Repubbliche boere

Repubbliche boere e stati Griqua nell'Africa meridionale, XIX secolo

Le repubbliche boere (talvolta indicate anche come Stati boeri) erano repubbliche indipendenti e autogovernate, formatesi (soprattutto nella seconda metà del XIX secolo) dagli abitanti di lingua olandese della Colonia del Capo e dai loro discendenti. I fondatori - chiamati variamente Trekboer, Boeri e Voortrekker - si stabilirono principalmente nelle regioni centrali, settentrionali, nord-orientali e orientali dell'attuale Sudafrica. Due delle repubbliche boere ottennero il riconoscimento internazionale e la piena indipendenza: la Repubblica Sudafricana (in olandese: Zuid-Afrikaansche Republiek, ZAR; oppure Transvaal) e lo Stato Libero dell'Orange. Le repubbliche non prevedevano la separazione tra Chiesa e Stato, inizialmente consentendo solo la Chiesa Riformata Olandese, e in seguito anche altre chiese protestanti di tradizione calvinista (in particolare quella afrikaner). Le repubbliche cessarono di esistere dopo la Seconda Guerra Boera del 1899-1902, che portò all'annessione britannica e successivamente (nel 1910) all'incorporazione dei loro territori nell'Unione Sudafricana.

Origini

I primi europei in Sudafrica

La scoperta del Capo di Buona Speranza da parte di Bartolomeu Dias, avvenuta nel 1487, rappresentò per i portoghesi il coronamento delle speranze di trovare una via marittima verso le Indie. Dias riuscì a passare il Capo ma non si spinse a est oltre Port Elizabeth (morì poi presso il Capo mentre tornava verso il Portogallo); Vasco da Gama, pochi anni dopo, completò il tragitto giungendo fino alle Indie, in un viaggio che ridisegnò le mappe del mondo medioevali con effetti secondi solo a quelli della scoperta delle Americhe. Pur avendo doppiato il Capo, i portoghesi non costruirono insediamenti nella zona; data la pericolosità delle acque all'estremo sud del continente, preferirono utilizzare come scali l'isola di Sant'Elena e il Mozambico.

La colonia del Capo olandese

Bandiera della Compagnia olandese delle Indie Orientali (VOC)

Furono invece gli olandesi a decidere di creare presso il Capo un punto d'approdo e di rifornimento per le navi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Il mercante Jan van Riebeeck creò il primo campo di rifornimento il 6 aprile 1652, a Table Bay, la vasta insenatura sull'Atlantico su cui si affaccia oggi Città del Capo. I coloni insediatisi sulla baia non avevano mire espansionistiche e riuscirono a stabilire rapporti di buon vicinato con le popolazioni locali khoisan. Vennero chiamati boeri, da "contadini". Gran parte dell'immigrazione di coloni dall'Europa ebbe luogo nel 1687, quando il governo olandese inviò nella zona un gruppo di Ugonotti rifugiatisi nei Paesi Bassi dalla Francia per sfuggire alla persecuzione religiosa. Le file degli afrikaner vennero inoltre ingrossate da nuovi coloni provenienti da altre regioni d'Europa come la Scandinavia e le isole britanniche. Si calcola inoltre che il 5-7% dei primi coloni fossero di origine non europea.

La Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC) concesse per la prima volta delle terre nel Sudafrica ai Vrijburger (Vryburger in afrikaans) nel 1657. I Vrijburger (letteralmente "borghesi liberi") erano principalmente dipendenti olandesi della VOC che venivano congedati dal servizio della compagnia nelle colonie d’oltremare olandesi e ai quali venivano concessi i diritti di cittadini liberi. L’introduzione dei Vrijburgers nella Colonia del Capo olandese è considerata l’inizio di un insediamento permanente di europei in Sudafrica. I Vrijburgers fondarono due colonie sul fiume Liesbeeck, nei pressi di Rondebosch, nel Capo Occidentale. In seguito a una procedura di richiesta formale, essi si organizzarono in due gruppi: il primo chiamò il proprio insediamento Harman’s Colony, mentre il secondo lo denominò Stephen’s Colony. Entro il 1670, la VOC decise di concedere ulteriori terre ai Vrijburgers per aumentare la produzione di grano a fini di autosufficienza, poiché il grano doveva essere importato. Con il passare del tempo, la popolazione dei Vrijburgers del Capo si articolò progressivamente in due correnti distinte, differenziate da status sociale, ricchezza, livello di istruzione, stile di vita e rapporto con il potere coloniale. Entrambe queste componenti facevano parte del più ampio gruppo degli Afrikaner, sebbene sviluppassero percorsi storici differenti:

Bandiera usata dai Voortrekker durante il Grande Trek
  • Gli Olandesi del Capo (Cape Dutch in inglese; Kaapse Nederlanders in olandese) erano prevalentemente urbanizzati o stabilmente insediati nelle regioni agricole più prospere della Colonia del Capo. Essi mantennero legami più stretti con le istituzioni coloniali, conservarono più a lungo l’uso dell’olandese come lingua scritta e ufficiale e costituirono una parte relativamente istruita e benestante della popolazione afrikaner. Questo gruppo non partecipò in larga misura al Grande Trek né alla successiva fondazione delle repubbliche boere.
  • I Boeri (Boer in inglese; Boeren in olandese), invece, erano agricoltori e allevatori rurali che si spinsero progressivamente verso la frontiera e, nel XIX secolo, diedero origine al movimento dei Voortrekker, lasciando la Colonia del Capo durante il Grande Trek per migrare verso nord. In condizioni di isolamento geografico e di continua mobilità, svilupparono una cultura fortemente autonoma, basata sull’autosufficienza, sul calvinismo riformato e su un rapporto spesso conflittuale con le autorità coloniali. Gli insediamenti fondati da questi gruppi costituirono il nucleo delle future repubbliche boere.

È importante sottolineare che tutti i Boeri erano Afrikaner, ma non tutti gli Afrikaner erano Boeri. Il termine Boero si riferisce infatti in senso storico specifico ai Voortrekker e ai loro discendenti che abbandonarono la Colonia del Capo nel XIX secolo; al contrario, Afrikaner è una categoria più ampia che include anche rimasti sotto amministrazione coloniale. Per distinguere gli Olandesi del Capo dai Boeri, nella storiografia britannica del XIX secolo venne spesso utilizzato il termine “contadini” (farmers), mentre l’espressione “olandesi del Capo” (Cape Dutch) indicava quella parte prospera, urbanizzata e istruita della popolazione afrikaner che non prese parte al Grande Trek né alla fondazione degli Stati boeri.

La colonia del Capo britannica

Bandiera della colonia del Capo Britannica usata tra il 1876 e il 1910

La Gran Bretagna occupò il Capo di Buona Speranza principalmente per motivi strategici legati alle guerre napoleoniche. Alla fine del XVIII secolo, i Paesi Bassi (al tempo sotto il Regno d'Olanda) erano sotto l’influenza della Francia napoleonica e Londra temeva che il Capo - punto chiave lungo la rotta marittima verso l’India e l’Asia - potesse cadere sotto controllo francese. Per proteggere i propri interessi commerciali e navali, la Gran Bretagna occupò militarmente la colonia nel 1795, la restituì brevemente agli olandesi nel 1803 e la rioccupò definitivamente nel 1806, trasformandola in una colonia britannica. Dopo la sconfitta di Napoleone, il Congresso di Vienna ridisegnò la mappa politica europea e confermò il ritorno dei territori olandesi sotto il controllo dei Paesi Bassi indipendenti. In questo contesto, il Trattato anglo-olandese del 1814 stabilì formalmente che il Capo di Buona Speranza sarebbe rimasto sotto sovranità britannica, garantendo a Londra il controllo strategico sulla rotta verso l’India, mentre agli olandesi furono ridate le colonie orientali in Indonesia.

