Propaganda in Russia

Residenti di Chabarovsk in formazione a "Z", simbolo centrale della propaganda russa dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022

La propaganda della Federazione Russa promuove le opinioni, le percezioni e l'agenda del governo tramite l'utilizzo di mezzi di comunicazione statali e social media.

La Russia si avvale di diverse organizzazioni, come le agenzie di stampa RT e Sputnik, le cosiddette Brigate del Web e altre strutture, che si impegnano in attività di propaganda politica.

Organismi come la NATO e l'OSCE evidenziano come l'ecosistema mediatico della federazione russa operi attraverso disinformazione sistematica, manipolazione dei fatti e falsificazione delle notizie al fine di destabilizzare le istituzioni democratiche e minare la coesione sociale all'interno di paesi esteri.[1][2][3][4][5]

Storia

Propaganda nel periodo di Boris El'cin

Dopo il crollo dell'URSS nel 1991, il panorama mediatico russo visse una fase di grande espansione, in cui sempre più testate si spinsero verso forme di giornalismo sensazionalistico, approfittando dei margini offerti dalla nuova libertà d'informazione.[6] Ben presto, però, la mancanza di sostegno statale e le difficoltà imposte dal mercato portarono molte pubblicazioni alla chiusura.[6] In questo contesto emersero gli oligarchi, che acquisirono i principali giornali ed emittenti, integrandoli nei loro vasti imperi finanziari e utilizzandoli come strumenti per rafforzare il proprio potere, in un contesto in cui affari e politica si intrecciavano senza confini netti.[6]

Manifesti della campagna elettorale di Boris El'cin a Mosca in occasione delle elezioni presidenziali del 1996

Lo stesso presidente Boris El'cin menzionò nei suoi ricordi una campagna propagandistica durante le elezioni del 1991.[7] L'anno successivo, Egor Jakovlev, nominato da quest'ultimo alla guida della VGTRK, dichiarò che "i politici e la propaganda, insieme alla nostra nuova realtà multipartitica, stanno nuovamente facendo qualcosa di indegno al popolo".[8]

In vista delle elezioni presidenziali del 1996, El'cin e il suo governo ricevettero prestiti dai principali oligarchi russi, concedendo in cambio partecipazioni in società strategiche e redditizie.[9][10] La misura, tuttavia, costituiva solo un sostegno aggiuntivo, dato che i magnati erano già inclini a sostenere la rielezione di El'cin per salvaguardare i propri interessi contro un eventuale ritorno dei comunisti, guidati da Gennadij Zjuganov.[10][11] Andrej Vasil'ev, direttore del giornale anticomunista Ne daj Bog!, finanziato dall'oligarca Aleksandr Smolenskij, osservò: «Sapevamo perfettamente che non era giornalismo, ma propaganda. Ma la facevamo sinceramente».[12]

Secondo il politologo Georgij Satarov, la propaganda putinista può essere vista come una derivazione di quella eltsiniana, ma nella sua forma più radicale e con proprie invenzioni.[13]

Ascesa al potere di Vladimir Putin e nazionalizzazione dei media

Vladimir Putin e Konstantin Ernst, direttore generale di Pervyj kanal, considerato il principale artefice dell'immagine pubblica del presidente

Con l'arrivo al potere di Vladimir Putin tra il 1999 e il 2000, le strutture statali iniziarono a esercitare un controllo sui canali televisivi e sulla stampa.[14] Uno degli obiettivi principali della nuova amministrazione fu l'estromissione degli oligarchi che gestivano canali televisivi indipendenti, la riconduzione delle loro imprese sotto proprietà statale e l'istituzione della censura.[15] Nel corso dei primi anni 2000, circa il 70% dei media elettronici, l'80% della stampa regionale e il 20% di quella nazionale passarono sotto il controllo finanziario o gestionale di enti statali.[16] L'obiettivo principale delle autorità era quello di accentrare il controllo del sistema televisivo nelle mani di una cerchia ristretta fedele al presidente Putin.[16] In questo contesto, VGTRK e ORT passarono sotto il controllo statale, NTV sotto la guida di Gazprom-Media, mentre REN TV fu incorporato nel National Media Group, presieduta dall'amico del presidente, Jurij Koval'čuk.[14][17]

