Rua Catalana
| Rua Catalana | |
|---|---|
![]() | |
| Altri nomi | Ruga Catalana |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Napoli |
| Circoscrizione | Municipalità 2 di Napoli |
| Quartiere | Porto |
| Codice postale | 80133 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | strada |
| Pavimentazione | basolato vesuviano |
| Intitolazione | mercanti e artigiani catalani |
| Costruzione | XIV secolo |
| Collegamenti | |
| Inizio | via Medina |
| Fine | via Agostino Depretis |
| Intersezioni | via Medina |
| Mappa | |
| |
La Rua Catalana è una strada storica di Napoli, nel quartiere Porto, nei pressi del Maschio Angioino. Collega via Medina a via Agostino Depretis e conserva nel nome e nelle attività che vi si svolgono le tracce del proprio antico passato, legato alla comunità di mercanti e artigiani catalani insediatasi in età angioina. È nota in particolare per le botteghe dedite alla lavorazione dei metalli e per gli interventi di arredo urbano dell'artista Riccardo Dalisi.[1]
Storia
La strada risale al tracciato angioino e trae il nome dagli artigiani catalani che vi si stabilirono: il termine rua, di derivazione francese e iberica, significa infatti "strada". Secondo la tradizione, fu la regina Giovanna I d'Angiò, nella seconda metà del XIV secolo, ad assegnare alle diverse comunità straniere aree distinte della città per incentivarne i commerci: ai catalani, maestri nella lavorazione dei metalli, toccò questa strada, dove potevano produrre ed esporre pentole, attrezzi e oggetti di uso comune.[1][2]
Della ripartizione della città per "nazioni" dà conto Carlo Celano nelle sue Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli (1692): oltre alla Rua Catalana, egli ricorda la Rua Francese presso Sant'Eligio, la Rua Toscana nei pressi della Sellaria e la Rua de' Provenzali presso il palazzo reale. Celano descrive la strada come una delle più belle e popolate d'Italia, un tempo occupata da botteghe di calzolai e cappellai, poi spopolata dalla peste.[2]
La Rua Catalana è citata anche da Giovanni Boccaccio nel Decameron (giornata seconda, novella quinta), nella vicenda di Andreuccio da Perugia, che vi si incammina; nella stessa novella compare la malfamata "taverna del Malpertugio", che la tradizione colloca in questa zona. Nel Trecento l'area ospitava infatti, accanto alle botteghe, taverne e ambienti frequentati da gente di malaffare. Con l'avvento di Alfonso d'Aragona la comunità catalana conobbe una notevole ascesa sociale e politica, tanto che a Napoli si diffusero numerosi cognomi di origine iberica.[1]
La strada è una delle poche sopravvissute agli sventramenti del Risanamento di fine Ottocento, che trasformarono radicalmente l'area del porto; l'intera zona rientra oggi nel Centro storico di Napoli, iscritto nella lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.[2]
Artigianato e arte
La lavorazione dei metalli, praticata dai catalani fin dal Medioevo, non è mai del tutto scomparsa dalla strada: ancora oggi vi si trovano botteghe di lattonieri e artigiani del rame, dell'ottone e del ferro. L'attività, un tempo assai fiorente (nei primi anni ottanta si contavano circa venti botteghe, ridotte in seguito a poche unità), ha risentito della concorrenza dei prodotti a basso costo e della mancanza di ricambio generazionale.[3]
Nel 1997 l'artista, architetto e designer napoletano Riccardo Dalisi promosse il recupero della strada, coinvolgendo gli artigiani rimasti e trasformandola in una sorta di «museo a cielo aperto»: lungo il percorso furono collocate sculture, insegne e arredi urbani in materiali poveri, realizzati nelle botteghe locali. Tra questi il lampione detto Napolino, i cui bracci articolati richiamano l'attività dei laboratori. Dalisi, che nella strada aveva posto anche il proprio studio, vi lavorò fino agli ultimi anni; alla sua opera si deve la riqualificazione dell'arredo urbano della via.[3][4]
Luoghi e memorie
Nel dedalo di vicoli che accompagna la strada, tra cui il caratteristico Vico Freddo a Rua Catalana, si trova la chiesa di Santa Barbara, dedicata alla patrona dei cannonieri, un tempo numerosi nella zona portuale.[4] Alla Rua Catalana è legata anche la memoria della bottega della famiglia Vinaccia: secondo studi recenti, vi fu realizzata nel 1764 da Antonio Vinaccia una delle prime chitarre a sei corde, evento di rilievo per la storia della liuteria.[5] Una tradizione popolare vuole inoltre che nella strada, presso la taverna di un cuoco detto "Mastro Nicola", nascesse la pizza mastunicola, tra le più antiche varietà della pizza napoletana.[6]
Note
- 1 2 3 Rua Catalana: la storia della strada e del suo nome, su storienapoli.it, Storie di Napoli, 21 maggio 2021. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 3 Rua Catalana, una storia antica unita al fascino dell'arte, su vistanet.it, Vistanet, 14 marzo 2023. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 Rua Catalana, su eleit.it. URL consultato il 18 luglio 2026.
- 1 2 Rua Catalana, l'origine del nome della strada, su napolitoday.it, NapoliToday. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Musicmap Napoli (PDF), su static-www.comune.napoli.it, Comune di Napoli. URL consultato il 18 luglio 2026.
- ↑ Le strade di Napoli: Rua Catalana, su stylo24.it, Stylo24. URL consultato il 18 luglio 2026.
Bibliografia
- Carlo Celano, Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli, Napoli, 1692.
- Gino Doria, Le strade di Napoli, Milano, Ricciardi, 1982.
- Romualdo Marrone, Le strade di Napoli, Roma, Newton Compton, 1994.
- Amedeo Feniello, Napoli 1343, Milano, Mondadori, 2010.