Il Regno Unito subentrò quindi ai Paesi Bassi come potenza coloniale al Capo di Buona Speranza nel 1806, sostituendo la Colonia del Capo olandese con una propria colonia omonima. Successivamente, numerosi abitanti di lingua olandese si spostarono (trekked) verso l’interno: inizialmente in piccoli numeri, poi in gruppi anche di quasi cento persone e, dopo il 1834, in gruppi di centinaia[1]. Le ragioni dell’abbandono della Colonia del Capo da parte dei Boeri furono molteplici; tra le prime vi furono le leggi linguistiche, infatti i britannici proclamarono l’inglese come unica lingua ufficiale della colonia e proibirono l’uso dell’olandese[2]. Poiché la Bibbia, le chiese, le scuole e la cultura di molti coloni erano olandesi, ciò provocò forti tensioni[2]. Nel 1834 la Gran Bretagna abolì la schiavitù e stanziò la somma di 1.200.000 sterline britanniche come risarcimento per gli schiavi dei coloni olandesi. Questi ultimi contestarono l’obbligo di dover presentare le richieste di risarcimento in Gran Bretagna e sostennero che il valore degli schiavi fosse di gran lunga superiore alla somma stanziata. Ciò aumentò ulteriormente il malcontento tra i coloni olandesi[1]. 

Durante questo periodo, i migranti boeri furono chiamati Voortrekker. Tra gli anni 1830 e il 1840 si verificarono diversi movimenti migratori di massa. Il 22 gennaio 1837 Piet Retief indirizzò una lettera all’amministrazione coloniale britannica nella quale concluse[3]:

(olandese)
«Wij verlaten deze kolonie in de volle overtuiging dat de Engelse regering niets meer van ons te eisen heeft en ons zal toestaan onszelf te besturen zonder haar inmenging in de toekomst.»
(italiano)
«Lasciamo questa colonia con la piena convinzione che il Governo inglese non abbia più nulla da pretendere da noi e che ci permetterà di governarci da soli, senza la sua interferenza in futuro»

Le prime repubbliche

Repubblica di Swellendam

Bandiera della Repubblica di Swellendam, anche bandiera dei Paesi Bassi.
Swellendam nel 1795, mostrata in rosso.

Nel 1795 il malcontento nei confronti della Compagnia olandese delle Indie orientali spinse i Vrijburgers di Swellendam alla rivolta. Il 17 giugno 1795 proclamarono la Repubblica di Swellendam e nominarono Hermanus Steyn Presidente della nuova entità politica.

In questo consteso, i Vrijburgers (in lingua inglese: Free Burghers) iniziarono a definirsi borghesi nazionali (nationale burgers), adottando un linguaggio politico ispirato alla Rivoluzione francese e rivendicando una forma di cittadinanza basata sulla sovranità della comunità locale piuttosto che sull’autorità coloniale della VOC. Tale ispirazione si manifestò principalmente nell’uso di un lessico repubblicano e nell’affermazione dell’autogoverno, senza tuttavia comportare una trasformazione sociale estesa o l’inclusione delle popolazioni non europee.

La Repubblica ebbe vita breve e cessò di esistere il 4 novembre 1795 quando il Capo fu occupato dal Regno di Gran Bretagna[4].

Repubblica del Graaff-Reinet

La Repubblica di Graaff-Reinet nel 1796 è raffigurata in rosso.

Nel 1795 anche i Vrijburgers del distretto di Graaff-Reinet si ribellarono all’autorità della Compagnia olandese delle Indie orientali (VOC), in un contesto di crescente malcontento per l’amministrazione coloniale, la pressione fiscale e l’insicurezza nelle zone di frontiera. Nel febbraio 1795 essi proclamarono la Repubblica di Graaff-Reinet, rifiutando l’autorità del landdrost nominato dalla Compagnia e istituendo un governo locale autonomo.

Come nel caso di Swellendam, i ribelli adottarono un linguaggio politico influenzato dalla Rivoluzione francese, definendosi borghesi nazionali (nationale burgers) e rivendicando il principio dell’autogoverno della comunità dei coloni europei liberi. L’esperienza repubblicana fu caratterizzata da una struttura politica limitata e da forti vincoli pratici, legati alla posizione di frontiera e ai conflitti con le popolazioni indigene.

In seguito all'invasione della Colonia del Capo nel 1795, i britannici presero possesso della regione, fatto che portò a una nuova rivolta nel 1799. Le insurrezioni furono represse nello stesso anno dalle truppe britanniche[5].

Le Repubbliche maggiori

Repubblica Sudafricana (Transvaal)

Bandiera della Repubblica Sudafricana

La Repubblica Sudafricana (in olandese: Zuid-Afrikaansche Republiek, spesso abbreviata in ZAR e comunemente nota come Transvaal) fu uno stato indipendente boero situato nell'Africa meridionale, istituito dai Voortrekker nella regione a nord del fiume Vaal.

Origini e prime fondazioni

Le origini dello stato risalgono alle diverse ondate migratorie del Grande Trek. Inizialmente, i leader Louis Tregardt e Jan van Rensburg si separarono dal gruppo principale guidato da Hendrik Potgieter per proseguire verso l'estremo nord, dove fondarono l'insediamento di Zoutpansberg. Il gruppo di Potgieter, invece, si stabilì lungo il fiume Vet fondando la città di Winburg. Nel 1837, l'area sotto il controllo boero si espanse significativamente a seguito di una spedizione militare congiunta dei commando di Potgieter e Piet Uys contro i Matabele guidati dal re Mzilikazi, che furono respinti oltre il fiume Limpopo. In seguito a questa vittoria, Potgieter rivendicò come terre boere i territori situati sia a nord che a sud del fiume Vaal[1].

La Repubblica del Transvaal nel 1890.

L'insediamento dei boeri su entrambe le rive del Vaal si intensificò nel 1838. Nel marzo di quell'anno, i commando di Potgieter e Uys portarono soccorso a Gerrit Maritz, ma la campagna militare ebbe un costo elevato: Piet Uys e suo figlio persero la vita all'inizio di aprile. In seguito, Potgieter si ritirò nell'area a nord del Vaal, fondando la città di Potchefstroom[1]. In questa fase, il nascente nucleo statale comprendeva una federazione di territori situati sia a nord (Potchefstroom) che a sud del fiume (Winburg)[1].

Conflitto con i britannici e nascita della ZAR

Nel 1848, le tensioni con l'amministrazione coloniale raggiunsero l'apice quando il governatore britannico del Capo, Sir Harry Smith, proclamò la sovranità britannica su tutte le terre a nord e a sud del Vaal. La resistenza boera fu guidata dal comandante generale Andries Pretorius, che si scontrò con le forze britanniche nella battaglia di Boomplaats il 29 agosto 1848. Nonostante la vittoria britannica a Boomplaats, l'evento segnò una svolta politica: il Volksraad (parlamento) di Winburg fu trasferito a Potchefstroom, consolidando il potere a nord del fiume. Fu in questo contesto che il nuovo paese adottò ufficialmente il nome di Repubblica Sudafricana (Zuid-Afrikaansche Republiek)[1].

