Renato Martorelli

Renato Martorelli

Renato Martorelli (Livorno, 1 gennaio 1895 – Torino, 20 agosto 1944) è stato un avvocato e partigiano italiano.

Avvocato e militante socialista, tra i promotori del movimento combattentistico democratico Italia Libera e tra i primi organizzatori della Resistenza piemontese, fu catturato dalle SS italiane e ucciso dai nazisti nell'estate del 1944. È stato insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia

Gli anni livornesi

Renato Martorelli nasce a Livorno il 1° gennaio 1895, figlio di Giuseppe Martorelli e Agostina Maggi, in un ambiente familiare di orientamento socialista e dallo «spirito garibaldino, anticlericale e repubblicano»[1] e in una città “ribelle” segnata storicamente da uno spiccato atteggiamento antiautoritario[2][3]. Tra gli amici di famiglia emerge Giuseppe Emanuele Modigliani, fratello maggiore del pittore Amedeo, che nel 1894 ha fondato la sezione cittadina del Partito socialista italiano e che per oltre trent’anni sarà un esponente di primo piano del socialismo toscano. Avvocato, sindacalista, pubblicista, poi anche deputato del Regno, Modigliani promuove nel 1903 la fondazione di una cooperativa di bottigliai, la Vetreria Operaia Federale, dove Giuseppe Martorelli si impiega assumendo incarichi amministrativi e commerciali[4].

Gli studi al liceo "Gioberti" di Torino

Nel 1907 la famiglia si trasferisce ad Asti, dove la vetreria ha aperto uno stabilimento per produrre bottiglie destinate al settore vinicolo, e il dodicenne Renato, studente precoce del liceo “Guerrazzi” di Livorno che nel frattempo è stato promosso alla quinta ginnasio, ottiene di andare a studiare a Torino dove si iscrive al liceo “Gioberti”. Il ragazzo si ritrova così in un ambiente vivace e stimolante, dove insegnano docenti come il dantista Umberto Cosmo, lo storico Edmondo Solmi, il botanico Edoardo Martel, il latinista Federico Carlo Wick. Nel 1911, dopo un brillante percorso di studi, Martorelli si diploma con voti altissimi e con la “Licenza d’onore”: a ritirare per lui il documento è un suo compagno di classe e grande amico, Angelo Tasca, che diventerà dirigente socialista e poi comunista e anche suo cognato, sposando la sorella Lina Martorelli nel 1916. Nonostante eccella in matematica, Renato accoglie il consiglio di Giuseppe Emanuele Modigliani e si iscrive, appena sedicenne, alla Facoltà di Giurisprudenza[5].

La militanza nel Partito socialista e l’antifascismo

Da studente universitario Renato Martorelli comincia a frequentare i circoli socialisti cittadini e i giovani militanti del partito di Turati, come Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

Nel movimento socialista, cui incominciavano a partecipare, Gramsci, Togliatti e alcuni giovani come Ottavio Pastore, Mario Montagnana, Angelo Tasca, Renato Martorelli e il giovanissimo Umberto Terracini, portarono […] subito elementi nuovi che venivano dalla loro più elevata preparazione e dai loro studi.[6]

Quattro dei personaggi citati – Gramsci, Togliatti, Tasca e Terracini – fonderanno qualche anno dopo «L’Ordine nuovo»: «non solo un giornale rivoluzionario, ma anche un gruppo politico e culturale che [avrà] una grande importanza negli anni seguenti. Tra i finanziatori della nuova testata ci [sarà] Giuseppe Martorelli, padre di Renato e Lina e dunque suocero di Tasca, che prest[a] al genero una parte delle seimila lire necessarie ad avviare l’impresa editoriale»[7].

Allo scoppio della Prima guerra mondiale Martorelli, che pure è contrario all’intervento dell’Italia nel conflitto, è richiamato alle armi e nel 1916 è ferito in combattimento sull’Altopiano di Asiago. Congedato nel 1919, termina gli studi laureandosi il 17 luglio con 110 e Lode[8] e l’anno successivo intraprende la professione di avvocato a Torino.

