Primi sette concili ecumenici

Nella storia del Cristianesimo, i primi sette concili ecumenici sono stati i seguenti: il Primo Concilio di Nicea nel 325, il Primo Concilio di Costantinopoli nel 381, il Concilio di Efeso nel 431, il Concilio di Calcedonia nel 451, il Secondo Concilio di Costantinopoli nel 553, il Terzo Concilio di Costantinopoli dal 680 al 681 e, infine, il Secondo Concilio di Nicea nel 787. Tutti e sette i concili furono convocati nell'odierna Turchia.[1]
Questi sette eventi rappresentarono un tentativo da parte dei leader della Chiesa di raggiungere un consenso sull'ortodossia contro le eresie, ripristinare la pace[2] e sviluppare una cristianità unificata.[3] Le Chiese ortodosse orientali e la Chiesa d'Oriente (assira) e, a occidente, la Chiese cattolica romana, quella anglicana, di Utrecht e nazionale polacca vetero-cattolica e alcune comunità ecclesiali luterane scandinave fanno risalire la legittimità del loro clero alla successione apostolica di questo periodo e finanche a quello della Chiesa primitiva.
Questa era inizia con il Primo Concilio di Nicea nel 325 d.C., convocato dall'imperatore Costantino I dopo la sua vittoria su Licinio e il consolidamento del suo regno sull'Impero Romano. Nicea I enunciò il Credo niceno che, nella sua forma originale e poi come modificato dal Primo Concilio di Costantinopoli del 381, fu considerato da tutti i concili successivi come la pietra di paragone dell'ortodossia sulla dottrina della Ss.ma Trinità.
Le Chiese ortodosse orientali e cattoliche romane accettano tutti e sette questi concili come legittimi concili ecumenici. Le Chiese ortodosse orientali non calcedoniane accettano solo i primi tre, mentre la Chiesa orientale non efesina accetta solo i primi due.
Esiste anche un altro concilio, il cosiddetto Concilio Quinisesto di Trullo, tenutosi nel 692 d.C. tra il sesto e il settimo concilio ecumenico, che emanò regole organizzative, liturgiche e canoniche, ma non discusse di teologia. Solo all'interno dell'ortodossia orientale la sua autorità è comunemente considerata ecumenica; tuttavia, gli ortodossi non lo annoverano tra i sette concili generali, ma lo considerano piuttosto una continuazione del quinto e del sesto. La Chiesa cattolica romana non accetta il Concilio Quinisesto;[4][5] tuttavia, sia il Magistero romano che una minoranza di gerarchi ortodossi orientali e scrittori teologici ritengono che ci siano stati altri concili ecumenici dopo i primi sette (vedi il Quarto Concilio di Costantinopoli, il Quinto Concilio di Costantinopoli e altri quattordici concili ecumenici post-scisma canonici per i cattolici).