Ordinamento religioso e cittadinanza

L'identità della Repubblica era profondamente radicata nella fede protestante calvinista, retaggio dell'eredità olandese dei suoi fondatori. Questo aspetto influenzò pesantemente l'assetto costituzionale della ZAR, che non prevedeva la separazione tra Chiesa e Stato. Inizialmente, la cittadinanza era riservata esclusivamente ai membri della Chiesa Riformata Olandese (Nederduitse Gereformeerde Kerk). Solo nel 1858 le leggi furono modificate per permettere al Volksraad di riconoscere anche altre chiese calviniste olandesi nate da scissioni interne. Tuttavia, l'esclusione rimase rigida per le altre confessioni: ai cattolici e ai membri di altre denominazioni cristiane non era consentito ottenere la cittadinanza o accedere alle cariche pubbliche.[6]

Stato libero dell'Orange

Bandiera dello Stato Libero dell'Orange

Lo Stato Libero dell'Orange (in olandese: Oranje Vrijstaat; in afrikaans: Oranje-Vrystaat) fu una repubblica boera indipendente situata nell'Africa meridionale durante la seconda metà del XIX secolo. Geograficamente senza sbocco sul mare, si estendeva tra i fiumi Orange e Vaal; i suoi confini furono determinati nel 1848 dal Regno Unito quando la regione fu proclamata Sovranità del Fiume Orange (Orange River Sovereignty), con un residente britannico di stanza a Bloemfontein[1]. 

Origini e indipendenza

Lo Stato libero dell'Orange nel 1890.

L'area settentrionale del territorio era stata precedentemente amministrata dalla Repubblica di Winburg, fondata dai Voortrekker nel 1837, che in seguito si federò con la Repubblica di Potchefstroom per entrare a far parte della Repubblica Sudafricana (Transvaal). Tuttavia, la sovranità britannica sulla regione tra i due fiumi si rivelò costosa e complessa da gestire. Nonostante la volontà di alcuni coloni europei di mantenere la protezione britannica, Londra decise di abbandonare le proprie responsabilità amministrative e difensive nella zona. Questo disimpegno portò al riconoscimento ufficiale dell'indipendenza tramite la firma della Convenzione del fiume Orange il 23 febbraio 1854. La neonata repubblica, che adottò l'olandese come lingua ufficiale, incorporò i territori della precedente sovranità britannica e continuò le tradizioni politiche delle repubbliche dei Voortrekker[7].

Etimologia

Il nome della repubblica deriva in parte dal fiume Orange, battezzato così dall'esploratore olandese Robert Jacob Gordon in onore della casa regnante dei Paesi Bassi, la Casa d'Orange-Nassau, le cui origini risalgono parzialmente al Principato di Orange nella Provenza francese.

Dissoluzione

L'indipendenza dello Stato Libero dell'Orange terminò con lo scoppio della Seconda guerra boera. Nel 1900 il territorio fu annesso formalmente all'Impero britannico come Colonia del Fiume Orange, sebbene la repubblica cessò di esistere de facto e de jure solo il 31 maggio 1902, con la resa boera e la firma del Trattato di Vereeniging. Dopo un periodo di governo diretto britannico, la colonia ottenne l'autogoverno nel 1907 e, nel 1910, si unì alla Colonia del Capo, al Natal e al Transvaal per formare l'Unione Sudafricana, divenendo la Provincia dello Stato Libero dell'Orange. Oggi, il territorio costituisce la moderna provincia dello Stato libero della Repubblica del Sudafrica[7].

Relazioni interstatali tra le repubbliche maggiori e le caratteristiche comuni

Sebbene condividessero le stesse origini culturali, linguistiche e religiose, lo Stato Libero dell'Orange e la Repubblica Sudafricana (Transvaal) svilupparono percorsi politici ed economici distinti, influenzati dalla loro posizione geografica e dal rapporto con l'Impero britannico.

Dinamiche politiche ed economiche

Miniera d'oro di Ferreirasdorp nel 1886, la parte più antica di Johannesburg e dove inizialmente si stabilirono i primi cercatori d'oro.

Lo Stato Libero dell'Orange fu spesso considerato la "repubblica modello" tra gli stati boeri. Grazie alla sua posizione centrale e a una leadership pragmatica, in particolare sotto la presidenza di Johannes Brand, mantenne per lungo tempo relazioni diplomatiche relativamente cordiali con la Colonia del Capo e il governo britannico.[8] Questa stabilità politica favorì lo sviluppo di un'economia agricola solida e di un'amministrazione statale efficiente.

Al contrario, la Repubblica Sudafricana (Transvaal), situata più a nord e isolata dall'interno, mantenne un atteggiamento di marcata diffidenza verso l'ingerenza britannica. Per decenni, la nazione fu afflitta da instabilità politica e da una cronica crisi finanziaria che la portò sull'orlo della bancarotta[9]. La situazione economica si capovolse radicalmente solo con la scoperta dell'oro nel Witwatersrand nel 1886: il Transvaal divenne in breve tempo la nazione più ricca dell'Africa meridionale, ma questa improvvisa ricchezza attirò l'attenzione imperiale e un massiccio afflusso di stranieri (chiamati Uitlanders dai boeri), destabilizzando il tessuto sociale conservatore che invece l'Orange era riuscito a preservare.[10]

Similitudini costituzionali

Nonostante le differenze in politica estera, le due repubbliche condividevano un assetto costituzionale quasi identico, fondato sul diritto romano-olandese e sugli ideali democratici dei Voortrekker. Entrambe le nazioni erano rette da un Presidente eletto direttamente dai cittadini e da un parlamento monocamerale, il Volksraad ("Consiglio del Popolo"), che deteneva il potere legislativo supremo.

Il sistema politico si configurava come una democrazia a partecipazione limitata su base razziale: il diritto di voto era riservato esclusivamente ai Burghers (cittadini maschi bianchi, prevalentemente boeri), escludendo totalmente la popolazione nera nativa. La costituzione della Repubblica Sudafricana, in particolare, sanciva esplicitamente che "il popolo non desidera permettere alcuna uguaglianza tra abitanti di colore e abitanti bianchi, né nella Chiesa né nello Stato".[11]

Rapporti con le repubbliche minori e tentativi di unificazione

La storia delle due maggiori repubbliche si intrecciò costantemente con quella dei numerosi stati boeri minori ed effimeri sorti lungo le frontiere. La tendenza prevalente fu l'assorbimento da parte delle entità più grandi: la Repubblica Sudafricana agì come forza unificatrice a nord del fiume Vaal, inglobando nel 1860 la Repubblica di Lydenburg, nel 1864 la Repubblica di Zoutpansberg, e successivamente la Repubblica di Utrecht.[12]

Vi furono anche tentativi concreti di unificazione tra le due repubbliche maggiori. Il leader Marthinus Wessel Pretorius tentò di realizzare una fusione federale arrivando a ricoprire contemporaneamente la carica di presidente in entrambi gli stati tra il 1860 e il 1863. Tuttavia, le differenze interne e la resistenza delle élite locali fecero naufragare il progetto.[13]

Le repubbliche minori situate sulla frontiera occidentale, come gli Stati Uniti di Stellaland e la Repubblica di Goshen, divennero invece motivo di forte attrito internazionale tra i boeri e l'Impero britannico, finendo per essere smembrate o annesse dai britannici (come nel caso del Bechuanaland britannico) per impedire l'espansione boera verso ovest e salvaguardare la "Strada dei Missionari".

Repubbliche minori

Repubblica di Zoutpansberg

Bandiera della Repubblica di Zoutpansberg
La Repubblica di Zoutpansberg negli anni '60 del XIX secolo è raffigurata in rosso.

