Rettili marini

I rettili marini sono specie di rettili che si sono adattati alla vita in ambiente marino nel corso dell'evoluzione.[1][2]
Si sono evoluti dai loro antenati terrestri e sviluppando adattamenti e caratteristiche mirate alla vita marina, come la presenza di arti modificati in pinne e di ghiandole del sale per l'espulsione del sale in eccesso. A differenza dei vertebrati comparsi in ambiente marino come i pesci, i rettili marini presentano respirazione polmonare e non branchiale, quindi devono risalire periodicamente in superficie per respirare aria atmosferica.[2]
Attualmente i rettili marini comprendono i seguenti taxa:
- tartarughe di mare (Chelonioidea);
- serpenti di mare (Hydrophiinae);
- iguana marina (Amblyrhynchus cristatus);
- coccodrillo marino (Crocodylus porosus).
Nel passato geologico, in particolare nel Mesozoico, sono note diverse specie di rettili completamente adattati alla vita in ambiente marino, principalmente ascritte ai seguenti taxa:
- ittiosauri (Ichthyosauria);
- saurotterigi (Sauropterygia);
- mosasauri (Mosasauroidea).
Tartarughe di mare

Le tartarughe di mare (Chelonioidea) sono rettili perfettamente adattati alla vita marina, grazie alla forma allungata del corpo, ricoperto da un robusto guscio o carapace, ed alla presenza di arti trasformati in pinne, che favoriscono il nuoto.[3]
In generale, le tartarughe marine hanno un piano corporeo più fusiforme rispetto alle loro controparti terrestri o d'acqua dolce. Questa assottigliamento a entrambe le estremità riduce il volume e significa che le tartarughe marine non possono ritrarre la testa e gli arti nei loro gusci per protezione, a differenza di molte altre tartarughe.[3] Tuttavia, il piano corporeo aerodinamico riduce l'attrito e la resistenza nell'acqua e consente alle tartarughe marine di nuotare più facilmente e rapidamente. Un altro adattamento all'ambiente marino è la presenza di una ghiandola del sale che espelle il sale in eccesso.[2]

Nel Mediterraneo è diffusa la tartaruga caretta (Caretta caretta). La tartaruga verde (Chelonia mydas) è per lo più erbivora e mangia soprattutto alghe, mentre la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) si nutre di invertebrati bentonici sessili, in particolare coralli e spugne. Studi sulla dieta di una popolazione caraibica di tartaruga marina embricata (Eretmochelys imbricata) hanno dimostrato che essa è costituita per il 70-95% da spugne.[4] Le tartarughe marine si nutrono anche di meduse, essendo immuni alla loro puntura, grazie alla robusta pelle di cui sono dotate.[5] La specie più grande di tartaruga marina attualmente esistente è la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).
Serpenti di mare

I serpenti di mare (Hydrophiinae) Sono diffusi principalmente nelle zone tropicali dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano. Molte specie frequentano le barriere coralline perché sono ambienti molto ricchi delle loro prede, i pesci. Alcune specie sono pelagiche, frequentano il mare aperto.[2]
Il loro corpo dimostra l'adattamento all'ambiente acquatico: le narici si possono chiudere ermeticamente, la testa è allungata e larga come il collo per fendere l'acqua, la coda è alta e stretta come una pinna, è compressa e conformata come una paletta che favorisce il nuoto. A causa delle loro caratteristiche fisiche, non possono muoversi agilmente sulla terraferma, ma sono ottimi nuotatori. La maggior parte delle specie partorisce piccoli vivi, vicino alla costa; i piccoli sono attivi subito dopo la nascita. Hanno un veleno estremamente potente, a cui i pesci sono particolarmente sensibili; il veleno è estremamente potente e pericoloso anche per l'uomo, un morso di un serpente di mare può uccidere un uomo adulto, ma è da segnalare che raramente i serpenti di mare si dimostrano aggressivi nei confronti dell'uomo, e i casi di morsi sono rarissimi; per evitare morsi è sufficiente non infastidire l'animale ma limitarsi ad osservarlo nel proprio ambiente.[2]

