Raffaele Mariano

Trattato di Raffaele Mariano sulla natura filosofica del Risorgimento d'Italia, da rinvigorire a suo avviso nell'ottica dello storicismo hegeliano.

Raffaele Mariano (Capua, 5 settembre 1840 – Firenze, 1912) è stato un filosofo e storico italiano.

Biografia

Fedelissimo allievo di Augusto Vera, si occupò di filosofia e storia delle religioni.[1] Fu docente di Storia della Chiesa presso l'Università di Napoli negli anni tra il 1885 al 1904.[2]

La sua indagine fu prevalentemente orientata verso l'interpretazione del pensiero di Hegel con argomentazioni comuni agli esponenti della destra hegeliana ottocentesca.[2]

Mariano filosofo e critico

Come filosofo può essere collocato insieme al suo maestro in quella tendenza affermatasi nella seconda metà dell'Ottocento che privilegiava l'interpretazione sistematica e razionale dei testi di Hegel, denominata «hegelismo ortodosso»,[3] rispetto a quella più innovativa e rivoluzionaria di Spaventa e Fiorentino.[4]

Ricercando i princìpi determinanti in grado di favorire la rinascita di uno spirito nazionale, che il Risorgimento a suo avviso non era riuscito a ridestare, si rammaricava che la cultura italiana fosse rimasta stagnante e avviluppata intorno a figure ed istituzioni del passato, legate al retaggio cattolico. Un autentico risorgimento storico e politico poteva avvenire, a suo avviso, solo anzitutto attraverso un risveglio del pensiero e delle idee, che negando i vecchi schemi mentali, approdasse a quella libertà della coscienza che fonda l'Assoluto divino in se stessa, anziché in comandamenti religiosi esteriori. Per questo Mariano, pur essendo un convinto assertore della fede cristiana, guardava al modello innovatore del protestantesimo,[5] dal quale l'Italia era rimasta esclusa, venendo così estromessa dalla storia del mondo.

«Proclamando il principio della libertà di coscienza noi proclamiamo altresì un principio ch'è opposto al cenobitismo e al monachismo […] perché al dir di Hegel il filosofo deve vivere nel mondo e nella realtà, senza confondersi ed identificarsi col mondo e con la realtà, e trionfando per così dire della realtà e del mondo fenomenale.»
Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel: motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane, di Raffaele Mariano (1908)

Nelle sue interpretazioni inserì talvolta temi non strettamente legati al pensiero di Hegel affermando tra l'altro che «la filosofia deve essere compiuta dalla religione» (Dall'idealismo nuovo a quello di Hegel: motivi, risonanze e variazioni sulle dottrine hegeliane, 1908), trattando riguardo a «ciò che dell'idealismo di Hegel è morto e di ciò che non può morire»,[3] argomento precedentemente trattato da Benedetto Croce, il quale risponde aspramente alle argomentazioni proposte da Mariano sul 6º numero del 1908 de La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta dallo stesso Croce:

«il Mariano non ha mai capito nulla di tutto ciò che vi è di più sostanziale in Hegel come non ha meditata seriamente nessuna grande filosofia; e (ora si può aggiungere) non ne ha mai letto le opere. Immaginarsi che il Mariano si afferma hegeliano, mentre sostiene che la conoscenza non è assoluta; che rimane insuperabile il mistero; che dio esiste fuori del mondo e sarebbe dio anche senza il mondo; e che la filosofia deve essere compiuta dalla religione! Insomma, ciò che di Hegel "non può morire" sarebbe ciò che Hegel non ha mai detto perché affatto indegno della sua mente altissima.»

Nel 1864 Mariano si schierò a favore del mantenimento della pena di morte in un dibattito sul tema, in accordo con il suo maestro Augusto Vera (La pena di morte. Considerazioni in appoggio del prof. Vera, Napoli 1864), uno dei più autorevoli difensori del mantenimento di questa pratica. È ancora Croce che commenta con grave disappunto l'argomento:

«Notiamo in ultimo che sempre riecheggiando i vaniloqui del Vera, il Mariano si professa filosofico difensore della pena di morte (p. IX): come se la maggiore o minore opportunità di mettere i delinquenti in segregazione cellulare, o d'impiccarli, ghigliottinarli, garrottarli e impalarli, costituisse una questione filosofica. Ma il Mariano ama tutte le cause generose; e non è da meravigliare se per esse trascenda persino i limiti della filosofia.»

