Publilio Volerone
| Publilio Volerone | |
|---|---|
| Magistrato romano | |
| Nascita | Roma |
| Tribunato della plebe | 472 a.C., 471 a.C. |
Publilio Volerone (Roma, ... – ...; fl. V secolo a.C.) è stato un politico romano.
Biografia
Nel 473 a.C., consoli Lucio Pinario Mamercino Rufo e Vopisco Giulio Iullo, fu indetta una leva militare nella quale Publilio Volerone fu arruolato come soldato semplice, benché avesse già servito nell'esercito come centurione.
Alle sue rimostranze, prima intervennero i littori, che però finirono malmenati dallo stesso Publilio, quindi scoppiarono disordini tra la plebe, tali per cui i consoli dovettero rifugiarsi all'interno della Curia,[1] rinunciando poi alla leva e ad ogni azione repressiva.[2]
Per la notorietà guadagnata con questi fatti, l'anno successivo, nel 472 a.C. consoli Publio Furio Medullino Fuso e Lucio Pinario Mamercino Rufo, fu eletto tribuno della plebe. Come tale propose una legge per la quale i tribuni della plebe fossero eletti dai comizi tributi, da cui erano esclusi i patrizi, privandoli così del potere di influenzare i risultati delle elezioni plebee.[3] La proposta di legge, la Lex Publilia Voleronis, non fu votata quell'anno, per i forti dissidi tra patrizi e plebei, e per il sopraggiungere di una pestilenza a Roma.[4]
Fu però eletto tribuno anche per l'anno successivo, il 471 a.C. consoli Appio Claudio Sabino Inregillense e Tito Quinzio Capitolino Barbato, per portare in votazione la proposta di legge,[5] come poi fece, attribuendo ai comizi tributi anche l'elezione degli edili.[6]
La proposta di legge, fortemente osteggiata da Appio Claudio e da parte dei senatori, alla fine arrivò in votazione al Senato, che la promulgò come legge di Roma.[7]
Note
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 55.
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro IX, 39.
- ↑ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, Libro II, 56.
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro IX, 41-42
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro IX, 42
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro IX, 43
- ↑ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro IX, 49