Principato di Moldavia
| Principato di Moldavia | |
|---|---|
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| Dati amministrativi | |
| Nome ufficiale | (MOL) Țara Moldovei |
| Lingue ufficiali | lingua romena lingua slava ecclesiastica greco |
| Lingue parlate | moldavo |
| Capitale | Baia/Siret (1343-1388) Suceava (1388-1564) Iași (1564-1859) |
| Dipendente da | (XVII secolo-1792) |
| Politica | |
| Forma di governo | Principato |
| Nascita | XIV secolo con Bogdan |
| Fine | 1878 con Alexandru Ioan Cuza |
| Causa | Unione con il principato di Valacchia |
| Territorio e popolazione | |
| Bacino geografico | Moldavia |
| Economia | |
| Valuta | Tallero |
| Religione e società | |
| Religioni preminenti | Cristianesimo ortodosso |
| Religioni minoritarie | Cattolicesimo Chiesa apostolica armena Ebraismo Vecchi credenti |
| Evoluzione storica | |
| Preceduto da | |
| Succeduto da | |
| Ora parte di | |
Il Principato di Moldavia (in moldavo: Țara Moldovei; in moldavo cirillico antico: Цара Мѡлдовєй) è stato un principato dell'Europa orientale situato nella zona tra i monti Carpazi e il fiume Dnestr.
Nato nel XIV secolo ad opera del voivoda Dragoș, ha terminato di essere uno stato indipendente nel 1859, anno in cui si è unito al vicino Principato di Valacchia, dando vita ai Principati Uniti.
Origini
Età antica
In antichità la Moldavia fu abitata dalle popolazioni dei Daci e dei Geti. Con la conquista di Traiano del II secolo, la regione fu incorporata nella provincia romana della Dacia, anche se dopo circa un secolo, a causa della precarietà della posizione romana, l'imperatore Aureliano sancì l'abbandono definitivo del territorio, che comunque lasciò un popolo fortemente romanizzato. Il territorio in seguito venne attraversato e saccheggiato da diverse popolazioni, tra cui Gepidi, Avari, Bulgari, Magiari, Peceneghi e Cumani. In particolare il territorio venne conteso tra il principato d'Ungheria e il primo impero bulgaro.[1] L'origine dell'etnia dei romeni è controversa. Se la loro lingua è chiaramente una lingua romanza, con le dovute influenze slave, turche e germaniche, la loro etnogenesi non è ben definita: alcuni storici sostengono che i romeni derivino da quelle popolazioni daciche romanizzatesi sotto l'impero romano (daco-romeni), mentre altri sostengono che il popolo sia nato dalla migrazione di altre popolazioni romanizzate tra cui traco-romeni e illiro-romeni che vivevano a Sud del Danubio, popoli conosciuti poi come Valacchi[2], la quale presenza nella zona è attestata a partire dal 1100.[3][4][5]
L'impero mongolo invase in più occasioni l'Europa tra il 1223 e il 1242, mettendo in ginocchio le principali entità politiche dei Balcani e dell'Europa centrale come Polonia, Ungheria e Bulgaria. Le invasioni ebbero anche un forte impatto sulle terre dei Valacchi, che vennero razziate e il loro popolo massacrato[6]. Lo storico Rashid al-Din Hamadani menziona che nel 1241 un'armata mongola "attraversò i territori dei Qara-Ulagh" (traducibile come Valacchi Neri)[7]; altri scrittori, in particolare Giovanni da Pian del Carmine e Guglielmo di Rubruck, entrambi ambasciatori alla corte mongola, menzionano chiaramente che i Valacchi erano un popolo vassallo dei mongoli che pagava regolarmente tributo.[8][9]
Fondazione