I concili
I sette concili ecumenici furono:
| Concilio | Data | Convocato da | Luogo | Presieduto da | Durata approssimativa | Argomenti principali |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Concilio di Nicea I | 20 maggio – 19 giugno 325 | Imperatore Costantino I il Grande | Palazzo imperiale di Nicea 40°25′38.8″N 29°42′42.4″E |
Osio di Cordova (e Costantino I) | 318 | Arianesimo, la natura di Cristo, la celebrazione della Pasqua, ordinazione degli eunuchi, divieto di inginocchiarsi la domenica e da Pasqua a Pentecoste, validità del Battesimo aministrato da eretici, cristiani caduti in disgrazia, varie altre questioni. |
| Concilio di Costantinopoli I | maggio–luglio 381 | Imperatore Teodosio I | Chiesa di Santa Irene 37°56′41.78″N 27°20′21.1″E |
Timoteo I di Alessandria, Melezio di Antiochia, san Gregorio di Nazianzio, e Nettario di Costantinopoli | 150 | Arianesimo, apollinarismo, sabellianesimo, Spirito Santo, successione di Melezio |
| Concilio di Efeso | 22 giugno – 31 luglio 431 | Imperatore Teodosio II | Chiesa di Maria 41°00′35.3″N 28°58′52.9″E |
Cirillo di Alessandria, Acacio di Melitene, Teodoto di Ancira[6] | 200–250 | Nestorianesimo, Theotokos, pelagianesimo |
| Concilio di Calcedonia | 8 ottobre– 1° novembre 451 | Imperatore Marciano | Chiesa di Sant'Eufemia 40°59′26.4″N 29°01′29.8″E |
Legati di papa Leone I: Pascasino di Lilibeo, Lucenzio di Asculanum, Giuliano di Cos e il presbitero Bonifacio (che ebbero la presidenza formale)[7] | 520 | Le sentenze emesse dal Secondo Concilio di Efeso nel 449, i presunti reati del vescovo Dioscoro di Alessandria, il rapporto tra la divinità e l'umanità di Cristo, numerose controversie che coinvolgevano particolari vescovi e sedi vescovili. |
| Concilio di Costantinopoli II | 5 maggio – 2 giugno 553 | Imperatore Giustiniano I | Hagia Sophia 41°00′30″N 28°58′48″E |
Patriarca Eutichio di Costantinopoli | 152 | Nestorianesimo, monofisismo, Origenismo |
| Concilio di Costantinopoli III | 7 novembre 680 – 16 settembre 681 | Imperatore Costantino IV | Gran Palazzo di Costantinopoli 41°00′20.8″N 28°58′37.5″E |
Patriarca Giorgio I di Costantinopoli | 300 | Monotelismo, la volontà umana e qualla divina del Signore Gesù |
| Concilio di Nicea II | 24 settembre – 23 ottobre 787 | Costantino VI e l'imperatrice Irene (in qualità di reggente) | Chiesa di Santa Sofia 40°25′45″N 29°43′11.8″E |
Patriarca Tarasio di Costantinopoli, legati di papa Adriano I | 350 | Iconoclastia bizantina |
Primo Concilio di Nicea (325)

L'imperatore Costantino convocò questo concilio per risolvere una questione controversa, ovvero il rapporto tra Gesù Cristo e Dio Padre. L'imperatore voleva stabilire un accordo universale al riguardo. I rappresentanti provenivano da tutto l'Impero e erano sovvenzionati dall'imperatore. Prima di questo concilio, i vescovi tenevano concili locali, come il Concilio di Gerusalemme, ma non c'era mai stato un concilio universale, detto anche ecumenico.
Il concilio redasse un credo, il Credo niceno, che ricevette un'approvazione quasi unanime. La descrizione del concilio del “Figlio unigenito di Dio”, Gesù Cristo, come della stessa sostanza di Dio Padre, divenne una pietra miliare del trinitarismo cristiano. Il concilio affrontò anche la questione della data della Pasqua (vedi quartodecimanismo e controversia sulla Pasqua), riconobbe il diritto della Sede di Alessandria alla giurisdizione al di fuori della propria provincia ecclesiastica (per analogia con la giurisdizione esercitata da Roma) e le prerogative delle chiese di Antiochia e delle altre province[8] e approvò l'usanza con cui Gerusalemme era onorata, ma senza la dignità di metropolia.[9]