Nel 2014, la copertura dei media statali raggiungeva il 60-70% della popolazione russa.[14] Tra questi vi erano importanti testate cartacee come Komsomol'skaja Pravda, Argumenty i Fakty e Izvestija, che da anni dimostravano lealtà verso il potere e presentavano la sua attività in chiave positiva. Anche le testate regionali, spesso dipendenti dai finanziamenti pubblici, tendevano a trasmettere posizioni favorevoli al governo.[14][17] Poiché le autorità concentrano l'attenzione sui media federali, le piccole testate liberali hanno continuato a esistere fino al 2022.[18] Ad esempio, l'Eco di Mosca raggiungeva nel 2014 un pubblico di 2,9 milioni di persone, contro i 16 milioni di NTV.[17] Questo permetteva alle autorità di affermare per anni l'esistenza della libertà di stampa.[17] Tuttavia, dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, le autorità hanno bloccato o reso inoperanti tutte le principali fonti di informazione indipendenti rimaste nel Paese, tra cui, oltre al già citato Eco di Mosca, il canale televisivo Dožd' e i quotidiani Meduza e Novaja Gazeta.[18]

La propaganda russa sfrutta inoltre le caratteristiche del consumo mediatico: la televisione resta il principale veicolo di diffusione, tanto che, secondo un sondaggio del 2021, il 62% dei cittadini la considerava una fonte d'informazione importante, mentre l'89% degli intervistati dichiarava di guardarla almeno una volta ogni due settimane.[19]

L'ex ufficio dell'Internet Research Agency, soprannominato la "fabbrica russa dei troll", a San Pietroburgo

Oltre alla televisione, la propaganda statale si manifesta anche su Internet, sfruttando sia i media online sia le cosiddette Brigate del Web, gruppi organizzati di commentatori finanziati dallo Stato;[20] questi operano tramite un'ampia rete di social media, tra cui comunità su Odnoklassniki e VKontakte, canali Telegram e altre piattaforme video.[19] La diffusione simultanea delle stesse informazioni in rete e sui media tradizionali aumenta la percezione di credibilità e autorevolezza della propaganda.[19]

Tematiche e linguaggio

Il tono generale dei contenuti propagandistici è definito dagli incontri settimanali tra l'amministrazione presidenziale e i dirigenti dei principali canali, nonché dall'uso dei cosiddetti temniki, elenchi di temi corredati da istruzioni su come trattarli.[19] Dal momento che controllare individualmente migliaia di operatori dei media risulta impraticabile, la linea del Cremlino viene spesso applicata indirettamente, tramite l'iniziativa dei singoli giornalisti che operano secondo la propria interpretazione della visione governativa.[19]

Mentre i principali telegiornali russi non esitano a riportare cattive notizie dall'estero, gli eventi negativi interni vengono spesso trattati in modo parziale, con ritardo o addirittura ignorati.[21] Nell'agosto 2017 un accoltellamento in Siberia che ferì almeno otto persone ricevette scarsa copertura da parte dei grandi canali televisivi, nonostante fosse stato rivendicato dall'ISIS.[21] Al contrario, le stesse reti dedicarono ampio spazio a notizie sugli attentati in Catalogna, sul crescente nazionalismo negli Stati Uniti e sui presunti invii di armi ucraine verso la Corea del Nord.[21]

Inoltre, nel 2020 il quotidiano indipendente online Meduza ha segnalato un aumento dell'uso di eufemismi nella cronaca russa;[22] gli oppositori hanno paragonato tale fenomeno alla "neolingua", termine tratto dal romanzo 1984 di George Orwell.[23] Per esempio, per descrivere la contrazione dell'economia russa, si evitava il termine diretto "recessione" e si parlava invece di "crescita negativa".[24][25]

Opposizione

Aleksej Naval'nyj, leader dell'opposizione russa, dopo un attacco con la zelënka nel 2017