Con la dissoluzione dell'impero mongolo, la regione europea fece parte del khanato tataro-mongolo dell'Orda d'Oro, questo stato però si indebolirà progressivamente a causa degli attacchi europei e soprattutto russi, fino alla sua completa frammentazione nel XV secolo.[10] Approfittando del declino dei tatari, sia Ungheria che Polonia iniziarono ad estendere la loro presenza in Europa orientale. Già nel 1326 il re Carlo I d'Ungheria concesse la "terra di Zurduky" (identificata con la regione del Maramureș) a un nobile di origine valacca chiamato Stanislau Bârlan, questo fa supporre che quella zona fosse densamente abitata dal suddetto popolo, al punto da ottenere la propria autonomia.[11]

Secondo una leggenda, riportata prima di tutto nelle cronache moldo-russe (testo databile al XVI secolo), i valacchi sarebbero giunti in Maramureș sotto il regno del re Ladislao IV, provenienti da una sconosciuta terra d'origine – per alcuni la Grande Valacchia – con l'intento di combattere i tatari come mercenari.[8][11] La tradizione vuole che un nobile valacco, Dragoș, avrebbe raggiunto le sponde del fiume Moldavia mentre era a caccia di bisonti o forse uri[11][12], e ammirata la bellezza di quel territorio avrebbe persuaso i nobili valacchi a trasferirsi in quella regione con il lasciapassare del re ungherese.[13] L'esatta identificazione di Dragoș, come anche la datazione di questo evento sono però soggetto di dibattito tra gli storici.
Dragoș è stato identificato con due personaggi storici: Dragoș di Bedeu, già menzionato nel 1336 come vassallo di Carlo I, oppure Dragoș di Giulești, membro di una famiglia di valacchi sempre al servizio di Carlo I, di qualche anno più tardivo.[14][15] La maggior parte delle fonti riporta che la discesa di Dragoș sia avvenuta nel 1359, anche se altre date spesso accettate sono il 1352, 1347 o addirittura 1345, questo perché le fonti antiche menzionano la differenza di anni tra l'insediamento di Dragoș e quello di Alessandro il Buono (1400–1432), non sempre concordanti fra loro.[8][16] Ciò che va tenuto in mente però è il fatto che Dragoș non fondò uno stato indipendente, anzi è molto probabile che stabilì una provincia per conto degli ungheresi che servisse come stato cuscinetto o una sorta di marca difensiva tra europei e tataro-mongoli.[12]
Storia
Medioevo


Se quindi Dragoș fu il fondatore della Moldavia, il suo primo voivoda fu un altro uomo, Bogdan I. Non molto è conosciuto di quest'uomo, è noto a noi che era un knez (leader delle comunità dei valacchi) nella regione di Maramureș, che lui amministrava come feudo per conto del re d'Ungheria; questo suggerisce che non tutti i valacchi si trasferirono nella nuova terra assieme a Dragoș[8], in seguito però entrò in conflitto con l'aristocrazia ungherese e venne privato del suo titolo, secondo una lettera del 15 settembre 1349 Bogdan tentò di persuadere il nobile Giula di Giulești (forse imparentato con Dragoș) ad unirsi a lui, invadendo i suoi possedimenti feudali al suo rifiuto.[12] Secondo il biografo Giovanni di Küküllő prima del 1365 Bogdan si spostò di nascosto in Moldavia e cacciò gli allora feudatari, proclamando uno stato indipendente del quale divenne voivoda. Nessuna fonte ci fornisce le motivazioni dietro questo spostamento, ma sicuramente approfittò della guerra tra Ungheria e Lituania iniziata a seguito della battaglia delle Acque Blu.[17][18] Gli ungheresi tentarono diverse volte di riconquistare lo stato secessionista, ma alla fine si arresero.
Fu così che nacque il principato di Moldavia, inizialmente chiamato "Bogdania", governato dal voivoda Bogdan I e i suoi discendenti (Mușatinii, così chiamati dopo Costea Mușat, che ne aveva sposato la figlia). Il centro del potere era Siret prima e Suceava poi, e il regno si estendeva fino al fiume Čeremoš, nella zona oggi conosciuta come Bucovina.
