Radamanto
| Radamanto | |
|---|---|
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| Nome orig. | Ῥαδάμανθυς (Rhadámanthys) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Epiteto | il "biondo"[1] |
| Specie | Semidio |
| Sesso | Maschio |
| Luogo di nascita | Creta |
| Professione | Legislatore e re di Creta |
Radamanto (in greco antico Ῥαδάμανθυς?, Rhadámanthys) o Radamante (in greco antico Ῥαδάμανθυς?, Rhadámanthys) è un personaggio della mitologia greca. Fu un legislatore e re dell'isola di Creta.
Etimologia
Nel canone letterario antico, a partire da Omero nell'Odissea, Radamanto viene tradizionalmente identificato con l'epiteto di biondo (in greco antico ξανθός?, xanthós),[2] un tratto tipico associato alle divinità e agli eroi dell'età dell'oro o destinati ai Campi Elisi.
Dal punto di vista linguistico, l'antroponimo Rhadámanthys (in greco antico Ῥαδάμανθυς?) presenta il caratteristico suffisso -nth- (in greco antico -νθ-?), che i filologi riconducono a un sostrato pre-ellenico (pelasgico). Gli studiosi hanno avanzato tre principali ipotesi etimologiche sul significato del nome:
- Origine pelasgico-indoeuropea: Secondo il linguista Albert Carnoy, il nome sarebbe un composto del pelasgico manthu ("pensiero") e di una radice imparentata con l'avestico (u)rvata- ("saggio", derivato dall'indoeuropeo *uer, "parlare"). Il significato complessivo sarebbe dunque "colui che esprime saggi pensieri", in linea con il suo ruolo mitico di legislatore equo.
- Origine botanico-regale: Il filologo Hjalmar Frisk suggerisce invece una connessione con il termine greco rhádamnos (in greco antico ῥάδαμνος?), che significa "ramo" o "germoglio", ipotizzando una modificazione della parte finale del nome. In questo caso, il significato letterale sarebbe "colui che brandisce una verga" o "portatore di scettro", chiaro riferimento all'insegna del comando e del potere giudiziario.
- Sostrato geografico: Gli studi di Albert Joris Van Windekens confermano che il suffisso in -nth- è tipico di quell'area geografica e culturale pelasgica che nell'antichità inglobava la Tracia, la Macedonia, l'Illiria e la Grecia continentale.[2]
Nel canone letterario antico, a partire dai poeti epici, Radamanto viene identificato con l'epiteto di Radamanto il biondo (in greco antico ξανθός Ῥαδάμανθυς, xanthós Rhadámanthys?). Si tratta di un tratto distintivo citato già dall'Odissea[3] ed è una caratteristica fisica e cromatica che la tradizione mitica associava spesso agli eroi e alle divinità destinati alla beatitudine eterna dei Campi Elisi.[2]
Genealogia
Figlio di Efesto[4] o di Zeus[5][6] e di Europa.[5][6]
Fu padre di Eritro (in greco antico Ἔρυθρος?, Érythros)[8][9] e di Gortis (in greco antico Γόρτυς?, Górtys).[10]
Mitologia
Radamanto, così come i due fratelli (Minosse e Sarpedonte), fu adottato da Asterio che, dopo aver preso in moglie la loro madre Europa e non avendo avuto figli da lei, adottò i tre giovani nati dall'unione della donna con Zeus, designandoli come legittimi successori al trono.[11]
Il periodo cretese e l'opera legislativa
All'interno della corte cretese, Radamanto non si distinse per le imprese militari, bensì per la sua attività civile e giuridica, donando ai Cretesi il loro corpo di leggi.[11] La sua fama di amministratore inflessibile e corretto si consolidò grazie alle severe punizioni che comminava a rapinatori, empi e malfattori.[12]
A lui Platone associa inoltre l'istituzione del cosiddetto "giuramento di Radamanto", nel testo delle Leggi, il filosofo racconta che il legislatore cretese, sapendo che gli uomini del suo tempo credevano fermamente negli dei, faceva prestare giuramento alle parti in causa, ottenendo così verdetti semplici, rapidi e al riparo da spergiuri.[13]
L'espansione egea e la spartizione delle isole
La fama di Radamanto come sovrano giusto ed equo favorì un'espansione territoriale senza precedenti per il regno cretese. Secondo quanto riportato da Diodoro Siculo, numerose isole del Egeo e diverse località costiere dell'Asia Minore si consegnarono spontaneamente alla sua autorità per godere della sua protezione e del suo sistema legislativo.[12]
Radamanto consolidò il proprio dominio attraverso una sistematica spartizione dei territori conquistati tra i suoi figli ed i suoi generali più fidati così a suo figlio Eritro assegnò il regno sulla città di Eritre, che da lui prese il nome.[12][8]
