Sabaudismo

L'assedio di Torino del 1706, enfatizzato dalla storiografia sabaudista quale inizio del processo risorgimentale.

Il sabaudismo è la definizione data dallo storico Mario Giovana al fenomeno che vede il legame tradizionale degli strati della popolazione rurale italiana alla Monarchia sabauda. Con tale nome si indica anche un approccio storiografico ottocentesco e novecentesco che enfatizzava il legame tra le dinamiche che portarono al Risorgimento e la dinastia sabauda[1], tentando di leggere la storia di quest'ultima come una graduale e coerente marcia provvidenziale verso l'unificazione italiana.

Storia e evoluzione

Il termine "sabaudismo" è stato impiegato talvolta per indicare il sentimento di lealismo e patriottismo popolare connessi alla dinastia regnante tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, a cui notevole impulso diede la vittoria nella prima guerra mondiale. Esso godette di maggior longevità nel Meridione del paese[2] e nelle isole, con una decisa vittoria monarchica al referendum istituzionale del 1946. Il Partito Monarchico Popolare del sindaco Achille Lauro conquistò ripetutamente il consiglio comunale della città di Napoli ancora a due decenni di distanza dal referendum, e in questo caso il sabaudismo fece da sovrastruttura ideologico-culturale per il fenomeno peculiare del laurismo.

Tuttavia, più spesso, il termine è stato utilizzato nell'accezione diversa di una scuola di pensiero diffusa in ambito storiografico.

Tale approccio ebbe un forte impulso da parte della storiografia piemontese dall'inizio fino alla metà dell'Ottocento, particolarmente legata agli ambienti dell'amministrazione subalpina. Trascurando il ruolo dei suoi dominî d'Oltralpe e dei suoi rapporti con il Sacro Romano Impero, e minimizzandone le origini franco-provenzali (ed ipoteticamente sassoni) proponendola invece come discendente di antichi condottieri peninsulari[3], la storia della Monarchia retta dai Savoia era vista in esclusiva ed enfatizzata correlazione alle dinamiche del Risorgimento e dell'unità d'Italia, in particolare in chiave anticipatrice con inizio posto già dopo l'Assedio di Torino del 1706. Egualmente era minimizzato il ruolo del patriottismo d'indirizzo repubblicano e mazziniano, attribuendo a Casa Savoia il maggior ruolo nel processo d'unificazione.

In seguito, con la definitiva affermazione del fascismo, si assiste alla nascita del cosiddetto sabaudismo-fascismo (o sabaudo-fascismo): con questo nome si indica l'approccio largamente pseudo-storiografico volto all'imposizione di una analisi storica deterministica che vedeva la storia di Casa Savoia intrecciata con quella della nascita di una nuova Italia "romana" ed imperiale incarnata nel regime di Mussolini. Tale approccio, che poneva ad inizio del Risorgimento l'assedio di Torino e a coronamento la stessa marcia su Roma, fu propugnato in particolare dal gerarca Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, oltreché da figure come Francesco Cognasso e Gioacchino Volpe.

Note

  1. ↑ Umberto Levra, "Gli storici" sabaudisti" nel Piemonte dell'Ottocento: personaggi, istituzioni, carriere, reti di relazioni." Politica e cultura nel Risorgimento italiano. Genova 1857 e la fondazione della Società Ligure di Storia Patria. Vol. 48. Società Ligure di Storia Patria, 2008.
  2. ↑ In sostituzione delle precedenti nostalgie borboniche
  3. ↑ Come Arduino d'Ivrea, che si proclamò nel Medioevo re d'Italia, in sostituzione a Beroldo di Sassonia

Bibliografia

  • Umberto Levra, Fare gli italiani: memoria e celebrazione del Risorgimento, Vol. 15. Comitato di Torino dell'Istituto per la storia del Risorgimento, 1992.
  • Mario Giovana, Dalla parte del re: Conservazione, "piemontesità" e "sabaudismo" nel voto referendario del 2 giugno 1946 (1996).
  • Giovanni De Luna, La Repubblica inquieta: L’Italia della Costituzione. 1946-1948. Feltrinelli Editore, 2019.

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