Nel 1921, quando la scissione di Livorno vede nascere il Partito comunista d’Italia, Renato sceglie di non seguire gli amici e compagni torinesi legati all’«Ordine nuovo», che aderiscono al nuovo partito, e resta fedele alla militanza socialista coltivata fin dalla giovinezza. Si oppone all’ascesa del fascismo (e critica il PSI per aver firmato con il Partito fascista il “Patto di pacificazione”, definito «illusorio e suicida»[4]), contribuisce a organizzare in Piemonte il movimento “Italia libera”[9] (una delle prime associazioni che saranno sciolte con l’avvento del regime dittatoriale), difende nei processi operai e oppositori politici (compare, assieme a Modigliani, nel collegio di difesa di trentuno dirigenti e militanti comunisti imputati – e assolti – nel 1923 per i reati di associazione per delinquere e incitamento all’odio[10]). Più tardi eserciterà il mandato di avvocato anche davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato istituito nel novembre 1926 con una delle “Leggi fascistissime”.

Durante la dittatura

Nel 1927 Martorelli deve affrontare un procedimento disciplinare: lo prevede una norma del Regio decreto 747 del 6 maggio 1926 che stabilisce la cancellazione dagli albi di tutti gli avvocati e procuratori «che abbiano svolto una pubblica attività in contraddizione con gli interessi della nazione»[11]: come esponente socialista e democratico, il legale livornese si sente contestare (assieme ad altri diciotto colleghi del foro torinese) «il suo passato politico» e, dichiarando di dedicarsi «unicamente alla professione», evita per un soffio la radiazione dall’albo[12].

Durante la dittatura, benché sorvegliato dalla polizia fascista[13], riesce a mantenere una fitta rete clandestina di contatti politici, anche grazie all’attività professionale che lo porta di frequente in altre città[4].

Sul finire degli anni Trenta riprende l’azione degli oppositori socialisti:

«Nel 1940, mentre l’Italia entra in guerra, Martorelli anima con Mario Passoni un gruppo socialista torinese cui partecipano personaggi già attivi prima della dittatura e giovani come Corrado Bonfantini. Martorelli interviene per questo gruppo alle riunioni del comitato clandestino delle opposizioni, sorto a Torino nell’estate del 1942. Dall’inizio del 1943 rappresenterà nel comitato il Movimento di unità proletaria (MUP), al quale ha aderito il gruppo torinese».[14]

La caduta del fascismo e la Resistenza

Dopo il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo e la destituzione di Benito Mussolini, il comitato torinese delle opposizioni si trasforma in Comitato Fronte Nazionale (CFN), una parte del quale comincia a pensare alla necessità di organizzare una guerra patriottica: Martorelli, come altri, si rende conto che l’occupazione militare tedesca è ben più che una minaccia e che lo scontro armato con i nazisti è ormai inevitabile[15]. Fin dai primi di agosto l’avvocato torinese, con l’approvazione del CFN, avvia il reclutamento clandestino di volontari destinati a formare i primi nuclei partigiani in Piemonte[4].

Il momento di entrare in azione arriva dopo l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943: il giorno dopo si forma a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), nel pomeriggio del 10 settembre le truppe tedesche occupano Torino[16]. Comincia la Resistenza, e una delle prime iniziative di Renato Martorelli (che assumerà il nome di battaglia “Renato”) riguarda l’acquisizione delle armi per i primi nuclei partigiani: l’avvocato socialista[17], approfittando della smobilitazione dell’esercito, va assieme al comunista Osvaldo Negarville nelle caserme lasciate sguarnite e vi fa incetta di armi, che vengono caricate su taxi, nascoste in casa sua e distribuite nei giorni successivi[18].

Tra i principali animatori della Resistenza armata, Renato Martorelli «rappresenta il Partito socialista nel Comitato militare del CLN piemontese, organizza formazioni partigiane in Piemonte e in Liguria e partecipa di persona a numerose azioni nel Cuneese e nella Valle del Taro»[19]. Negli undici mesi successivi all’8 settembre Martorelli diventa per il movimento partigiano un esempio di infaticabile attivismo, di astuzia e di coraggio. Subito costretto alla clandestinità, cambia spesso domicilio e percorsi, non porta mai con sé carte compromettenti e a Torino, dove è molto noto, deve anche servirsi di travestimenti. In un caso, addirittura, indossa una tonaca e si finge un sacerdote[20]. Tra novembre 1943 e febbraio 1944 moltiplica le missioni presso le brigate partigiane e tiene i contatti con la Liguria, promuovendo il coordinamento tra le varie formazioni della Resistenza[4].