Nel 1369 il voivoda Lațcu, figlio di Bogdan si convertì al cattolicesimo e spedì alcuni ambasciatori a papa Urbano V con l'intenzione di fondare una diocesi, la futura diocesi di Siret.[18] Ciò non ebbe effetti a lungo andare sulla popolazione, che rimase saldamente ortodossa, ma produsse una breve controversia con le autorità religiose di Costantinopoli riguardo l'ordinazione dei vescovi della metropolia di Moldavia e Bucovina.[19]
Espansione territoriale
Il principato iniziò ad espandersi gradualmente già sotto Pietro II, nipote di Bogdan, che si rese vassallo del re di Polonia Ladislao II Jagellone, forte dei buoni rapporti tra le due famiglie, ottenendo il territorio della Pocuzia.[20] Sotto suo fratello Roman I la Moldavia controllava tutto il territorio compreso tra i Carpazi orientali e il Nistro, conquistando la strategica roccaforte ungherese di Cetatea Albă (oggi Bilhorod-Dnistrovs'kyj) che gli diede uno sbocco sul Mar Nero.[21] Fu però costretto ad abdicare dopo essersi opposto a Vitoldo, granduca di Lituania. Alessandro il Buono promosse diverse alleanze con il vicino principato di Valacchia per contrastare gli ungheresi, combatté anche nella battaglia di Grunwald e nell'assedio di Marienburg, mentre fu il primo voivoda moldavo ad interagire con l'impero ottomano nel 1420, nuovo pericolo emergente nel Meridione al quale la Moldavia fu d'accordo a pagare regolare tributo.[22] Dopo la morte di Alessandro la Moldavia subì un grave periodo di crisi nel quale i suoi figli si contesero il trono, la guerra vide numerose infiltrazioni ungheresi governati allora da Mattia Corvino, fino a quando Pietro III Aron, figlio illegittimo di Alessandro, non usurpò il trono assassinando Bogdan II, figlio di Alessandro.[23]

Nel 1457 il figlio di Bogdan II affrontò Pietro III presso Doljești e lo espulse dal regno, proclamandosi poi voivoda di Moldavia e inseguendo il destituito e giustiziandolo. Costui era Stefano III, passato alla storia come Ștefan cel mare, "il Grande", sotto il quale la Moldavia visse un periodo di ottimo splendore. La sua ascesa al trono fu anche possibile grazie alla sua collaborazione con Vlad III di Valacchia.[24][25][26]
Ștefan intraprese numerose campagne militari – spronò i contadini della Moldavia organizzando un'armata di 55 000 uomini, e respinse nel 1467 un attacco da parte delle forze del re ungherese Mattia Corvino in un azzardato assalto notturno, nella battaglia di Baia lo stesso Mattia Corvino venne più volte ferito[27]. Nel 1470 sconfisse le armate tartare della Grande Orda nella battaglia di Lipnic, confermando l'ormai chiara decadenza di questo popolo in Europa.[28]
Ma la sua più grande azione militare furono le guerre ottomano-moldave: gli Ottomani avevano iniziato gradualmente a dilagare in Europa, e avevano già soggiogato la Valacchia, così nel 1475 il sultano Mehmed II attaccò la Moldavia, ma venne sconfitto nella monumentale battaglia di Vaslui del 10 gennaio 1475[29][30], dopo la quale Ștefan digiunò in onore del Signore. Ma i turchi si vendicarono e riuscirono a sconfiggere la Moldavia l'anno dopo nella battaglia di Valea Albă (oggi Războieni) sebbene le perdite moldave furono minori, alla fine gli ottomani si ritirarono a causa di una pestilenza scoppiata durante il fallito assedio di Cetatea Neamțului. Dopodiché tentò di imporre la sua egemonia sulla Valacchia instaurando voivodi a lui fedeli e batté nuovamente i turchi, stavolta guidati da Bayezid II, nella battaglia di Cătlăbuga (1485), ma non riuscì ad espellerli definitivamente.[29]

