Pseudopupilla

La pseudopupilla è una macchia nera che compare nell'occhio composto di un artropode, come quello di un insetto o crostaceo, quando viene ruotato.[1] Ciò accade perché le ommatidi che si osservano frontalmente (l'ungo l'asse ottico) assorbono la luce incidente, mentre quelli laterali la riflettono.[2] Quindi la pseudopupilla rivela quali ommatidi sono allineati all'asse da cui guarda l'osservatore.[2]
Tecnica di analisi della pseudopupilla
La tecnica di analisi della pseudopupilla è usata per studiare la neurodegenerazione di insetti come la Drosophila, in cui gli esemplari sono geneticamente modificati con transgeni per riprodurre malattie neurodegenerative come la corea di Huntington. L'occhio di una Drosophila adulta è costituito da circa 800 unità ommatidi che si ripetono in pattern simmetrici. Ogni ommatidio contiene otto cellule fotorecettrici, ognuna delle quali forma un rabdomere (di cui solo sette sono visibili perché il settimo e l'ottavo si sovrappongono verticalmente). La neurodegenerazione porta alla perdita o al degradazione dei fotorecettori.[3] Visualizzando e contando i rabdomeri intatti, il livello di degradazione può essere misurato. Così, analizzando la pseudopupilla si può produrre uno studio empirico della neurodegenerazione.
Note
- ↑ M. F. Land, Fundamental differences in the optical structure of the eyes of nocturnal and diurnal mosquitoes (PDF), in Journal of Comparative Physiology A, vol. 185, 1999, pp. 91–103, DOI:10.1007/s003590050369.
- 1 2 Jochen Zeil, Variations in the optical properties of the compound eyes of Uca lactea annulipes (PDF), in The Journal of Experimental Biology, vol. 199, 1996, pp. 1569–1577, DOI:10.1242/jeb.199.7.1569, PMID 9319471.
- ↑ Wan Song, Marianne R. Smith e Adeela Syed, Tandem Repeats in Genes, Proteins, and Disease, Methods in Molecular Biology, vol. 1017, 2013, pp. 41–57, DOI:10.1007/978-1-62703-438-8_3, ISBN 978-1-62703-437-1, ISSN 1940-6029.