I propagandisti denigrano i politici dell'opposizione al fine di instillare sfiducia verso gli avversari del regime.[26] Ad esempio, i media statali hanno frequentemente ritratto Aleksej Naval'nyj come "l'ispiratore di una rivoluzione colorata",[27][28] accusandolo di sfruttare bambini e giovani a fini politici,[29] sebbene i dati mostrino che i gruppi di età più rappresentati tra i partecipanti ai cortei fossero quelli dai 21 ai 24 anni e quelli sopra i 35 anni (rispettivamente il 18,4% e il 18%).[30] Già nel 2017, la propaganda e l'inazione della polizia durante un'aggressione a Naval'nyj e alla rappresentante del partito Jabloko Natal'ja Fëdorova portarono a un aumento degli attacchi contro l'opposizione.[31] Dopo l'avvelenamento di Naval'nyj nel 2020, i media televisivi del Paese cercarono di confondere l'opinione pubblica diffondendo versioni contrastanti sull'accaduto, tra cui l'ipotesi che non si fosse trattato di un avvelenamento, che fosse stato lui stesso a provocarlo, che il Novičok gli fosse stato somministrato in Germania o che addirittura dietro l'episodio ci fosse l'oligarca in esilio Michail Chodorkovskij.[28] In questo contesto, lo stesso Vladimir Putin dichiarò di aver presumibilmente autorizzato Naval'nyj a recarsi in Germania per cure mediche, sebbene all'epoca l'oppositore non fosse soggetto a restrizioni per viaggiare all'estero.[32]

Inoltre, la legge sugli agenti stranieri, introdotta nel 2012 per limitare l'attività politica delle ONG finanziate dall'estero, è stata progressivamente estesa a quasi tutte le organizzazioni e gli individui ritenuti scomodi.[33][34] L'appellativo di "agente straniero" in Russia richiama l'immagine di spie o traditori della patria, compromettendo gravemente la reputazione dei diretti interessati.[35] Parallelamente, i media filogovernativi hanno frequentemente promosso campagne denigratorie nei loro confronti.[26] A partire da aprile 2014, presunti nemici del popolo vennero messi al pubblico ludibrio, con campagne che includevano enormi manifesti a Mosca e lunghe trasmissioni televisive dedicate a persone che non condividevano la demonizzazione ufficiale dell'Ucraina.[36][37] Il portavoce del presidente Dmitrij Peskov spiegò ad Andrej Vadimovič Makarevič, coinvolto nella vicenda, che non si trattava affatto di una campagna di odio, ma di una "reazione dell'opinione pubblica".[38] Tuttavia, la Neue Zürcher Zeitung la definì una "esecuzione pubblicistica formale".[38]

Nel 2022, tra gli "agenti stranieri" figuravano, oltre a ONG e media, anche popolari YouTuber, politologi, personalità culturali e giornalisti.[35]

Sport

I leader dei BRICS con i capitani delle nazionali di calcio Under-17 nel 2016

Quasi tutto lo sport in Russia è sponsorizzato dallo Stato.[39][40] Gli atleti sono quindi spesso disponibili a partecipare a manifestazioni politiche, rendendo lo sport uno strumento per il regime per organizzare eventi di massa a suo favore.[40][41] Lo sport in Russia è stato descritto come la continuazione della politica con altri mezzi, accanto ai servizi segreti e all'esercito come strumenti di potere.[42][43] La Neue Zürcher Zeitung ha inoltre evidenziato la corruzione di federazioni sportive internazionali da parte della Russia.[44]

Istruzione

Membri della Junarmija durante le celebrazioni del 9 maggio 2022 in Crimea

A partire dal suo insediamento nel 2000, Vladimir Putin e il suo governo hanno promosso l'idea di un'"educazione patriottica" all'interno delle riforme scolastiche, con l'obiettivo di rafforzare la lealtà al regime.[45] Putin ha più volte sottolineato la necessità che gli studenti apprendano valori patriottici e che discipline come la storia, le lingue e le arti contribuiscano a instillare orgoglio nazionale tra i giovani.[45] Inizialmente, tali iniziative avevano un impatto limitato, ma dopo l'annessione della Crimea nel 2014 le riforme patriottiche hanno assunto un peso crescente, mentre la libertà di espressione nelle scuole ha subito un netto declino in seguito al licenziamento degli insegnanti che manifestavano opinioni politiche.[45] Nello stesso periodo i simboli nazionali russi sono stati maggiormente celebrati e il governo ha approvato una nuova serie di manuali di storia, nei quali la narrazione degli eventi storici risultava rielaborata per esaltare i successi di Putin e legittimare l'annessione della Crimea.[45]

