Protocollo di Rio de Janeiro

Il Protocollo di Pace, Amicizia e Confini tra Perù ed Ecuador, o Protocollo di Rio di Janeiro, fu un accordo internazionale firmato a Rio de Janeiro, in Brasile, il 29 gennaio 1942, dai ministri degli esteri di Perù ed Ecuador, con la partecipazione di Stati Uniti, Brasile, Cile e Argentina come garanti. Il Protocollo aveva lo scopo di risolvere definitivamente la lunga disputa territoriale tra i due paesi e pose fine ufficialmente alla guerra ecuadoriano-peruviana del 1941-1942. Tuttavia, il Protocollo rimase incompleto e la guerra tra Perù ed Ecuador scoppiò altre due volte, nel 1981 con la guerra del Falso Paquisha e nel 1995 con la guerra del Cenepa, prima della firma della Dichiarazione di Pace di Itamaraty che portò alla risoluzione della controversia.

Storia

Nel maggio del 1941, mentre le tensioni al confine tra Ecuador e Perù aumentavano e la guerra era imminente, i governi di Stati Uniti, Brasile e Argentina si offrirono come mediatori nella controversia. I loro sforzi non riuscirono a impedire lo scoppio delle ostilità il 23 luglio 1941, ma l'intervento diplomatico portò a un cessate il fuoco definitivo il 31 luglio. Nonostante ciò, limitati scontri continuarono a verificarsi nei mesi di agosto e settembre nelle province ecuadoriane di El Oro e Loja, così come nelle regioni amazzoniche. L'Ecuador accusò il Perù di continuare la sua avanzata nella provincia montuosa di Azuay.

Il 2 ottobre, con la presenza di osservatori militari dei tre paesi mediatori in qualità di testimoni, Ecuador e Perù firmarono l'Accordo di Talara, che istituiva una zona demilitarizzata all'interno delle province di El Oro e Loja, in attesa della firma di un trattato di pace definitivo. Gli sforzi diplomatici proseguirono, con l'aggiunta del Cile ai paesi mediatori.

Con il loro recente ingresso nella seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano ansiosi di presentare un continente americano unito. Al terzo vertice panamericano, tenutosi a Rio de Janeiro, in Brasile, gli Stati Uniti incoraggiarono un accordo tra i due paesi. Il 29 gennaio 1942, l'ultimo giorno del terzo vertice panamericano, i ministri degli esteri di Ecuador e Perù, Julio Tobar Donoso e Alfredo Solf y Muro, firmarono un "Protocollo di pace, amicizia e confini", noto come Protocollo di Rio de Janeiro. Gli osservatori di Stati Uniti, Brasile, Argentina e Cile firmarono congiuntamente il documento, diventando "Garanti del Protocollo".[1] Il Protocollo di Rio fu successivamente ratificato dai parlamenti di ciascun paese il 26 febbraio 1942.

Secondo i termini del Protocollo, l'Ecuador accettava di rinunciare alla sua rivendicazione di lunga data sui diritti di accesso diretto ai fiumi Marañón e Rio delle Amazzoni; il Perù accettava di ritirare le proprie forze militari dal territorio ecuadoriano. Un'area di 200 000 km² di territorio fino ad allora conteso nella regione di Maynas, nel bacino amazzonico, furono assegnati al Perù. La linea di status quo definita nell'Accordo di Lima del 1936 fu utilizzata come base per la linea di confine definitiva; il confine precedente riconosceva i possedimenti attuali, ma non la sovranità. Rispetto alla linea del 1936, l'Ecuador cedette 18.552 km² di territorio al Perù, mentre il Perù ne cedette 5.072 km² all'Ecuador.

Negli anni 1960 il governo ecuadoriano sostenne che il Protocollo non era valido, perché era stato firmato sotto coercizione mentre truppe straniere erano stanziate sul suolo ecuadoriano. I governi successivi modificarono questa pretesa, ma essa non fu mai ufficialmente ritirata fino alla risoluzione della controversia nel 1995.

L'obiettivo prefissato dal Protocollo di Rio fu raggiunto solo alla firma della dichiarazione di pace di Itamaraty nel 1995. Prima di questa, la disputa tra Perù ed Ecuador si riaccese con l'incidente di Paquisha e con la guerra del Cenepa.

Note

Bibliografia

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