Rapporto dei 162
| Rapporto dei 162 | |
|---|---|
![]() | |
| Tribunale | Procura della Repubblica di Palermo e Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo |
| Caso | Greco Michele + 161 |
| Nome completo | Rapporto giudiziario Greco Michele + 161 |
| Data | 13 luglio 1982 |
| Delitti | associazione per delinquere, traffico di stupefacenti, omicidi e altri reati connessi alla seconda guerra di mafia |
| Cronologia del caso | |
| Azioni correlate | Maxiprocesso di Palermo |
Il Rapporto dei 162 è la denominazione convenzionale con cui è noto il rapporto giudiziario Greco Michele + 161, depositato a Palermo il 13 luglio 1982, e, per estensione, il filone istruttorio che ne derivò.[1][2] Fu redatto nell'ambito di indagini congiunte della Squadra mobile di Palermo e del Nucleo operativo dei Carabinieri, con un ruolo centrale del vicequestore Ninni Cassarà.[3][2]
Il dossier denunciava un vasto numero di soggetti ritenuti appartenenti o collegati a Cosa nostra per reati associativi, traffico di stupefacenti, omicidi e altri fatti maturati nel contesto della seconda guerra di mafia.[1] È generalmente considerato uno degli atti da cui prese avvio la successiva istruttoria del maxiprocesso.[4][5]
Denominazione
La formula rapporto dei 162 appartiene all'uso giornalistico, memorialistico e storiografico. Nella documentazione originaria giudiziaria ricorre invece l'intestazione Greco Michele + 161.[1][4]
Contesto
Il rapporto nacque nel pieno della seconda guerra di mafia, nella fase in cui lo scontro tra i Corleonesi e il blocco mafioso riconducibile ai gruppi Bontate, Inzerillo e Badalamenti stava ridisegnando con estrema violenza gli equilibri interni di Cosa nostra.[2] Fra il 1981 e il 1983 il conflitto provocò centinaia di omicidi e investì non solo le dinamiche interne dell'organizzazione, ma anche magistrati, investigatori, uomini politici e rappresentanti delle istituzioni.[2]
Nello stesso periodo il traffico internazionale di eroina e il reinvestimento dei capitali illeciti avevano reso insufficiente una lettura frammentaria del fenomeno mafioso, limitata ai singoli delitti o ai singoli gruppi territoriali. Il rapporto si collocò in questo passaggio e contribuì a spostare l'attenzione investigativa verso una ricostruzione unitaria della struttura mafiosa palermitana.[4][5]
Redazione e deposito
Il dossier fu il risultato di un lavoro interforze fra Polizia e Carabinieri e maturò come risposta all'emergenza determinata dalla guerra mafiosa in corso.[1][2] Il suo tratto distintivo consistette nel tentativo di ricostruire in modo complessivo non soltanto i singoli delitti, ma gli schieramenti, i rapporti di forza, le aree di influenza e gli intrecci criminali esistenti a Palermo nei primi mesi del 1982.[1]
La centralità di Ninni Cassarà nella redazione del rapporto fu richiamata in modo esplicito anche nel 1985, quando la Commissione parlamentare sul fenomeno della mafia lo ricordò come l'estensore del dossier, sottolineando che esso era stato elaborato prima delle confessioni di Tommaso Buscetta.[3]
Accanto a Cassarà, la formazione del rapporto viene ricondotta nelle ricostruzioni successive anche al lavoro dei capitani dei carabinieri Tito Baldo Honorati e Angiolo Pellegrini, impegnati nello stesso circuito investigativo palermitano.[2]