Il concilio fu osteggiato dagli ariani e Costantino cercò di riconciliare Ario con la Chiesa. Anche quando Ario morì nel 336, un anno prima della morte di Costantino, la controversia continuò, con vari gruppi separati che sposavano in un modo o nell'altro le simpatie ariane.[10] Nel 359, un doppio concilio di vescovi orientali e occidentali affermò una formula secondo cui il Padre e il Figlio erano simili in accordo con le Scritture, in coerenza con l'arianesimo.[10] Gli oppositori si riunirono e il Primo Concilio di Costantinopoli nel 381 segnò la vittoria finale dell'ortodossia nicena all'interno dell'Impero, anche se l'arianesimo si era ormai diffuso tra le tribù germaniche, tra le quali scomparve gradualmente dopo la conversione dei Franchi al cristianesimo nel 496.[10]
Costantino commissiona delle Bibbie
Nel 331, Costantino I incaricò Eusebio di Cesarea di consegnare cinquanta Bibbie alla Chiesa di Costantinopoli. Atanasio (Apol. Const. 4) riferì che intorno al 340 gli scribi alessandrini avevano preparato delle Bibbie per Costante I. Non si sa molto altro, anche se le ipotesi sono molte. Ad esempio, si ipotizza che questo possa aver fornito la motivazione che il Codex Vaticanus e il Codex Sinaiticus siano stati esempi di queste Bibbie. Insieme alla Peshitta e al Codex Alexandrinus, queste sono le più antiche Bibbie cristiane esistenti.[11]
Primo Concilio di Costantinopoli (381)

Il concilio approvò l'attuale forma del Credo niceno utilizzato nella maggior parte delle chiese ortodosse orientali. Cioè aggiunge la seconda parte, sullo Spirito Santo, la Chiesa, il battesimo, la resurrezione dei morti.
La Chiesa ortodossa orientale utilizza il testo del concilio, ma con i verbi che esprimono la fede al singolare: Πιστεύω (io credo) invece di Πιστεύομεν (noi crediamo). Anche la Chiesa latina occidentale all'interno di quella cattolica e le sue liturgie utilizzano il singolare e, ad eccezione del greco,[12] aggiungono due frasi, Deum de Deo (Dio da Dio) e il Filioque (e il Figlio).
La forma utilizzata dalla Chiesa Apostolica Armena, che fa parte dell'Ortodossia Orientale, presenta molte più aggiunte.[13] Questo credo più completo potrebbe essere esistito prima del Concilio e probabilmente ha avuto origine dal credo battesimale di Costantinopoli.[14]
Il concilio condannò anche l'apollinarismo,[15] la dottrina secondo cui in Cristo non c'era mente o anima umana.[16] Concesse inoltre a Costantinopoli la precedenza onoraria su tutte le chiese eccetto Roma.[15]
Il concilio non vide la partecipazione di vescovi occidentali o legati romani, ma fu successivamente accettato come ecumenico in Occidente.[15]
Primo Concilio di Efeso (431)
Teodosio II convocò il concilio per risolvere la controversia cristologica inerente al nestorianesimo. Nestorio, patriarca di Costantinopoli, volle usare il termine Christotókos al posto di Theotókos (in greco: Ἡ Θεοτόκος, “portatrice di Dio”).
Il concilio depose Nestorio, ripudiò il nestorianesimo e proclamò la Vergine Maria come Theotókos.
Dopo aver citato il Credo niceno nella sua forma originale, come al Primo Concilio di Nicea, senza le modifiche e le aggiunte apportate al Primo Concilio di Costantinopoli, dichiarò «illegale per qualsiasi uomo proporre, scrivere o comporre una fede diversa (ἑτέραν) in contrapposizione a quella stabilita dai santi Padri riuniti con lo Spirito Santo a Nicea».[17]
Conseguenze
Poco dopo la morte di Cirillo, nel novembre del 448, un sinodo a Costantinopoli condannò Eutiche,[18] un archimandrita di un importante monastero di quell'area,[19] che insegnava che Cristo non era consustanziale all'umanità poiché aveva una natura divina che «consumava la sua umanità come l'oceano consuma una goccia di aceto».[20]
Nel 449, Teodosio II convocò un concilio a Efeso, dove Eutiche fu scagionato e tornò al suo monastero.[18] Questo concilio fu successivamente annullato dal Concilio di Calcedonia e definito Latrocinium (cioè “Concilio ladro”).[18]
Concilio di Calcedonia (451)

Il concilio ripudiò la dottrina eutichiana del monofisismo, descrisse e delineò l'“unione ipostatica” e le due nature di Cristo, quella umana e quella divina (diofisismo); adottò la definizione calcedoniana. Per coloro che lo accettano (ortodossi orientali, cattolici romani e la maggior parte dei protestanti), è il quarto concilio ecumenico (definendo il secondo concilio di Efeso, che fu respinto da questo concilio, il Latrocinium Ephesianum).