I Boeri dello Zoutpansberg giunsero nella regione nel 1835, stabilendosi lungo il fiume Limpopo, dove appresero le tecniche di lavorazione dell’oro dalle popolazioni indigene. I coloni bianchi dello Zoutpansberg si guadagnarono una reputazione di scarsa osservanza della legge e venivano spesso definiti tipici “Back-veldt Boers” (Boeri delle zone interne e isolate).

Nel 1864, a seguito della guerra civile del Transvaal, il territorio fu inevitabilmente incorporato nella Repubblica Sudafricana (Transvaal). Come distretto della Repubblica, lo Zoutpansberg possedeva la più numerosa popolazione indigena dell’intera Repubblica Sudafricana.

Repubblica di Natalia

Bandiera della Repubblica di Natalia

Nell'aprile del 1837, un gruppo guidato da Piet Retief arrivò a Thabanchu. Nel giugno dello stesso anno, a Winburg, il neoeletto Volksraad boero nominò Piet Retief comandante generale (Commandant-General). Un contrasto tra Maritz e Potgieter, entrambi eletti al Volksraad, portò a una scissione. Maritz e Piet Retief decisero di separarsi dallo Stato boero guidato da Potgieter e Uys.

I Boeri sotto la guida di Piet Retief ottennero un trattato dal re zulu Dingane che consentiva loro di insediarsi in una parte delle terre amministrate o controllate dagli Zulu; tuttavia, Dingane tradì successivamente l’accordo e fece massacrare Retief e 70 membri della sua delegazione. In seguito, gli impi di Dingane (i guerrieri zulu) uccisero quasi 300 Boeri che si erano stabiliti nella regione del Natal.

Dopo che Andries Pretorius fu chiamato a colmare il vuoto di leadership creatosi con la morte di Piet Retief e Maritz, egli offrì di negoziare la pace con Dingane a condizione che fossero restituite le terre promesse a Retief[14]. Dingane rispose attaccando i Voortrekker e, il 16 dicembre 1838, ebbe luogo la battaglia del fiume Ncome (in seguito nota come battaglia del Blood River), durante la quale circa 300 Voortrekker sopravvissero e ottennero una vittoria decisiva contro migliaia di impi di Dingane.

La Repubblica di Natalia fu istituita nel 1839 dai Boeri locali, dopo che Pretorius concluse un’alleanza con Mpande, il nuovo re zulu. La Repubblica di Natalia ebbe vita breve a causa delle crescenti tensioni con l'Impero Britannico: il governatore della Colonia del Capo britannica, George Thomas Napier, mise sotto pressione i Boeri, citando l'instabilità della regione e i conflitti tra Boeri e la tribù Bhaca. Un episodio specifico (una spedizione punitiva boera che portò alla cattura di 17 bambini) scatenò accuse di schiavismo da parte britannica, sebbene i Boeri parlassero di un atto di misericordia. L'arrivo di una nave mercantile olandese nel 1842 illuse i Boeri di poter ricevere supporto dai Paesi Bassi. La proposta di Natalia di diventare una colonia olandese fu però respinta da Re Guglielmo II. Nel maggio 1842, le truppe britanniche guidate dal maggiore Smith intimarono la resa. Inizialmente, i Boeri guidati da Pretorius ebbero la meglio nella battaglia di Congella e assediarono la guarnigione britannica. La situazione si capovolse grazie all'inglese Dick King, che cavalcò per dieci giorni fino a Grahamstown per chiedere rinforzi. L'arrivo del colonnello J.A. Cloete costrinse i Boeri alla resa nel luglio 1842. Nel 1843 Natalia divenne ufficialmente la Colonia del Natal. La maggior parte dei Boeri, rifiutando il dominio britannico, si spostò a nord per fondare nuove repubbliche, mentre un piccolo gruppo fondò la breve Repubblica del fiume Klip.

Repubblica del fiume Klip

La Repubblica di Kliprivier (in olandese: Republiek Kliprivier; in afrikaans: Republiek van Kliprivier) è stata una effimera entità politica boera fondata nel 1847 nell'attuale provincia del KwaZulu-Natal, in Sudafrica. In seguito all'annessione britannica della Repubblica di Natalia nel 1843, la stragrande maggioranza dei Voortrekker abbandonò l'area per spostarsi verso l'interno del Sudafrica. Il 7 gennaio 1847, i rappresentanti dei coloni siglarono un trattato formale con il re zulu Mpande. Secondo i termini dell'accordo, i Boeri acquistarono il territorio compreso tra i fiumi Tugela e Buffalo per una somma di 1.000 Riksdaalder[15].

L'entità statale si diede il nome di Repubblica di Kliprivier, dal nome del fiume omonimo che attraversa la regione. Tuttavia, la sovranità della neonata repubblica non fu mai riconosciuta dalle autorità britanniche, che consideravano l'area come parte integrante della propria sfera d'influenza coloniale. L'esistenza della repubblica fu estremamente effimera. Solo pochi mesi dopo la sua proclamazione, il governo britannico intervenne per ristabilire l'ordine amministrativo. Nel 1848, il nuovo governatore della Colonia del Capo, Sir Harry Smith, si recò personalmente nell'area per negoziare con i coloni[15].

Smith riuscì a convincere gran parte della popolazione a sottomettersi all'autorità britannica in cambio di protezione militare e garanzie sui titoli di proprietà delle terre. La repubblica fu formalmente annessa alla Colonia del Natal. Nello stesso anno, per consolidare il controllo britannico e fornire un centro amministrativo ai coloni rimasti, fu fondata la città di Ladysmith, chiamata così in onore di Juana María de los Dolores de León Smith, moglie del governatore[15].

La Repubblica di Kliprivier adottò la medesima bandiera della precedente Repubblica di Natalia.

Repubblica di Utrecht

La Repubblica di Utrecht (in olandese: Republiek Utrecht) è stata una piccola repubblica boera indipendente fondata nel 1854 in una porzione di territorio attualmente facente parte della provincia del KwaZulu-Natal, in Sudafrica.

In seguito all'annessione britannica della Repubblica di Natalia nel 1843 e della Repubblica di Kliprivier, circa due terzi dei Voortrekker migrarono verso i territori del futuro Stato Libero d'Orange e del Transvaal. Tra i coloni rimasti nella regione, i leader A.T. Spies, J.C. Klopper e C.J. van Rooyen cercarono di stabilire nuovi insediamenti a est del fiume Buffalo. Nel 1852, grazie ai buoni uffici di Van Rooyen - che parlava fluentemente la lingua zulu e vantava un rapporto personale di fiducia con il re Mpande (avendolo formalmente unto come sovrano anni prima) - i Boeri ottennero il permesso di utilizzare le terre a est del fiume come pascolo[16]. L'area era stata precedentemente spopolata dalle campagne militari di Shaka intorno al 1820 ed era rimasta sostanzialmente disabitata, pur restando sotto la sovranità zulu. Inizialmente, i coloni cercarono l'annessione alla Repubblica Sudafricana (ZAR). Tuttavia, il 27 dicembre 1852, il comandante Andries Pretorius rifiutò ufficialmente di riconoscere l'acquisizione del territorio. La posizione della ZAR era dettata da ragioni di realpolitik: il governo boero temeva di irritare l'Impero Britannico, poiché il fiume Buffalo fungeva da confine naturale tra la sfera d'influenza britannica (Natal) e quella dei Voortrekker. Nonostante il rifiuto della ZAR, i coloni procedettero alla creazione di un'amministrazione autonoma. L'8 settembre 1854, il triumvirato composto da Van Rooyen, Spies e Klopper acquistò formalmente il territorio dal re Mpande per un prezzo aggiuntivo di 100 capi di bestiame. L'atto di vendita (koopbrief), oggi conservato negli archivi del Transvaal, definiva i confini dello Stato:

  • A ovest e a sud: la confluenza tra il Blood River e il fiume Buffalo.
  • A nord: le montagne e le sorgenti del fiume Pongola.
  • A est: i territori non occupati dalle tribù zulu.