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, il governo russo ha intensificato l'introduzione dell'"educazione patriottica" nelle scuole, approvando nuove leggi in materia di istruzione, revisionando i manuali scolastici e fornendo linee guida didattiche volte ad aiutare gli insegnanti a trasmettere lezioni che giustificassero l'intervento militare.[45][46]

Identità sessuale

Attivista LGBT aggredito a San Pietroburgo mentre protesta contro la legge sulla propaganda gay nel 2013

Un altro elemento della propaganda russa consiste nel presentare la repressione della comunità LGBT+ come strumento di difesa dei valori tradizionali e della moralità nazionale. In questa narrazione, la Russia si propone come baluardo contro la "decadenza" dell'Occidente, utilizzando la retorica anti-queer per rafforzare il consenso interno.[47]

Una delle principali misure legislative in questo ambito è la cosiddetta legge sulla propaganda gay, approvata nel 2013, che vieta la diffusione di contenuti considerati come promozione di "relazioni sessuali non tradizionali" tra i minori, con la motivazione ufficiale di tutelare i valori familiari tradizionali. La legge è stata utilizzata per bloccare siti web dedicati a tematiche relative all'omosessualità e all'identità di genere, nonché per limitare le attività di gruppi di sostegno e professionisti della salute mentale che lavorano con giovani LGBT.[48]

Anche la Chiesa ortodossa russa gioca un ruolo centrale nella promozione di posizioni omofobe, collaborando strettamente con politici e gruppi conservatori, tra cui il Congresso Mondiale delle Famiglie, e criticando il riavvicinamento del Vaticano alla comunità queer con una "totale condanna del peccato di sodomia".[47]

Tra il 2013 e il 2021 la quota di russi contrari alle relazioni tra persone dello stesso sesso è salita dal 60% al 69%, a indicare come l'opinione pubblica si stia lentamente allineando alla narrativa ufficiale del governo.[47]

Tali valori vengono presentati non solo come una minaccia interna, ma anche per l'Occidente stesso. Esistono infatti legami con movimenti anti-gender in altri Paesi europei.[49] Documenti trapelati nel 2021 hanno rivelato che la fondazione CitizenGO, contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, è stata finanziata dal 2013 dall'oligarca filoputiniano Konstantin Valer'evič Malofeev, il quale intrattiene contatti con ambienti di estrema destra e fondamentalisti cristiani in diversi Paesi, come l'FPÖ austriaca, l'AfD tedesca e il Rassemblement National francese. I documenti strategici mostrano un'organizzazione professionalizzata nel tempo, con una rete globale finalizzata a influenzare la politica.[50]

Pandemia di COVID-19

Cartello informativo sulla vaccinazione contro il COVID-19 esposto nel centro commerciale GUM di Mosca nel 2021

La duplicità della propaganda russa ha avuto effetti contrastanti durante la pandemia di COVID-19. Ad esempio, mentre in Russia l'emittente RT promuoveva il vaccino Sputnik V, all'estero le sue versioni internazionali diffondevano informazioni negazioniste e antivacciniste sul coronavirus.[51] Tuttavia, questi contenuti esteri sono diventati un punto di riferimento anche per i movimenti no-vax all'interno del Paese, i quali ricondividevano le notizie sui loro canali Telegram.[51] Il risultato è stato un aumento della sfiducia popolare nelle misure sanitarie, con una conseguente bassa copertura vaccinale nel 2021.[52]

Nel novembre 2021, il tentativo di introdurre un QR code per la tracciabilità dei vaccini ha provocato forti polemiche tra una popolazione in larga parte diffidente verso le misure governative. Kirill Martynov ha commentato: «La propaganda, che nega l'ordine razionale del mondo, deve ora convincere i cittadini ad adottare le misure statali per combattere il coronavirus».[53]

Ucraina

Durante la guerra nel Donbass (2014-2022)