Dopo queste battaglie, Ștefan chiese a papa Sisto IV di formare un'alleanza cristiana contro i Turchi, ma nonostante il Papa lo avesse nominato "Atleta di Cristo" non inviò supporti materiali all'esercito moldavo.[31] Negli ultimi decenni del suo regno, i Turchi incrementarono la pressione sulla Moldavia, catturando dei porti strategici sul Mar Nero nel 1484 e bruciando la capitale moldava, Suceava, nel 1485. Inoltre la storica corrispondenza con la Polonia si era ormai frantumata, difatti il nuovo sovrano invase la Moldavia raggiungendo Suceava ma Ștefan riuscì a respingerlo nella battaglia della foresta di Cosmin, ma non venne ancora risolta la disputa territoriale sulla Pocuzia.[32] A questo punto Ștefan contemplò di allearsi con i turchi per contrastare i polacchi, frustrato infatti dai vani tentativi di unire l'Occidente contro i Turchi, sul letto di morte, a quanto pare disse a suo figlio di sottomettersi ai Turchi se questi avessero offerto una sovranità degna di onore. Stefano il Grande fu canonizzato il 21 giugno 1992.[33]
Vassallaggio ottomano (1583–1812)
Con la morte di Ștefan la Moldavia subì un rinnovato periodo di crisi segnata da guerre di successione, sconfitte militari e un progressivo impoverimento del principato, collegato anche al crescente coinvolgimento dell'impero ottomano nelle politiche della Moldavia. Sotto Bogdan III detto "il Cieco" e Petru IV Rareș, la Moldavia perse i suoi possedimenti in Transilvania, precedentemente ottenuti durante le guerre contro gli ottomani, perse la Pocuzia che venne recuperata dai polacchi nel 1531[34] e dovette consegnare importanti roccaforti nel Sud del territorio. La monetazione in Moldavia si interruppe intorno al 1520, e si iniziò a produrre monete contraffatte come risultato della cosiddetta stagnazione dell'impero ottomano e della conseguente crisi economica e istituzionale; l'impoverimento impedì al principato di pagare i dovuti tributi all'impero e di difendere i propri interessi locali.[35] Ciononostante la Moldavia, come anche la Valacchia, rimase una regione economicamente importante per l'impero grazie alla presenza dei pascoli, delle reti commerciali e per alcune determinate imposte. Questo portò all'ascesa della servitù e dei boiardi (distinti in grandi e piccoli boiardi) che gradualmente entrarono in conflitto con la nobiltà, al punto che la stessa famiglia dei Mușatini entrerà lentamente in crisi e perderà il suo diritto sul trono moldavo, estinguendosi nel XVIII secolo.[36] La capitale venne spostata a Iași nel 1565.

Ad esempio Ioan Iacob Heraclid, voivoda tra il 1561 e il 1563, era un esule greco che tentò di introdurre il luteranesimo in Moldavia. Infine nel 1595 i Movilești, principale famiglia boiarda della Moldavia, riuscirono a instaurare sul trono il loro esponente Ieremia Movilă sul trono, quest'ultimo restaurò la corrispondenza tra Moldavia e Polonia-Lituania essendo imparentato a quelle famiglie.[37] Così iniziò la cosiddetta guerra dei magnati di Moldavia, nella quale la confederazione si intromise nella politica della Moldavia e si scontrò direttamente con l'impero ottomano e l'impero asburgico, già occupati in una guerra plurisecolare (guerre ottomano-asburgiche), provocando sporadiche rivolte anti-ottomane nella regione. Nel 1600–1601, dopo la battaglia di Bacău, la Moldavia venne conquistata militarmente da Mihai viteazul (Michele il Coraggioso) che divenne anche condottiero di Valacchia e Transilvania, quest'ultimo mise freno agli interessi delle principali potenze circostanti sulla regione[38], alla fine però l'intervento dei polacchi e degli asburgici ristabilirono i Movilești sul trono, e governarono quasi ininterrottamente per un altro secolo, salvo alcuni sovrani non-dinastici. La crescente rivalità tra polacchi e ottomani sfociò nella guerra polacco-ottomana, terminata con la battaglia di Cecora del 1620, nella quale gli ottomani sbaragliarono i polacchi e venne ristabilito il saldo vassallaggio degli ottomani sulla Moldavia, assassinando anche il voivoda moldavo Gașpar Graziani.[39]