Così lo descrive l’avvocato Valdo Fusi, anch’egli componente del Comitato militare in rappresentanza della Democrazia cristiana, nel suo libro Fiori rossi al Martinetto:

I suoi discorsi producono ustioni di terzo grado, l’aria sarcastica ce l’ha come uno possiede il naso aquilino. È il collega più geniale del nostro foro, è Renato Martorelli, anni quarantotto. Il giorno dopo che nugoli di SS gli avevano reso visita a domicilio non solo non aveva tagliato la corda, ma compariva in tribunale a stupirsi della nostra meraviglia. Lo supplicavamo di defilarsi almeno per un po’; spariva per qualche giorno, rispuntava fuori inalberando un tremendo berretto da ciclista che gli accentuava l’aspetto del ricercato speciale.[21]

E dopo la sua scomparsa un articolo dell’«Avanti!», il giornale socialista in quel momento clandestino, lo celebrerà con particolare enfasi:

[…] brillante, irrequieto, ribelle […] e generoso», era «diventato una figura leggendaria. Tutti lo conoscevano, […] tutti sapevano le sue avventure e trepidavano per lui ed ammiravano la portentosa abilità con cui sapeva essere sempre presente, presso ogni squadra, alle sedute di ogni comitato, ovunque occorresse e al momento opportuno, filtrando miracolosamente attraverso alle maglie delle numerose polizie nazi-fasciste con impensati stratagemmi, in cui si fondevano la scanzonata astuzia toscana e la tranquilla audacia piemontese.[22]

Ricercato dalla Gestapo e da varie polizie della Repubblica Sociale Italiana, nel febbraio 1944 Martorelli si trasferisce in Liguria per organizzare le Brigate Matteotti. L’arresto dei membri del Comitato militare piemontese, otto dei quali fucilati il 5 aprile 1944 al poligono del Martinetto, fa sì che il legale socialista venga richiamato a Torino per qualche settimana per contribuire con Duccio Galimberti, avvocato partigiano cuneese, a ricostituire l’organismo decapitato e a rilanciare la lotta contro tedeschi e fascisti[23]. Alla fine di aprile Martorelli torna in Liguria, dove a giugno entra a far parte del nuovo Comitato militare unificato[24].

La cattura e la morte

Il 30 luglio 1944, mentre viaggia su una motocicletta condotta da un partigiano durante una missione nel Basso Piemonte, Renato cade in un’imboscata delle SS italiane e viene catturato a Niella Tanaro. Dapprima rinchiuso a Mondovì e sottoposto a pesanti interrogatori (nell’ultimo messaggio fatto filtrare dal carcere definisce le torture «pressioni energiche»[25]), è poi portato a Cuneo e infine trasferito a Torino. Dal carcere delle Nuove viene condotto all’albergo Nazionale, sede della Gestapo, dove è interrogato a lungo e inutilmente sotto tortura e poi ucciso. Il corpo non sarà mai trovato[19]. La data del decesso verrà fissata dall’atto ufficiale di morte (formulato soltanto il 5 giugno 1946, quasi due anni dopo) nel giorno di domenica 20 agosto 1944.

A Torino il suo nome è ricordato da lapidi commemorative, da una via cittadina e da una sezione dell’ANPI[26].

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare

Motivazione

«Fu tra i primi che l'8 settembre 1943 diedero vita alle formazioni partigiane. Assertore deciso della volontà di lotta, a questa prodigò l'inesauribile sua attività, la sua straordinaria energia, il prestigio che a lui derivava dalla forza dell'esempio. Ricercato con particolare accanimento dalle polizie fascista e tedesca, rifiutò ogni asilo ed ogni sosta. Catturato, conobbe il calvario degli insulti, delle offese, delle torture, ma non piegò accettando il supremo sacrificio perché vivessero le idee di indipendenza e di libertà[27].»