Fu anche saggista con un gusto per la «critica della critica» (cit. da Storia Letteraria d'Italia, volume III, edito da Armando Balduino) sia letteraria che filosofica, non trascurando l'arte che annetteva strettamente alla morale. Rivolse la sua indagine anche al Rinascimento con un saggio biografico critico su Giordano Bruno.[6]

Pubblicò anche una monografia "apologetica" del suo maestro Augusto Vera (Augusto Vera, 1886).

Mariano storico

La sua produzione fu in un secondo momento soprattutto riferita alla storia, in particolare la storia del cristianesimo e quella delle religioni in genere, argomenti affini anche alla materia insegnata presso l'università napoletana. Non sono presenti particolari innovazioni nella sua ricerca, ma fu uno dei primi a discutere la tesi proposta dal Croce riguardo alla riduzione della storia al concetto generale dell'arte.

Mariano fu il traduttore del quinto e ultimo volume della monumentale opera dell'italianista Ferdinando Gregorovius Wanderjahre in Italien, dal titolo Apulische Landschaften. La traduzione italiana si chiamò Paesaggi pugliesi e comparve in un volume pubblicato a Firenze presso l'editore Giovanni Barbera nel 1882, preceduto da una presentazione dello stesso Mariano, intitolata Noterelle di viaggio.

Opere

Di seguito un elenco parziale delle opere.[7]

Filosofico-critiche, monografie e saggistica

Opere storico-religiose

  • I rapporti dello Stato con la religione, Firenze, Civelli, 1870.
  • Il problema religioso in Italia, Roma, Civelli, 1872.
  • La riforma ecclesiastica in Italia, «Il diritto», 1877.
  • Cristianesimo, cattolicesimo e civiltà, 1879.
  • Papato e socialismo ai giorni nostri. Studio, Roma, Tip. Artero e comp., 1882.
  • Buddismo e cristianesimo, 1890.
  • La Storia è una scienza o un'arte?, «Fanfulla della Domenica», 1894.
  • La conversione del mondo pagano al cristianesimo, 1901.
  • Il cristianesimo dei primi secoli, 1902.

Traduzioni

Riconoscimenti

La città d'origine del filosofo, Capua, gli ha dedicato una strada, sede, tra l'altro, del Banco di Napoli. La targa riporta il cognome Mariani anziché Mariano, errore che nessuna amministrazione ha ancora provveduto a correggere.

Note

  1. ↑ Raffaele Mariano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. 1 2 Raffaele Mariano, su sapere.it.
  3. 1 2 Mauro Cascio, Raffaele Mariano e l'hegelismo napoletano, su raicultura.it, 2025.
  4. ↑ Francesco Fiorentino, La filosofia contemporanea in Italia, pag. 34, presso Domenico Morano, 1876.
  5. ↑ Guido Calogero, Raffaele Mariano, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
  6. ↑ Giordano Bruno: la vita e l'uomo, 1881.
  7. ↑ Qui un elenco completo delle opere.

Bibliografia

  • Raffaele Mariano, La filosofia contemporanea italiana: studi hegeliani, a cura di Mauro Cascio, Mimesis, 2023.
  • La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da Benedetto Croce, 6, 1908.
  • Armando Balduino (curatore), Storia letteraria d'Italia: L'Ottocento, vol. III, Piccin Nuova Libraria, 1997.
  • Giovanni Gentile, La filosofia italiana tra idealismo e anti-idealismo, a cura di Piero di Giovanni, Milano, FrancoAngeli, 2003.
  • Paolo Malerba, Luciano Malusa, Bibliografia, sito della Società filosofica italiana.

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Collegamenti esterni

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