Epoca fanariota

Il XVIII secolo in Moldavia fu segnato da due eventi principali: il progressivo interessamento dell'impero russo alla regione balcanica che porterà alle guerre russo-turche, molte combattute su suolo rumeno, e la cosiddetta "età dei Fanarioti" tra il 1711 e il 1822. Come già detto, l'originale famiglia dei Mușatinii aveva perso rilevanza, e lentamente gli ottomani avevano aumentato la loro influenza sui propri stati vassalli al punto da declassarli quasi a delle province autonome. Il nuovo voivoda di Moldavia veniva adesso scelto dalle autorità della Sublime Porta e andava approvato da esso per diventare ufficiale.[40] I "Fanarioti" propriamente detti erano quelle famiglie di origine greca che dopo la caduta di Costantinopoli erano rimaste influenti, trasferendosi in altre regioni e divenendo boiardi; e molti voivodi eletti (adesso più che altro principi, o meglio ospodari) provenivano da queste famiglie.[41] Le più importanti famiglie fanariote furono: Ghica, Cantacuzino (discendenti dei bizantini Cantacuzeni), Rosetti, Cantemir, Racoviță, Callimachi, Moruzzi e Soutzos. Questi esponenti spesso ricoprivano anche le cariche di caimacam o cancellieri ottomani.
La Moldavia si risollevò temporaneamente con Vasile Lupu, che tentò di invadere più volte la Valacchia con il supporto dei cosacchi ma venne sconfitto clamorosamente presso la città di Finta, qualche anno dopo fu la Valacchia ad invadere la Moldavia guidata da Gheorghe Ghica.

Durante la guerra russo-turca del 1710–1711 il voivoda Dimitrie Cantemir (anche un grande studioso) si unì allo zar Pietro il Grande e si ribellò ai turchi, ma fu sconfitto a Stănilești.[42] Nel 1712 inoltre gli ottomani si impadronirono della regione di Chotyn, che fu progressivamente islamizzata. Il periodo fanariota è principalmente caratterizzato da corruzione politica, intrighi, tasse altissime (nonostante il tentativo di introdurre riforme ispirate all'illuminismo) e una diminuzione del controllo ottomano sul territorio grazie all'intervento russo – già molti contadini si erano trasferiti nelle terre dell'impero per vivere una vita migliore, e con il trattato di Küçük Kaynarca del 1774, risultato della guerra russo-turca del 1768–1774, l'impero ottomano non solo cedeva numerosi territori ma permetteva alla Russia di intervenire sui suoi stati vassalli per questioni puramente religiose.[43]
Fine del principato
Nel 1775 la parte settentrionale della Moldavia, la Bucovina, venne annessa all'Impero asburgico andando a formare il distretto di Bukovina, parte integrante del regno di Galizia e Lodomeria (poi ducato di Bucovina), che fu un duro colpo per l'economia moldava.[44]

L'Impero russo a partire dal 1739 occupò ripetutamente il territorio compreso tra i fiumi Prut e Nistro e nel 1792, in base al trattato di Iași (Jassy), l'impero ottomano fu forzato a cedere all'Impero russo i territori che prima aveva detenuto nella regione dello Jedysan (l'odierna Transnistria).[45] L'espansione russa continuò quando la Bessarabia fu annessa all'Impero russo, dopo la guerra russo-turca del 1806–1812, conclusasi con il trattato di Bucarest del 1812, questo territorio verrà riconquistato dalla Romania unificata solo nel XX secolo e poi ancora una volta dai Russi, fino a costituire il moderno stato di Moldavia.[46]