Intitolazioni

A Torino gli è dedicata la via Renato Martorelli (già tratto terminale di corso Palermo, oltre corso Giulio Cesare, precedentemente intitolato a Mario Sonzini). Il suo nome è inoltre riportato su numerose lapidi commemorative e monumenti della Resistenza in Piemonte[28].

Note

  1. ↑ Renato Martorelli (Livorno, 1895 – Torino, 1944), mostra biografica a cura di Marco Martorelli e della sezione ANPI “Renato Martorelli” di Torino, aprile 2025.
  2. ↑ Olimpia Capitano, Livorno 1921. Dentro e oltre la classe operaia, Roma, 4Punte, 2021, pp. 15-22.
  3. ↑ Olimpia Capitano, La pluralità del conflitto, su jacobinitalia.it, 8 novembre 2021. URL consultato il 5 luglio 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Renato Martorelli (Livorno, 1895 – Torino, 1944) cit.
  5. ↑ Liceo Albert Einstein Torino, Il partigiano con la toga. Renato Martorelli nella memoria storica torinese, a cura di Alessandro Maurini e Claudio Mercandino, Torino, Impremix Edizioni, 2026, pp. 21-4, ISBN 979-12-5656-100-1.
  6. ↑ Marcella Ferrara e Maurizio Ferrara, Conversando con Togliatti, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1953, p. 33.
  7. ↑ Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., p. 35.
  8. ↑ Ivi, p. 36.
  9. ↑ Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., pp. 64-9.
  10. ↑ [1] Ivi, pp. 62-4.
  11. ↑ Art. 1 del Regio Decreto n.747 del 6 maggio 1926, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 10 maggio 1926, n. 108.
  12. ↑ Verbale di adunanza n°10 del 13 maggio 1927 dell’Ordine degli Avvocati di Torino, cit. in Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., pp. 80-1.
  13. ↑ Una traccia delle attività di sorveglianza è costituita per esempio dalla Comunicazione della Direzione generale della pubblica sicurezza - Divisione affari generali e riservati del 28 febbraio 1933, (“Copia della lettera pervenuta dalla Regia Prefettura di Torino in data 17 febbraio 1933 n° 04495 – avente per oggetto – Tasca Giovanni Angelo di Carlo”), custodita a Roma all’Archivio centrale dello Stato, che riferisce l’esito di alcuni accertamenti condotti a carico di Martorelli (e riguardanti anche la sua attività professionale) nell’ambito delle indagini sul cognato Angelo Tasca, ricercato per attività antifasciste e fuoriuscito in Francia.
  14. ↑ Ivi.
  15. ↑ Mario Giovana, La Resistenza in Piemonte. Storia del C.L.N. regionale, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 19-20..
  16. ↑ L’occupazione di Torino (10-30 settembre 1943), su museotorino.it. URL consultato il 5 luglio 2026.
  17. ↑ Nel frattempo il MUP e il PSI si sono uniti dando vita al PSIUP, Partito socialista italiano di unità proletaria.
  18. ↑ Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., p. 95.
  19. 1 2 Sito web dell’ANPI, scheda biografica di Renato Martorelli, su anpi.it. URL consultato il 5 luglio 2026.
  20. ↑ M. Giovana, La Resistenza in Piemonte cit., p. 96.
  21. ↑ Valdo Fusi, Fiori rossi al Martinetto, Milano, Mursia, 1976, p. 22.
  22. ↑ "Renato", in «Avanti!», 25 novembre 1944.
  23. ↑ Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., pp. 121-3.
  24. ↑ Sito dell’ISR, Istituto spezzino per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, scheda sul Comando Unificato Militare Regionale Ligure a cura di Maria Cristina Mirabello, su isrlaspezia.it. URL consultato il 5 luglio 2026.
  25. ↑ Liceo Einstein, Il partigiano con la toga cit., p. 135.
  26. ↑ ANPI – Renato Martorelli
  27. ↑ ANPI | Biografia: Renato Martorelli, su anpi.it.
  28. ↑ Istoreto – Lapidi partigiane di Torino

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