Protesta di attivisti filorussi in piazza Kulikovo a Odessa, 20 aprile 2014

A partire dalla rivoluzione di Maidan del 2014, l'Ucraina è stata costantemente al centro del discorso politico russo, dipinta come uno "Stato fallito" corrotto e neonazista, dominato da radicali di estrema destra che terrorizzerebbero la popolazione russofona.[54] L'appello alla denazificazione dell'Ucraina ha progressivamente sostituito la retorica legata alla vittoria sull'ormai lontana Germania nazista.[55] Nel 2014, ad esempio, il conduttore televisivo Dmitrij Kiselëv affermò che la destituzione del presidente ucraino filo-Putin Viktor Janukovyč rappresentasse la "fine della statualità".[56] Altri giornalisti russi accusavano Kiev di essere responsabile della violenza nell'est del Paese, mentre sostenevano che gli Stati Uniti alimentassero il conflitto e che la Russia, al contrario, cercasse di porsi come forza di pace.[57]

Secondo un sondaggio del Levada Center condotto tra il 7 e il 10 marzo 2014, il 56% degli intervistati russi considerava ucraini e russi un unico popolo, mentre il 38% li percepiva come due nazioni distinte.[58]

Nell'estate 2021 il presidente Putin ha pubblicato il saggio Sull'unità storica di russi e ucraini, in cui metteva in discussione l'esistenza dell'Ucraina come nazione autonoma, con un approccio imperialista ed etnonazionalista.[59] Durante una sessione pubblica del Consiglio di sicurezza russo nel febbraio 2021, il Guardian ha osservato che diversi membri del Consiglio sembravano credere sinceramente alle narrative della propaganda.[60]

Durante l'invasione dell'Ucraina (dal 2022)

Scritta su un cartellone a Cherson durante l'occupazione nel 2022: «La Russia è qui per sempre!»

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, la propaganda russa è diventata particolarmente aggressiva e sfrenata.[61] Il tema degli "ucraini nazisti" è ritornato centrale nei media russi: prima del 24 febbraio 2022, tali accuse erano rare, mentre dopo l'inizio dell'invasione sono aumentate drasticamente, con il 10-20% degli articoli sull'Ucraina che menzionava il nazismo.[62] Un articolo pubblicato da RIA Novosti nell'aprile successivo, intitolato Che cosa dovrebbe fare la Russia con l'Ucraina, fungeva da guida alla distruzione della nazione ucraina in caso di una futura occupazione totale.[54] Secondo il sociologo Grigorij Judin, crimini di guerra come il massacro di Buča riflettono in parte l'efficacia di queste narrative propagandistiche, che hanno predisposto l'opinione pubblica russa a giustificare il conflitto.[63]

Per consolidare il sostegno alla guerra, i simboli Z, V e O sono stati diffusi ovunque: sui cartelloni nelle città russe, sui mezzi militari e civili, sui mezzi pubblici e persino sull'abbigliamento.[64] Oltre alla propaganda sono state utilizzate false flag, spesso eseguite però in modo dilettantesco. In alcuni casi sono stati fatti esplodere vecchi veicoli russi spacciandoli per attacchi mirati.[65]

Ogni opinione anti-guerra o di opposizione è stata trattata come un reato grave, attraverso la censura militare e il blocco sistematico dei media. La protesta contro il governo o contro l'azione militare è stata classificata come "violenza contro le forze dell'ordine", "incitamento all'odio" o, in alcuni casi, "tradimento". Numerosi giornalisti oppositori si sono licenziati dai canali statali.[66] Alcune proteste, come quella di Marina Ovsjannikova che ha mostrato in diretta TV un cartellone anti-guerra, hanno attirato grande attenzione.[67]

Propagandisti russi noti

Vladimir Putin insieme a Dmitrij Kiselëv e Margarita Simon'jan durante una visita alla sede dell'agenzia di stampa RT

In Russia, la diffusione di contenuti filogovernativi è affidata a un insieme di giornalisti e conduttori televisivi che operano nell'ambito del sistema mediatico statale. Pur presentandosi come professionisti dell'informazione, il loro ruolo principale consiste nell'influenzare l'opinione pubblica e nel sostenere la stabilità del regime. Tra i volti più noti si annoverano:[68]