Il periodo fanariota si concluse a seguito della guerra d'indipendenza greca, che vide l'ascesa di Ioan Sturdza, sotto il quale i due principati videro una sostanziale riforma della loro sovranità. Già nel 1826 russi e ottomani si erano accordati per amministrare congiuntamente la zona, e permisero l'elezione di governatori locali, dopo la guerra russo-turca del 1828–1829, il dominio ottomano sui principati può considerarsi de facto terminato. Il nuovo periodo di supremazia russa fu caratterizzato dalla promulgazione del Regulamentul Organic, una pseudo-costituzione che istituiva un protettorato russo[47] e portò a tantissime riforme in ambito sociale ed economico, tra cui l'abolizione della servitù e la secolarizzazione; nello stesso periodo vi fu inoltre una rinascita culturale grazie soprattutto all'espansione del romanticismo e dei movimenti nazionalistici. Durante la primavera dei popoli sia la Moldavia che la Valacchia insorsero contro il controllo russo e contro i boiardi e chiesero una maggiore democratizzazione, ma le rivoluzioni si rivelarono per la maggior parte un fallimento. Al contrario della rivolta in Valacchia, che rovesciò temporaneamente il governo e fu poi repressa nel sangue, quella in Moldavia consistette principalmente in petizioni pacifiche presentate a Sturdza che vennero però ignorate.[48][49] Tra i fautori della rivoluzione moldava troviamo i poeti Vasile Alecsandri, Mihail Kogălniceanu e il futuro Alexandru Ioan Cuza.


I principati ritornarono completamente autonomi a seguito della sconfitta russa nella guerra di Crimea (1853-1856), con il trattato di Parigi del 1856 la Russia restituì le città di Izmaïl, Bolhrad, e Cahul in Bessarabia, mentre i principati furono posti sotto la garanzia collettiva delle sette potenze straniere che avevano vinto la guerra.[50] Nel 1857 l'amministrazione internazionale concesse un diwan ai due principati per discutere di riforme costituzionali, dove emerse che la maggioranza era in favore dell'unificazione tra i due principati. La convenzione seguente permise allora la formazione di un'unione personale, con sede inizialmente a Focșani, poi Iași e infine Bucarest, che avesse però troni separati. Ma dal momento che la disposizione non proibiva allo stesso uomo di ricoprire entrambe le cariche, il partito conservatore candidò Alexandru Ioan Cuza come nuovo principe, venendo eletto prima in Moldavia (17 gennaio 1859) e poi in Valacchia (24 gennaio 1859). Questo evento è ricordato come l'unione dei Principati rumeni[51] – spesso definita anche mica unire per contrapporla alla grande unione (marea unire), ma è un termine storiograficamente scorretto[52] – che nel 1862 portò alla nascita dei principati danubiani uniti o principato di Romania con Cuza come domnitor, questo stato otterrà il pieno riconoscimento dell'indipendenza nel 1878 (guerra d'indipendenza rumena), infine diventerà regno di Romania nel 1881 con l'ascesa di Carol I.
Geografia
Nel tardo XV secolo, il principato di Moldavia aveva un'estensione di circa 94.862 km², il 45,6% del territorio situato nell'odierna Romania (18% della superficie complessiva del paese), il 31,7% situato nell'odierno stato di Moldavia (88,2% della superficie complessiva) e il 22,7% situato nell'Ucraina (3,5% del territorio complessivo).[53] Si estendeva sulla maggior parte delle regioni storiche di Moldavia e Bessarabia.
La regione è prevalentemente collinare, con zone montuose in Occidente e pianeggianti a Sudest.