Contenuto
Il rapporto denunciava Michele Greco e altri soggetti ritenuti appartenenti o collegati a Cosa nostra per associazione per delinquere, traffico di stupefacenti e numerosi omicidi commessi nel corso della guerra di mafia.[1] Nella scansione ricostruita dagli inquirenti, il quadro delittuoso prendeva avvio dall'omicidio di Stefano Bontate del 23 aprile 1981 e arrivava fino a delitti commessi nella primavera del 1982.[1]
La novità del dossier non stava soltanto nel numero delle persone denunciate. Il rapporto offriva soprattutto una ricostruzione unitaria della mafia palermitana, descrivendo gruppi, alleanze, linee di comando, rilievo territoriale e peso criminale dei diversi schieramenti. In questo senso viene ricordato come una delle prime grandi radiografie complessive di Cosa nostra nella Palermo dei primi anni ottanta.[4][5]
Il documento collocava gli omicidi dentro un quadro più ampio, legandoli alla rottura dei precedenti equilibri e alla progressiva affermazione della fazione corleonese. Da qui la sua importanza non solo come atto di polizia giudiziaria, ma come primo grande tentativo di rappresentare il conflitto mafioso come fenomeno organico e non come somma di episodi isolati.[1]
Il passaggio all'Ufficio istruzione
Dopo il deposito, il rapporto fu trasmesso alla Procura della Repubblica di Palermo, dove venne assegnato ai sostituti Vincenzo Geraci e Alberto Di Pisa, e parallelamente all'Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo.[2] Qui Rocco Chinnici ne affidò lo sviluppo istruttorio a Giovanni Falcone e a Domenico Signorino.[2][5]

Il passaggio del dossier all'Ufficio istruzione segnò uno snodo decisivo. Il rapporto non rimase un semplice atto di denuncia, ma divenne la base di un lavoro istruttorio sempre più ampio, destinato a intrecciarsi con le indagini su omicidi eccellenti, traffico di droga e struttura interna di Cosa nostra.[4][2]
Dagli sviluppi istruttori al maxiprocesso
Nei mesi successivi il materiale raccolto nel rapporto diede origine a mandati di cattura, approfondimenti istruttori e nuove acquisizioni probatorie. Il suo contenuto si saldò progressivamente con altre indagini condotte a Palermo nello stesso periodo e con il lavoro del gruppo di magistrati che si sarebbe poi consolidato attorno all'esperienza del pool antimafia.[5][6]
Nella ricostruzione successiva il rapporto è stato indicato come l'embrione della futura ipotesi investigativa del maxiprocesso, cioè come il primo atto capace di offrire ai magistrati un quadro unitario della mafia palermitana nel pieno della guerra interna.[4][5] La successiva maxi-istruttoria avrebbe ampliato quel quadro, irrobustendolo con nuovi riscontri documentali, con indagini patrimoniali e con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.[6]
Le conferme di Buscetta e Contorno
La collocazione cronologica del rapporto è uno dei suoi aspetti più rilevanti. Il dossier fu infatti redatto prima delle grandi collaborazioni di Buscetta e Salvatore Contorno.[3] Proprio questo elemento ne ha accresciuto il peso nella memoria giudiziaria successiva.
