Promised Lands
| Promised Lands | |
|---|---|
| Lingua originale | inglese |
| Paese di produzione | Francia, Polonia |
| Anno | 1974 |
| Durata | 87 min |
| Genere | documentario |
| Regia | Susan Sontag |
| Sceneggiatura | Susan Sontag |
| Produttore | Nicole Stéphane |
Promised Lands è un film documentario del 1974 scritto e diretto da Susan Sontag.
Terzo film diretto da Sontag, fu girato in Israele durante gli ultimi giorni e nell'immediato dopoguerra della guerra del Kippur del 1973. Il film osserva gli effetti del conflitto sulla società israeliana e affronta, attraverso immagini, testimonianze e momenti di riflessione, la questione del rapporto fra guerra, memoria, identità e violenza politica.[1]
Produzione
Sontag si recò in Israele nell'ottobre 1973 con una piccola troupe, mentre la guerra era ancora in corso o si era appena conclusa. In un testo pubblicato originariamente su Vogue nel luglio 1974, Sontag descrisse Promised Lands come il più personale dei suoi film, pur non comparendo in scena e non ricorrendo a una narrazione in voce fuori campo.[2]
Nel medesimo testo Sontag osservò che il film non doveva essere inteso soltanto come reportage, ma anche come saggio cinematografico e lamentazione; il suo scopo, più che sviluppare un'azione, era rappresentare una condizione storica e morale.[2]
Contenuto e stile
Promised Lands non segue una struttura documentaria tradizionale. Il film alterna immagini di carri armati distrutti, corpi, paesaggi desertici, soldati, funerali, luoghi sacri e momenti della vita quotidiana, componendo un ritratto frammentario dell'Israele del dopoguerra. Sontag evita una narrazione esplicativa lineare e costruisce invece un'opera riflessiva sul trauma della guerra e sulle tensioni interne alla società israeliana dopo il conflitto del 1973.[1]
Una parte importante del film è dedicata alle parole di intellettuali e testimoni israeliani, tra cui lo scrittore Yoram Kaniuk e lo scienziato e politico Yuval Ne'eman.
Ricezione
Alla sua uscita, Promised Lands fu vietato in Israele e ricevette negli Stati Uniti un'accoglienza critica poco favorevole. Il film ebbe successivamente una circolazione limitata, ma fu recuperato nell'ambito di retrospettive dedicate all'attività cinematografica di Sontag.[3]
Il Wexner Center for the Arts lo presentò nel 2010 citando un giudizio di Roberto Rossellini, secondo il quale Sontag aveva realizzato un film forte, chiaro e intelligente, diverso da qualunque altro avesse visto.[4]
Recensendo l'edizione in DVD del 2011 per Library Journal, Lawrence R. Maxted giudicò il film lento e in parte datato, ma lo raccomandò come documento storico, opera di una delle principali scrittrici del XX secolo.[5]
Il critico Jonathan Rosenbaum ha ricollegato retrospettivamente Promised Lands alle riflessioni successive di Sontag sulla rappresentazione della sofferenza e della guerra, in particolare a Davanti al dolore degli altri. Rosenbaum ha inoltre individuato nel montaggio sonoro uno degli aspetti più propriamente cinematografici dell'opera, accostandolo al cinema di Dziga Vertov.[6]
Note
- 1 2 (EN) Steve Rose, Susan Sontag and the Yom Kippur war, in The Guardian, 22 aprile 2012. URL consultato il 29 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Susan Sontag, From the Archives: Susan Sontag Tells How It Feels to Make a Movie, in Vogue, 26 ottobre 2025. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ (EN) Steve Rose, Susan Sontag and the Yom Kippur War, in The Guardian, 22 aprile 2012. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ (EN) Promised Lands, su Wexner Center for the Arts. URL consultato il 29 giugno 2026.
- ↑ (EN) Lawrence R. Maxted, Susan Sontag's Promised Lands, su Library Journal, 1º aprile 2011. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ↑ (EN) Jonathan Rosenbaum, Susan Sontag's Promised Lands, su Jonathan Rosenbaum, 2 dicembre 2023. URL consultato il 29 giugno 2026.