Conseguenze
La fazione miafisita tenne un altro concilio a Efeso, il Terzo Concilio di Efeso, in cui condannò il Concilio di Calcedonia, compreso il Tomo di Leone I, oltre all'eutichianesimo, e riaffermò i 12 anatemi di san Cirillo. Questo documento fu sottoscritto da 500-700 vescovi.[21][22]
Secondo Concilio di Costantinopoli (553)
Questo concilio condannò alcuni scritti e autori che difendevano la cristologia di Nestorio. Tale mossa fu istigata dall'imperatore Giustiniano nel tentativo di riconciliarsi con i cristiani miafisiti, che costituivano la maggioranza dell'Oriente. Essa fu osteggiata in Occidente e l'accettazione del concilio da parte dei papi causò un grave scisma.
Tre Capitoli
Prima del Secondo Concilio di Costantinopoli ci fu una lunga controversia sul trattamento di tre soggetti, tutti considerati vicini al nestorianesimo, l'eresia secondo cui nell'Incarnazione di Cristo vi sono due persone separate.[23] L'imperatore Giustiniano condannò i Tre Capitoli, sperando di attirare i cristiani miafisiti con il suo zelo anti-nestoriano.[24] I monofisiti credono che nel Cristo incarnato ci sia una sola natura (cioè quella divina) e non due,[20] mentre i miafisiti credono che le due nature di Cristo siano unite in una sola e siano distinte solo nel pensiero.
Alcuni patriarchi orientali sostennero l'imperatore, ma in Occidente la sua interferenza fu malvista e papa Vigilio si oppose al suo editto con la motivazione che era contrario ai decreti di Calcedonia.[24] La politica di Giustiniano era in realtà un attacco alla teologia antiochena e alle decisioni di Calcedonia.[24] Il papa acconsentì e condannò i Tre Capitoli, ma le proteste in Occidente lo indussero a ritirare la sua condanna.[24] L'imperatore convocò il Secondo Concilio di Costantinopoli per risolvere la controversia.
Durante il concilio
Il concilio, a cui parteciparono principalmente vescovi orientali, condannò i Tre Capitoli e, indirettamente, papa Vigilio.[24] Affermò inoltre l'intenzione di Costantinopoli di rimanere in comunione con Roma.[24]
Dopo il concilio
Vigilio dichiarò la sua accettazione del concilio, così come fece il suo successore, papa Pelagio I.[25] Il concilio non fu immediatamente riconosciuto come ecumenico in Occidente, e Milano e Aquileia interruppero persino la comunione con Roma a causa di tale questione.[25] Lo scisma non fu sanato fino alla fine del VI secolo per Milano e alla fine del VII secolo per Aquileia.[25]
Alla fine, il concilio non riuscì a riconciliare le Chiese ortodosse orientali, poiché richiedeva l'accettazione di una formula sulle due nature che contraddiceva le decisioni del Concilio di Efeso. Ciò includeva la deposizione di Dioscoro e Severo, rispettivamente patriarchi di Alessandria e Antiochia, nonché la venerazione di figure ancora associate al nestorianesimo, come Iba di Edessa e Teodoro di Mopsuestia.[6][24]
Terzo Concilio di Costantinopoli (680-681)
Il Terzo Concilio di Costantinopoli (680-681) ripudiò principalmente il monotelismo, una dottrina che aveva ottenuto ampio sostegno sin dalla sua formulazione nel 638. Il concilio condannò sia il monoenergismo che il monotelismo come eretici, affermando che Cristo possiede due energie e due volontà: quella divina e quella umana.
