorizzazione del sito, interamente basato sull'ultima versione nota: quella ottocentesca. I lavori, che inizialmente sarebbero dovuti durare al massimo un anno, subirono rallentamenti a causa della pandemia da Covid-19, che fece slittare la data al luglio 2021, mese in cui l'intervento fu effettivamente dichiarato concluso.[10]
Architettura
Dal 1018 al 1851

La porta si presentava come un robusto corpo di fabbrica a fornice, costituito da un arco a tutto sesto inserito parallelamente ad una struttura turrita e raccordato a mura scarpate, ovvero leggermente inclinate, con l'obiettivo di aumentare la loro aderenza al terreno. Erano presenti uno spazio voltato, dove molto probabilmente alloggiava un portone in legno rinforzato, e feritoie poste a regolare distanza. La sua posizione era strettamente legata alla conformazione del terreno, risultando di fatto leggermente scoscesa.
La scelta dei materiali rispecchiava la geologia vulcanica del territorio del Vulture. La struttura originaria era infatti probabilmente costituita interamente da blocchi di pietra lavica scura, un materiale resistente ed estratto localmente, messi in opera con una malta composta da calce aerea e pozzolana, spesso integrata con materiali artigianali prodotti nelle vicine fornaci.
Dal 1851 ad oggi

A seguito del terremoto del 1851, la porta venne riedificata in maggiori dimensioni e trasversalmente rispetto alle mura. Presentava un arco a tutto sesto semplificato, privo di decorazioni, che poggiava direttamente sui piedritti[11], nonché una copertura piana sorretta da tre piattabande.[12] Con il sisma del 1930 e il crollo della componente architettonica superiore, l'ingresso rimase mozzato per quasi un secolo, fino a quando non venne rivalorizzato con la ricostruzione delle parti mancanti (parte della muratura, arco, piattabande).
Malgrado la posizione fosse cambiata, i materiali utilizzati rimasero pressoché identici. La struttura principale venne infatti realizzata con blocchi squadrati in pietra lavica scura, uniti con una malta composta da calce aerea e pozzolana. L'unica eccezione fu l'arco a tutto sesto, edificato utilizzando calcarenite chiara, materiale insolito ed in contrasto con quello delle altre porte e delle mura cittadine. A sorreggere la copertura piana furono infine poste delle piattabande in legno.
Origine del nome
Nel corso dei secoli, la porta fu propriamente detta "Calcinaia" poiché nei suoi pressi e lungo la strada esterna che conduce ai Balnea, posti a valle, sorse un sobborgo composto da numerose fornaci destinate alla cottura dei laterizi e della calce da costruzione.
Note
- ↑ Enzo Navazio, Lo sviluppo sociale ed urbanistico di Melfi, in Melfi, memorie dell'antico, p. 11.«Il tentativo bizantino di riconquistare i territori peninsulari occupati dai Goti, prima, e dai Longobardi, dopo, porta negli anni successivi al 1000 alla fondazione di nuove città, e ricostruzione di quelle preesistenti, tentando di ricreare attraverso la presenza di centri urbani e la residenza di truppe militari un contesto idoneo al recupero delle piena influenza, e sociale e culturale, e del controllo politico. Tale strategia è realizzata con la fondazione di città quali Melfi o Ascoli e col favorire l'espansione delle città già esistenti.»
- ↑ Enzo Navazio, Lo sviluppo sociale ed urbano di Melfi, in Melfi, memorie dell'antico, p. 11.«Alla porta originaria della Calcinaia si aggiunse ad oriente la nuova Porta dei Balnea che favorisce l'accesso immediato al comparto urbano aggiunto.»
- ↑ Enzo Navazio, Età aragonese, in Melfi, memorie dell'antico, pp. 47-48.«All'uopo, con lo spostamento sul ciglio della collina della cinta muraria a nord-est, verso le Serre, viene realizzata ed aperta una nuova Porta, Troiana, dal nome del Principe che ne favorisce la realizzazione, rivolta verso le terre pugliesi.»