Al generale Enopione affidò l'isola di Chio, al generale Toante spettò l'isola di Lemno,[14] al generale Stafilo assegnò l'isola di Scopelo, ad Alceo (in greco antico Ἀλκαῖος?, Alkaîos) l'isola di Paro, ad Anione (in greco antico Ἀνίων?, Aníōn) l'isola di Delo, infine ad Andreo (in greco antico Ἀνδρεύς?, Andreús) l'isola di Andro.[14]
La rivalità con Minosse e l'esilio
Nonostante i successi diplomatici e civili, l'equilibrio a Creta si spezzò quando i tre fratelli entrarono in un violento conflitto a causa della gelosia amorosa per un bellissimo giovane di nome Mileto e poiché il ragazzo mostrava una chiara preferenza per Radamanto, Minosse scatenò una guerra interna a Creta ed utilizzò la propria forza militare per cacciare i fratelli dall'isola. Mileto quindi fu costretto a fuggire verso le coste dell'Asia Minore e Radamanto, costretto a cedere al potere militare a Minosse, dovette abbandonare definitivamente Creta e i suoi domini insulari per rifugiarsi in Beozia.[15]
Una variante mitografica minore attribuisce invece l'allontanamento di Radamanto a causa dell'uccisione di un fratello (presumibilmente Sarpedonte) od un altro parente in un fatto di sangue accidentale e, secondo le sue stesse leggi, sarebbe stato condannato all'esilio per l'espiazione della colpa.[16]
In entrambi i resoconti, Radamanto riparò infine nella Beozia continentale, stabilendosi nella città di Ocalea e prese in moglie Alcmena (rimasta vedova dopo la morte di Anfitrione)[17] e già madre di Eracle[18] ed Ificle.[18]
Prefazione al concetto greco della vita successiva alla morte del corpo
Nella concezione mitologica greca arcaica, il regno dell'Ade (in greco antico ᾍδης?, Hāidēs "l'invisibile") non rappresentava un luogo di castigo simile all'Inferno ad oggi assimilabile al concetto della tradizione cristiana, bensì rappresentava il destino comune a cui erano precettate le anime dei defunti dopo la sepoltura del corpo. Queste vi dimoravano sotto forma di "ombre" (skiai), che vanno intese come semplici riflessi della loro esistenza terrena, ovvero come ombre sbiadite, impalpabili e prive della stessa memoria terrena.
Però anche nel mondo greco antico (e con l'evoluzione del pensiero filosofico) si fece strada la necessità di concepire una giustizia ultraterrena che valutasse l'essenza e la condotta morale degli umani precedentemente vissuti.
Radamanto nell'Ade
Grazie alla leggendaria integrità dimostrata nella sua esistenza terrena, Radamanto venne così elevato al rango di giudice delle anime, affiancato da Minosse ed Eaco.[19]
Platone descrive invece una definizione più strutturata delle mansioni giudiziarie di Radamanto, e spiega una ripartizione geopolitica del tribunale dell'Ade stabilita da Zeus, dove Eaco è seduto all'ingresso dell'Oltretomba e giudica le anime provenienti dall'Europa,[20] Radamanto ha il compito di esaminare ed emettere il verdetto sulle anime provenienti dall'Asia Minore[20] e Minosse (che occupa un seggio superiore) ha le funzioni di arbitro di ultima istanza e giudice d'appello, intervenendo con uno scettro d'oro qualora i colleghi si trovino in dubbio.[20]
Radamanto inoltre, giudicava lo spirito dei defunti dopo che questi erano stati avevano abbandonato il loro cadavere ed erano quindi privi di ogni cosa terrena come l'eventuale titolo nobiliare, i possedimenti o le ricchezze terrene. Radamanto esaminava direttamente l'essenza nuda del corpo defunto ed essenza che portava comunque le cicatrici delle colpe, le empietà e le ingiustizie commesse in vita. Radamanto quindi, comminava la giusta destinazione dello spirito senza farsi influenzare dall'antico status sociale del morto.[21][22]
Radamanto posto in altri luoghi
Nell'Odissea, Radamanto occupa una posizione di eccezionale privilegio e viene descritto come il custode dei Campi Elisi (posti ai confini della Terra e scossi continuamente dalle brezze di Zefiro), che erano un luogo di eterna beatitudine riservato agli eroi e ai giusti imparentati con gli dei.[3]
Pindaro colloca Radamanto nell'Isola dei Beati, dove siede come assessore e fidato consigliere al fianco di Crono, sovrano di quel regno di eterna giovinezza.[23]
Evoluzione letteraria ed influenza culturale