  • Vladimir Solov'ëv, conduttore del talk show Večer s Vladimirom Solov'ëvym su Rossija 1, dei programmi Moskva. Kreml'. Putin e Kto protiv?, nonché collaboratore di Radio Rossii e Vesti FM
  • Dmitrij Kiselëv, direttore generale di RT, vicedirettore di VGTRK e conduttore del programma Vesti nedeli su Rossija 1
  • Margarita Simon'jan, caporedattrice di RT e Sputnik e sceneggiatrice del programma satirico Meždunarodnaja pilorama su NTV
  • Ol'ga Skabeeva, conduttrice del talk show 60 minut su Rossija 1 e talvolta sostituta di Dmitrij Kiselëv a Vesti nedeli
  • Evgenij Popov, conduttore del talk show 60 minut su Rossija 1 e autore del programma Special'nyj korrespondent
  • Artëm Šejnin, conduttore del talk show Vremja pokažet su Pervyj kanal
  • Ekaterina Striženova, conduttrice del talk show Vremja pokažet su Pervyj kanal
  • Michail Leont'ev, conduttore del programma Odnako su Pervyj kanal e portavoce di Rosneft
  • Andrej Norkin, conduttore del talk show Mesto vstreči su NTV e dei programmi 120 minut e Vojna i mir su Komsomol'skaja Pravda Radio
  • Roman Babajan, caporedattore di Radio Govorit Moskva e conduttore del talk show sociopolitico Svoja pravda su NTV
  • Anatolij Kuzičev, giornalista radiofonico e televisivo su Pervyj kanal, Car'grad TV, Vesti FM, Majak e Kommersant FM
  • Nailja Asker-Zade, conduttrice del programma giornalistico Diejstvujuščije lica su Pervyj kanal
  • Andrej Dobrov, conduttore del programma Dobrov v efire su REN TV
  • Anna Šafran, politologa e giornalista, conduttrice del programma Glavnoe s Annoj Šafran su Spas TV e del canale online Na šag vperёd
  • Konstantin Malofeev, proprietario del gruppo mediatico privato Car'grad TV

Impatto e reazioni

Fino all'invasione dell'Ucraina del 2022, la propaganda russa aveva soprattutto convinto "milioni di persone in tutto il mondo", secondo un rapporto su slon.ru, che Vladimir Putin fosse un "difensore affidabile dei valori conservatori", in grado di contrastare il "predominio della sinistra e dei liberali". Questo discorso ha trovato risonanza tra alcuni attivisti e politici di destra in Occidente, disposti a legittimare o sostenere tali narrative.[69]

Tuttavia la propaganda russa non si rivolge soltanto all'Occidente, ma sempre più anche a Stati di Asia, America Latina e Africa.[70]

Estonia

La prima ministra estone Kaja Kallas ha avvertito nel 2023, in un contributo ospitato dalla Redaktionsnetzwerk Deutschland, di una massiccia campagna di disinformazione russa. Questa avrebbe avuto lo scopo di dissuadere i decisori dal sostenere l'Ucraina, dividere le società democratiche e influenzare le elezioni. La campagna avrebbe avuto lo scopo di raggiungere un vasto pubblico attraverso i social media ed entrare con i telefoni cellulari "letteralmente nelle nostre tasche".[71]

Germania

Tra il 2015 e il 2017, in Germania sono state documentate oltre 700 campagne russe di disinformazione, volte ad amplificare tensioni sociali già esistenti.[72]

Il Bundesamt für Verfassungsschutz ha osservato nel suo rapporto annuale del 2018 che la Russia sviluppava e promuoveva aziende statali camuffate da media indipendenti per occultare la loro appartenenza e influenzare il pubblico in modo sottile.[73]

La Social Design Agency, una delle principali aziende russe di propaganda, elenca diversi opinion leader tedeschi che si esprimono a favore della Russia. La lista include politici come Sahra Wagenknecht (BSW), Alice Weidel (AfD) e Michael Kretschmer (CDU). Questi individui veicolano messaggi "da tedesco a tedesco", risultando quindi particolarmente credibili.[74]