Il serpente di mare più diffuso nelle barriere coralline tropicali è Laticauda colubrina, caratterizzato da strisce grigie e nere di pari larghezza che si alternano tra loro; si tratta di una colorazione aposematica di avvertimento. Una specie simile è Laticauda laticaudata. Un serpente di mare pelagico, grande nuotatore del mare aperto, è Hydrophis platurus.
Iguana marina

L'iguana marina (Amblyrhynchus cristatus), endemica delle isole Galápagos, è l'unica specie di lucertola adattata alla vita in ambiente marino. Presenta ghiandole del sale Quando la marea scende, le iguane marine si portano in acqua e mangiano le alghe rimaste allo scoperto sulla spiaggia e sulla scogliera. Si avvinghiano alle rocce con i loro unghioni affilati, in modo da non esser trascinate via dalla risacca. Mangiano poi sulle rocce strappando i filamenti di alghe, tenendoli saldamente ai lati della bocca e agitandosi per tirarli via. Ogni tanto, si fermano per inghiottire e riposarsi. Alcune iguane marine nuotano al largo oltre la risacca e si tuffano per cibarsi sul fondo marino. Vi sono segnalazioni di iguane che si sono cibate a profondità di 10,5 m, ma di solito si soffermano a circa 4,5 m. Ciascun tuffo si prolunga per circa 10 minuti, ma esse sono in grado di rimanere immerse molto più a lungo.[6]
Coccodrilli marini


Solo poche specie di coccodrilli possono tollerare l'acqua salata e vivere in ambiente marino, grazie alla presenza di ghiandole saline linguali che permettono di espellere il cloruro di sodio in eccesso. Questo è un adattamento fondamentale per sopravvivere in ambienti con salinità elevata come quello dell'acqua di mare.[2]
Il coccodrillo marino (Crocodylus porosus), presente nel subcontinente indiano, nel sud-est asiatico e nell'Australia settentrionale, è il rettile più grande del mondo ed è la specie di coccodrillo più adattata all'ambiente marino: vive abitualmente in acque salmastre, tra le mangrovie e in acque marine costiere, ed è in grado di percorrere lunghe distanze anche in mare aperto, sfruttando le correnti oceaniche. Dispone da 28 a 40 ghiandole del sale, ognuna con il suo poro di apertura sulla lingua, per smaltire efficacemente l'eccesso di sali ingeriti attraverso il cibo e l'acqua.[2]
Un altro coccodrillo che può vivere in acqua salata è il coccodrillo americano (Crocodylus acutus), presente in ambienti costieri, mangrovie, foci di fiumi e perfino in laghi ipersalini; tollera anche livelli elevati di salinità sebbene i giovani abbiano bisogno di acqua meno salina per crescere bene.[2]
Nel passato geologico
Nel passato geologico, in particolare nel Mesozoico, sono note diverse specie di rettili completamente adattati alla vita in ambiente marino, principalmente ascritte ai seguenti taxa:
- ittiosauri (Ichthyosauria);
- saurotterigi (Sauropterygia);
- mosasauri (Mosasauroidea).
Note
- ↑ Cognetti G,. Sarà M., Magazzù G. Biologia marina. Calderini. 2008.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Danovaro R. Biologia marina. Biodiversità e funzionamento degli ecosistemi marini. Utet. 2022.
- 1 2 (EN) Sea Turtles, su Defenders of Wildlife. URL consultato il 14 giugno 2022.
- ↑ Meylan A. (1988) Spongivory in hawksbill turtles: a diet of glass. Science 239 (4838): 393 – 395., su pubmed.ncbi.nlm.nih.gov.
- ↑ Cosa mangiano le tartarughe marine?, su animalpedia.it. URL consultato il 14 giugno 2022.
- ↑ Marine iguana, su rit.edu (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2008).
Bibliografia
- Cognetti G,. Sarà M., Magazzù G. Biologia marina. Calderini. 2008
- Danovaro R. Biologia marina. Biodiversità e funzionamento degli ecosistemi marini. Utet. 2022