Salomone da Lucca
Salomone da Lucca (fl. XIII-XIV secolo) è stato un presbitero italiano Operante in Toscana, noto per la sua attività contro il catarismo e altre forme di eresia, nonché per il ruolo nella repressione postuma di figure politicamente scomode legate al partito ghibellino, in particolare la famiglia degli Uberti..
Biografia
Le informazioni sulla vita di Salomone da Lucca sono estremamente scarse. Non si conoscono né la data né il luogo di nascita, né quella di morte. La sua fama storica deriva principalmente dall’incarico di inquisitore in Toscana, assunto il 24 novembre 1281 in sostituzione di fra’ Guicciardino di San Gimignano, recentemente deceduto.[1] Come frate dell’Ordine dei Frati Minori, Salomone era noto per la ferma ortodossia e il rigore nella lotta contro l’eresia, in particolare contro il catarismo, considerato dai contemporanei una minaccia grave sia sul piano spirituale sia su quello politico. L’azione inquisitoriale di Salomone si colloca all’interno delle tensioni tra Guelfi e Ghibellini, contesto in cui la repressione delle eresie era frequentemente intrecciata a motivazioni di natura politica.[2]
Durante il suo mandato, Salomone riprese antiche accuse di catarismo, applicando misure severe non solo contro gli eretici viventi, ma anche nei confronti dei defunti. Tra le pratiche documentate vi è la condanna postuma di individui deceduti, con esumazione e combustione dei corpi, la confisca dei beni ereditati dai familiari considerati indirettamente responsabili per i lasciti eretici, nonché la definizione di condanne per i cosiddetti “consolati catari”.[3] Un caso noto riguarda Farinata degli Uberti e la moglie Adaleta, entrambi condannati postumi nel 1283. Tali provvedimenti suscitarono frequenti conflitti con le autorità pubbliche fiorentine, soprattutto in relazione alle confische di beni ormai appartenenti ad altre famiglie. In risposta a queste controversie, Papa Martino IV inviò una missiva il 3 aprile 1283, ordinando a Salomone di astenersi dalle confische salvo dimostrazione di frode o malizia nel trasferimento delle proprietà.[4]
La storiografia moderna, in particolare l’opera di Barbi, ha osservato che le condanne inquisitoriali tendevano a colpire individui legati agli Uberti, suggerendo una finalità politica anti-ghibellina oltre che religiosa. Questo intreccio tra politica e religione rappresenta un elemento ricorrente nell’attività inquisitoriale del XIII secolo, quando la lotta all’eresia serviva anche a consolidare il potere dei Guelfi a Firenze.[5]
Salomone da Lucca figura indirettamente nella tradizione letteraria fiorentina. Nel secondo sonetto della tenzone tra Dante Alighieri e Forese Donati, il poeta Forese descrive un episodio in cui l’anima del padre di Dante, Alighiero, appare «tra le fosse, legato a nodo ch’i’ non saccio ‘l nome / se fu di Salomone o d’altro saggio».[6] L’interpretazione proposta da Barbi considera il “nodo” non come riferimento a un atto inquisitoriale, ma come simbolo di un vincolo morale o di un debito familiare non risolto, ad esempio legato a usura o vergogna. Altri studiosi, tra cui Guerri e A. Lanza, ritengono che la tenzone sia stata composta nel primo Quattrocento, escludendo quindi un’identificazione diretta con l’inquisitore Salomone da Lucca.[7]
Note
- ↑ Salomone da lucca - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ F. Tocco, D. e l'eresia, Bologna 1899.
- ↑ Eresia e inquisizione in Toscana fra XIII e XIV secolo (PDF), 2015. URL consultato il 18 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2019).
- ↑ G.R. Ristori, I patarini in Firenze nella prima metà del secolo XIII, in " Rivista Storico-Critica di Scienze Teologiche " I (1905) 10-23, 328-341, 754-760.
- ↑ F. Torraca, Nuovi studi danteschi, Napoli 1921, 1-40.
- ↑ (1986) Lapina §2 Eretica del «libero spirito» di Marguerite Porete, su www.e-theca.net. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ N. Ottokar, Studi comunali e fiorentini, Firenze 1948, 115-123..