Lettonia

RT è stata bandita dalla Lettonia nel giugno 2020. Precedentemente, altri dieci canali televisivi russi erano stati bloccati per "hate speech sistematico e incitamento alla guerra contro l'Ucraina, inclusi inviti aperti a uccidere cittadini ucraini".[75]

Regno Unito

L'autorità di regolamentazione dei media Ofcom ha riscontrato in diverse occasioni violazioni da parte dei media Sputnik e RT degli obblighi di diligenza giornalistica. In un rapporto del dicembre 2018, sette dei dieci servizi esaminati erano ritenuti passibili di sanzione e conseguentemente censurati.[76]

A partire dal 2017 l'ex primo ministro e indipendentista scozzese Alex Salmond ha condotto un proprio programma su RT.[77] I media nazionali hanno reagito alla notizia con sgomento. In un editoriale il Times ha scritto: «Il servizio di Salmond alla propaganda di un'autocrazia straniera aggressiva rivela una mancanza di giudizio, di rispetto per sé stesso e di vergogna. Questa decisione è un insulto alle vittime di una cleptocrazia assassina».[78] La stessa testata ha anche descritto l'ingerenza della propaganda russa nei processi politici delle democrazie occidentali come un "crimine".[79]

Un tema centrale della propaganda russa è stato il sostegno alla Brexit, con l'obiettivo di fomentare divisioni in Europa. Gli account russi hanno continuato a diffondere tweet manipolativi anche dopo il referendum.[80]

Il Daily Express ha richiamato l'attenzione anche sui movimenti no-vax, che sarebbero stati sostenuti nelle loro convinzioni dalla propaganda russa.[81]

Romania

Il primo turno delle elezioni presidenziali rumene del 2024, successivamente annullato, si è tenuto il 24 novembre. Il candidato considerato filorusso, Călin Georgescu, e la liberale Elena Lasconi (USR), sono risultati in testa ma senza ottenere la maggioranza assoluta. Il 6 dicembre 2024, la Corte costituzionale rumena ha disposto la ripetizione delle elezioni, dopo aver rilevato un "aggressivo attacco ibrido russo" sul voto.[82]

Serbia

A metà degli anni 2010, la Federazione Russa ha iniziato a diffondere il suo messaggio politico in Serbia tramite l'emittente estera Sputnik Srbija. Dal novembre 2022, la Russia trasmette in serbo tramite RT Balkan. Secondo Aleksandra Tomanić, direttrice esecutiva del Fondo europeo per i Balcani, i media statali serbi diffondono già propaganda filorussa e anti-UE senza necessità di canali russi. In Serbia, i media sono fortemente influenzati dallo Stato, guidato dal presidente Aleksandar Vučić, che ne rappresenta il principale finanziatore e inserzionista.[83][84]

Spagna

Dopo l'alluvione in Spagna nel 2024, i media russi hanno contribuito alla campagna di disinformazione diffusa da gruppi di estrema destra.[85]

Stati Uniti

La Russia cerca in maniera crescente di esercitare influenza sulla politica degli Stati Uniti, anche mediante l'uso di propaganda. Un esempio di ciò si è verificato nel settembre 2024, con i fatti legati alla presunta uccisione di animali domestici da parte di haitiani a Springfield, in Ohio; tali eventi hanno generato numerose minacce di bombardamenti contro istituzioni pubbliche, compresi ospedali e scuole.[86][87]

Alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi del 2024, attori russi hanno contribuito a diffondere disinformazione sugli uragani Hélène e Milton, il che è stato interpretato come un tentativo di alimentare la polarizzazione politica e destabilizzare gli Stati Uniti.[88] Secondo Foreign Policy, l'ingerenza elettorale russa è stata ancora più ampia rispetto al 2016.[89] Sono state segnalate campagne sui social media, diffusione di notizie false e l'uso di contenuti generati con l'intelligenza artificiale.[90] Dopo le elezioni, Nikolaj Patrušev, ex capo dei servizi segreti russi FSB, ha dichiarato che Donald Trump, per ottenere la vittoria elettorale, si era "affidato a determinate forze, verso le quali ha ora obblighi da rispettare".[91]

