QV38

Tomba di Sitra
Ingresso della tomba
Civiltàegizia
Utilizzotomba
EpocaXIX dinastia egizia
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
Scavi
Data scoperta1828[1]
Date scavi1903[1]
Organizzazionemissione italiana del Museo Egizio di Torino[1]
ArcheologoJohn Gardner Wilkinson; Ernesto Schiaparelli[1]
Mappa di localizzazione
Map

La tomba di Sitra, indicata anche con la sigla QV38 (abbreviazione dell'espressione inglese Queen Valley 38), è una tomba della Valle delle Regine, nella necropoli di Tebe, sulla riva occidentale del Nilo, di fronte a Luxor, in Egitto, destinata a Sitra, moglie di Ramses I e madre di Seti I.[1][2]

La tomba rimase incompiuta e conserva pareti intonacate con figure appena abbozzate; nel 1903 fu sgombrata dalle macerie e studiata dalla missione italiana del Museo Egizio di Torino diretta da Ernesto Schiaparelli.[1]

Titolare

Disegno della regina Sitra tratto dalla decorazione della sua tomba e realizzato da Flinders Petrie.

Sitra, il cui nome compare anche nella forma Satra, fu una regina della XIX dinastia egizia, moglie di Ramses I e madre di Seti I; nella tomba QV38 è ricordata con i titoli di "sposa del re", "sposa del dio", "signora delle Due Terre" e "grande madre del re", mentre nella tomba KV17 di Seti I le sono attribuiti i titoli di "principessa ereditaria", "grande sposa reale" e "signora delle Due Terre"; nel tempio di Seti I ad Abido, inoltre, una statua di culto di Sitra, raffigurata insieme a quelle di Seti I e Ramses I, è accompagnata dal titolo di "sposa del re".[2]

Storia

La tomba di Sitra fu probabilmente la prima tomba di una regina realizzata nella Valle delle Regine e fu forse avviata per iniziativa di Ramses I, mentre la decorazione fu eseguita durante il regno di suo figlio Seti I, al quale risale anche gran parte della costruzione; nella tomba Sitra è chiamata "madre del re".[1] Schiaparelli descrisse la sepoltura come una tomba non finita, con la scala e le prime due camere scavate, le pareti ricoperte di stucco e figure e iscrizioni prima tracciate in rosso e poi corrette in nero; i lavori furono interrotti e la tomba fu probabilmente abbandonata.[3] La tomba rimase incompiuta: l'ultima sala è scavata solo in modo sommario, mentre le pareti della camera funeraria furono intonacate e le figure rimasero semplici abbozzi.[1]

Scavi

Prima degli scavi italiani, la tomba era già stata descritta da John Gardner Wilkinson nel 1828, come tomba 19, da Jean-François Champollion nel 1828-1829, da Karl Richard Lepsius nel 1844-1845, come tomba 13, e da Heinrich Karl Brugsch nel 1854; nel 1903 la sepoltura fu poi completamente liberata e studiata da una missione italiana del Museo Egizio di Torino diretta da Ernesto Schiaparelli.[1] Nel resoconto della Missione archeologica italiana in Egitto, Schiaparelli inserì la "tomba, non finita, della Regina Satra" tra le altre tombe della XIX dinastia egizia nella Valle delle Regine; tra le tombe elencate, solo due erano state scoperte dalla missione italiana, mentre le altre, compresa quella di Satra, erano già note in parte, e furono liberate dalle macerie che le riempivano, rendendo visibili le scene e le iscrizioni in ogni loro parte.[3] La missione statunitense guidata da Elizabeth Thomas documentò la tomba nel 1959-1960 e, tra il 1988 e il 1991, nel 2006-2008 e nel 2008, altri lavori di documentazione e conservazione furono eseguiti dal CNRS, dal Consiglio supremo delle antichità egiziane e dal Getty Conservation Institute.[1]

Descrizione

La tomba è formata da una scala discendente, da un passaggio che conduce a una camera, da un secondo passaggio e da una camera posta più in profondità; nella prima camera si trovano quattro nicchie, una in alto su ciascuna parete, destinate ad accogliere amuleti.[1]

Decorazione

Decorazione incompiuta della tomba QV38 di Sitra, fotografia del 1903-1905

Nella camera principale sono raffigurate processioni di divinità sulle pareti destra e sinistra, tutte rivolte verso l'ingresso della tomba; sulla parete est si riconoscono Amset, Duamutef, Anubi, Maat, Ir-renef-djesef, Nefti, Serket, una scimmia e due babbuini entro un'edicola, e la regina Sitra è inoltre seduta davanti a un naos, cioè una piccola cappella destinata a custodire una statua o un'immagine sacra; un'altra scena mostra un dio a testa di leone seguito da Maat.[4] Sulla parete ovest sono raffigurati un'edicola con un dio a testa di gatto e Anubi, Hapi, Qebehsenuf, Horus-Irbakef, Thot, Iside, Neith e Horus, e un'altra edicola con Mut in forma di avvoltoio, un dio a testa di uccello e un dio raffigurato frontalmente; sulla parete nord si trovano due barche con tre dèi al di sotto, mentre Nut è rappresentata sul soffitto, in una soluzione decorativa introdotta nella XIX dinastia egizia.[4]

Note

Bibliografia

Voci correlate

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