La Repubblica di Utrecht (spesso definita "Vecchia Repubblica" dopo la successiva fondazione della Nieuwe Republiek) mantenne la propria indipendenza per quattro anni. Dopo un breve periodo di indipendenza, l'entità politica si fuse con la Repubblica di Lydenburg e successivamente con la Repubblica Sudafricana (ZAR)[17].

Repubblica di Lydenburg

Nel 1849 un gruppo di Voortrekker guidati da Andries Hendrik Potgieter, abbandonò l'insediamento di Ohrigstad, situato più a nord. Lo spostamento fu dettato da una grave epidemia di malaria che aveva decimato la popolazione locale, rendendo il sito di Ohrigstad inabitabile.

Il nuovo villaggio venne battezzato Lydenburg (città della sofferenza), proprio a memoria delle privazioni subite. Politicamente, l'area rimase inizialmente legata alla Repubblica di Potchefstroom. Tuttavia, nel 1856, a causa di divergenze politiche e amministrative con il governo centrale, i residenti di Lydenburg dichiararono la secessione, costituendosi come Repubblica di Lydenburg[17].

Nonostante l'indipendenza, la repubblica cercò stabilità attraverso alleanze con altre piccole entità boere della regione. Nel 1957 la repubblica di Lydenburg si unì alla Repubblica di Utrecht, per poi rinunciare all propria sovranità per integrarsi formalmente nella Repubblica del Transvaal, guidata da Marthinius Wessel Pretorius.[18]

Repubblica di Goshen

Bandiera della Repubblica di Goshen

Lo Stato di Goshen fu fondato da un gruppo di mercenari boeri guidati da Nicolaas Claudius Gey van Pittius nel novembre 1882.

Il nome "Goshen" si riferisce alla terra di Goscen descritta nella Bibbia, situata tra il delta del Nilo e il Canale di Suez.

La Repubblica di Goshen sopravvisse, come molte altre repubbliche boere, solo molto brevemente: fondata il 24 ottobre 1882, si unì già dal 6 agosto 1883 con la Repubblica di Stellaland per formare gli Stati Uniti di Stellaland[19], che a sua volta esistettero solo per un breve periodo di tempo, in quanto nel 16 settembre 1884 venne annessa alla Repubblica del Transvaal, per poi essere annessi dagli inglesi nella colonia della corona del Bechuanaland britannico nel 1885.

Stati Uniti di Stellaland

Bandiera della Repubblica di Stellaland

A ovest del Transvaal 400 Boeri si allearono con David Massouw, capo della tribù dei boscimani Koranna, quando invasero e conquistarono un territorio che dichiararono Repubblica di Stellaland. Il primo presidente fu Gerrit Jacobus van Niekerk e la città di Vryburg fu fondata e designata come capitale. Stellaland voleva fondersi con la confinante repubblica di Goshen per formare gli Stati Uniti di Stellaland[20], ma sebbene i due governi firmarono un trattato, questo non fu mai attuato[21][22]. Se la fusione fosse avvenuta, la bandiera avrebbe avuto due stelle[23].

L’intenzione del governo di Van Niekerk di imporre tasse su tutto il commercio in transito nel territorio dello Stellaland allarmò Cecil Rhodes e l’amministrazione britannica, poiché Stellaland si trovava su una delle principali rotte commerciali e avrebbe potuto ostacolare gli interessi minerari britannici[24]. Si temeva inoltre che la repubblica potesse essere annessa al Transvaal per aggirare la Convenzione di Pretoria del 1881, che limitava l’espansione boera[25].

Queste preoccupazioni aumentarono quando, nel 10 settembre 1884, il presidente del Transvaal, Paul Kruger, dichiarò Stellaland sotto la protezione del Transvaal e la annesse poco dopo. In risposta, nel dicembre 1884 i britannici inviarono una spedizione di 4000 uomini guidata dal generale britannico Sir Charles Warren[26], che non trovò alcun tipo di resistenza[27] e conseguentemente occupò il territorio e abolì la repubblica nell’agosto dell’anno successivo, incorporandola infine nel Bechuanaland britannico[28].

Nieuwe Republiek

Bandiera della Nuova Repubblica

Le origini della Nieuwe Republiek (letteralmente, "Nuova Repubblica") risalgono alla guerra anglo-zulu del 1879, che provocò grande instabilità nelle regioni di confine con lo Zululand, con afflussi di profughi, disordini agricoli e problemi nella transumanza del bestiame. In questo contesto, i Boeri cercarono di ristabilire l’ordine e, al tempo stesso, di espandere i propri territori. Inizialmente essi offrirono sostegno al re zulu Cetshwayo in cambio di terre, ma furono respinti.

Dopo la morte di Cetshwayo, i Boeri si allearono con il suo erede Dinuzulu, che nell’aprile 1884 accettò il loro aiuto in cambio di concessioni territoriali. Alla spedizione parteciparono circa 150 Boeri (tra cui Louis Botha) e alcuni coloni tedeschi; nonostante la disapprovazione formale del governo del Transvaal, molti funzionari locali furono coinvolti, anche per la prospettiva di ottenere un accesso al mare.

Nel maggio 1884 la spedizione ebbe inizio e, dopo la sconfitta del rivale zulu Zibhebhu, Dinuzulu concesse ai Boeri vaste terre lungo il fiume Mfolozi, permettendo loro di controllare gran parte dello Zululand nord-occidentale. Il 5 agosto 1884 fu proclamata la Nieuwe Republiek, con capitale Vryheid, riconosciuta da Germania, Repubblica Sudafricana (Transvaal) e Portogallo.

Il successo attirò centinaia di nuovi volontari, portando a crescenti richieste di terra. Il 16 agosto 1884 Dinuzulu proclamò la cessione di oltre 1,3 milioni di morgen di territorio zulu ai Boeri per la fondazione della repubblica. I confini furono estesi fino alla costa e le terre assegnate tramite sorteggio.

La Nieuwe Republiek fu riconosciuta dalla Gran Bretagna il 22 ottobre 1886, ma con limitazioni territoriali e amministrative che suscitarono forti critiche interne. Nel tentativo di mantenere il potere, il presidente Lucas Meyer evitò le elezioni e favorì l’annessione al Transvaal. Nel 1887 i britannici annetterono parte della costa per impedire ai Boeri l’accesso al mare.

Nel 1888 una rivolta zulu guidata da Dinuzulu fu repressa dai britannici. Temendo l’annessione, la Nieuwe Republiek chiese e ottenne l’incorporazione nel Transvaal il 20 luglio 1888, mantenendo una certa autonomia. I rapporti tra Boeri e Zulu rimasero relativamente stabili fino alla Seconda guerra boera.

Nel 1900 le truppe britanniche occuparono Vryheid; nel 1901 fu dichiarata la legge marziale. Dopo la guerra, nel 1903, il territorio dell’ex Nieuwe Republiek fu incorporato nella colonia britannica del Natal.