Dopo i primi colloqui con la Russia nel febbraio 2025, il presidente Trump ha fatto proprie le posizioni russe, definendo il presidente eletto ucraino Volodymyr Zelens'kyj "un dittatore", attribuendo all'Ucraina la responsabilità dell'invasione russa, escludendo a priori qualsiasi possibilità di adesione del paese alla NATO e sostenendo la cessione dei territori ucraini occupati.[92][93][94] Inoltre, ha accusato Zelens'kyj di non avere il sostegno popolare, affermazione smentita dai sondaggi.[92] Le dichiarazioni di Trump sono state criticate, oltre che dal Partito Democratico, anche da esponenti del Partito Repubblicano, come Lisa Murkowski, Mike Lawler e Don Bacon.[95][96]

Turchia

Nel 2023 sono stati trapelati documenti strategici del governo russo contenenti sia proposte per azioni di disinformazione sia azioni realizzate per indebolire il sostegno della Turchia all'Ucraina e impedire l'adesione della Svezia alla NATO. Le azioni prevedevano proteste anti-turche o anti-musulmane simulate da presunti ucraini. Tuttavia, secondo i rapporti, le operazioni hanno ottenuto scarsa copertura mediatica.[97]

Ucraina

Già dopo la riuscita rivoluzione arancione, la Russia aveva condotto una guerra propagandistica contro le forze liberali in Ucraina, tanto che il presidente Viktor Juščenko vietò nel 2008 la trasmissione dei canali TV russi nelle reti via cavo ucraine, per proteggere il pubblico dalla "propaganda nemica". Secondo il giornalista Leonid Radzichovskij, la propaganda anti-ucraina dei media russi aveva persino "suscitato sentimenti contro Mosca nella popolazione russofona dell'Ucraina orientale".[98]

Dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina nel 2014, il giornalista e analista politico ucraino Mykola Rjabčuk ha affermato che la propaganda russa si è evoluta fino a diventare una vera e propria guerra dell'informazione. Rjabčuk scrive: «Sono emerse tre narrazioni principali, che possono essere riassunte come "i confini dell'Ucraina sono artificiali", "la società ucraina è profondamente divisa" e "le istituzioni ucraine sono irrimediabilmente disfunzionali"», giustificando così una "presunta tutela esterna, apparentemente russa".[99]

Il 14 aprile 2022, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, la Verchovna Rada ha ufficialmente dichiarato la Russia uno Stato terrorista sotto un regime neonazista totalitario, vietando la propaganda russa e la promozione dell'aggressione contro l'Ucraina.[100]

Unione europea

Nel 2015, il Servizio europeo per l'azione esterna ha fondato l'East StratCom Task Force, con lo scopo principale di registrare e smascherare i casi di disinformazione e fake news diffuse dalla Russia sull'Unione europea e i suoi Stati membri.[101]

Secondo la commissaria europea per i valori e la trasparenza, Věra Jourová, la Russia ha investito "miliardi nella sua propaganda" nell'UE.[102]

Nel 2022 è diventata nota la campagna di disinformazione Doppelgänger, nell'ambito della quale articoli di notizie, account social e siti web falsi venivano spacciati per fonti giornalistiche occidentali.[103] Su scala europea, l'obiettivo principale era "indebolire il sostegno all'Ucraina e destabilizzare gli alleati dell'Ucraina, in particolare Germania e Francia", come rivelano dati trapelati. Inoltre, è stata proposta una campagna contro i partiti centristi in Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia, atta a rafforzare il gruppo parlamentare Identità e Democrazia, che riuniva partiti di estrema destra e di destra populista, al fine di orientare le decisioni del Parlamento europeo in senso filorusso. Un'ulteriore fuga di notizie ha rivelato che la campagna di disinformazione realizzata dalla Russia durante la campagna elettorale europea del 2024 presentava i partiti di estrema destra europei come "partiti della pace" e al contempo screditava la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.[104]

Note

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  2. ↑ (EN) Richard Q. Turcsányi, Jan Daniel e Vojtěch Bahenský, Dragon's Roar and Bear's Howl: Convergence in Sino-Russian Information Operations in NATO Countries?, NATO StratCom CoE, 20 gennaio 2023, pp. 54, ISBN 978-9934-619-34-2. URL consultato il 19 novembre 2025.
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