Nel 1985 la Commissione parlamentare sul fenomeno della mafia ricordò espressamente che il rapporto dei 162, redatto prima delle confessioni di Buscetta, trovò poi conferma nelle dichiarazioni di Buscetta stesso e in quelle di Contorno.[3] La sua importanza non dipese quindi soltanto dai successivi apporti dei collaboratori, ma anche dalla capacità di anticipare su base investigativa elementi che sarebbero poi stati confermati dall'interno dell'organizzazione mafiosa.[3]
Rilevanza storica e giuridica
Sul piano storico il rapporto dei 162 segnò il passaggio da una fase in cui la mafia veniva spesso inseguita delitto per delitto a una stagione di analisi complessiva delle sue strutture, dei suoi schieramenti e dei suoi interessi criminali.[4][5] Il suo rilievo consiste nell'avere contribuito a rendere leggibile Cosa nostra come organizzazione, in una fase in cui questa rappresentazione era ancora tutt'altro che pacifica sul piano giudiziario e pubblico.[1][4]
Sul piano giuridico il rapporto appartiene alla stagione immediatamente precedente alla piena valorizzazione dell'articolo 416-bis del codice penale e alla costruzione del maxiprocesso. In quella fase il lavoro istruttorio servì a predisporre una base probatoria ampia e coerente, che sarebbe stata poi rafforzata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dai successivi riscontri.[3][6]
Per questa ragione il rapporto dei 162 occupa una posizione peculiare nella storia dell'antimafia giudiziaria. Non coincide ancora con il maxiprocesso, ma ne rappresenta uno dei passaggi preparatori più importanti.[4][2]
Memoria pubblica

Nel tempo il rapporto dei 162 è rimasto uno dei riferimenti costanti della memoria antimafia legata a Ninni Cassarà, Rocco Chinnici e Giovanni Falcone.[4][5] Negli anni venti del XXI secolo il dossier è tornato al centro dell'attenzione pubblica e storiografica, soprattutto come momento decisivo della stagione precedente al maxiprocesso e come atto che rese possibile una nuova lettura unitaria di Cosa nostra.[1][6]
Nominativi
L'intestazione del rapporto elenca 162 persone denunciate.[7]
| Principali nominativi | |||||
|---|---|---|---|---|---|
| n. | Nominativo | n. | Nominativo | n. | Nominativo |
| 1 | Michele Greco | 4 | Giuseppe Greco | 8 | Salvatore Riina |
| 9 | Bernardo Provenzano | 10 | Francesco Di Carlo | 11 | Bernardo Brusca |
| 14 | Filippo Marchese | 19 | Giuseppe Calò | 20 | Ignazio Motisi |
| 21 | Tommaso Spadaro | 25 | Giuseppe Savoca | 26 | Pietro Vernengo |
| 29 | Rosario Riccobono | 30 | Gerlando Alberti | 31 | Salvatore Buscemi |
| 32 | Francesco Bonura | 33 | Salvatore Montalto | 40 | Mario Prestifilippo |
| 49 | Gaetano Fidanzati | 127 | Giuseppe Lucchese | 142 | Antonino Geraci |
| 147 | Gaetano Badalamenti | 148 | Salvatore Contorno | 161 | Tommaso Buscetta |
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Il rapporto “Greco Michele più 160”, l'indagine all'inizio di tutto, su Domani, 19 maggio 2023. URL consultato il 13 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 35 anni fa il maxiprocesso per crimini di mafia, su Vatican News, 10 febbraio 2021. URL consultato il 13 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Commissione parlamentare sul fenomeno della mafia, seduta di martedì 13 agosto 1985 (PDF), su Camera dei deputati. URL consultato il 13 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 MaxiProcesso, su Fondazione Falcone. URL consultato il 13 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Rocco Chinnici, su Fondazione Chinnici. URL consultato il 13 marzo 2026.
- 1 2 3 4 Salvo Palazzolo, Agosto 1985, la città sfregiata dalla mafia, su la Repubblica - Palermo, 6 agosto 2015. URL consultato il 13 marzo 2026.
- ↑ Rapporto giudiziario Greco Michele + 161 del 13 luglio 1982 (PDF), su PAMI. URL consultato il 13 marzo 2026.
Bibliografia
- Bruno De Stefano, Il rapporto dei 162, Roma, Newton Compton Editori, 2018, ISBN 9788822720573.
- Giuseppe Di Lello, Giudici, Palermo, Sellerio, 1994.
- Alexander Stille, Nella terra degli infedeli. Mafia e politica nella prima Repubblica, Milano, Mondadori, 1995.
- MaxiProcesso, su Fondazione Falcone. URL consultato il 13 marzo 2026.
- Rocco Chinnici, su Fondazione Chinnici. URL consultato il 13 marzo 2026.
Voci correlate
Collegamenti esterni
- Commissione parlamentare sul fenomeno della mafia, seduta del 13 agosto 1985 (PDF), su Camera dei deputati.
- Il maxiprocesso e il rapporto dei 162, su Fondazione Falcone.
- Rocco Chinnici, su Fondazione Chinnici.