Repubblica di Upingtonia

Bandiera della Repubblica di Upingtonia. L'uso del vessillo imperiale tedesco era giustificato dal ruolo di protettore militare svolto dalla Germania; i coloni boeri, operando di fatto sotto l'ombrello difensivo tedesco, utilizzavano i colori del Reich come simbolo di appartenenza alla sfera d'influenza europea protetta contro le popolazioni locali.

Non tutte le repubbliche boere vennero inglobate direttamente nell'Unione Sudafricana.

Tra il 1874 e il 1880 alcuni agricoltori boeri migrarono dal Transvaal verso quella che allora era l’Angola meridionale. Qui entrarono in conflitto con le autorità coloniali portoghesi: una parte fece ritorno nel Transvaal, mentre altri proseguirono più a sud. Durante lo stesso periodo, nel contesto del Dorsland Trek (1876–1879), gruppi di Boeri attraversarono l’area diretti verso l’Angola[29].

Nel 1885 William Worthington Jordan acquistò circa 50.000 km² di territorio dal capo ondonga Kambonde ka Mpingana in cambio di 300 sterline, pagate in armi da fuoco, un cavallo salato e una botte di brandy[30]. Il capo si affidò all’aiuto di Jordan per sconfiggere il fratello e rivale Nehale lya Mpingana[31].

Nello stesso anno alcuni Boeri rientrati dall’Angola si stabilirono a Grootfontein su terre concesse gratuitamente da Jordan e il 20 ottobre 1885 proclamarono la Repubblica di Upingtonia, che contava circa 500 coloni. Lo Stato prese il nome da Thomas Upington, primo ministro della Colonia del Capo, nella speranza di ottenere sostegno politico, che però non arrivò[32]. Nel 1886 la repubblica fu ribattezzata Lijdensrust (o Lydensrust).

La capitale era Grootfontein e il capo di Stato fu il presidente George Diederik P. Prinsloo. La repubblica, di breve durata, combatté contro gli Herero e divenne dipendente dalla protezione tedesca. Nel 1886 Jordan fu ucciso da Nehale lya Mpingana e lo Stato collassò; l’anno successivo il territorio fu incorporato nell’Africa Tedesca del Sud-Ovest[33].

Klein Vrystaat

Bandiera del Klein Vrystaat. Per non confonderla con quella della Repubblica del Transvaal, gli ideatori della bandiera decisero di cambiare la striscia verde a sinistra. Infatti, se si sta molto attenti, è leggermente più stretta rispetto alle altre.

Nel 1877 il re degli Swazi, Mbandzeni Dlamini, figlio di Mswati II, concesse circa 15.000 ettari di terreno a due cacciatori boeri, Joachim Johannes Ferreira e Frans Ignatius Maritz[34]. Sebbene il sovrano intendesse concedere solo diritti di pascolo permanenti, i coloni suddivisero l'area in piccole fattorie e vi stabilirono una comunità permanente a maggioranza afrikaner.

Negli anni '80 del XIX secolo, la scoperta dell'oro nel vicino Transvaal e in alcune zone dello Swaziland accelerò l'arrivo di coloni europei. Mbandzeni, nel tentativo di bilanciare le pressioni britanniche e boere, concesse numerose licenze che portarono a quella che gli storici definiscono la "conquista cartacea" del suo regno.

Nel 1886, i coloni del territorio attorno all'odierna città di Piet Retief proclamarono formalmente l'indipendenza, adottando una propria Costituzione e istituendo un consiglio di governo. Il nome della repubblica era ufficialmente Klein Vrystaat (letteralmente "Piccolo Stato Libero"). Il primo ed unico presidente fu Johannes Jurgen Bezuidenhoudt (in carica dal 1886 al 1891)[35].

Nonostante i tentativi di Mbandzeni di riaffermare la propria sovranità richiedendo un affitto annuale di 21 sterline, i coloni riuscirono a mantenere l'autonomia sostenendo che il re avesse rinunciato alla sua autorità sul territorio. Con l'aumentare delle tensioni coloniali nella regione, i leader dello Klein Vrystaat chiesero formalmente l'incorporazione nella Repubblica Sudafricana (ZAR). Nel 1890, ai sensi della prima Convenzione dello Swaziland e con il benestare del Regno Unito, il territorio fu integrato nella ZAR. L'annessione divenne ufficiale nel 1891, e la repubblica cessò di esistere diventando parte del distretto di Piet Retief[17]. Dopo la Seconda guerra boera (1899–1902), il territorio passò sotto il controllo britannico fino all'indipendenza del Sudafrica[17].

Griqualand

Bandiera del Griqualand

Altri Stati furono inoltre fondati da diversi gruppi della popolazione, in particolare dai Griqua, un sottogruppo dei Coloured, il popolo eterogeneo e multirazziale del Sudafrica. Tra i più importanti vi furono il Griqualand Occidentale e il Griqualand Orientale.

Riconoscimento internazionale

Il popolo a nord del fiume Vaal, nella Repubblica Sudafricana (Transvaal), fu riconosciuto come Paese indipendente dal Regno Unito con la firma della Convenzione del fiume Sand il 17 gennaio 1852[6].

Lo Stato Libero dell'Orange fu riconosciuto dal Regno Unito il 17 febbraio 1854 e divenne ufficialmente indipendente il 23 febbraio 1854 con la firma della Convenzione di Bloemfontein (o Orange River Convention). Lo Stato Libero dell’Orange venne soprannominato “la repubblica modello”.

Il Transvaal e lo Stato Libero dell’Orange si svilupparono in Paesi indipendenti di successo, riconosciuti da Paesi come Paesi Bassi, Francia, Germania, Belgio, Stati Uniti e Gran Bretagna[36]. Questi due Stati continuarono a esistere per diversi decenni, nonostante la prima guerra boera con la Gran Bretagna. Tuttavia, successivi sviluppi, tra cui la scoperta di diamanti e oro in questi stati, portarono alla seconda guerra boera. In questa guerra, il Transvaal e lo Stato Libero dell'Orange furono sconfitti e annessi dalle forze britanniche, di gran lunga più numerose, cessando di esistere il 31 maggio 1902, con la firma del Trattato di Vereeniging. Un nuovo dominion britannico, l'Unione Sudafricana, fu istituito ai sensi del South Africa Act del 1909, in cui il Transvaal e lo Stato Libero dell'Orange divennero province insieme al Capo e al Natal.

Eredità politica e questioni contemporanee

La bandiera proposta per un teoretico Stato Boero (Boerestaat oppure Volkstaat)

La dissoluzione delle repubbliche boere nel 1902 non estinse l'aspirazione all'autodeterminazione del popolo boero (o afrikaner). Sebbene la creazione dell'Unione Sudafricana e la successiva Repubblica abbiano parzialmente soddisfatto il desiderio repubblicano, molti nazionalisti afrikaner hanno continuato a considerare lo stato unitario sudafricano come un'entità artificiale, diversa dalle repubbliche originali basate sull'omogeneità culturale e religiosa.[37]

Il movimento per il Volkstaat

Mappe del Boerestaat/Volkstaat
Mappa del Boerestaat voluto dal Vryheidsfront Plus
Mappa alternativa che comprende Kimberley (Sudafrica)

Con la fine dell'Apartheid e la transizione verso la democrazia multirazziale nel 1994, riprese vigore l'idea del Boerestaat (Stato Boero) o Volkstaat: la proposta di creare un territorio autonomo destinato all'autodeterminazione degli afrikaner, situato generalmente nelle aree storiche delle ex repubbliche o nel Capo Settentrionale. La Costituzione del Sudafrica (art. 235) riconosce teoricamente il diritto all'autodeterminazione per le comunità culturali, fornendo una base legale a tali rivendicazioni.[38]

Diversi movimenti politici hanno sostenuto questa causa nel periodo post-1994. Il Vryheidsfront Plus (Fronte della Libertà Più), fondato dal generale Constand Viljoen, è il principale partito politico parlamentare che promuove l'idea di autodeterminazione e diritti delle minoranze, pur lavorando all'interno del sistema democratico sudafricano.

