Sabatino Minucci

Sabatino Minucci
NascitaNapoli, 14 agosto 1915
MorteVuk Palay, 10 aprile 1941
Cause della morteMorto in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
ArmaFanteria
CorpoBersaglieri
Reparto1º Reggimento bersaglieri
Anni di servizio1940 - 1941
GradoSottotenente di complemento
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneInvasione della Jugoslavia
Decorazionivedi qui
dati tratti da I quaderni dell'Associazione Nazionale Alpini. Il Medagliere[1]
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Sabatino Minucci (Napoli, 14 agosto 1915 – Vuk Palay, 10 aprile 1941) è stato un militare italiano, decorato di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria nel corso della seconda guerra mondiale[2].

Biografia

Nacque a Napoli il 14 agosto 1915, figlio di Angelo e Luisa Sarro.[3] Conseguito il diploma di ragioniere fu ammesso a frequentare l'Accademia militare di educazione fisica della Farnesina.[3] Arruolato nel Regio Esercito fu nominato sottotenente di complemento il 1° gennaio 1940, assegnato in forza al 1º Reggimento bersaglieri.[2] All'atto dell'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, fu trattenuto in servizio attivo.[3] Dopo l'inizio della campagna italiana di Grecia, il 3 novembre 1940 partiva con il reggimento per l'Albania, assegnato come comandante di plotone della 7ª Compagnia.[3] Cadde in combattimento sul fronte jugoslavo il 10 aprile 1941 a Vuk Palay, e per onorarne il coraggio fu insignito della medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[2] Una scuola media di Napoli porta il suo nome.[2]

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Comandante di un plotone bersaglieri, ricevuto l’ordine di arginare le infiltrazioni nemiche verificatesi in un settore dello schieramento, attaccava con indomita decisione ed insuperabile spirito aggressivo le forze avversarie soverchianti e le costringeva ad arretrare. Colpito a morte, impavido ed incurante di ogni dolore, incalzava con maggiore veemenza l’avversario, lanciandosi all’assalto, alla testa de! proprio reparto, al grido di « Savoia » e riuscendo a sventare ogni tentativo insidioso. In un successivo contrattacco effettuato dal nemico, veniva colpito da una raffica di mitragliatrice che lo feriva mortalmente all’addome e gli spezzava un arto. Cadeva stringendo ancora nei pugni la bomba e la pistola e conscio della fine imminente, rivolgeva ancora parole di incitamento ai suoi uomini. Il nemico, in omaggio a tanto eroismo, rendeva poco dopo gli onori militari alla salma. Vuk Palay (Fronte iugoslavo), 10 aprile 1941.[4]»
— Regio Decreto 27 aprile 1942.[5]

Note

  1. ↑ Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare 1965, p. 646.
  2. 1 2 3 4 Italiani in guerra.
  3. 1 2 3 4 Combattenti Liberazione.
  4. ↑ Medaglie d'oro al valor militare sul sito della Presidenza della Repubblica, su quirinale.it.
  5. ↑ Registrato alla Corte dei conti lì 23 maggio 1942, registro 18 guerra, foglio 133.

Bibliografia

  • Alessio Ponzio, La palestra del Littorio. L'Accademia della Farnesina: un esperimento di pedagogia totalitaria nell'Italia fascista, Milano, Franco Angeli, 2009.
  • Gruppo Medaglie d'Oro al Valor Militare, Le medaglie d'oro al valor militare Volume primo (1929-1941), Roma, Tipografia regionale, 1965, p. 646.

Voci correlate

Collegamenti esterni