Concilio Quinisesto
Il Concilio Quinisesto (= Concilio Quinto-Sesto) o Concilio trullano (692) non è stato accettato dalla Chiesa cattolica romana. Poiché si trattava principalmente di un concilio amministrativo volto ad elevare alcuni canoni locali allo status ecumenico, a stabilire principi di disciplina clericale e ad affrontare il tema del canone biblico, senza determinare questioni di dottrina, la Chiesa ortodossa orientale non lo considera un concilio a tutti gli effetti, ma piuttosto un'estensione del quinto e del sesto concilio. Esso conferì sanzione ecclesiastica alla pentarchia come forma di governo della Chiesa di Stato dell'Impero Romano.[26]
Secondo Concilio di Nicea (787)
Nel 753, l'imperatore Costantino V convocò il Sinodo di Hieria, che dichiarò che le immagini di Gesù lo rappresentavano in modo errato e che le immagini di Maria e dei santi erano idoli.[27] Il Secondo Concilio di Nicea ripristinò la venerazione delle icone e pose fine alla prima iconoclastia.
Eventi successivi
Nel IX secolo, l'imperatore Michele III depose il patriarca Ignazio di Costantinopoli e al suo posto fu nominato Fozio. Papa Niccolò I dichiarò invalida la deposizione di Ignazio. Dopo l'assassinio di Michele, Ignazio fu reintegrato come patriarca senza contestazioni e nell'869-870 un concilio a Costantinopoli, considerato ecumenico in Occidente, anatematizzò Fozio. Con la morte di Ignazio nell'877, Fozio divenne patriarca e nell'879-880 un altro concilio a Costantinopoli, che molti orientali considerano ecumenico, annullò la decisione del concilio precedente.[28]
Note
- ↑ Dove hanno sede anche le sette Chiese dell'Asia
- ↑ Serafim Alexivich Slobodskoy, Short Summaries of the Ecumenical Councils, in The Law of God, traduzione di Susan Price, Jordanville, New York, Holy Trinity Monastery, 1992, ISBN 978-0-88465-044-7. URL consultato il 10 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2018). Ospitato su OrthodoxPhotos.com.«Rinunciarono alle loro false opinioni e morirono in pace con la Chiesa."»In russo: "отказались от своих ложных мнений и скончались в мире с Церковью.
- testo originale: (RU) Серафим Алексеевич Слободской, Краткие сведения о вселенских соборах, in ru:Закон Божий [The Law of God], 1966. URL consultato il 10 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2017). Ospitato su Православная энциклопедия Азбукаверы | православный сайт [Orthodox Encyclopedia: ABC of faith | Orthodox website].
- ↑
Charles Diehl, 1: Leo III and the Isaurian Dynasty (717–802), in J. R. Tanner, C. W. Previté-Orton e Z. N. Brooke (a cura di), The Cambridge Medieval History, IV: The Eastern Roman Empire (717–1453), Cambridge, Cambridge University Press, 1923, p. 21, ISBN 9785872870395. URL consultato il 1º febbraio 2016.«... Tarasio propose il progetto di un concilio ecumenico che avrebbe dovuto riportare la pace e l'unità nel mondo cristiano. L'imperatrice [...] convocò i prelati della cristianità a Costantinopoli per la primavera del 786. ... Alla fine il concilio fu convocato a Nicea in Bitinia; fu aperto alla presenza dei legati papali il 24 settembre 787. Questo fu il settimo concilio ecumenico.»
- ↑ Schaff's Seven Ecumenical Councils: Introductory Note to Council of Trullo, su ccel.org (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2021).: "Dal fatto che i canoni del Concilio trullano siano inclusi in questo volume dei Decreti e Canoni dei Sette Concili Ecumenici non si deve assolutamente dedurre che ciò significhi affermare che tali canoni abbiano alcuna autorità ecumenica, o che il concilio che li ha adottati possa rivendicare il titolo di ecumenico, sia in considerazione della sua costituzione che del successivo trattamento riservato dalla Chiesa alle sue disposizioni."