A livello pratico, il tentativo più noto di realizzare un'eredità moderna delle repubbliche boere è la città di Orania, fondata nel 1991 da Carel Boshoff nella provincia del Capo Settentrionale. Orania è una comunità privata, gestita come una società per azioni, dove la residenza è riservata agli afrikaner e l'economia si basa sull'autosufficienza lavorativa boera, rifiutando l'uso di manodopera nera a basso costo che caratterizzava le vecchie repubbliche.[37][39] Un altro insediamento simile, sebbene più piccolo, è Kleinfontein vicino a Pretoria.

Il governo dell'ANC ha chiarito che non tollererà la creazione di un Volkstaat. Ha dichiarato, invece, di fare tutto quanto in suo potere per proteggere la lingua e la cultura degli afrikaner, così come quelle delle altre minoranze del paese.

Nel 2003 è stata istituita la Commissione per la promozione e la protezione dei diritti delle comunità culturali, religiose e linguistiche. Essa è stata incaricata di occuparsi della tutela di tutti i gruppi che si identificano come entità etniche (inclusi i boeri). Tra i membri del comitato figura anche un boero, J. Landman.

Estremismo politico e AWB

Bandiera dell'AWB (Acronimo di Afrikaner WeerstandsBeweging, ovvero "Movimento di Resistenza Afrikaner"). Apertamente neonazista, uno degli obiettivi di questo partito è di ottenere l'indipendenza di un etnostato bianco governato ed abitato solamente da Afrikaners. Il gruppo possiede un'organizzazione paramilitare, il Brandwag, diviso in Kommandocorps, ufficialmente per autodifesa.

Durante la transizione verso la democrazia, la frangia più estrema del nazionalismo boero si riunì nell'Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB - Movimento di Resistenza Afrikaner), un gruppo paramilitare di ispirazione neonazista guidato da Eugène Terre'Blanche. L'AWB si oppose violentemente alla fine dell'apartheid, rivendicando la restaurazione delle vecchie repubbliche boere attraverso la forza. Dopo un fallito tentativo di insurrezione nel Bophuthatswana nel 1994, il movimento perse gran parte della sua influenza. Terre'Blanche fu ucciso nel 2010 nella sua fattoria da due suoi dipendenti neri; sebbene il tribunale abbia stabilito che l'omicidio fosse scaturito da una disputa salariale, l'evento fu mitizzato da alcuni sostenitori come un assassinio politico, riaccendendo brevemente le tensioni razziali.[40]

La questione agraria e l'Expropriation Act

La distribuzione della terra rimane uno dei temi più divisivi. Poiché gran parte dei terreni agricoli è storicamente rimasta in mano ai contadini bianchi (discendenti dei boeri e dei coloni britannici), il governo sudafricano ha promosso varie riforme. Nel 2024-2025 è stato approvato il nuovo Expropriation Act (Legge sull'Espropriazione), che consente allo Stato, in specifiche circostanze, di espropriare terreni senza compensazione (Expropriation Without Compensation - EWC).[38] Mentre il governo ANC (Congresso Nazionale Africano) descrive la legge come necessaria per riparare ai furti di terra coloniali, le organizzazioni agricole (come AgriSA e AfriForum) e i partiti di opposizione temono che possa minare il diritto di proprietà e replicare la crisi economica avvenuta nello Zimbabwe.

"Plaasmoorde" e la teoria del "Genocidio bianco"

Il Sudafrica soffre di un alto tasso di criminalità violenta che colpisce anche le zone rurali. Gli attacchi alle fattorie (noti in afrikaans come Plaasmoorde) sono spesso caratterizzati da estrema brutalità. Alcuni gruppi di attivisti afrikaner, come AfriForum, sostengono che questi attacchi siano motivati dall'odio razziale e facciano parte di una strategia orchestrata per scacciare i bianchi dalla terra. Questa narrazione ha alimentato la "teoria del complotto del genocidio bianco", che ha trovato eco nella destra alternativa internazionale.[39] La teoria è stata rilanciata a più riprese dall'ex presidente statunitense Donald Trump, che nel 2018 (tramite un tweet divenuto un caso diplomatico) e nuovamente in alcuni comizi nel 2025, ha denunciato quello che ha definito un "genocidio" dei boeri e i sequestri di terra, suscitando la dura reazione del governo sudafricano che ha respinto le accuse come disinformazione basata su dati non corretti.[41] Gli esperti di statistica e il governo sudafricano sostengono che, sebbene il problema della sicurezza rurale sia reale e grave, non vi siano prove di un intento genocidario e che la violenza colpisca trasversalmente tutti i gruppi razziali.

Il caso "Kill the Boer"

Le tensioni sono state esacerbate dall'uso continuato di canti della lotta anti-apartheid da parte di figure politiche come Julius Malema, leader degli Economic Freedom Fighters (EFF). La canzone Dubul' ibhunu ("Spara al boero" o "Uccidi il boero") è al centro di una lunga battaglia legale. Mentre l'organizzazione AfriForum l'ha denunciata come incitamento all'odio e alla violenza contro gli agricoltori bianchi, l'Equality Court (Tribunale per l'Uguaglianza) ha stabilito in diverse sentenze che il canto non costituisce letteralmente incitamento al genocidio, ma va interpretato nel suo contesto storico di lotta contro l'oppressione sistemica, suscitando indignazione tra la comunità boera.[42]

Presenza italiana

Durante l'ultimo decennio del XIX secolo, in concomitanza con la scoperta dell'oro nel Witwatersrand, si registrò un significativo flusso migratorio italiano verso le repubbliche boere, in particolare verso la Repubblica Sudafricana (Transvaal). Alla vigilia della seconda guerra boera, la comunità italiana ammontava a circa 3.000-5.000 persone, concentrate prevalentemente a Johannesburg e Pretoria[43]. A differenza dell'immigrazione britannica, percepita come una minaccia politica (i cosiddetti Uitlanders), quella italiana era composta in larga parte da minatori, costruttori e commercianti che non nutrivano ambizioni di sovvertimento politico, venendo quindi guardati con minore sospetto dalle autorità boere[44].

Un centro nevralgico della presenza italiana fu Modderfontein, dove sorgeva una delle più grandi fabbriche di dinamite al mondo, gestita dalla Società Anonima Dinamite Nobel. Qui si formò una nutrita colonia di operai specializzati (molti dei quali provenienti da Avigliana, in Piemonte) la cui produzione era vitale per l'industria mineraria e, successivamente, per lo sforzo bellico boero[45].

Sul piano religioso e sociale, l'integrazione incontrò alcuni ostacoli. Il rigido calvinismo dei boeri, che considerava la propria nazione come un popolo "eletto", si scontrava teologicamente con il cattolicesimo della maggioranza degli immigrati italiani. La costituzione del Transvaal (Grondwet) imponeva restrizioni ai cattolici, escludendoli da cariche governative di alto livello. Tuttavia, la diffidenza religiosa fu spesso superata dal pragmatismo: la necessità di manodopera qualificata e la comune avversione verso l'imperialismo britannico favorirono una convivenza collaborativa[46].