Suddivisioni amministrative e città

Il principato era suddiviso in tre regioni amministrative: la Țara de Sus (terra di sopra/terre alte), corrispondente grossomodo alla Bucovina moderna e che conteneva la capitale Iași, la Țara de Jos (terra di sotto/terre basse) delimitata dal fiume Prut e con centro a Chișinău, infine il Budžak (odierno oblast di Odessa) terra che fu ragione di contesa con l'impero ottomano fino al suo definitivo cedimento alla Russia nel 1812.[54]
La suddivisione amministrativa di base era il ținut, equivalente dei județe della Valacchia e della Romania moderna, amministrate da un pârcălab o uno staroste. Ogni ținut era poi suddiviso internamente in plași amministrati da un pretor. Molte città erano inoltre anticamente târguri, cioè città commerciali o cetăți, cioè città fortificate, erano poi presenti numerosi municipi, comuni e villaggi.
Nella Țara de Sus:
- Ținut di Hotin – Hotin (Chotyn), Sulița (Novoselycja), Clișcăuți (Klishkivtsi).
- Ținut di Cernăuți – Cernăuți (Černivci), Cozmeni (Kicman').
- Ținut di Dorohoi – Dorohoi.
- Ținut di Suceava – Dumbrăveni, Siret, Suceava.
- Ținut di Neamț – Piatra Neamț, Doljești.
- Ținut di Hărlău – Hărlau, Botoșani (poi accorpato al ținut di Botoșani).
- Ținut di Bacău – Bacău, Onești, Oituz.
- Ținut di Trotuș – Movilița (poi accorpato al ținut di Bacău).
- Ținut di Cămpulung – Câmpulung Moldovenesc.
Nella Țara de Jos:
- Ținut di Iași – Iași, Cucuteni.
- Ținut di Cârligătura – Cârligătura (poi accorpato al ținut di Iași).
- Ținut di Roman – Roman.
- Ținut di Vaslui – Vaslui.
- Ținut di Tutova – Puiești.
- Ținut di Bârlad – Bârlad (poi accorpato al ținut di Tutova).
- Ținut di Tecuci – Tecuci.
- Ținut di Covurlui – Galați.
- Ținut di Horincea – Horincea (poi accorpato al ținut di Covrului).
- Ținut di Putna – Focșanii Moldovei (Focșani), Mărășești, Putna, Odobești, Panciu.
- Ținut di Adjud – Adjud (poi accorpato al ținut di Putna).
- Ținut di Fălciu – Fălciu, Huși.
- Ținut di Soroca – Soroca, Florești.
- Ținut di Orhei – Orhei.
- Ținut di Lăpușna – Lăpușna, Carpineni.
Questa suddivisione amministrativa è stata mantenuta successivamente con il regno di Romania, e in parte anche per le moderne Romania e Moldavia.
Principato di Moldavia e le sue suddivisioni nel Medioevo.
Cartina dettagliata del principato nel 1483.
Suddivisione del principato nel 1600, secondo l'opera Descriptio Moldaviae di Dimitrie Cantemir.
Popolazione
Si stima che la popolazione del principato di Moldavia nel XV secolo ammontasse a circa 250.000 o 600.000 abitanti, ma il primo censimento affidabile venne condotto solo tra il 1769 e il 1774.[55][56] Nel 1848 la regione della Bucovina poi annessa dall'Austria aveva una popolazione di 377.571 abitanti, mentre la Bessarabia aveva una popolazione di 990.274 abitanti. Nel 1859 la popolazione aveva già sorpassato il milione di abitanti. Le più grandi città, oltre alla capitale Iași (290.422 abitanti), erano in ordine Galați, Bacău, Botoșani, Suceava e Focșani.
Per quanto riguarda la religione, la professione ufficiale era il cristianesimo ortodosso, e si scoraggiava generalmente la conversione ad altre fedi, ma comunque esistevano ampie comunità di cristiani cattolici latini, della chiesa apostolica armena e degli hussiti.