- ↑ "Quinisext Council", su britannica.com. URL consultato il 14 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2014).«"La Chiesa occidentale e il Papa non erano rappresentati al concilio. Giustiniano II, tuttavia, voleva che sia il Papa che i vescovi orientali firmassero i canoni. Papa Sergio I (687-701) rifiutò di firmare e i canoni non furono mai pienamente accettati dalla Chiesa occidentale»
- 1 2 (EN) Shenouda Maher Ishak, Christology and the Council of Chalcedon, Outskirts Press, 2013, ISBN 9781478712916.
- ↑ (EN) Richard Price e Michael Gaddis, The Acts of the Council of Chalcedon, vol. 45, Liverpool University Press, 2007, pp. 42, ISBN 978-1-84631-100-0 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2023).
- ↑ canon 6, su piar.hu (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2008).
- ↑ canon 7, su piar.hu (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2008).
- 1 2 3 "Arianism." Frank Leslie Cross,. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ The Canon Debate, McDonald and Sanders editors, 2002, pp. 414–415, per l'intero paragrafo
- ↑ Si veda la traduzione ufficiale del Messale Romano e il documento (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2004). The Greek and Latin Traditions about the Procession of the Holy Spirit del Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani,, che afferma: "La Chiesa cattolica ha rifiutato l'aggiunta di καὶ τοῦ Υἱοῦ alla formula τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον nel testo greco del Simbolo niceno-costantinopolitano, anche nel suo uso liturgico da parte dei latini."
- ↑ Armenian Church Library: Nicene Creed (PDF), su armenianchurchlibrary.com. URL consultato il 4 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 24 agosto 2012).
- ↑ "Nicene Creed." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- 1 2 3 "Constantinople, First Council of." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ "Apollinarius." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ CHURCH FATHERS: Council of Ephesus (A.D. 431), su newadvent.org. URL consultato il 24 febbraio 2025 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2017).
- 1 2 3 "Latrocinium." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ "Eutyches", "Archimandrite." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- 1 2 "Monophysitism." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ (EN) John Meyendorff, Imperial Unity and Christian Divisions: The Church, 450-680 AD, St. Vladimir's Seminary Press, 1989, ISBN 978-0-88141-056-3. URL consultato il 4 giugno 2025 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2024).
- ↑ Zachariah of Mitylene e Roger Pearse, Zachariah, Syriac Chronicle (1899) — Book 5., su tertullian.org, 2002.
- ↑ "Nestorianism" and "Three Chapters." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- 1 2 3 4 5 6 7 "Three Chapters." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- 1 2 3 "Constantinople, Second Council of." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ "Pentarchy", su britannica.com. URL consultato il 14 febbraio 2010.«: "Pentarchia. Il governo proposto della cristianità universale da parte di cinque sedi patriarcali sotto l'egida di un unico impero universale. Formulata nella legislazione dell'imperatore Giustiniano I (527-65), in particolare nella sua Novella 131, la teoria ricevette l'approvazione ecclesiastica formale al Concilio in Trullo (692), che identificò le cinque sedi con Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.»
- ↑ "Iconoclastic Controversy." Cross, F. L., ed. The Oxford dictionary of the Christian church. New York: Oxford University Press. 2005
- ↑ "Photius", in Cross, F. L., ed., The Oxford Dictionary of the Christian Church (New York: Oxford University Press. 2005)
Voci correlate
- Sinodo di Ancira
- Synodicon orientale
Collegamenti esterni
- Schaff's The Seven Ecumenical Councils, su ccel.org (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2019).
- Fourth-Century Christianity, su fourthcentury.com (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2018).