Allo scoppio della Seconda guerra boera, mentre molti civili lasciavano il paese, un nucleo di circa 200 volontari formò la Legione Volontaria Italiana (in Afrikaans: Italiaansche Verkennings Corp, letteralmente "Corpo di ricognizione italiano"), sotto il comando del capitano piemontese Camillo Ricchiardi[47]. La Legione si distinse per l'efficacia nelle operazioni di guerriglia e ricognizione, sfruttando la competenza tecnica degli italiani nell'uso degli esplosivi per sabotare ponti e linee ferroviarie britanniche. L'episodio più celebre che coinvolse il contingente italiano fu l'assalto al treno blindato presso Chieveley (Natal) il 15 novembre 1899, durante il quale fu catturato il corrispondente di guerra e futuro primo ministro britannico Winston Churchill. Diverse fonti storiche e biografie attribuiscono la cattura materiale di Churchill proprio agli uomini comandati da Ricchiardi[48][49].

Ricchiardi, che al termine del conflitto sposò Myra Francisca Guttmann, nipote del presidente Paul Kruger, organizzò in seguito l'espatrio di molti veterani italiani e boeri verso l'Argentina (nella provincia del Chubut) per sfuggire al dominio britannico[50].

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 D. Fairbridge, History of South Africa, 1918.
  2. 1 2 Braj Kachru, Yamuna Kachru e Cecil Nelson, The Handbook of World Englishes, John Wiley & Sons, 2009, pp. 160–61, ISBN 978-1405188319.
  3. ↑ History of the Emigrant Boers in South Africa, 2nd ed, G.M. Theal, London 1888.
  4. ↑ The Swellendam Republic accepts British rule |publisher=South African History Online, su sahistory.org.za. URL consultato il 7 agosto 2014.
  5. ↑ Una breve cronaca della guerra in Sudafrica, compilata dal Military Information Bureau, pubblicata su Scientia Militaria: South African Journal of Military Studies Vol 16 Nr 13, 1986
  6. 1 2 Eybers, Select_constitutional_documents_illustrating_South_African_history_1795-1910, 1917, pp. 367–68.
  7. 1 2 Free State, in Encyclopædia Britannica, 6 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2017).
  8. ↑ Hermann Giliomee, The Afrikaners: A Concise History, Tafelberg, 2012, pp. 188.
  9. ↑ South African Republic (Transvaal), su Encyclopædia Britannica. URL consultato il 7 gennaio 2026.
  10. ↑ Thomas Pakenham, The Boer War, Johannesburg, Jonathan Ball Publishers, 1979, ISBN 0-86850-046-1.
  11. ↑ G.W. Eybers, Select Constitutional Documents Illustrating South African History, 1795–1910, Routledge, 1918, pp. 364.
  12. ↑ Stati boeri minori: Lydenburg e Utrecht, su Rbvex.it. URL consultato il 7 gennaio 2026.
  13. ↑ Eric A. Walker, A History of Southern Africa, London, Longmans, 1957, pp. 286-289.
  14. ↑ The Great Boer Trek. Stephen Crane., su etext.lib.virginia.edu. URL consultato il 10 febbraio 2003 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2003).
  15. 1 2 3 Zulu Kingdom, su kzn.org.za (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2007). Klip River Republic (XML), su ladysmith.kzn.org.za (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2006).
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  17. 1 2 3 4 Basil James Trewin Leverton e John Pringle, The pioneers of Vryheid: the Nieuwe Republiek and its Staats courant, Pietermaritzburg, Council of the Natal Museum, 1974, p. 10, ISBN 978-0-620-01205-8.
  18. ↑ Mpumalanga Happenings, su mpumalangahappenings.co.za.
  19. ↑ Flag of The United States of Stellaland, su volkstaat.net. URL consultato il 2 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2013).
  20. ↑ Gli Stati Uniti... del Belgio?, su portablepress.com. URL consultato il 10 giugno 2015.
  21. ↑ Theal, G.M. (1919) History of South Africa from 1873 to 1884. Volgens Theal, wat destyds die Kaap se amptelike historikus was, het niks verder in hierdie saak gebeur.
  22. ↑ Du Toit, A. (1983). Op 'n Storm van Drome. Attribuì il mancato consolidamento alla cattiva condizione finanziaria di Goosen e all'influenza di Cecil Rhodes.
  23. ↑ Van Zyl, J.A. (1943/1995). A History of the Flags of South Africa Before 1900.
  24. ↑ Paulin, Christopher M. (2001), White men's dreams, Black men's blood: African labor and British expansionism in Southern Africa, 1877–1895, Trenton, NJ: Africa World Press, p. 131, ISBN 0-86543-928-1
  25. ↑ Cook, Edward Tyas (1902), Rights and Wrongs of the Transvaal War, London: Edward Arnold, pp. 37f
  26. ↑ Galbraith, J. S. (1974) Crown and Charter: The Early Years of the British South Africa Company, pp. 12
  27. ↑ Sonnenburg, P. (2003) Colonialism. An International, Social, Cultural, and Political Encyclopedia, vol. 3, ABC-CLIO. ISBN 1 5760 7335 1.
  28. ↑ Rosenthal, E. (1970) Encyclopaedia of Southern Africa, Fifth Edition, Frederick Warne & Co. Ltd: London. ISBN 0 7232 1260 0.
  29. ↑ Chris Marais, Julienne Du Toit, A Drink of Dry Land (2006), p. 174
  30. ↑ Ute Dieckmann, Haillom in the Etosha Region: A History of Colonial Settlement, Ethnicity and Nature Conservation. (Basler Afrika Bibliographien, 2007), p. 48
  31. ↑ G. P. J. Trümpelmann, Die Boer in Suid-wes Afrika (1948)
  32. ↑ Robbie John MacVicar Aitken, Exclusion and Inclusion: Gradations of Whiteness and Socio-Economic Engineering in German Southwest Africa, 1884-1914 (2007), p. 191
  33. ↑ Victor L. Tonchi, William A. Lindeke, John J. Grotpeter, Historical Dictionary of Namibia (2012), p. 445
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  35. ↑ Booth. ''Historical Dictionary of Swaziland'' Second Edition. The Scarecrow Press, Inc. London 2000. pp. 150-151.
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  37. 1 2 (EN) Hermann Giliomee, The Afrikaners: A Concise History, Tafelberg, 2003. Herman Giliomee, The Afrikaners: A Coincise History, Tafelberg, 2003.
  38. 1 2 (NL, AF) Self-determination policy, su vfplus.org.za.
  39. 1 2 F. Daley, In Whitest Africa, the Not-So-Boer War, in New York Times, 23 maggio 1999.
  40. ↑ Herman Giliomee, The Afrikaners: A Coincise History, Tafelberg, 2003.
  41. ↑ Trump's 'white genocide' claims ignore reality of SA crime, in BBC News, agosto 2018.
  42. ↑ Equality Court: Afri-Forum v Malema, su saflii.org.
  43. ↑ D. J. Saks, South Africa's Italian Community, in Africana Notes and News, vol. 30, n. 5-6, 1993, p. 181.
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  45. ↑ Alessandro Maldera, Camillo Ricchiardi, l'uomo che catturò Churchill, su Mole24, 19 dicembre 2013. URL consultato il 6 gennaio 2024.
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  49. ↑ Camillo Ricchiardi e la cattura di Churchill, su Digilander Libero. URL consultato il 6 gennaio 2024.
  50. ↑ D. J. Saks, South Africa's Italian Community, op. cit.