Società
Per quanto riguarda la società, al gradino più alto erano presenti i voivodi (a seconda del periodo chiamati anche principi, ospodari o domni) che governavano il paese intero per conto dell'impero ottomano, che provenivano o dalla stessa famiglia nobile (Mușatinii e Movilești) o venivano eletti da alcune famiglie illustri ovvero i Fanarioti.[57] Al di sotto c'era l'aristocrazia, composta dai boiardi (chiamati anche boiari o boeri), proprietari terrieri e vassalli del voivoda che ottenevano da lui titoli militari e feudi. I boiardi si dividevano in tre classi sociali:
- Grandi boiardi: le famiglie boiarde più illustri che facevano parte della corte del voivoda ricoprendo cariche come vistier (tesoriere), stolnik, vornic (portinaio) e logofăt (logoteta, cancelliere), questi ultimi inoltre si riunivano nei diwan e prima dell'era fanariota confermavano il nuovo voivoda, prima che tale compito passasse direttamente alla Sublime Porta.[58] Erano esentati da ogni imposta.
- Piccoli boiardi: aristocratici di livello inferiore che mantenevano cariche locali o meno importanti.
- Mazil: piccoli proprietari terrieri che godevano dei diritti dei boiardi ma non avevano proprietà feudali o cariche, includeva anche quelli din os boieresc ("di ossa boiare"), ovvero coloro che avevano perso il loro titolo di boiardo.[58]

Dopo i boiardi seguivano i moșneni e i vecini, la plebe libera che abitava le campagne, lavorava appezzamenti di territorio o come braccianti per i boiardi, o riuniti in comunità agricole autonome chiamate obști che erano un misto tra proprietà privata e comune e seguivano il diritto valacco.[58]

Infine c'era la servitù (in rumeno robie), ampia parte della società romena a partire dal Medioevo. Gli schiavi molto spesso erano di etnia tatara, provenienti da prigionieri dell'Orda Nogai o dal khanato di Crimea, e di etnia Rom (in rumeno țigani, cioè zingari/sinti) che rappresentavano la principale forma di schiavitù in Moldavia. Gli schiavi sinti potevano essere di tre tipi: țigani domnești (direttamente schiavi del voivoda), țigani mănăstirești (servi impiegati nei monasteri) e țigani boierești (proprietà dei boiari).[59][60] La schiavitù fu abolita solamente nel dicembre del 1855.[61]
Note
- ↑ IC Records, Istorie.RO Ep.4 - Formarea Poporului Român (Română), 2 febbraio 2019. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ Romans, Dacians, Thracians, Slavs, or Pelasgians? A history of the debate on the ethnogenesis of the Romanian people since 17th century until the computer age, su researchgate.net.
- ↑ Romanian Ethnogenesis Theories Explained | PDF | Ethnicity, su it.scribd.com. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Romanian ethnogenesis - North or South of Danube?, su Total War Center. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2025).
- ↑ Istoria romanilor I. De la geneza etnica la geneza statala.
- ↑ Invazia mongolă în Ungaria şi spațiul românesc (PDF), su rocsir.goldenideashome.com.
- ↑ Rashīd Al-Dīn; Boyle, The Successors of Genghis Khan, traduzione di John Andrew (1971).
- 1 2 3 4 Victor Spinei (1986). Moldavia in the 11th–14th Centuries. Editura Academiei Republicii Socialiste Româna.
- ↑ Guglielmo di Rubruck, The Mission of Friar William of Rubruck (His journey to the court of the Great Khan Möngke, 1253–1255), traduzione di Peter Jackson (2009).
- ↑ (EN) The Golden Horde of the Mongol Empire, in ThoughtCo. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 Gábor Internet Archive, Dacians, Romans, Romanians, [Hamilton, Ont. ; Buffalo, N.Y.] : Matthias Corvinus, 2000, ISBN 978-1-882785-13-1. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 Radu Carciumaru, The genesis of the medieval state on the Romanian territory: Moldavia in Studia Slavica et Balcanica Petropolitana, Nr. 2, 2012, Sankt Petersburg. URL consultato il 29 marzo 2026.
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Collegamenti esterni
- (EN) Moldavia, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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