- ↑ Giuseppe Venezia, Saluti da Melfi, p. 15.«La bastionata che scorgiamo ancora oggi ergersi imponente lungo il perimetro di Melfi è del 1460, o poco prima. La fece costruire il duca Giovanni II Caracciolo per adattare le vecchie mura di Melfi, funzionali alla balestra, al nuovo modo di fare la guerra obsidionale con la bombarda iniziato con le milizie mercenarie.»
- ↑ Enzo Navazio, Melfi, memorie dell'antico, p. 48.«I "rivellini" sono le torri fortificate edificate vicino alle porti e parti sensibili delle mura di una città, per una migliore difesa di dette parti. Per Melfi sono segnalati presso tutte le porte.»
- ↑ I Doria a Melfi, su vulture.it.«I governatori si interessarono soprattutto alla gestione economica delle terre, dei commerci e delle finanze pubbliche, interagendo con gli altri due poteri locali: il Capitolo ecclesiastico e l’Università civica.»
- ↑ CFTI5Med 1694 09 08, su storing.ingv.it.«Il terremoto causò il crollo totale di 56 case e danneggiò più o meno gravemente tutte le altre; la chiesa di S.Nicola crollò in gran parte; subirono gravi danni la cattedrale, la chiesa e il monastero di S.Agostino, che fu reso inabitabile, la chiesa e il convento di Ogni Santi, che crollò quasi totalmente, la chiesa e il collegio dei padri Somaschi, il convento dei Cappuccini e il monastero di S.Bartolomeo, di cui crollò parte del dormitorio. Fu gravemente danneggiato il castello dei principi Doria, di cui crollò totalmente il quartiere dell’imperatore, parte di quello del razionale e fu gravemente lesionata la torre della galleria. I danni al castello ammontarono a diverse migliaia di scudi; il totale dei danni della città fu stimato 40.000 ducati. Ci furono 3 morti e 25 feriti.»
- ↑ Maurizio Leggeri, I terremoti della Basilicata.«A porta Calcinara in Melfi una squarciatura di oltre metri 1 e mezzo di lunghezza, e poco lungi i ruderi delle mura di detta porta inghiottiti forse da una più ampia voragine indicano abbastanza l’intensità quivi avuta dalla sismica convulsione.»
- ↑ Sindaco Valvano su valorizzazione mura storiche di Melfi, su regione.basilicata.it.«La Porta Calcinaia conserva i due bastioni laterali, frutto di un consolidamento realizzato a seguito del suo parziale crollo con il terremoto del 1930.»
- ↑ PORTA CALCINAIA: UN NUOVO SIMBOLO IDENTITARIO – IL RENDICONTO DI 10 ANNI – Capitolo 09, su liviovalvano.blog.«Il cantiere è stato attivato in coincidenza del millenario (cantiere inaugurato il 12/10/2018) e i lavori sono terminati nel mese di luglio 2021.»
- ↑ PORTA CALCINAIA: UN NUOVO SIMBOLO IDENTITARIO – IL RENDICONTO DI 10 ANNI – Capitolo 09, su liviovalvano.blog.«Durante la seconda fase dei lavori sono state condotte indagini archeologiche nell’area di cantiere e sono stati rinvenuti elementi preziosi di vario genere, tra cui un elemento avente la funzione di “piedritto” dell’arco, di colore bianco.»
- ↑ PORTA CALCINAIA: UN NUOVO SIMBOLO IDENTITARIO – IL RENDICONTO DI 10 ANNI – Capitolo 09, su liviovalvano.blog.«La documentazione fotografica ha consentito di dedurne le caratteristiche architettoniche, in particolare la presenza dell'arco di ingresso frontale e la piattabanda orizzontale interna.»
Bibliografia
- Enzo Navazio, Melfi, memorie dell'antico, Compagnia della Terra Nova, 2012.
- Giuseppe Venezia, Saluti da Melfi, Alfagrafia Volonnino, 2022.
- Maurizio Leggeri, I terremoti della Basilicata, EditricErmes, 1997.
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