La trasformazione Virgiliana del personaggio
Nel I secolo a.C., e nell'Eneide il poeta latino Virgilio modificò radicalmente la figura di Radamanto e allontanandosi completamente dalla visione platonica del personaggio, lo trasforma nel severo e spaventoso sovrano del Tartaro.[24]
Questo luogo (che nella mitologia greca era esclusivamente una prigione cosmica per i Titani e delle divinità ribelli abbattute da Zeus), nella cultura latina divenne invece un luogo di punizione per i mortali malvagi simile agli inferi ad oggi immaginati del mondo occidentale. Nella descrizione virgiliana, infatti, Radamanto esercita una giustizia punitiva e inflessibile che anticipa i metodi della successiva inquisizione terrena, poiché presiede alle torture con il fine di estorcere la confessione dei crimini commessi in vita e rimasti impuniti e subito dopo il suo verdetto consegna le anime alla Furia Tisifone per essere flagellate.[24]
La riscoperta nel Rinascimento
Con l'avvento dell'Umanesimo e del Rinascimento (tra il XIV e il XVI secolo), i dotti europei ricominciarono a studiare i testi greci originali e riscoprirono il Radamanto "platonico", ovvero il simbolo della giustizia pura, incorruttibile e slegata dai titoli nobiliari. Il suo nome entrò così nel linguaggio colto europeo come antonomasia per indicare un giudice di straordinario rigore. Nelle lingue anglosassoni, ad esempio, è rimasto in uso l'aggettivo rhadamanthine per definire un giudizio inflessibile ma assolutamente equo.
Altri media
Radamanto appare come boss da sconfiggere nel videogioco God of War III.
Nel manga Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco, nell'anime tratto da esso e nel prequel Saint Seiya - The Lost Canvas, Radamante (a volte chiamato alla greca, Rhadamanthis) è, come Eaco e Minosse, uno dei 3 Giganti degli Inferi, (detti anche i 3 Giudici) che guidano gli Specter, le armate di Ade il dio dell'Oltretomba.
Note
- ↑ (EN) Omero, Odissea, Libro IV, 560, su topostext.org. URL consultato il 13 giugno 2026.
- 1 2 3 Ezio Pellizer, Atena (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013, pp. 217. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
- 1 2 (EN) Omero, Odissea IV, 560, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ (EN) Pausania, Periegesi della Grecia VIII, 53.3, su topostext.org. URL consultato il 13 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 1.1, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Diodoro Siculo, Biblioteca Historica IV, 60.1, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 4.11, su topostext.org. URL consultato il 13 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Pausania, Periegesi della Grecia VII, 3.7, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- ↑ (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, libro V, 79.1, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- ↑ (EN) Pausania, Periegesi della Grecia VIII, 53.4, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, libro IV, 60.3, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- 1 2 3 (EN) Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, libro V, 79.1, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
- ↑ (EN) Platone, Leggi, XII, 948, su topostext.org. URL consultato il 13 giugno 2026.
- 1 2 Diodoro Siculo, Biblioteca Historica, V, 79, 2.
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 1.2, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ La variante dell'esilio dovuto a un omicidio fratricida è tramandata dallo storico Cinone (fr. 2 Jacoby), citato negli scolii all'Iliade di Omero (scol. ad Hom. Il. XIV, 321).
- ↑ (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 4.11, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca II, 4.8, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ Platone, Gorgia, 523e-524a.
- 1 2 3 (EN) Platone, Gorgia, 524a, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ (EN) Platone, Gorgia, 524e, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ (EN) Platone, Gorgia, 525a, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- ↑ (EN) Pindaro, Olimpiche, II, 50-75,, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
- 1 2 (EN) Virgilio, Eneide, Libro VI, 535, su topostext.org. URL consultato il 14 giugno 2026.
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